Raimondo IV di Tolosa

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Raimondo di Saint Gilles
Raimondo di Saint Gilles,dipinto da Merry-Joseph Blondel nel 1840, Salles de Croisades, Versailles
Raimondo di Saint Gilles,
dipinto da Merry-Joseph Blondel nel 1840, Salles de Croisades, Versailles
Conte di Tolosa
In carica 1088 - 1105
Predecessore Guglielmo IV
Successore Alfonso Giordano[1]
Marchese di Provenza[2]
In carica 1088 –
1105
Predecessore Alfonso Giordano
Successore Bertrando II[1]
conte di Tripoli
In carica 1102 –
1105
Predecessore Nuovo titolo
Successore Bertrando II[3]
Nascita circa 1045
Morte Mons Peregrinus (Terra Santa), 28 febbraio 1105
Luogo di sepoltura Mons Peregrinus o Gerusalemme
Dinastia Rouergue
Padre Ponzio II
Madre Almodis de La Marche
Coniugi una sua cugina
Matilde
Elvira
Figli Bertrando, di primo letto
un altro fiflio maschio e
Alfonso Giordano, di terzo letto

Raimondo IV di Tolosa, chiamato anche Raimondo di Saint-Gilles[4] (Tolosa, 1045 circa – 28 febbraio 1105), fu conte di Saint-Gilles e marchese di Gotia, dal 1160, Conte di Tolosa, marchese di Provenza, effettivo dal 1088 (titolare dal 1094); fu uno dei baroni della Prima Crociata (Crociata dei baroni) e dal 1102 fu conte di Tripoli.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Figlio secondogenito del conte di Tolosa, conte di Nîmes e conte d'Albi, Ponzio e di Almodis de La Marche (come risulta dal Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou[5] e dalla Chronica Albrici Monachi Trium Fontium[6] (1020-1071), figlia di Bernardo I de la Marche[7][8] (ca. 991- 16 giugno 1047) conte de la Marche e di Périgord e di Amelia de Rasés[9] (? - † 1053). Il nome della madre, ripreso da un documento del 1053 ("Almodis comitissa, filia que es Amelie comitisse") è citato dallo storico José Enrique Ruiz Domenec nel suo libro Quan els vescomtes de Barcelona eren (Barcelona, 2006) a pag. 320[10].
Ponzio II di Tolosa era il figlio primogenito del conte di Tolosa, duca di Settimania, conte di Nîmes e conte d'Albi, Guglielmo III Tagliaferro e di Emma di Provenza (come risulta da una donazione, del 999, che si trova negli Archives du Gard in cui Emma è citata come moglie di Guglielmo III Tagliaferro e dove sono ricordati anche i figli, tra cui Ponzio[11]), figlia del marchese di Provenza, Rotboldo III e di Ermengarda (come viene ribadito nel documento n° 172 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc[12]), di cui non si conoscono gli ascendenti.
Sua madre, Almodys era già stata sposata, in prime nozze, con il signore di Lusignano, Ugo V[5] detto il Pio († 1060), a cui aveva dato tre figli.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1053, sua madre, Almodis era stata fatta rapire dal conte Raimondo Berengario I di Barcellona e dopo essere stata ripudiata dal padre di Raimondo, Ponzio, sposò, in terze nozze, il conte di Barcellona[5].

Nel 1060, alla morte del padre, divenne conte di Saint-Gilles, mentre suo fratello Guglielmo IV[13] divenne conte d'Albì e di Tolosa (Guglielmo figura come conte di Tolosa nel documento nº 260 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc[14] e nel documento nº 3392 delle Chartes de l'abbaye de Cluny del 1063[15]).

Verso il 1065, dopo la morte della cugina, Berta, Contessa di Rouergue e di Gévaudan, Guglielmo si appropriò dei titoli delle due contee, riunendole alla contea di Tolosa[16], ma Raimondo gli contestò il titolo di conte di Rouergue che riuscì ad ottenere il titolo, non molto tempo dopo, come attestano due documenti del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc: il documento nº 273 par. I del 1066, dove Raimondo viene definito conte di Rouergue (Raimundum comitem de Rutenis)[17]; e il documento n° 312 par. II del 1074, che è controfirmato dai due fratelli, uno conte di Tolosa e l'altro conte di Rouergue (domni G. comitis Tolosani et domni Raymundi fratris eius comitis Ruthenæ)[18]. Infine nel documento nº 3410 delle Chartes de l'abbaye de Cluny del dicembre 1066, sua madre, Almodis, definisce Raimondo, oltre che conte di Saint-Gilles (comes Nemosensis) e marchese di Gotia (comes Nemosensis), anche conte di Rouergue (Raimundus comes Rutenensis)[19].

Nel 1071, sua madre, Almodis, secondo il Gesta Comitum Barcinonensium, fu assassinata (strangolata) dal figliastro[20], Pietro Raimondo[21] (1050- dopo il 1073).

Negli anni tra il 1071 e il 1085, Raimondo viene citato in alcuni documenti del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc: nel n° 301, per una disputa con Raimondo Berengario I di Barcellona, per il possesso di un castello, nel 1071[22]; nel nº 333, come giudice per un reclamo, nel 1078[23]; nel nº 336, per una donazione, nel 1080[24]; nel nº 359, per la rinuncia ai diritti sulla chiesa di Beziers, nel 1084[25];ed infine, nel nº 366, per la fondazione dell'abbazia di Saint-Pons-de-Thomières[26]. In questo periodo ebbe contatti col Conte di Sicilia, Ruggero I, con cui fece un'alleanza[27] e dal quale riuscì ad ottenere la mano della figlia, Matilde; inoltre partecipò anche alla crociata contro i Mori della penisola iberica, collaborando col suo futuro suocero, Alfonso VI di Castiglia[28].

Nel 1088, suo fratello, Guglielmo IV partì per la Terra Santa, lasciando il governo delle proprie contee a Raimondo (nel documento n° 372 del volume V delle Preuves de l'Histoire Générale de Languedoc Raimondo viene citato coi titoli di conte di Tolosa e marchese di Provenza, oltre che marchese di Gotia (Raimundus comes Tolosanæ, dux Narbonæ, marchio Provinciæ)[29].
Nel 1094, alla morte del fratello, ucciso in Terra Santa, Raimondo, interpretò come abdicazione la sua rinuncia del 1088, usurpò i diritti della nipote, Filippa, (ca. 1080- ca. 1117), che in quello stesso anno, aveva sposato il duca d'Aquitania, Guglielmo IX[30], e succedette a Guglielmo.

Alla morte, nel 1093, del conte Bertrando II di Provenza, che rivendicava il titolo di marchese di Provenza, Raimondo riuscì ad accordarsi con la madre di Bertrando, Stefania (che da quel momento si fece chiamare Dolce[31]), che governava per conto della nuova contessa, la figlia, Gerberga di Provenza[31]; a Raimondo, secondo le Mémoires pour servir à l'histoire des comtés de Valentinois et de Diois, andò il titolo di marchese di Provenza[32]. A seguito di questo accordo Raimondo e Dolce (ex Stefania) fecero una donazione all'Abbazia di San Vittore (Marsiglia), controfirmata dalla moglie di Raimondo, Elvira, il 28 luglio 1094[33].

Raimondo, dopo essere divenuto conte di Tolosa titolare, viene citato in due bolle papali di Urbano II, la prima del 18 febbraio 1095, per la restituzione di alcune reliquie al monastero di Saint-Gilles[34]; la seconda del 22 luglio 1096, dove viene ricordato che Raimondo, riconosciuto marchese di Provenza (Provincie marchio) anche dal papa, fu uno dei primi nobili che rispose positivamente all'appello di Papa Urbano II al Concilio di Clermont-Ferrand[35].

Secondo una fonte armena, perse un occhio in un pellegrinaggio a Gerusalemme prima della Prima Crociata, ma questa dichiarazione probabilmente si riferisce al fatto che aveva un solo occhio (monoculus).

Prima Crociata[modifica | modifica sorgente]

Raimondo di Saint-Gilles con Ademaro, vescovo di Le Puy.

Raimondo era profondamente religioso e desiderava morire in Terra Santa e così quando fu lanciato l'appello per partecipare alla Crociata egli fu uno dei primi a rispondere positivamente[36]. Il più anziano e il più ricco dei capi crociati[37], Raimondo, lasciò Tolosa (dove non fece più ritorno[28]), alla fine di ottobre del 1096, con un grande seguito (fin dall'inizio il suo esercito fu il più numeroso) che comprendeva la moglie Elvira e Ademaro, vescovo di Le Puy, legato pontificio[38], mentre il figlio Bertrando rimase a governare i suoi feudi nel sud della Francia.
L'anno seguente (1097), approfittando del fatto che Raimondo era partito per la prima crociata, rivendicando i diritti della moglie, Filippa, nei confronti dello zio, nonostante i possedimenti dei crociati fossero sotto la tutela della chiesa e considerati sacri, suo marito, il duca d'Aquitania, Guglielmo IX il Trovatore, invase e occupò[39] la contea di Tolosa[40]. L'occupazione di Tolosa[41] è confermata dalla donazione n° 291 del Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, del luglio 1098, fatta da Guglielmo e Filippa (Willelmus comes et uxor mea Philippia, filia Willelmi comitis Tolosæ) alla Basilica di Saint-Sernin di Tolosa[42].

Marciò verso Dyrrhachium, attraversando l'Italia del nord e poi la Dalmazia, dove perse parecchi uomini per il freddo, la fame e gli attacchi degli abitanti della zona; poi si diresse a oriente verso Costantinopoli, lungo lo stesso itinerario usato da Boemondo di Taranto, scontrandosi diverse volte coi mercenari greci che controllavano la marcia dei crociati[43]. I Tolosani e Provenzali in Tracia, per rappresaglia, devastarono e saccheggiarono la cittadina di Roussa[43] (oggi nel comune di Soufli), ma poi furono ignminosamente sconfitti e dispersi[44].
Giunto a Costantinopoli, alla fine di aprile, del 1097[43] fu l'unico comandante dei crociati a non giurare fedeltà all'imperatore bizantino Alessio I (Avrebbe accettato di sottoporsi ad Alessio solo se quest'ultimo si fosse messo a capo della spedizione)[43], anche se, in un secondo tempo, Raimondo gli assicurò un patto di leale amicizia (Raimondo accettò il patto che le terre conquistate agli infedeli in Asia minore ed in Siria sarebbero spettate all'imperatore d'oriente)[45]. e, per il possesso di Antiochia, gli offrì il suo appoggio contro Boemondo[46], nemico sia di Alessio I sia di Raimondo.

Era presente all'assedio di Nicea, dove la distruzione di una grande torre sul lato sud della città ad opera delle macchine di Raimondo e poi l'arrivo delle navi greche sul lago che lambiva la città sul lato ovest, determinarono la decisione di resa da parte dei difensori musulmani[47], e alla Battaglia di Dorileo, vinta dai crociati, sempre nel 1097[48], ma il suo primo ruolo importante fu assunto nell'ottobre del 1097 con l'Assedio di Antiochia. I crociati avevano saputo da alcune voci che Antiochia era stata evacuata dai Turchi Selgiuchidi, cosicché Raimondo mandò il suo esercito a occuparla, irritando Boemondo di Taranto che voleva la città per sé. La città era, comunque, ancora occupata[49] e solo dopo un difficile assedio, nel giugno del 1098,i crociati riuscirono a penetrare nella città[50]. Raimondo prese il palatium Cassiani (il "palazzo di Hasan", dell'emiro Yaghi-Siyan) ed il forte, edificato dai crociati, che sovrastava la porta di Antiochia di fronte al ponte sul fiume Oronte[51]. Si ammalò durante l'assedio musulmano di Antiochia (dall'8 al 28 giugno 1098)[51] da parte di Kerboga, l'Atabeg (governatore) di Mossul dal 1096 al 1102; i crociati, circondati dal potente esercito del governatore, erano sfiduciati e tentati a disertare, e diversi crociati tra cui Stefano di Blois fuggirono da Antiochia[51]. Fu in quei frangenti che venne alla luce la Santa Lancia di Longino da parte di un monaco provenzale di nome Pietro Bartolomeo il quale, scavando nel pavimento della chiesa di San Pietro in Antiochia, aveva ritrovato la Santa reliquia[52].
Il "miracolo" del ritrovamento sollevò il morale dei crociati che, sotto il comando di Boemondo, uscirono dalla città e inflissero una dura sconfitta alle truppe musulmane e costrinsero Kerboga a fuggire da Antiochia[52]. La Santa Lancia che aveva trafitto secondo i cristiani il costato di Gesù si trasformò in una reliquia di grande importanza fra le persone che erano al seguito di Raimondo, malgrado lo scetticismo di Ademaro di Le Puy e l'incredulità e il dileggio di Boemondo.

Boemondo si era impadronito di buona parte della città di Antiochia, che secondo Raimondo avrebbero dovuto consegnare all'Imperatore bizantino Alessio; Boemondo però sosteneva che Alessio non aveva il diritto di fare tale richiesta in quanto non era venuto in aiuto dei crociati come da loro richiesto[53]; Raimondo allora rifiutò di consegnare a Boemondo la parte della città da lui occupata[54]. La disputa che scoppiò fra i sostenitori di Raimondo e quelli di Boemondo che vertevano sulla genuinità della Santa Lancia, assai più riguardavano invece il possesso di Antiochia, che alla fine divenne un principato assegnato a Boemondo[46].

La disputa per Antiochia aveva rallentato la marcia verso Gerusalemme, e nell'autunno del 1098. Raimondo aveva la conquista di Ma'arrat al-Nu'man.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi [[assedio di Ma'arrat al-Nu'man]].

Dopo questi avvenimenti e dopo che Boemondo aveva creato il Principato d'Antiochia, indipendente dall'impero bizantino, i cavalieri Provenzali convinsero Raimondo a rpartire, nel gennaio del 1099[46], ed 14 febbraio 1099, assieme a Roberto II di Normandia e a Tancredi del Monferrato, Altavilla da parte di madre, cugino di Boemondo, cominciarono l'assedio di Arqa, una cittadina nei pressi di Tripoli[46].
L'assedio di Arqa si protrasse più a lungo di quanto Raimondo aveva previsto; allora nel mese di maggio fu abbandonato e fu ripresa la strada per Gerusalemme[46], dove si accamparono il 7 giugno[55] e, dopo circa un mese d'assedio, la città fu conquistata il 15 luglio 1099[55]. A Raimondo, che aveva conquistato con i suoi la Torre di David, fu offerta la corona del nuovo Regno di Gerusalemme ma egli rifiutò[55], riluttante com'era a governare la città in cui Gesù aveva sofferto. Egli affermò di rabbrividire all'idea di essere chiamato "Re di Gerusalemme" e anche perché sapeva di non avere il supporto di tutti i capi[56] della crociata (anche perché aveva risparmiato la vita ai difensori della torre di David[55]). La corona, il 22 luglio 1099, andò a Goffredo di Buglione, che si fece chiamare barone del Santo Sepolcro[57].

Raimondo partecipò alla battaglia di Ascalona subito dopo la conquista di Gerusalemme, durante la quale un esercito fatimide proveniente dall'Egitto fu sconfitto[57]. Malgrado Raimondo volesse occupare di persona Ascalona piuttosto che consegnarla a Goffredo il risultato della disputa fu che Ascalona sfuggì alla conquista e fu presa dai Crociati solo nel 1153. Goffredo lo rimproverò anche per la mancata conquista da parte del suo esercito di Arsuf. Raimondoed altri crociati, per ambizioni personali, ostacolarono l'opera di Goffredo che cercava di ampliare i territori del regno (San Giovanni d'Acri e il porto di Giaffa) per garantire la sicurezza dei mercati[57].

Ulteriori conquiste[modifica | modifica sorgente]

Sigillo di Raimondo di Saint-Gilles in Terra Santa.
Cittadella di Raimondo di Saint-Gilles a Tripoli, in Libano.

Raimondo che aveva intenzione di creare un suo principato, lasciò Gerusalemme per Gerico[28], nell'inverno del 1099-1100, il suo primo gesto fu di ostilità nei confronti di Boemondo, impadronendosi di Laodicea[28] che Boemondo aveva di recente strappato ad Alessio. Il principe normanno Boemondo di Taranto, principe di Antiochia. Raimondo, da Laodicea si diresse a Costantinopoli, dove, nell'inverno del 1100-1101, fu ospite di Alessio I[28] e, col quale sottoscrisse un'alleanza contro il loro nemico di Boemondo.
Raimondo si unì alla trascurabile e fallimentare Crociata del 1101, guidata da Alberto I di Pombia/Biandrate e da Stefano I di Mâcon, conte di Borgogna[28], che, dopo aver conquistato Ankara ai Selgiuchidi, da qust'ultimi furono sconfitti a Mersivan in Anatolia[28]. Raimondo riuscì a fuggire e a tornare a Costantinopoli.
Nel 1102 viaggiò per mare da Costantinopoli verso Lattakia, ma a Tarsus fu imprigionato come traditore del regno cristiano e tradotto da Tancredi, reggente di Antiochia durante la cattività di Boemondo, e fu rilasciato solo dopo aver giurato di non tentare più qualsivoglia conquista nel paese tra Antiochia e Acri[28].
In accordo ai patti Raimondo evacuò Lattakia[28], ma in compenso violò immediatamente la sua promessa, attaccando e conquistando Tortosa, e, dopo aver ottenuto una vittoria di fronte alla città di Tripoli[28], nel 1102 gli fu riconosciuto il titolo di conte di Tripoli[57]. Raimondo pose l'assedio alla città di Tripoli ed iniziò la costruzione di un forte (cittadella o castello di Saint-Gilles)), detto anche di Sangils (contrazione di Saint-Gilles), sul Monte Pellegrino (la "Montagna del Pellegrino"), che si trovava di fronte alla città e terminata, tra il 1103 ed il 1104, da Raimondo di Saint-Gilles, per portare a termine la conquista della città. Fu aiutato in ciò da Alessio I Comneno che preferiva uno Stato amico a Tripoli per controbilanciare l'ostile Principato di Antiochia, ormai dominio di Boemondo.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Raimondo morì il 28 febbraio del 1105, durante l'assedio, molto prima che Tripoli fosse conquistata, come narra l'Arcivescovo di Tiro, Guglielmo, nel suo Historia rerum in partibus transmarinis gestarum[58]. Gli succedette nella continuazione dell'assedio, il nipote Guglielmo Giordano[58], che, nel 1109, con l'aiuto di re Baldovino I di Gerusalemme, prese infine la città che divenne la capitale della Contea di Tripoli; solo allora il conte titolare, Bertrando, figlio di Raimondo, arrivò a Tripoli. Mentre la contea di Tolosa e il marchesato di Provenza continuarono ad essere governate dal figlio maggiore di Raimondo, Bertrando, per conto del titolare, il fratellastro, Alfonso Giordano.
La morte di Raimondo, nel febbraio 1105, sul monte Pellegrino viene confermata anche dal canonico e cronista, Alberto di Aquisgrana, nel suo HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS[59], che conferma che anche la sepoltura di Raimondo avvenne nello stesso luogo[59], mentre lo scrittore e Vescovo della Chiesa ortodossa siriaca, il persiano, Gregorius Bar-Hebraeus, figlio di un ebreo convertitosi al cristianesimo, scrisse che Raimondo morì dieci giorni dopo essere caduto da un tetto che era stato dato alle fiamme da "Abou-Ali Ibn Ammar, Sovrano di Tripoli", e che fu sepolto a Gerusalemme[28].

Raimondo di Tolosa sembra essere stato ispirato tanto da motivi d'ordine religioso quanto materiale. Da un lato egli riconobbe la scoperta della Santa Lancia e rifiutò il regno di Gerusalemme, d'altro lato però non poté resistere alla tentazione di ritagliarsi un nuovo territorio.

Raimondo di Aguilers (un chierico e cronista al seguito dell'esercito di Raimondo, di cui si persero le tracce dopo la conquista di Gerusalemme) redasse un resoconto della Crociata secondo il punto di vista di Raimondo.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Si sposò tre volte, e due volte fu scomunicato per essersi sposato senza rispettare i divieti relativi al grado di parentela (consanguineità).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Solo titolare, la reggenza fu affidata al fratellastro, Bertrando II
  2. ^ Nei primi cinque anni il titolo gli fu contestato dal conte di Provenza, Bertrando II.
  3. ^ Solo titolare, il governo era stato affidato al cugino, Guglielmo Giordano
  4. ^ Raimondo fu detto di Saint-Gilles dal nome (Saint-Gilles della cittadina a sud di Nîmes di cui era conte ed al cui monastero fece molte donazioni.
  5. ^ a b c (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou pag 401
  6. ^ (LA) Documenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus XXIII, Chronica Albrici Monachi Trium Fontium 1100, pag. 813
  7. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : ANGOULEME- AlmodislaMarche
  8. ^ (EN) Almodis de La Marche- PEDIGREE
  9. ^ Secondo altre fonti la madre di Almodis potrebbe essere anche Amelia di Montignac (ca. 989 -† ca. 1072) oppure Amelia d'Aulnay (ca. 990 -† ca. 1072)
  10. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Catalogna - AlmodislaMarche (RAMON BERENGUER [I "el Viejo")]
  11. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Tolosa - PONS GUILLAUME
  12. ^ a b (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 172 colonne 361 e 362
  13. ^ Guglielmo, nel 1062, alla morte della nonna, Emma di Provenza e dello zio Bertrando ereditò anche il titolo di marchese di Provenza.
  14. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 260 colonne 515 e 516
  15. ^ (LA) Chartes de l'abbaye de Cluny, Tome IV, documento nº 3392, pagg. 495 e 496
  16. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Tolosa - GUILLAUME de Toulouse
  17. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 273 par. II, colonna 535
  18. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 312 par. II, colonna 609
  19. ^ (LA) Chartes de l'abbaye de Cluny, Tome IV, documento nº 3410, pag. 517
  20. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus XI, Gesta Comitum Barcinonensium, pag. 290
  21. ^ Pietro Raimondo era figlio del conte Raimondo Berengario I di Barcellona e della sua prima moglie, Isabella di Carcassonne
  22. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 301, colonna 588
  23. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 333, colonne 642 e 643
  24. ^ a b (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 336, par. II, colonne 649 - 652
  25. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 359, colonne 685 - 687
  26. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 366, colonne 697 e 698
  27. ^ Ferdinand Chalandon, La conquista normanna dell'Italia meridionale e della Sicilia, pag. 502
  28. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy : Conti di Tolosa - RAYMOND de Toulouse
  29. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 372, par. I, colonna 707
  30. ^ a b (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou pag 411
  31. ^ a b (LA) Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus II, pagina 529
  32. ^ (FR) Mémoires pour servir à l'histoire des comtés de Valentinois et de Diois pagine 25 e 26
  33. ^ a b (LA) Cartoulaire de l'abbaye de Saint-Victor de Marseille, tome II, pag 25
  34. ^ (LA) Bullaire de l'Abbaye de Saint-Gilles, doc. XV, pag 30
  35. ^ (LA) Bullaire de l'Abbaye de Saint-Gilles, doc. XVII, pag 35
  36. ^ Raimondo di Saint-Gilles si ritrovò alla prima crociata assieme ai suoi due fratellastri, figli di Almodis, il maggiore, Ugo VI di Lusignano, figlio di Ugo V di Lusignano ed il minore, Berengario Raimondo II, figlio di Raimondo Berengario I.
  37. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 728
  38. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pagg. 727 e 728
  39. ^ Per l'occupazione della contea di Tolosa, il duca Guglielmo IX e la moglie Filippa furono minacciati di scomunica da papa Urbano II
  40. ^ Louis Alphen, La Francia nell'XI secolo, pag. 802
  41. ^ La contea di Tolosa fu restituita a Bertrando, nel dicembre 1099, quando Guglielmo IX, dopo la caduta di Gerusalemme (15 luglio 1099), partì per la Terra Santa (la spedizione in Palestina era stata finanziata da Bertrando in cambio della restituzione della contea), oltre che per ottemperare alle richieste del papa Urbano II, che da quattro anni lo pressava affinché si attivasse per la liberazione del Santo Sepolcro anche per non incorrere nella minacciata scomunica.
  42. ^ (LA) Cartulaire de l'Abbaye de Saint-Sernin de Toulouse, documento n° 291, pag. 206
  43. ^ a b c d William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 738
  44. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 739
  45. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 739 e note 1 e 2
  46. ^ a b c d e William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 751
  47. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 741
  48. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 742
  49. ^ Antiochia era stata evacuata della popolazione non combattente, armeni e siriaci cristiani
  50. ^ I crociati penetrarono in Antiochia grazie al tradimento di un soldato affamato. Ma non occuparono la cittadella.
  51. ^ a b c William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 748
  52. ^ a b William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 749
  53. ^ Alessio che era in marcia col suo esercito per portare aiuto ai crociati, nel giugno 1098, incontrò Stefano di Blois ed i fuggitivi da Antiochia, ricevendo notizie che lo convinsero a ritirarsi per difendere le sue recenti conquiste in Asia minore
  54. ^ William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 750
  55. ^ a b c d William B. Stevenson, La prima crociata, pag. 752
  56. ^ Il legato pontificio, Ademaro, vescovo di Le Puy, suo sostenitore, era morto il 1º agosto 1098, ad Antiochia.
  57. ^ a b c d Charles Lethbridge Kingsford, Il regno di Gerusalemme, 1099-1291, pag. 757
  58. ^ a b (LA) Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, libro XI, cap. II
  59. ^ a b (LA) HISTORIA HIEROSOLYMITANAE EXPEDITIONIS, libro IX, cap. XXXII
  60. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 273, par. II, colonne 536 - 538
  61. ^ (LA) Histoire générale de Languedoc, Preuves, tomus V, Documento 273, par. I, colonna 536
  62. ^ (FR) Histoire générale de Languedoc, Notes, tomus IV, Documento 41, par. VII, pag. 197
  63. ^ (EN) The World of El Cid: Chronicles of the Spanish Reconquest, Pag. 87
  64. ^ (LA) Guiberto Historia quæ dicitur gesta dei per Francos, livre II, cap.XVIII
  65. ^ (LA) Annali Genovesi di Caffaro e de´ suoi continuatori, Vol. 1, De Liberatione Civitatum Orientis, p. 119

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Conte di Tolosa e
Marchese di Provenza
Successore Armoiries Languedoc.png
Guglielmo IV 10941105 Bertrando II
Predecessore Conte di Tripoli
solo nominale
Successore Armoiries Tripoli.svg
Nuovo titolo 11021105 Guglielmo Giordano