Triora

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Triora
Panorama di Triora
Triora - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Liguria
Provincia: stemma Imperia
Coordinate: 44°0′0″N 7°46′0″E / 44, 7.76667Coordinate: 44°0′0″N 7°46′0″E / 44, 7.76667
Altitudine: 780 m s.l.m.
Superficie: 67,74 km²
Abitanti:
420 31-12-2007 (fonte Istat)
Densità: 6 ab./km²
Frazioni: Bregalla, Cetta, Creppo, Goina, Loreto, Monesi, Realdo, Verdeggia 
Comuni contigui: Briga Alta (CN), Castelvittorio, Briga (La Brigue) (FR-06), Mendatica, Molini di Triora, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Saorgio (Saorge) (FR-06)
CAP: 18010
Pref. telefonico: 0184
Codice ISTAT: 008061
Codice catasto: L430 
Nome abitanti: trioresi 
Santo patrono: Assunzione di Maria Santissima 
Giorno festivo: 15 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Triora (Triêua in ligure) è un comune italiano di 420 abitanti della provincia di Imperia in Liguria. Il territorio comunale è il maggiore della provincia imperiese.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Il comune è situato nella Valle Argentina ed il suo territorio comunale è il più esteso della provincia imperiese. Il territorio comunale ha fatto parte della Comunità Montana Argentina Armea fino al 1° gennaio 2009 quando con legge regionale n° 24 del 4 luglio 2008[1] il territorio triorese è stato confluito nella nuova Comunità Montana Imperia 2 a seguito del riordino delle comunità montane. Il centro principale (Triora) sorge a 780 m s.l.m. sulle estreme pendici meridionali di un costone montuoso che digrada dal massiccio del Saccarello verso la stretta conca di fondovalle percorsa dal torrente Argentina. Triora dista da Imperia circa 47 km.

A causa dell'altitudine e della relativa distanza dalla costa, Triora ha un clima prevalentemente montano, con escursioni diurne accentuate. Il freddo invernale, comunque, non è mai eccessivo, soprattutto perché il borgo, esposto a mezzogiorno e in pendio, risente del buon soleggiamento diurno e non subisce l'effetto dell'inversione termica di fondovalle; l'alta bastionata montuosa che chiude a nord l'alta valle Argentina, con altitudini uniformemente superiori ai 2000 m, la ripara poi dai venti settentrionali provenienti dalla val Padana, che portano pioggia e nevicate nelle zone vicine dell'alta val Tanaro.

Al comune è stata conferita nel 2007 la Bandiera Arancione[2] dal Touring Club Italiano, ed è considerato uno dei borghi liguri più belli.[3]

[modifica] Storia

Processi per stregoneria
Statua alla strega di Triora

Dopo un periodo di pace dal XV al XVI secolo, dove si costruirono chiese e altre opere d'arte, la storia locale di Triora testimonia dei famosi processi di stregoneria compiuti dal 1587 al 1589.
Alcune femmine locali vennero accusate di essere le artefici delle continue pestilenze, piogge acide, uccisione di bestiame e addirittura di cannibalismo verso bambini in fasce.
I documenti dei processi ed i verbali di interrogatorio sono attualmente conservati presso l'Archivio di Stato di Genova. Le condanne per presunte stregonerie causarono la morte al rogo di diverse fanciulle ed addirittura anche di un ragazzo.

Ancora oggi il paese è noto per i suoi processi che scatenarono successivamente uguali reazioni anche in altri borghi liguri e italiani.

Secondo alcuni storici locali il borgo ha molto probabilmente avuto origine nell'epoca romana, dalla tribù dei Liguri Montani, che si sottomisero all'Impero romano dopo lunghe lotte nel territorio. Come altri paesi vicini venne sottoposto alla Marca Aleramica e successivamente a quella facente capo ad Arduino d'Ivrea.

In seguito divenne possedimento, intorno al XII secolo, del conte di Badalucco (politicamente dipendente dai conti di Ventimiglia) ed iniziò a stringere alleanze con i paesi e borghi attigui, specialmente con quelli maggiormente vicini alla politica espansionistica della Repubblica di Genova, e ad acquistare nuove terre tra cui metà castrum di Castelvittorio. La stretta vicinanza politica con Genova fece sì che in un atto del 4 marzo 1261, rogato poi l'8 novembre del 1267, si sancisse il passaggio di Triora come nuovo feudo della repubblica genovese. Il passaggio di proprietà giovò molto al paese e al borgo - soprattutto per le numerose concessioni offerte da Genova, tra cui la libera pena capitale - tanto da diventarne comune capofila della nuova podesteria comprendente i borghi - ora comuni a tutti gli effetti - di Molini di Triora, Montalto Ligure, Badalucco, Castelvittorio, Ceriana e Baiardo.

La creazione di nuove cinte murarie e l'erezione di cinque fortezze difensive creò una sorta di nucleo fortificato, quasi inespugnabile, che mise a dura prova le truppe dell'imperatore Carlo IV nella tentata conquista del borgo. Persino la Repubblica ebbe notevoli problemi nella sua gestione, leggermente inasprita per le continue tasse imposte agli abitanti, tanto da far imprigionare il capo delle milizie e distruggere parte della fortezza. Nonostante i dissapori creatisi la popolazione rispose positivamente alle chiamate di guerra, specie nella famosa Battaglia della Meloria del 1284, dove Triora e la sua podesteria inviarono nella battaglia marinara contro Pisa circa duecentocinquanta balestrieri a sostegno di Genova.

Nel 1625 l'esercito piemontese, guidato da Casa Savoia, cercò invano la conquista del borgo, che strenuamente difese le proprie terre, a differenza di altri paesi vicini che - dati alle fiamme - si arresero ai sabaudi. Ulteriori scontri si ebbero nel 1671 con il comune di Briga per futili motivi legati al territorio da pascolo.

In seguito alla caduta della Repubblica di Genova nel 1797 e all'istituzione della Repubblica Ligure di Napoleone Bonaparte, Triora divenne capoluogo cantonale della Giurisdizione degli Ulivi e dal 1805 parte integrante del Dipartimento delle Alpi Marittime francese.

Triora, vista dal cimitero

Il Congresso di Vienna del 1814 stabilì il ritorno di Triora nei territori del Regno di Sardegna, così come gli altri comuni liguri della precedente repubblica democratica ligure napoleonica, e il definitivo passaggio nel neo-costituito Regno d'Italia.

Nel corso del XX secolo la storia di Triora subì, secondo alcuni per le continue liti tra amministratori, notevoli contrasti governativi specie riguardo il territorio comunale, anche in seguito alla costituzione del comune di Molini di Triora nel 1903.

La seconda guerra mondiale contribuì drasticamente alla decadenza del comune, dove la furia nazista si accanì furiosamente il 2 e 3 luglio del 1944. Il borgo venne dato alle fiamme e furono rasi al suolo interi quartieri, causandone il repentino spopolamento.

Finita la guerra si ridisegnarono i confini comunali nel 1947 e si stabilì l'assorbimento della frazioni brigasche di Realdo e Verdeggia, che scatenò vivaci contese comunali.

[modifica] Francesco Moraldo a Creppo

Francesco Moraldo a Creppo nel 2000

Durante tutto il periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, nella frazione di Creppo Francesco Moraldo (Creppo 30/12/1906 - 28/4/2001) tenne nascosti a casa sua e protesse dalla deportazione due bambini orfani ebrei tedeschi.

Moraldo era stato maggiordomo in Francia dell'avvocato ebreo Angelo Donati il quale aveva preso i bambini sotto la sua protezione nel luglio del 1942 quando i loro genitori erano stati deportati da Nizza a Auschwitz.

Quando Donati dovette rifugiarsi in Svizzera dopo l'8 settembre 1943, Moraldo portò i due bambini con sé al suo paese natale. L'intera popolazione della frazione, messa al corrente della situazione, collaborò attivamente alla loro salvezza, nonostante il pericolo dato dai combattimenti e dai frequenti rastrellamenti nella zona.

Per questo impegno di solidarietà, l'11 febbraio 1999, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito a Francesco Moraldo l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.[5]

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

Tipica stradina del borgo storico

[modifica] Architetture religiose

  • Chiesa di San Bernardino. Risalente al XV secolo presenta una facciata preceduta da un rustico porticato a tre arcate con colonne e capitelli. Al suo interno sono presenti affreschi attribuiti al pittore Giovanni Canavesio, ma secondo recenti studi le opere sembrerebbero risalenti ad un ignoto pittore toscano del Rinascimento.
  • Chiesa di Sant'Antonio abate.
  • Chiesa di San Dalmazzo. L'edificio, già menzionato nel 1261, sarebbe stata eretta dai monaci benedettini presenti nella loro opera di evangelizzazione nella Valle Argentina. Al suo interno è custodito un pregiato dipinto raffigurante San Pietro Nolasco durante la celebrazione della Messa.
  • Chiesa della Madonna delle Grazie del XII secolo.
  • Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. Eretta nel XIV secolo fu successivamente riedificata in seguito dalla famiglia Capponi. Un'antica iscrizione, in caratteri gotici, scolpita sull'architrave dell'ingresso principale testimonia proprio l'evento di riedificazione nel 1390. Attualmente si presenta in stato di rovina.
  • Chiesa di Sant'Agostino del 1614.
  • Collegiata dell'Assunta. Secondo la tradizione locale l'edificio sorge su un precedente tempio pagano, anche se le prime vere testimonianze risalgono in un disegno del XVIII secolo conservato nella parrocchia. La raffigurazione lo rappresenta in stile romanico - gotico a tre navate, che successivamente tra il 1770 e il 1775 verrà sostituito con un'unica navata. Nel 1837 la facciata subì un notevole restauro convertendo il precedente stile in quello neoclassico, ricoprendola con lastroni di pietra nera locale. Dell'antico prospetto resta un pregevole portale con arco ad ogiva, composto da blocchi di ardesia alternati ad altri di marmo bianco. Al suo interno è conservata un quadro a fondo oro, custodita nel battistero, del pittore Taddeo di Bartolo raffigurante Gesù Cristo e San Giovanni Battista nel rito del Battesimo sulle rive del Giordano. Secondo studi più approfonditi il dipinto sembrerebbe risalente al 1397, divenendo uno dei più antichi quadri della Riviera di Ponente nel suo genere.
  • Oratorio di San Giovanni Battista, risalente al 1632. All'interno sono presenti, oltre l'ancona del 1682, una statua lignea del 1725 ritraente il santo di Anton Maria Maragliano.

[modifica] Architetture militari

  • Castello di Triora.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Triora - Il campanile

Abitanti censiti


[modifica] Dialetto

In due frazioni del comune, ossia Realdo (Reaud in brigasco) e Verdeggia, si parla il dialetto brigasco della lingua ligure in virtù della secolare appartenenza alla Terra Brigasca (Tera Brigašca in brigasco, Pays Brigasque in francese).

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Musei

[modifica] Eventi

[modifica] Economia

La principale risorsa economica del comune è l'attività agricola e quella legata alla pastorizia. Nel territorio sono presenti cave d'ardesia e piccole industrie atte alla lavorazione di tale pietra nera, specialmente nella realizzazione di biliardi esportati in tutto il mondo. Nella frazione di Monesi di Triora sono presenti impianti sciistici, per una superficie battuta di circa 330 ettari, adatti per praticare sci alpino sia nei mesi invernali che primaverili.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

Triora è situata lungo la Strada Provinciale 548 la quale collega Taggia con il comune. Il comune non è raggiungibile direttamente tramite autostrada, pertanto il casello autostradale di Arma di Taggia sull'Autostrada A10 è l’uscita consigliata per raggiungere la destinazione.

[modifica] Ferrovie

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Taggia - Arma sulla linea ferroviaria Ventimiglia - Genova nel tratto locale compreso tra Ventimiglia e Savona.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Marcello Lanza (Lista civica "Triora per tutti") dal 07/06/2009
Centralino del comune: 0184 94049
Posta elettronica: Comunetriora@libero.it

[modifica] Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Lorenzo Lanteri Lista civica Sindaco
2009 in carica Marcello Lanza Lista civica "Triora per tutti" Sindaco

[modifica] Gemellaggi

Triora è gemellata con:

[modifica] Note

  1. ^ Testo della Legge Regionale n° 24 del 4 luglio 2008
  2. ^ Fonte: dal sito Touring Club Italiano.it
  3. ^ Fonte: dal sito I Borghi più belli d'Italia.it
  4. ^ Fonte dal sito Confedilizia.it
  5. ^ Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45 (Mondadori: Milano 2006), pp.170-71.

[modifica] Bibliografia

  • Ippolito Edmondo Ferrario, Triora, Anno Domini 1587. Storia della stregoneria nel Ponente Ligure, De Ferrari Editore,
  • Ippolito Edmondo Ferrario, Triora...terra di streghe, De Ferrari Editore,
  • Giulio Giorello, Le tre bocche di Cerbero, Bompiani, 2004.
  • Ippolito Edmondo Ferrario, Il Paese del Tramonto. Demoni, spettri e streghe della notte triorese, De Ferrari Editore, 2004.
  • Ippolito Edmondo Ferrario, Elisabetta Colombo, Il pietrificatore di Triora, Frilli editore,
  • Ippolito Edmondo Ferrario, Triora, il paese delle streghe, Frilli editore,

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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