Valdismo

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La candela con intorno la scritta lux lucet in tenebris, simbolo del valdismo

Il valdismo, i cui fedeli sono chiamati valdesi, è stato un movimento pauperistico medievale nato nell'ultimo quarto del XII secolo[1], scomunicato nel 1184, e dal 1532 è una confessione protestante di matrice calvinista.

I valdesi presenti in Italia e in Svizzera sono riuniti nella Chiesa evangelica valdese, quelli in Uruguay e Argentina appartengono alla Iglesia Evangélica Valdense del Río de la Plata.

Storia e dottrina[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

La corrente valdese del cristianesimo nasce nel Medioevo, precisamente nel XII secolo, come movimento religioso, costituito da contadini e in genere da poveri, che precede di poco quello promosso da Francesco d'Assisi. Tradizionalmente si fa risalire la fondazione del movimento a Valdo di Lione (o Pietro Valdo o Valdesio, dalla latinizzazione Valdesius). In realtà, l'origine dei Valdesi si confonde con il grande fermento di movimenti pauperistici di riforma del Cristianesimo sviluppatisi nel corso del XII secolo[2]. Oggi, esiste una via a Lione che porta il suo nome, nel 5ème arrondissement (rue Pierre-Valdo).

Tempio valdese di Torre Pellice

Valdo, si dice in seguito all'ascolto da un menestrello della vita di sant'Alessio, decise di approfondire lo studio della Bibbia: egli però non conosceva il latino, così si fece tradurre i Vangeli e altri scritti biblici in francese[3]. Fu colpito in particolar modo dalle parole rivolte da Gesù al giovane ricco: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Matteo XIX, 21). Decise allora, nel 1173, di abbandonare la moglie, far accogliere le figlie nel monastero di Fontevrault[4] e offrire tutta la sua ricchezza ai poveri[5]. In seguito si circondò di un gruppo di seguaci con i quali, fatto voto di castità e vestiti solo di stracci[6], andava in giro a predicare il messaggio evangelico; ben presto il gruppo fu identificato con l'espressione Poveri di Lione. La loro predicazione si svolse all'interno dell' "ortodossia" romana, rivolgendosi principalmente contro il dualismo cataro[7].

La fedeltà al papa di Roma da parte del movimento valdese in questi anni è testimoniata dalla ricerca di approvazione ecclesiastica nel 1179, in occasione del terzo concilio Laterano: essi si recarono a Roma incontrandosi anche con il pontefice Alessandro III, il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato evangelico, ma non fu disposto a riconoscere la loro richiesta di essere predicatori della Parola[8].

In quel periodo l'annuncio del Vangelo infatti era riservato solo ai chierici e agli ecclesiastici, ai laici non era permesso predicare ed era persino sconsigliata la lettura diretta e personale della Bibbia.

Valdo tuttavia, insieme ai suoi seguaci, continuò a diffondere l'insegnamento cristiano nonostante il divieto papale, in piena disobbedienza; quindi, nel 1180, fu convocato dal cardinale Enrico di Marcy, vescovo di Albano, in un sinodo a Lione, nel quale Valdo e i suoi seguaci dichiararono la loro completa "ortodossia" e al contempo esposero quelli che consideravano gli "errori" dei catari. Nonostante ciò, la predicazione da parte dei laici e delle donne e la lettura individuale della Bibbia erano aspetti considerati inaccettabili dalla Chiesa romana, consapevole del fatto che ammettere tale innovazione avrebbe significato dare il via ad un processo di trasformazione dagli esiti imprevedibili qualora la lettura e interpretazione dei testi sacri fosse permessa anche a fedeli non appartenenti al clero. Tutto questo era stato ben compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179, che a proposito dei valdesi aveva scritto:

« Costoro mai hanno dimore stabili, se ne vanno due a due a piedi nudi, vestiti di lana, nulla possedendo, ma mettendo tutto in comune come gli apostoli, seguendo nudi il Cristo nudo. Iniziano ora in modo umilissimo, perché stentano a muovere il piede; ma qualora li ammettessimo, ne saremmo cacciati »
(Walter Map, De Nugis Curialium[9])

Nel 1184 a Verona, con la bolla Ad abolendam, papa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ritenuti ereticali anche molto diversi tra loro, tra cui i poveri di Lione, i valdesi. La motivazione per tale scomunica rimase la "presunzione" dei valdesi a voler predicare in pubblico[10]. Nonostante la condanna papale, comunque, il movimento valdese continuò la sua espansione verso il Mezzogiorno di Francia e l'Italia (Piemonte, Lombardia, Puglia e Calabria), giungendo anche in alcune regioni della Germania, in Svizzera, e persino in Austria, Spagna, Ungheria, Polonia e Boemia.

Le comunità valdesi erano organizzate su due livelli: vi erano i "perfetti" o "barba" (che significa "zio", in contrapposizione al "padre" cattolico) che seguivano i tre voti monastici di povertà, castità, e obbedienza ed erano predicatori itineranti, e i semplici fedeli, che erano detti "amici" o "noti". La comunità aveva tre gradi gerarchici: diaconi, presbiteri e vescovi e preparava i futuri predicatori in apposite scuole, gli "ospizi". Osservavano la liturgia delle Ore e i digiuni, celebravano la Cena del Signore (nella Linguadoca con pane, vino e pesce) e la sera del Giovedì Santo praticavano la lavanda dei piedi. Studiavano a memoria interi Vangeli e altre parti della Bibbia che Valdo aveva fatto tradurre nelle varie lingue popolari.

Dopo la scomunica, però, il movimento valdese perse la sua compattezza originaria e iniziò a sfaldarsi in gruppi locali differenziati tra di loro. La prima grande spaccatura avvenne nel 1205 circa, quando una parte consistente di valdesi di Lombardia dette vita ad un gruppo autonomo detto appunto Poveri Lombardi (pauperes Lombardi)[11]. Entrando in Lombardia i predicatori e le predicatrici valdesi poveri (fratres et sorores) miravano, come altrove, a costituire gruppi di amici o credentes che vivessero nel mondo, lavorassero e li sostenessero con le loro elemosine. Vennero però qui a trovarsi in una situazione politica e sociale radicalmente diversa da quella d'oltralpe. Trovarono infatti una miriade di Comuni in lotta perenne per la loro piena indipendenza dall'Impero e dal papato e, all'interno, lacerati dalle lotte tra partito guelfo e partito ghibellino.

I valdesi non ebbero problemi a inserirsi nelle strutture comunali, riuscendo anche a farsi eleggere alle cariche più importanti, ma la maggior parte di loro preferì restare ai margini della vita politica a causa del severo divieto del giuramento, dell'insistenza sulla povertà assoluta e per una certa sfiducia verso le autorità umane. Il partito ghibellino sembrava spesso appoggiare questi movimenti ereticali, non però per un reale interesse per le questioni religiose, ma per sfruttare ai suoi fini l'anticlericalismo della loro predicazione. E così, ad alcuni podestà che li difendevano e li appoggiavano, ne seguirono spesso altri che li condannavano e li bruciavano sul rogo[12].

Ma in Lombardia i valdesi vennero ben presto a contatto e furono influenzati da altri movimenti popolari di carattere sociale e religioso, da tempo presenti in loco o di nuova istituzione, come i Patarini, gli Arnaldisti e gli Umiliati[13]. I valdesi lombardi ne furono influenzati al punto da adottare dei provvedimenti che provocarono la reazione di Valdo fino alla scissione che ebbe luogo nel 1205, essenzialmente a causa di tre motivi:

  1. I predicatori in Lombardia entrarono a far parte di comunità di lavoratori e ne crearono delle proprie. Secondo Valdo i predicatori non dovevano lavorare ma vivere in povertà delle offerte degli amici per non essere corrotti dalla brama di ricchezze.
  2. I lombardi si scelsero un capo a vita nella persona del piacentino Giovanni da Ronco detto il Buono. Valdo obiettava che l'unico preposto del loro movimento doveva rimanere Gesù Cristo.
  3. I lombardi elessero dei ministri ai quali affidarono compiti sacerdotali, come la consacrazione dell'eucaristia. Valdo temeva che questo fosse il primo passo per costituirsi come contro-chiesa: egli infatti aveva voluto creare una fraternità religiosa di predicatori che si impegnavano a supplire alle carenze del clero nella predicazione e nella cura d'anime, ma non dovevano sostituirsi ad esso. Valdo voleva rimanere nella Chiesa romana e lavorarvi, anche se scomunicato.

Da questa prima divisione nacque una crisi del movimento che ebbe importanti evoluzioni nel giro di pochi anni.

Dal XIII secolo al XVI[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1205 e il 1207 Valdo morì senza essere riuscito a ricomporre lo scisma interno al suo movimento e la frattura con Roma. Da allora molti gruppi iniziarono ad allontanarsi dall'ortodossia cattolica, rifiutando le gerarchie ecclesiastiche, giudicate peccatrici e malvagie. Quando il Concilio Lateranense IV nel 1215 definisce formalmente la dottrina della transustanziazione (cioè l'idea della presenza reale e sostanziale di Cristo nell'Eucarestia), questa non trova consensi tra i valdesi.[14]

A causa di queste tendenze il principale interprete del valdismo originario, Durando d'Osca, insieme ad un gruppo di discepoli, tentò di mettere fine al dissidio con le gerarchie ecclesiastiche facendo riconoscere dalla Chiesa romana i punti essenziali della primitiva ispirazione di Valdo. La speranza però si rivelò illusoria: il papa, nel 1208, approvò il loro proposito di vita religiosa ma non colse i motivi centrali della loro ispirazione e il nuovo ordine, con il nome di Poveri Cattolici (pauperes catholici), fu orientato in funzione antiereticale.

Una sorte leggermente migliore toccò a Bernardo Primo e ai suoi seguaci, riconosciuti nel 1210 dalla Chiesa con il nome di Poveri Riconciliati, che riuscirono a inserire nel loro proposito il supremo magistero di Cristo e il mandato apostolico di predicare per la salvezza del popolo di Dio.

Entrambi i gruppi, comunque, non riuscirono nel loro intento di rifondare dall'interno la Chiesa né a sottrarre dalla presunta "eresia" gli altri movimenti valdesi. Inoltre le gerarchie ecclesiastiche li guardavano con sospetto e furono spesso accusati di aver accettato l'"ortodossia" romana solo formalmente; nel giro di pochi anni, perciò, i Poveri Cattolici e i Poveri Riconciliati si esaurirono o furono costretti a fondersi con altri ordini religiosi.

I restanti membri del movimento valdese si erano organizzati in due gruppi, quello ultramontano e quello italico. Nel 1218 la Società dei Fratelli Ultramontani (societas fratrum Ultramontanorum) e la Società dei Fratelli Italici (societas fratrum Italicorum) si incontrarono a Bergamo con l'intento di trovare una nuova unità, ma non riuscirono a ricomporre le loro fratture.

L'incapacità di trovare un accordo derivò probabilmente dalle diverse concezioni dei due schieramenti sulla natura del movimento. Per gli Ultramontani si trattava ancora di una libera fraternità di predicatori e predicatrici, poveri e itineranti, che si dedicavano alla missione e alla cura d'anime all'interno della Chiesa romana, di cui riconoscevano la validità dei sacramenti nonostante la scomunica e la persecuzione; gli italici, invece, erano ormai sulla via di un distacco totale dalla Chiesa romana di cui contestavano la legittimità a causa della sua immoralità, procedendo infatti ben presto ad organizzarsi come chiesa alternativa.

La separazione tra le due tendenze del Valdismo continuerà ancora per gran parte del Duecento, soprattutto in Italia, ma finirà per perdere progressivamente di significato e, alla fine del secolo XIII, si noterà una convergenza delle due posizioni.

Gli Ultramontani dovranno rendersi ben presto conto che non era più possibile trovare sacerdoti cattolici disposti ad ammetterli alla celebrazione dei sacramenti e dovettero organizzarsi anch'essi in proprio.

I valdesi furono duramente perseguitati anche nei secoli successivi ma, a differenza dei catari, l'Inquisizione non riuscirà mai a spegnere il focolaio valdese nonostante la durissima repressione. Vivendo nella clandestinità, e spesso riuscendo a nascondersi in zone eccentriche, il movimento valdese riuscirà ad arrivare al XVI secolo e ad aderire alla Riforma protestante calvinista nel 1532 col sinodo di Chanforan, segnando una svolta decisiva per il futuro della comunità.

La croce ugonotta, uno dei simboli valdesi

Nel Trattato sulla tolleranza Voltaire, passato alla storia come pensatore anticristiano per antonomasia, tanto da arrivare a sostenere che «ogni uomo sensato, ogni uomo dabbene, deve avere orrore per la setta cristiana», descrive una persecuzione di cui i valdesi furono vittime nell'aprile del 1545:

« Poco tempo prima della morte di Francesco I alcuni membri del Parlamento di Provenza, sobillati da alcuni ecclesiastici contro gli abitanti di Mérindol e di Cabrières, chiesero al re dei soldati per appoggiare l'esecuzione di diciannove persone di questi paesi, da loro condannate: invece ne fecero sgozzare 6000, senza risparmiare né donne, né vecchi, né bambini; ridussero in cenere trenta villaggi. Queste popolazioni, fino allora sconosciute, avevano il torto, senza dubbio, di essere valdesi: era questa la loro unica malvagità. Da trecento anni vivevano in deserti e montagne che avevano reso fertili con un lavoro incredibile. La loro vita pastorale e tranquilla ricordava l'innocenza attribuita alle prime età del mondo. Le città vicine non erano conosciute da loro che per i prodotti che vi andavano a vendere; ignoravano i processi e la guerra. Non si difesero: furono sgozzati come degli animali in fuga, che si spingono in un recinto e si uccidono.[15] »

Nel 1561 venne firmata la Pace di Cavour, primo esempio di libertà religiosa nell'Europa moderna. In realtà il valdismo poteva essere confessato solo nelle zone di montagna, al di sopra dei 700 m. Persecuzioni vengono scatenate in Puglia e soprattutto in Calabria, dove dalla fine di maggio al giugno 1561 un migliaio di Valdesi sono massacrati dalle truppe del Regno di Napoli con l'appoggio dell'Inquisizione di Roma.

Dal XVII secolo a oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1655 si perpetrano i massacri delle Pasque piemontesi. Nel 1685, in seguito alla revoca dell'editto di Nantes, il duca di Savoia Vittorio Amedeo II sostiene la persecuzione dei valdesi e la repressione si trasforma in una vera "caccia al valdese" fin nelle valli interne del Pinerolese e della Val Pellice a sud di Torino. 2700 profughi riparano a Ginevra. Nel 1689 mille valdesi, finanziati dal re d'Inghilterra Guglielmo III d'Orange, guidati da Enrico Arnaud, rientrano nella patria piemontese: è il famoso Glorioso rimpatrio. Nel 1700 si instaura il ghetto alpino.

Nel 1848 con le Lettere Patenti di Carlo Alberto vengono riconosciuti i diritti civili e politici dei valdesi.

Nel 1850 si sviluppa il sistema delle scuole alpine di borgata a opera del colonnello inglese Charles Beckwith. Gli antropologi chiamano "paradosso alpino" il fenomeno secondo il quale il livello di istruzione e di apertura culturale di una comunità aumenta proporzionalmente alla quota. Lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa e impermeabile è contraddetta da realtà come quella valdese, che alla fine del XIX secolo presentava una percentuale di analfabeti trascurabile e vantava contatti con le élite culturali di mezza Europa.

Nel 1979 si sigla il patto di integrazione tra metodisti e valdesi in un'unica comunità confessionale.

Laicità dello stato, temi etici e progressismo sociale[modifica | modifica sorgente]

I valdesi si sono sempre impegnati per favorire la piena laicità dello stato.

La chiesa valdese si è pronunciata come fortemente contraria all'esposizione del crocefisso, e più in generale di ogni simbolo religioso, in luoghi pubblici.

Per quanto riguarda i "temi etici", i valdesi hanno sempre favorito il dibattito su temi quali omosessualità, aborto, testamento biologico ed eutanasia, ponendosi di fatto in contrasto con la Chiesa Cattolica, interpretando le Sacre Scritture alla luce delle nuove scoperte teologiche, linguistiche e scientifiche, e in linea con la speculazione di illustri e venerati patriarchi cattolici quali San Paolo, Sant'Agostino e Santa Caterina da Siena[senza fonte].

La Commissione Bioetica della Tavola Valdese si è espressa in maniera articolata sia sull'aborto sia sull'eutanasia, con posizioni che sostanzialmente si possono riassumere nell'affermazione della centralità della responsabilità personale in queste delicate decisioni[16]. La Chiesa Valdese è anche impegnata nella diffusione del testamento biologico, i cui registri in molte città sono gestiti dalle comunità valdesi.[17]

La Chiesa evangelica valdese, durante il sinodo del 2010, si è espressa a favore della ricerca sulle cellule staminali[18].

Valdismo e omosessualità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Omosessualità e protestantesimo.

La Chiesa Valdese ritiene che il singolo credente sia guidato dallo Spirito Santo, e mantiene quindi un certo riserbo nell'offrire direttive specifiche nel campo dell'etica sessuale come in quello politico-sociale. Ciononostante, i valdesi si sono dimostrati molto aperti sul tema dell'omosessualità; il 26 agosto 2010 il Sinodo valdese ha votato un ordine del giorno che consente la benedizione delle coppie dello stesso sesso, “laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni”, con 105 voti a favore, 9 contrari e 29 astenuti[19], su 180 aventi diritto al voto. La Chiesa Valdese, inoltre, si impegna attivamente nella lotta all'omofobia[20] e nel supporto alla comunità LGBT.

Il dibattito sul tema dell'omosessualità avviene anche tramite la R.E.F.O. (Rete Evangelica Fede e Omosessualità)[21] e l'Associazione Fiumi d'acqua viva - Evangelici su Fede e Omosessualità"[22]. Vi è anche una parte di valdesi contrari al riconoscimento liturgico delle coppie omosessuali, la cui principale espressione è il sito non ufficiale valdesi.eu, oggetto peraltro di una deplorazione da parte del Sinodo 2011.

Nell'esegesi biblica, la Chiesa valdese, nelle sue espressioni oggi ufficiali, rifiuta l'approccio letteralista o fondamentalista, accostandosi piuttosto ai testi della Bibbia con il metodo storico-critico. Anche i testi vetero- o neotestamentari che condannano gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso, come tutti gli altri passi biblici, vengono contestualizzati nell'ambiente storico e sociale in cui furono scritti, e interpretati alla luce di un messaggio evangelico universale e sempre valido.

Diffusione attuale[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa evangelica valdese.
Chiesa valdese di Roma nel rione Prati
Facolta teologica valdese, Roma, rione Prati, Italia
Chiesa valdese di Napoli

Dopo molti secoli di dure persecuzioni, i valdesi hanno acquistato la libertà legale nel 1848, sotto Carlo Alberto. Da allora la Chiesa Valdese si è sviluppata e diffusa attraverso la penisola italiana. Durante l'occupazione nazista dell'Italia settentrionale nella seconda guerra mondiale, i valdesi italiani erano attivi nel portare la salvezza agli ebrei che sarebbero stati minacciati dallo sterminio imminente, nascondendo molti di loro nella stessa Val Pellice, territorio in cui gli antenati valdesi trovarono rifugio.[23]

L'organo di stampa ufficiale è il settimanale Riforma.

Oggi i valdesi sono diffusi soprattutto in Piemonte, dove contano 41 Chiese (120 in tutta Italia) di cui 18 nelle cosiddette Valli Valdesi, ed hanno il loro centro a Torre Pellice, in provincia di Torino. La città di Torino ha quattro Chiese valdesi. Ogni anno nell'ultima settimana di agosto, i deputati delle chiese locali ed i pastori si riuniscono a Torre Pellice, per dare luogo al Sinodo Valdese, massimo momento assembleare e decisionale nella vita delle chiese.

Da ricordare l'isola linguistico-religiosa di Guardia Piemontese in Calabria (CS), che fu fondata nel XII secolo da rifugiati valdesi provenienti da Bobbio Pellice in Piemonte. A Guardia Piemontese, la popolazione, pur non professando ormai la fede riformata valdese a seguito della strage del 1561 ad opera dell'inquisizione romana, parla ancora un dialetto provenzale. Affacciata sulla Piazza della strage, lungo le mura periferiche della città, la Porta del sangue ne testimonia la triste vicenda storica[24]. Presente ed attiva è invece la comunità valdese di Dipignano, sempre in Calabria (CS), concentrata in un antico nucleo abitativo chiamato Doviziosi, dove da pochi anni ha anche acquistato dalla Curia la chiesa intitolata a sant'Ippolito, restaurandola e adibendola a proprio luogo di culto.

Negli ultimi decenni si è sviluppato, nonostante le diffidenze dovute alle vicende storiche, un certo dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica, il cui risultato più concreto è stata l'intesa sui matrimoni misti negli anni novanta, mentre permangono ancora alcune distanze dal mondo cattolico riguardo alle questioni etiche e morali, ad esempio riguardo al riconoscimento da parte del Sinodo Valdese della legittimità dell'eutanasia.

Sempre forte è stato l'impegno politico dei Valdesi, i quali hanno partecipato attivamente al Risorgimento e alla Resistenza. Da sempre esponenti della Chiesa, tra i quali spesso anche pastori (come Tullio Vinay, Lino De Benetti e Domenico Maselli negli ultimi anni), sono stati eletti al Parlamento Italiano. Sono membri della Chiesa evangelica valdese due ex-ministri (Valdo Spini e Paolo Ferrero), un senatore (Lucio Malan), un ex-deputato (Giorgio Gardiol), un sindaco di città capoluogo di provincia (Rosario Olivo) e qualche consigliere regionale. L'imprenditore Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste ed ex presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, proviene da una famiglia valdese.

In ambito artistico, erano valdesi l'artista Paolo Paschetto, autore del Emblema della Repubblica Italiana, il pittore ed intellettuale Filippo Scroppo ed il regista cinematografico Luigi Comencini e lo è il cantautore, scrittore, sceneggiatore e fumettista Gianfranco Manfredi[25]. È di famiglia valdese il regista teatrale Marco Sciaccaluga e Silvio Federico Baridon, partigiano, politico, rettore e docente universitario italiano, fondatore, nel 1968, della IULM.

Sudamerica[modifica | modifica sorgente]

I primi insediamenti di valdesi italiani si sono avuti in Sudamerica nel 1856 ed oggi la Chiesa Valdese del Río de La Plata (Iglesia Valdense del Río de La Plata) ha 40 congregazioni e 15.000 membri divisi fra l'Uruguay e l'Argentina. Tali comunità sono autonome rispetto alla Chiesa evangelica valdese con sede a Torre Pellice, anche se naturalmente mantengono una piena e fraterna comunione con essa.

Stati Uniti d'America[modifica | modifica sorgente]

Nell'epoca coloniale anche gruppi di valdesi italiani e francesi migrarono negli Stati Uniti; ad esempio William Paca, uno dei firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza, era un discendente di immigrati valdesi. Ancora verso la fine dell'Ottocento, tra gli emigranti italiani vi erano alcuni valdesi. Di conseguenza nel corso dei secoli furono fondate comunità valdesi negli U.S.A., di cui la più grande è una cittadina nelle Contea di Burke nella Carolina del Nord, denominata Valdese[26]; qui la popolazione, secondo il censimento del 2000, ammontava a 4.485 abitanti e la congregazione usa il nome di Chiesa Presbiteriana Valdese. Chiesa e comunità vennero fondate nel 1893, anno in cui giunse un piccolo gruppo di valdesi dalle Alpi Cozie che fondò la cittadina di Valdese; oggi la Chiesa Valdese è la più antica Chiesa evangelica ancora in attività. Il 9 luglio 1895, la Chiesa Presbiteriana Valdese di Valdese si è associata alla Chiesa Presbiteriana degli Stati Uniti, ed è ora membro del Presbiterio del West-North Carolina.

Negli anni venti tutte le chiese e le missioni valdesi statunitensi si sono fuse nella Chiesa Presbiteriana: ciò è dovuto all'assimilazione culturale delle seconde e terze generazioni. Esiste però un gruppo, denominato Vecchia Chiesa Valdese degli Anabattisti, che reclama di provenire dall'organizzazione italiana, ma che dopo essere giunto in America si è dichiarato indipendente dalle organizzazioni della Chiesa valdese ufficiale; un tempo fu una confessione di dimensioni considerevoli, ma oggi si è ridotta ad un piccolo gruppo religioso presente solo nel Michigan e nell'Ohio (Arnold, Dr.M.M., storia delle chiese nel Michigan e la valle dell'Ohio, pp 10, saggio, pubblicazioni Arno, 2002). Tra le Chiese valdesi più conosciute in America c'è anche un gruppo consistente a New York.

Germania e Svizzera[modifica | modifica sorgente]

Nel 1698 circa 3.000 valdesi giunsero nella Renania meridionale. La maggior parte di loro sono poi ritornati alle loro valli del Piemonte, ma coloro che sono rimasti in Germania sono stati assorbiti dalle altre chiese di tradizione riformata-calvinista e dieci congregazioni esistono oggi come componente della Evangelische Kirche von Deutschland. Mörfelden-Walldorf è un comune tedesco di 33.721 abitanti, situato nel land dell'Assia; è una località a circa 10 km. da Francoforte sul Meno, fondata il 10 luglio del 1699 da Valdesi. Walldorf è un comune tedesco di 14.685 abitanti[27], situato nel land del Baden-Württemberg, fondato il 10 luglio del 1699 da Valdesi in fuga dalle Valli Valdesi dopo la revoca dell'Editto di Nantes del 1685 e le successive persecuzioni cui furono sottoposti. Quattordici famiglie delle Valli Valdesi decisero di fermarsi e fondare una nuova località, piuttosto che continuare a girovagare lungo il Reno o rientrare nelle Valli Valdesi, rinunciando alla propria fede valdese. È attiva l'Associazione Amici dei Valdesi di Walldorf. In Svizzera sono presenti sette chiese evangeliche di lingua italiana che, grazie a un accordo con la Tavola Valdese, fruiscono della cura di alcuni pastori valdesi: due a Zurigo, le altre a Basilea, Ginevra, Losanna, Sciaffusa, San Gallo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Agnoletto, op. cit., p. 169
  2. ^ Herbert Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1980, I. 3."I provvedimenti ecclesiastici contro l'eresia e il movimento religioso del XII secolo", pag. 54-65.
  3. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 59.
  4. ^ Chronicum universale anonimi Laudunensis, a cura di Cartellieri-Stechele, Lipsia-Parigi, 1909, pag. 21
  5. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58.
  6. ^ Attilio Agnoletto, Storia del Cristianesimo, Milano, I.P.L., 1978, pag. 169
  7. ^ Giorgio Tourn, I Valdesi - la singolare vicenda di un popolo-chiesa, Torino, Claudiana, 1977, pag. 16
  8. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 58-62.
  9. ^ Walter Map, De nugis curialium, Clarendon Press, Oxford, 1983, ISBN 0-19-822236-X, pag. 126. Google books, riportato l'8 ottobre 2010.
  10. ^ Herbert Grundmann, op. cit., pag. 64-65.
  11. ^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 21-23
  12. ^ Giorgio Tourn, op. cit., pag. 29-31
  13. ^ Si veda, a proposito del carattere comune delle cosiddette "eresie urbane" in Italia settentrionale, il saggio di Cinzio Violante, Eresie urbane e eresie rurali, in Medioevo ereticale, a cura di Ovidio Capitani, Bologna, Il Mulino, 1977, ISBN 88-15-00053-4, in particolare la sezione II. 2, pagine 192-194
  14. ^ Giorgio Tourn, I valdesi fuori delle valli - Medio Evo e Valdesi. URL consultato il 12 marzo 2012.
  15. ^ Voltaire, Trattato sulla tolleranza, traduzione di Glauca Michelini, Giunti Editore, 2007, p.33.
  16. ^ Documenti elaborati fino ad oggi dalla Commissione Bioetica.. URL consultato il ottobre 2010.
  17. ^ Al testamento biologico ci pensano i valdesi.. URL consultato il maggio 2011.
  18. ^ Atto del Sinodo 2010. URL consultato il ottobre 2010.
  19. ^ La Chiesa Valdese benedice le coppie omosessuali. È bene precisare che la Chiesa Valdese non considera il matrimonio come sacramento, ma lo intende come benedizione di una coppia sposata civilmente.
  20. ^ Atto del Sinodo Valdese 2007
  21. ^ Chi siamo « Refo – Rete Evangelica Fede e Omosessualità
  22. ^ Chi siamo « Associazione "Fiumi d'acqua viva"
  23. ^ Il Comune di Rorà fu decorato con la medaglia di bronzo al merito civile per questo motivo. Si veda la motivazione della decorazione sul sito ufficiale della Presidenza della Repubblica
  24. ^ http://www.eresie.it/it/id609.htm
  25. ^ Luciano Comida, La Bibbia, lettura fondante, intervista a Gianfranco Manfredi, in Riforma - Settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste, valdesi, anno XIX, n. 2, 14 gennaio 2011
  26. ^ Town of Valdese, NC
  27. ^ (DE) Statistisches Landesamt Baden-Württemberg. URL consultato il 23 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Samuel Morland, The History of the Evangelical Churches of the Valleys of Piedmont, London, 1658
  • Gioacchino Volpe, Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana, Sansoni, Firenze, 1971
  • Bernard Gonnet, Les Vaudois au Moyen Âge, Torino, Claudiana, 1976
  • Attilio Agnoletto, Storia del Cristianesimo, Milano, I.P.L., 1978.
  • Lorenzo Paolini, L'albero selvatico: eretici del Medioevo, Patron, Bologna, 1989
  • Grado Giovanni Merlo, Eretici ed eresie medievali, Il Mulino, Bologna, 1989
  • Grado Giovanni Merlo, Contro gli eretici, Il Mulino, Bologna, 1996
  • Marcello Craveri, L'eresia, Mondadori, Milano, 1996
  • George Riley Scott, Storia della tortura, Mondadori, Milano, 1999
  • Gregorio Plescan, La chiesa Valdese di fronte all'omosessualità, in AA.VV., Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane, ed. Meridiana, pp. 32-38, 2000
  • Giorgio Tourn, I valdesi: identità e storia, Claudiana, Torino, 2003 ISBN 88-7016-459-4
  • Giorgio Bouchard, Paolo Emilio Landi, Bibbia e libertà - Otto secoli di storia valdese, (libro e film), Claudiana, Torino, 2006
  • Giorgio Tourn, I valdesi, La singolare vicenda di un popolo-chiesa, Claudiana, Torino, 2008 ISBN 88-7016-735-6

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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