Lettere patenti

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Le Lettere patenti sono provvedimenti aventi forza di legge emanati da un sovrano senza l'approvazione di nessun Consiglio. Esse corrispondono a decreti emanati dal governo, ma non necessitano di una conversione in legge ed entrano immediatamente in vigore. Possono anche sancire provvedimenti amministrativi e in questo caso hanno valore di ordinanza.

Il termine patenti si riferisce alla validità erga omnes dei provvedimenti, in contrapposizione alle lettere chiuse (litterae clausae) che avevano natura privata.

Riconoscimento della nobiltà[modifica | modifica wikitesto]

Le lettere patenti furono utilizzate anche come documento, concesso dal sovrano, per attestare o conferire la nobiltà di una persona. Il sovrano era generalmente insindacabile nell'esercizio di questa sua prerogativa.

Esempi particolari sono le lettere patenti di "nobiltà generosa" diffuse nella Sardegna aragonese, come i Titoli di rango e nobilitazione, particolari per il valore certificatorio della nobiltà generosa e per conferire, al contempo, la nobiltà ereditaria; presso la Santa Sede, ciò avvenne per mezzo dei conferimenti del Cavalierato della Milizia Aurata (Speron d'Oro), ad vitam-ad personam, ma perpetuo nella nobiltà (fino alle modifiche giuridiche di Gregorio XVI nel 1841) e poi con il Cavalierato di Gran Croce dell'Ordine Piano (dalla Fondazione di Pio IX alle modifiche di Pio XII).[1][2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brancaleone, "Legislazione Nobiliare Pontificia" (Rivista Araldica del Collegio Araldico Romano, anno 1903)
  2. ^ Bertucci, "I Titoli nobiliari e cavallereschi pontifici", 1925.