Storia del cristianesimo in età medievale

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Questa pagina tratta la Storia del cristianesimo in età medievale.

La Chiesa dal concilio di Efeso al papato di Gregorio Magno (432-610)[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo del papato[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio Magno

Già sotto papa Damaso I (366-384) inizia a svilupparsi l'autorità del vescovo di Roma in quanto successore di San Pietro, capo degli Apostoli, ed in materia di disciplina e di liturgia. Papa Leone Magno (440-461) in diversi scritti esalterà il primato della sede di Pietro. Contro l'imperatore Anastasio, papa Gelasio I (492-496) afferma in un celebre testo il primato del potere spirituale su quello temporale. Per tutto il Medioevo i papi si ispireranno a questo testo per giustificare la loro posizione.

La riconquista dell'Italia ad opera dell'imperatore bizantino Giustiniano, ricolloca, almeno per un certo periodo, il papato sotto l'influenza di Costantinopoli. Ma nel corso del VII secolo, l'invasione dei Longobardi porta progressivamente alla fine della presenza bizantina in Italia. L'occupazione dei nuovi arrivati coincide con il papato di Gregorio Magno, un papa energico, che assume il governo civile di Roma, ormai libera dal governatore bizantino, afferma l'autorità di Roma sui vescovi italiani, si sforza di intrattenere relazioni con le altre Chiese d'Occidente, invia missionari per la conversione dei popoli ancora pagani del centro e nord Europa.

I regni barbari e la loro conversione[modifica | modifica wikitesto]

Le invasioni barbariche del Vsecolo-VI secolo

Nel territorio dell'ex Impero Romano d'Occidente si installarono diverse popolazioni germaniche. Alcune erano già convertite al cristianesimo nella forma dell'arianesimo. È ad esempio il caso dei Vandali in Africa del Nord o dei Visigoti in Spagna e nel sud della Francia, e degli Ostrogoti in Italia. Queste tribù, germaniche di stirpe ed ariane di religione, coabitano più o meno pacificamente con le popolazioni locali romanizzate e cattoliche. Invece i Franchi, che si installano nel nord della Gallia, e gli Anglosassoni, che invadono la Britannia, sono ancora pagani.

Vandali

La popolazione dei Vandali, dopo aver invaso e saccheggiato la Hispania romana, passano nella provincia romana dell'Africa, ove si installano definitivamente. Inizia una difficile coabitazione con la locale popolazione cristiana, sottoposta a persecuzioni. Con la riconquista bizantina ad opera di Giustiniano, i Vandali saranno facilmente sottomessi.

Ostrogoti

Gli Ostrogoti, sotto la condotta del loro re Teodorico, si installano in Italia intorno al 489. Questa tribù era preoccupata di mantenere la sua propria identità nazionale, non si mischiano con la popolazione locale romanizzata, e la differenza di religione (ariani gli uni, cattolici gli altri) contribuì a questa separazione. Con la riconquista di Giustiniano anche gli Ostrogoti spariranno.

Visigoti

La politica dei Visigoti (ariani) nei confronti della popolazione locale cattolica è generalmente assai tollerante. Con il regno di Leovigildo (568-586) le cose cambiano: animato da una politica nazionalista tesa ad unificare la Hispania sotto la bandiera dell'arianesimo, inizia a perseguitare in vario modo la chiesa cattolica. Il suo successore, Recaredo, adotta una politica opposta e si converte al cattolicesimo (Sinodo di Toledo, 589); d'ora in avanti inizia una stretta unione tra la chiesa e il regno.

Franchi
Battesimo di Clodoveo, Maestro Saint Gilles (1500 circa), National Gallery di Washington

Completamente diversa è la situazione nel nord della Gallia. La popolazione dei Franchi, a differenza delle tribù germaniche stanziatesi più a sud, è ancora pagana. Sotto l'influenza di San Remigio, vescovo di Reims, il re dei Franchi Clodoveo si converte al cristianesimo nella sua forma cattolica (nel 486 e 506). Questa conversione ha certamente contribuito alla successo del regno franco contro le altre popolazioni barbare della Gallia. Nel 507 Clodoveo ottiene l'appoggio dell'aristocrazia gallo-romana per cacciare i Visigoti ariani dal sud della Gallia ed unificare così sotto un unico regno l'ex provincia romana, Per la prima volta, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Clodoveo, facendo sua una prerogativa propria degli Imperatori di Roma, convoca un concilio dei vescovi di Gallia (nel 511). Questi e altri gesti del re meriteranno alla Francia il titolo di « figlia primogenita della Chiesa ».

Monachesimo e vita religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monachesimo.

Nel Medioevo il monachesimo divenne uno «stato» ecclesiale e sociale stimato e determinante, che svolse in maniera monopolistica molti compiti importanti per la vita pubblica.

Sotto il profilo ecclesiale e spirituale, i monasteri funsero da struttura ecclesiale accanto alla parrocchia, tanto potente da intaccare il potere dei vescovi. I monasteri medievali furono centri economici, specie di aziende agricole con esteso potere. Inoltre la diversa specializzazione dei monaci portava il monastero a godere di ampia autonomia in campo di previdenza, di medicina, di formazione scolastica. In alcuni casi i monasteri erano delle vere e proprie fortezze militari, come rifugio e punto di appoggio.

La Chiesa d'Occidente nell'Alto Medioevo (610-1054)[modifica | modifica wikitesto]

L'evangelizzazione tra V e VIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Espansione del cristianesimo in Europa tra V e VIII secolo.

Vescovi di antiche città romane e missionari di origine celtica (irlandese e scozzese) e anglosassone si dedicarono all'evangelizzazione dei popoli pagani e ariani o semi-ariani.

I primi centri missionari furono le antiche città episcopali romane. In Irlanda priva di città, le istituzioni monastiche furono al centro dell'organizzazione ecclesiale. Gli abati, e non i vescovi, furono le vere guide responsabili della chiesa irlandese ed ebbero anche potestà di giurisdizione ecclesiastica. Dai monasteri irlandesi partirono monaci sacerdoti che fondarono monasteri chiese e cappelle in tutta Europa. Oltre la preghiera praticavano i lavori agricoli e di dedicavano allo studio ed alla medicina, aiutando anche i poveri e diffondendo la cultura antica.

L'abate irlandese san Colombano, attivo nella Francia merovingia e nell'Italia settentrionale longobarda tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo fu tra questi missionari irlandesi quello che lasciò la traccia maggiore con i suoi viaggi e le numerose fondazioni sue o dei suoi seguaci, tra cui quelle di Luxeuil, San Gallo e Bobbio.

I monaci anglosassoni ereditarono da quelli irlandesi l'uso della “peregrinatio pro Christo” lo zelo missionario che di lì a poco avrebbe portato alla cristianizzazione dei Sassoni e dei Frisi. La conversione dei Sassoni, avvenuta nel contesto della lotta condotta contro di essi da Carlo Magno, portò il cristianesimo verso i Germani del nord.

Il cristianesimo riuscì presto ad affermarsi in Norvegia, grazie a re cristiani e monaci anglosassoni (X secolo) e si estese anche all'Islanda, pena la repressione, spesso forzata, delle religioni precedenti.

Le numerose stirpi degli slavi si insediarono nei territori lasciati liberi dai Germani. Della loro cristianizzazione si occuparono tanto la Chiesa di Roma quanto la Chiesa di Bisanzio.

Il cristianesimo irlandese
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cristianesimo celtico.

La Chiesa d'Irlanda è stata fondata, secondo la tradizione, nel corso del V secolo da san Patrizio, cristiano della Britannia romana, che sbarcò sull'isola come schiavo durante la sua gioventù.

Il cristianesimo irlandese presenta delle caratteristiche particolari. Nel V secolo l'Irlanda era suddivisa in piccoli regni tribali, chiamati tuath, che pian piano si convertirono alla nuova religione. Mancando una struttura politica e civile centralizzata, la nuova Chiesa si sviluppò attorno ai monasteri e gli abati costituivano la vera autorità religiosa sul territorio. Inoltre, la lontananza da Roma, il fatto di non essere mai stata parte dell'Impero romano, portarono la chiesa irlandese a conservare tradizioni antiche non conosciute in altre chiese del continente e ad avere una diversa data del giorno di Pasqua. Questo sollevò dei problemi quando molti monaci irlandesi iniziarono a lasciare l'isola per svolgere opera missionaria nella vicina Britannia e sul continente.

Anglosassoni

A partire dal V secolo, la Britannia, abbandonata dalle legioni romane, è progressivamente invasa dalle tribù degli Angli e dei Sassoni, entrambi pagani, che spingono le popolazioni locali, romanizzate e cristiane, verso ovest (Galles e Cornovaglia) o al di là del mare in Irlanda. Nel corso di questo periodo oscuro è difficile sapere in che misura il cristianesimo ha potuto sussistere nelle regione occupate dagli invasori germanici. È soprattutto a partire dalla fine del VII secolo che i regni anglosassoni sono evangelizzati in seguito alla missione di Agostino di Canterbury, mandato da papa Gregorio Magno, che convertì il re del Kent Etelberto (597) e fondò la diocesi di Canterbury. Nella stessa epoca i monaci irlandesi e scozzesi (iroscozzesi), a partire dal monastero di Lindisfarne, convertirono il re della Northumbria, Osvaldo (634). Gli altri regni anglosassoni aderirono al cristianesimo su spinta di questi due primi regni.

In seguito ad alcune tensioni sorte tra i missionari iroscozzesi da una parte e romani dall'altra, al riguardo soprattutto della data della Pasqua, ebbe luogo un importante concilio a Whitby (664) nel quale la chiesa celtica iroscozzese si adeguò al rito e alle tradizioni romane.

Alemanni e Bavari

Queste due tribù germaniche, pagane, si stanziarono nel sud dell'attuale Germania. Gli Alemanni subirono l'influsso dell'attività missionaria di San Colombano e di San Gallo; nell'VIII secolo sorgono centri ecclesiastici in tutta la loro regione; la Lex Alemannorum della prima metà del secolo VIII presuppone una struttura e un ordinamento ecclesiastico diffuso. I Bavari furono cristianizzati completamente verso la fine del 700, e centri ecclesiastici importanti furono Ratisbona, Salisburgo, Frisinga e Passavia.

Sassoni

Difficilissime furono la missione e la conversione dei Sassoni, che si dimostrarono ben presto gli unici concorrenti dei Franchi quale popolo germanico dominante. La lunga e sanguinosa guerra di Carlo Magno (772-804) contro di loro portò al loro definitivo assoggettamento e alla conseguente forzata cristianizzazione.

Germani del Nord

L'evangelizzazione e la conversione delle tribù germaniche del nord (attuali Danesi, Norvegesi e Svedesi) fu piuttosto tardiva. Iniziò solo verso la metà del IX secolo, con la conversione del re danese Harold I (nell'826) e si concluse nell'XI secolo con la conversione definitiva dei re svedesi.

Paesi Baltici
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociate del Nord.

La Chiesa d'Occidente in epoca carolingia (757-888)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carlo Magno, Rinascita carolingia e Saeculum obscurum.

Questo periodo della storia del cristianesimo nasce con l'affermarsi in Europa Occidentale del Sacro Romano Impero di Carlo Magno e dunque con la conseguente fine dell'influenza in Occidente di quel che rimaneva dell'Impero Romano antico; il papa di Roma prende sempre più consapevolezza del suo ruolo all'interno della comunità medievale e di conseguenza inizia quel progressivo distacco dalla chiesa cristiana d'Oriente (denominata abitualmente ortodossa) fino alla rottura nel 1054 e alle distruzioni apportate dalle crociate.

Inoltre, le invasioni arabe e il passaggio di una grande parte della cristianità d'Oriente sotto la dominazione musulmana (VII-VIII secolo) modificano profondamente il paesaggio del cristianesimo orientale. Infatti, nelle regioni che passano sotto il controllo musulmano (e dunque libere dal controllo bizantino) possono svilupparsi liberamente delle Chiese che potremmo chiamare dissidenti (per esempio la Chiesa Copta in Egitto). Accanto a queste Chiese, ne nascono, nel corso del Medioevo, altre, chiamate uniate, che, pur mantenendo il loro rito proprio, riconoscono l'autorità giurisdizionale del Vescovo di Roma, il Papa.

In Occidente, il cristianesimo scompare nel Nordafrica, mentre in Spagna i cristiani sono ridotti ad una minoranza. Insieme però, assistiamo anche alla conversione al cristianesimo delle nuove popolazioni stanziatesi nell'ex Impero Romano d'Occidente. In questo processo il papato avrà un ruolo decisivo.

A metà dell'VIII secolo, il papato e i carolingi intessono delle relazioni che si riveleranno vantaggiose per le due parti e cariche di conseguenze per la storia dell'Occidente europeo. Su richiesta di Pipino il Breve, Papa Zaccaria con una lettera appoggia Pipino e dà il suo sostegno morale per l'eliminazione della dinastia dei merovingi. Pipino si fa consacrare re ed, in cambio, su richiesta di papa Stefano II manda due spedizioni militari in Italia (nel 754 e nel 756) per sconfiggere i Longobardi che minacciano Roma. In queste circostanze si afferma per la prima volta un'autorità politica del Vescovo di Roma su un territorio, non ben precisato ancora nei suoi limiti, ma che si estende oltre l'ex capitale dell'Impero romano. Questa alleanza con la nuova dinastia dei Franchi si fa ancora più marcata con il figlio di Pipino, Carlo Magno, che sancisce definitivamente i limiti del territorio di quello che sarà lo Stato Pontificio, e soprattutto estende la liturgia romana su tutti i territori del suo nuovo impero e sugli Stati satelliti (eliminando in questo modo le peculiarità liturgiche locali).

Il Saeculum obscurum[modifica | modifica wikitesto]

Il Saeculum obscurum (X secolo) è il punto più basso toccato dal papato in tutta la sua storia; il papa perde il prestigio in tutta la cristianità e diventa un burattino nelle mani delle famiglie aristocratiche di Roma. Inoltre l'insieme del mondo religioso occidentale è sottomesso al sistema feudale, che considera i monasteri e le diocesi, i titoli di abate e vescovo come semplici titoli da trasmettere in eredità, come beni di famiglia.

Le riforme monastiche dei secoli X e XI[modifica | modifica wikitesto]

Nel pieno del Saeculum obscurum, quasi per compensazione, sorsero una serie di centri monastici che esercitarono una straordinaria autorità morale sulla cristianità.

Il principale di essi fu Cluny, che ebbe la fortuna di avere abati longevi e validi: Bernone (910-927), Maiolo (948-994), consigliere dell'Imperatore Ottone III, Odilone (944-1048), Ugo (1049-1109), padrino dell'Imperatore Enrico IV e mediatore nella lotta delle investiture; infine Pietro il Venerabile (1122-1157), contemporaneo di san Bernardo.

Altri centri di riforma e di moralità furono le abbazie di Gorze (vicino a Metz), Hirsau, San Vittore di Marsiglia, Sant'Emmeram di Ratisbona, San Massimino di Treviri.

Le Chiese orientali nell'Alto Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In questo contesto, consideriamo solo le Chiese ortodosse calcedonesi, ossia le Chiese orientali che riconoscono il Concilio di Calcedonia, mentre per le altre Chiese cristiane (copta, antiochena, monofisita, armena, ecc.) si devono consultare le singole voci.

Imperatori, patriarchi e monaci a Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

I Bizantini vedevano nel loro Impero l'immagine del regno celeste e nell'Imperatore l'immagine del sovrano celeste. Egli è il “luogotenente di Dio” ed è da lui che riceve il suo potere. L'incoronazione in Santa Sofia a Costantinopoli ad opera del Patriarca simboleggia questa sanzione divina (anche nei casi più chiari di usurpazione, il patriarca non ha mai rifiutato di incoronare un imperatore). In virtù di questo, l'imperatore è l'unico sovrano legale della città terrestre e tutti gli altri re sono suoi subordinati. Ancora nel XIV secolo, quando ormai l'Impero bizantino volgeva al termine, l'imperatore ricordava al granduca di Mosca, che misconosceva l'autorità dell'Imperatore, che “unico è l'Imperatore universale”.

La persona dell'Imperatore ha un carattere sacro: egli è uguale agli Apostoli (isapostolos). Non è prete, ma, come i preti, entra nel Santo dei Santi, dietro l'iconostasi, e comunica sotto le due specie. Spetta all'Imperatore far rispettare le leggi ecclesiastiche, che in molti casi sono ipso facto anche leggi civili. È lui che convoca i Concili ecumenici; è lui che sceglie il Patriarca, in base ad una lista che gli viene presentata (può anche scegliere un laico, come nel caso di Fozio I, che poi in pochi giorni riceve tutti gli ordini sacri). Nei primi secoli, inoltre, l'Imperatore interviene nella questione dei dogmi, interventismo che culminerà con la crisi iconoclasta.

Teoricamente, tra imperatore e patriarca dovrebbe regnare l'armonia per il bene dello Stato e della Chiesa. Ma è di fatto un fragile equilibrio. Quando, negli ultimi secoli dell'Impero, gli imperatori, per motivi strettamente politici, chiederanno l'unione con la Chiesa di Roma, si troveranno ad affrontare l'opposizione della Chiesa, in particolare dei patriarchi e dei monaci.

I veri vincitori della crisi iconoclasta sono i monaci, che formano un vero e proprio partito, che non esita a contestare l'autorità imperiale. Per il loro alto numero e la loro presenza in tutti gli abiti della popolazione, esercitano un grande influsso sul popolo e sull'opinione pubblica. Con il loro ascetismo e il rifiuto del mondo, costituiscono un ideale di vita per il popolo, che li considera i veri mediatori con Dio. Sempre più frequentemente, è tra i monaci che verranno scelti i Patriarchi di Costantinopoli.

La crisi iconoclasta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Iconoclastia.

Nel corso del VII secolo si sviluppa l'iconoclastia, ossia una reazione e un rifiuto del culto delle immagini (icone in greco). È un culto che si manifesta in diversi modi: dall'accensione di una lampada alla prosternazione davanti alle immagini, fino ad arrivare a considerarle sacre in sé stesse.

Le prime misure iconoclaste sono prese nel 725 dall'imperatore Leone III, quando sostituisce il patriarca di Costantinopoli Germano con Anastasio, fedele all'iconoclastia. Ma con il nuovo Imperatore, Costantino V, la dottrina iconoclasta diventa dottrina ufficiale dell'impero, ed inizia la persecuzione. I maggiori oppositori (gli iconoduli, favorevoli al culto delle immagini) sono i monaci, che a Costantinopoli sollevano il popolo. Con l'imperatrice Irene si ha una reazione opposta: essa convoca un concilio che, nel 786-787, ristabilisce il culto delle immagini. La lotta riprende nell'815 quando il nuovo Imperatore Leone V ritorna all'iconoclastia, ma deve subire una dura reazione, condotta soprattutto da Teodoro lo Studita. Solo con la morte dell'imperatore Teofilo, nell'845, viene definitivamente ristabilito il culto delle immagini.

Una seconda crisi fra Occidente e Oriente scoppia nel IX secolo, in occasione della deposizione del patriarca Ignazio e della nomina come suo successore di Fozio, inizialmente non riconosciuto da Roma. In occasione di questa diatriba, viene evocata per la prima volta la questione del Filioque.

La conversione degli Slavi e della Rus' di Kiev[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa ortodossa bulgara#La cristianizzazione della Bulgaria, Cristianizzazione del Khaganato di Rus' e conversione al cristianesimo della Rus' di Kiev.
Cirillo e Metodio

Nel corso del VI secolo la penisola balcanica è invasa da tribù slave pagane. La conversione al cristianesimo di queste tribù si effettua in diverse tappe ed è accompagnata da frizioni con la Chiesa occidentale.

Nell'862 Rastislav, principe della Grande Moravia, chiede ai Bizantini di inviargli alcuni preti per formare una chiesa locale. Il patriarca Fozio gli invia due fratelli: Cirillo e Metodio, originari di Tessalonica, che conoscevano il mondo slavo perché di ascendenza slava per via di madre. Cirillo mette a punto il primo alfabeto slavo, il glagolitico. La loro missione è un successo. Agli inizi essa è sostenuta dal papa di Roma; ma ben presto si inimicano i partigiani dell'uso delle tre lingue (che ammettevano solo l'uso del greco, del latino e dell'ebraico come lingue liturgiche), e soprattutto alcuni vescovi franchi, che temevano che la regione passasse dall'influenza politica germanica a quella bizantina. Dopo la morte dei due fratelli, i loro successori furono cacciati dalla Grande Moravia.

I Bulgari, popolo di origine uralo-altaiche dal Basso Volga dove esisteva una Grande Bulgaria (Onoghuria) dal 630, nemici di lunga data dei Bizantini, si convertono al cristianesimo nello stesso periodo. Nell'866, il khan bulgaro Boris (852-889) è battezzato, e con lui tutto il suo popolo. Agli inizi la Bulgaria esita tra Roma e Costantinopoli; alla fine, accetta usi, costumi e tradizioni liturgiche di Bisanzio. La stessa sorta tocca ad altre tribù slave, stanziatesi nell'attuale Serbia. Così avviene che proprio nei Balcani inizia a crearsi una nuova frontiera, che divide mondo cristiano ortodosso orientale, e mondo cristiano cattolico occidentale.

Nel corso del X secolo il re di Polonia Mieszko I, quello di Ungheria Vajk, che col battesimo prende il nome di Stefano nel 1001 e sarà fatto santo Stefano e Borivoj I di Boemia, sposo di santa Ludmilla e nonno di san Venceslao, si convertono al cristianesimo, portando con loro nella conversione tutti i rispettivi popoli. Questi nuovi popoli oscilleranno fra l'influenza occidentale (dell'Impero Franco e del Papato di Roma) e Costantinopoli. Così le due sfere di influenza, del Sacro Romano Impero Germanico e dell'Impero Bizantino, determinano, da nord a sud dell'Europa, una frontiera religiosa e culturale oggi ormai scomparsa.

Un altro avvenimento capitale è la conversione al cristianesimo della Rus' di Kiev. La principessa Ol'ga, moglie di Igor, principe di Kiev, si era già convertita intorno alla metà del X secolo, ma il suo battesimo fu confermato a Costantinopoli intorno al 945. Nel 989 suo nipote, il principe Vladimiro I di Kiev, preoccupato di rendere più solido il suo potere, negoziò con i Bizantini il suo battesimo, quello dei suoi popoli e un matrimonio diplomatico con la sorella dell'imperatore Basilio II, Anna. Così la Russia passò sotto l'influenza bizantina fino al crollo di Bisanzio nel XV secolo diventando sua erede con Ivan il Terribile, la cosiddetta Mosca Terza Roma[non chiaro].

Apogeo della società cristiana occidentale (1054-1274)[modifica | modifica wikitesto]

Lo Scisma d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scisma d'Oriente.

La più grave crisi fra Oriente e Occidente, tuttora esistente, fu il Grande Scisma del 1054, quando il legato papale Umberto di Silvacandida e il patriarca Michele Cerulario si scomunicarono a vicenda.

Ciò che segnò profondamente le coscienze e, se possiamo dire, sancì definitivamente la divisione tra Occidente ed Oriente cristiano, furono le Crociate, che portarono ad uno scontro aperto tra latini e greci e al sacco di Costantinopoli del 1204. Malgrado alcuni tentativi di riconciliazione al secondo Concilio di Lione (1276) e al Concilio di Firenze (1439), falliti in quanto semplici mosse politiche non riconosciute dalla gerarchia ortodossa, le due chiese si estraniarono sempre più l'una dall'altra. Bisognerà aspettare il 1964, quando papa Paolo VI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora si scambieranno reciproci saluti e, dopo nove secoli, aboliranno le rispettive scomuniche.

La riforma gregoriana e la lotta per le investiture[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma gregoriana e Lotta per le investiture.
Gregorio VII

Dopo il saeculum obscurum si sente oramai la necessità di una riforma completa della Chiesa. Come all'epoca di Costantino, sono gli imperatori germanici a prendere in mano l'iniziativa, per dare avvio a quella che, nella storia, verrà chiamata Riforma gregoriana dal nome del papa più autorevole e deciso nella riforma, Gregorio VII (XI secolo).

Niccolò II nel 1059 emanò uno statuto che fu alla base della Riforma gregoriana, il Decretum in electione papae: l'elezione pontificia da allora si sarebbe svolta durante un sinodo dei cardinali, titolari di chiese di Roma e dintorni (sedi suburbicarie). Ildebrando di Soana, salito al soglio come Gregorio VII (1073), nel 1075 ribadì il divieto per i laici di investire gli ecclesiastici e nello stesso anno formulò il Dictatus papae, ove afferma il principio del primato del papa di Roma e del potere spirituale sull'Imperatore e il potere temporale. Spetta al papa, e non all'imperatore, nominare o deporre vescovi. In questo modo il papa entra in conflitto con l'imperatore Enrico IV in quella che è chiamata la Lotta per le investiture. La disputa, che vedrà scomuniche e deposizioni, penitenze (umiliazione di Canossa) e ritrattazioni, si concluderà con i successori dei due contendenti, papa Callisto II e l'imperatore Enrico V, che ne 1122 a Worms raggiungono un compromesso: al papa spetterà l'investitura spirituale, mentre l'Imperatore si riserva l'investitura temporale dei vescovi e degli abati.

Il conflitto riprende a metà del XII secolo, e vede l'opposizione del papa Alessandro III con l'imperatore Federico Barbarossa, che, sconfitto dai Comuni in Lombardia dovrà rinunciare alle sue pretese.

Le nuove fondazioni eremitiche e monastiche dei secoli XI e XII[modifica | modifica wikitesto]

San Bernardo di Chiaravalle in una miniatura medievale

Quasi contemporaneamente alla Riforma gregoriana, anche il paesaggio religioso e monastico fu percorso da diversi movimenti.

  1. Il movimento eremitico toscano. San Romualdo (950 - 1027), nobile di Ravenna, fondò la comunità eremitica di Camaldoli, vicino ad Arezzo e un gran numero di eremitaggi in altre parti d'Italia. La sua idea madre era di unire il cenobitismo con l'eremitismo. La vita monastica comunitaria di « fondovalle » doveva costituire il presupposto spirituale, pedagogico ed economico per gli eremiti abitanti sulle « alture ». Dal monastero di Camaldoli uscirono santi riformatori come Pier Damiani e Giovanni Gualberto (990-1073), che fondò una comunità eremitica a Vallombrosa, vicino a Firenze.
  2. Certosini. San Brunone di Colonia (10321101), già canonico nella sua città e maestro della scuola del capitolo di Reims, visse per un certo periodo vicino a Roberto di Molesme, futuro fondatore di Citeaux. Nel 1084 fondò la Grande Certosa. I monaci vivevano in piccole casette, dove pregavano, studiavano e svolgevano il loro lavoro domestico (per lo più il giardinaggio). In comune questi monaci avevano le grandi celebrazioni liturgiche e i pasti. Vigeva come grande regola quella del silenzio, l'obbligo di una rigorosa mortificazione e una severa contemplazione.
  3. Cistercensi. Nel 1098 Roberto di Molesme, assieme ad altri due santi, Alberico e Stefano, fondò il monastero di Citeaux presso Digione. Con l'intento di uscire dal quadro del monachesimo tradizionale e dalle usuali forme economiche e di governo, essi assunsero l'osservanza stretta della lettera della regola ed un forte rigorismo ascetico, vivevano strettamente del lavoro delle proprie mani (nel senso che non accettavano offerte di alcun genere, né chiedevano tasse), fecero proprie semplicità e purezza nell'architettura, nella vita e nella liturgia. Così i Cistercensi furono in sostanza monasteri di contadini, per il cui lavoro istituirono i fratelli laici (chiamati conversi) reclutando tra la popolazione contadina. Tra i più grandi e riconosciuti Cistercensi troviamo soprattutto Bernardo di Chiaravalle, che estese l'organizzazione di Citeaux a tutta la cristianità. Alla sua morte nel 1153 l'ordine contava 350 abbazie. Nel 1300 erano più di 700.
  4. Premonstratensi. San Norberto di Xanten (1080-1134) fondò l'Ordine dei Premonstratensi e successivamente divenne arcivescovo di Magdeburgo. Caratteristica di questo ordine era la predicazione itinerante. E come i Cistercensi prendevano come modello gli Apostoli, così i Premonstratensi avevano come loro modello l'apostolo Paolo. Nel loro peregrinare apostolico trovavano simpatia e accoglienza e ben presto alcune donne si unirono a loro. In questo modo i loro monasteri erano doppi, maschili e femminili (come per es. a Fontevrault). Il pericolo che la missione itinerante potesse portare all'eresia, spinse il Vescovo di Laon ad offrire a Norberto il monastero di Prémontré, che, oltre a dare il nome al nuovo ordine, divenne il centro del nuovo movimento monastico.
  5. Canonici Agostiniani. Già dai tempi di Carlo Magno erano chiamati canonici regolari quei sacerdoti di vita apostolica (dunque non monaci) che avevano la vita, l'abitazione e la mensa in comune, avevano una forma comune di abbigliamento, pregavano assieme e seguivano una regola, quella di Sant'Agostino. In genere i canonici erano preti secolari, dunque non monaci, che officiavano insieme nelle cattedrali, formando il cosiddetto capitolo delle cattedrali. Sulla spinta delle riforme del XI e XII secolo, molti capitoli delle cattedrali furono riformati, nel senso che vennero regolati sulla regola di Sant'Agostino. Altri vennero fondati con il medesimo presupposto. I principali centri riformati di canonici regolari furono soprattutto in Germania, a Salisburgo, a Passavia, a Frisinga. Un importante centro culturale fondato dai canonici regolari fu la Scuola di San Vittore a Parigi.

Le crociate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociate.
I quattro comandanti della prima crociata, tra cui Goffredo di Buglione

Nel 1071 l'esercito bizantino fu sconfitto dai turchi selgiuchidi, nella battaglia di Manzicerta. Dopo questa battaglia, in breve tempo, l'impero bizantino perse tutta l'Asia Minore. Fu in questo clima, segnato dall'affermarsi delle etnie berbere e turche a danno degli arabi, che Papa Urbano II indisse un pellegrinaggio armato al concilio di Clermont (1095), dando inizio alle crociate. All'appello risposero sia la nobiltà europea, sia un'ampia fetta di gente comune animata dall'entusiasmo inculcato da alcuni predicatori come Pietro l'Eremita. Partiti verso Costantinopoli senza una strategia precisa, le truppe guidate da principi francesi, normanni e fiamminghi conquistarono in poco tempo tutta la costa del Mar di Levante, e nel 1099 presero Gerusalemme.

I crociati crearono un Regno affidato a Goffredo da Buglione, ma solo suo fratello Baldovino prese il titolo di re. Le conquiste vennero spartite tra i partecipanti all'impresa creando gli Stati crociati e alcuni feudi minori, tutti sottoposti, almeno formalmente, al re di Gerusalemme. Questa fu soltanto la prima di ben nove crociate, non tutte finalizzate alla conquista o alla difesa della Terra Santa.

Col tempo la crociata, infatti, rivolta ora contro i musulmani di Spagna, i pagani dell'Europa nord-orientale (Crociate del Nord), gli eretici della Linguadoca e gli avversari politici del Papato in Italia, divenne una semplice guerra investita di sacralità, per la quale il papato si serve appunto di un concetto che risulta efficace al fine di mobilitare grandi masse di fedeli, ma che porta anche alla degenerazione dello stesso concetto. Nel tempo i crociati poterono beneficiare di una commutatio del loro voto fatto quando presero la croce, ossia anziché partire per la Terra Santa, essi poterono partecipare alle spedizioni militari che furono investite dei privilegi previsti per le Crociate nel Levante.

Il risveglio religioso del XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimenti ereticali medievali, Riforma spirituale medioevale e Inquisizione medievale.

Le riforme monastiche dei secoli X-XI avevano già manifestato l'esigenza di ritornare alla povertà della Chiesa primitiva. La vita apostolica era strettamente connessa all'ideale di una vita povera di predicatore itinerante, conforme all'esempio offerto da Cristo e dai suoi apostoli. Questo desiderio, per l'influenza esercitata dal movimento crociato, favorì lo sviluppo di un vasto movimento popolare che ben presto si estese a tutto l'Occidente. L'immagine del Salvatore povero s'impresse nell'animo non solo di coloro che erano ritornati dalla Terra Santa, ma anche in chi era restato nel proprio paese e incitò gli uni e gli altri alla imitazione di Cristo. Si volle conoscere meglio il Vangelo. Monaci e chierici si dedicarono alla lettura della Sacra Scrittura; ma anche semplici laici, che desideravano ardentemente imparare a conoscere dalla Bibbia la vita di Cristo e degli apostoli, si riunirono in piccoli gruppi per ricevere insegnamenti e spiegazioni del testo sacro. Il popolo cristiano era addirittura affamato della Parola di Dio e spesso non esitava ad affrontare lunghi viaggi per ascoltare grandi predicatori come Bernardo di Chiaravalle.

In verità, era evidente il contrasto esistente fra la vita povera di Gesù Cristo e la Chiesa istituzionale del tempo[senza fonte]. La Chiesa feudale del Medioevo era ricca non solo in Germania – ove i vescovi erano principi – ma anche in Francia, in Inghilterra e in Italia. Ovunque i vescovati erano in mano di nobili o di potenti. Il clero determinava la vita spirituale ed era intimamente legato ai signori feudali.

E mentre nella società andava sorgendo una classe borghese, nella Chiesa cominciò a destarsi la coscienza del laicato, il quale volle formarsi un'opinione personale sui problemi religiosi e perciò ricorse alla Bibbia. La Chiesa non in tutti i casi ha saputo far proprie queste tendenze religiose e alcune di queste si sono rivolte contro di essa.

La centralizzazione romana (1198-1274)[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo III

Il complesso rapporto tra Chiesa e Impero trova il suo culmine con il XIII secolo, sotto il pontificato di Innocenzo III. Costui concepisce la funzione del papato in un modo elevato. Sul piano spirituale, la sua autorità è senza paragoni (si parla di Plenitudo potestatis, pienezza del potere) e si esercita su tutta la cristianità occidentale attraverso i legati pontifici. Sul piano temporale, egli distingue tra l'auctoritas, che è propria del papa, e la potestas che i sovrani ricevono dal papa. Infatti, per diritto divino, il papa ha ricevuto direttamente da Dio i due poteri (raffigurati come due spade), ed è solo per sua benevolenza che concede il potere temporale all'imperatore, che lo governa in nome del papa.

Le lotte tra papato e impero proseguono con alterne vicende. Il papa trova modo di ingerirsi nelle vicende interne dell'impero e degli stati nascenti (soprattutto Francia). La sconfitta definitiva degli Hohenstaufen tedeschi e il riconoscimento del primato del papa da parte dell'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo (al Concilio di Lione II nel 1274) sembrano decretare la vittoria definitiva del papato, ma sono successi di breve durata. L'unione con i bizantini è rigettata alla morte di Michele VIII Paleologo, e le continue ingerenze papali negli affari di stato irritano non poco i sovrani, ed in particolare il re di Francia Filippo il Bello, che inizia una nuova e lunga querelle con il papato di Roma, ed in particolare con Bonifacio VIII.

Gli Ordini mendicanti[modifica | modifica wikitesto]

S. Francesco d'Assisi (affresco del Sacro Speco di Subiaco)

I quattro grandi Ordini mendicanti del Medioevo furono i Domenicani, i Francescani, i Carmelitani e gli Eremitani agostiniani. Alcuni storici (H. Grundmann) vedono negli Ordini mendicanti il corrispettivo ecclesiale delle tendenze eterodosse del Movimento pauperistico dei secoli XII e XIII.

  1. I Domenicani fondati da san Domenico di Guzmán (1170-1221).
  2. I Francescani fondati da san Francesco d'Assisi (1181-1226).
  3. I Carmelitani furono fondati da una colonia di eremiti, cui, nel 1207, il patriarca di Gerusalemme diede una regola, poi confermata dal Papa. Quando gli Stati crociati tramontarono, i Carmelitani si ritirarono in Europa e si trasformarono in un ordine mendicante, con l'opera di San Simone Stock (1165-1265). Con i riformatori spagnoli del XVI secolo, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, l'ordine assunse un singolare dosaggio di vita contemplativa e di spirito apostolico.
  4. Gli Eremitani agostiniani. Questo ordine deriva dall'azione del cardinale Riccardo Annibaldi e di papa Alessandro IV (1254-1261), che con la bolla Licet Ecclesiae catholicae del 1256 unirono d'autorità gruppi già esistenti di eremiti in un ordine costituito sul tipo di quello dei mendicanti e nell'ambito della tradizione agostiniana.

La crisi del Papato (1274-1449)[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine del Duecento e l'inizio del Trecento il Papato, che meno di un secolo prima, con Innocenzo III aveva raggiunto il suo apogeo, entra in crisi, per una forte decadenza del prestigio e dell'autorità papale causata dalle vicende dei secoli XIII e XIV. Alcuni storici vedono in queste vicende storiche i prodromi della rivolta luterana. In particolare furono quattro i motivi della crisi del Papato in questi due secoli:

  1. la lotta tra Bonifacio VIII e il re francese Filippo il Bello (1296-1303);
  2. l'esilio del papato ad Avignone (1309-1377);
  3. lo Scisma d'Occidente (1378-1417);
  4. la decadenza del Papato in età rinascimentale.

La lotta tra Bonifacio VIII e il re francese Filippo il Bello[modifica | modifica wikitesto]

Con questa lotta « non solo si esaurisce l'autorità politica effettiva del papato… ma si avvia rapidamente alla fine la concezione dell'età di mezzo, che subordinava la politica alla morale, e, nella stretta collaborazione fra i due poteri, religioso e civile, tendeva alla costruzione di una civiltà basata sulla fede cristiana ».[1] Il conflitto nacque per l'opposta mentalità dei due protagonisti: il papa pretendeva, come i suoi predecessori medievali, di esercitare un'alta autorità sovrana su tutti i regni cattolici; il re francese invece faceva suo il principio, che andava sempre più affermandosi, secondo il quale nel suo regno il re è sciolto da ogni autorità, tanto dell'Imperatore che del Pontefice: Rex in suo regno est imperator et papa. Il motivo scatenante della lotta fu l'imposizione al clero francese di tributi per sostenere la guerra contro l'Inghilterra. Seguirono mosse e contromosse dei due protagonisti:

  • il Papa con la bolla Clericis Laicos (1296) vietò di imporre tasse sui beni ecclesiastici senza l'autorizzazione della Santa Sede; il re proibì l'esportazione di denaro all'estero (minando così una delle entrate principali del Papa, le elemosine);
  • Bonifacio VIII rispose con la bolla Ausculta Fili 1301, con la quale deplorò i soprusi commessi da Filippo il Bello, in particolare l'arresto di un vescovo francese, e convocò un concilio a Roma; il re impedì la diffusione della bolla nel regno e nella riunione degli stati generali del regno nell'aprile del 1302 rinnovò le antiche accuse contro il pontefice;
  • il Papa allora, nel novembre del 1302 emanò la famosa bolla Unam Sanctam nella quale espose il suo pensiero: la Chiesa è unita sotto un unico capo, il pontefice; per salvarsi è necessario appartenere alla Chiesa; il potere civile è subordinato a quello spirituale (teoria delle due spade); in risposta, il re francese, nel giugno 1303 fece accusare il Papa di simonia ed eresia e lo citò in giudizio davanti ad un concilio per difendersi;
  • Bonifacio VIII dapprima confutò le accuse e poi si preparò ad emanare una bolla (la Super Petri solio) con la quale scomunicava e deponeva Filippo il Bello; ma il giorno prima della pubblicazione della bolla, il 7 settembre 1303, due sgherri del re, Guillaume de Nogaret e Sciarra Colonna, scesero ad Anagni, dove il Papa risiedeva, e lo fecero prigioniero (cfr. lo Schiaffo di Anagni). Una sollevazione popolare riuscì nell'intento di liberare il Papa, il quale però, scosso nel morale e nel fisico, morì un mese più tardi, l'11 ottobre 1303.

L'esilio del papato ad Avignone[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del Palazzo dei Papi ad Avignone

Alla morte di Bonifacio VIII, e dopo il breve papato di Benedetto XI, nel 1305, dopo 11 mesi di conclave, i Cardinali elessero Papa l'arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Got, che prese il nome di Clemente V e decise di non scendere a Roma, ritenuta insicura, ma di recarsi ad Avignone. Qui i Papi rimasero fino al 1377, quando, mosso dalle preghiere di Santa Caterina da Siena, Gregorio XI decise di ritornare definitivamente a Roma. Il Papato avignonese si caratterizza per tre aspetti:

  • I papi, anche se giuridicamente liberi e indipendenti, di fatto subiscono in pieno l'influsso della monarchia francese. I sette pontefici avignonesi sono tutti francesi e la maggioranza dei cardinali è francese. Soprattutto Germania e Inghilterra protestavano contro la perdita del carattere di universalità del papato.
  • La lotta dura, aspra e inutile che Giovanni XXII iniziò contro l'imperatore tedesco Ludovico il Bavaro, fino alla morte di questi nel 1347. In questa lotta, la cosa saliente fu la dichiarazione emanata nella dieta di Francoforte del 1338, con la quale il Papa perdeva anche l'ultima autorità politica che gli era rimasta: la conferma pontificia dell'elezione dell'imperatore, che d'ora in avanti sarà riservata ai sette grandi principi elettori tedeschi.
  • Infine, la cosa forse più grave che accrebbe l'avversione alla curia e al papato: durante il periodo avignonese aumentò a dismisura il fiscalismo curiale papale, e si accentuò la tendenza del papato a riservare a sé la nomina di molti uffici delle diocesi, fino allora conferiti dal vescovo locale o dai canonici. Tutto questo, oltre ad alienare molti animi dalla curia e dal papato, provocò numerosi opuscoli critici, che terminavano tutti con l'affermazione della necessità di una riforma della Chiesa.

Lo Scisma d'Occidente e la crisi conciliare (1378-1449)[modifica | modifica wikitesto]

Carta dello Scisma d'Occidente.

██ Obbedienza romana

██ Obbedienza avignonese

██ Stati che hanno cambiato obbedienza durante lo Scisma

Il motivo scatenante lo scisma, fu la messa in dubbio della validità dell'elezione di Urbano VI (successo a Gregorio XI) avvenuta, sotto la pressione del popolo romano, la mattina dell'8 aprile 1378. Lo scisma divise la cristianità occidentale in due obbedienze, quella di Roma e quella di Avignone (città che divenne sede dei Papi che non riconoscevano la validità dell'elezione di Urbano VI), cui si aggiunse, nel 1409, l'obbedienza pisana (Concilio di Pisa), che, nel tentativo di risolvere la grave crisi del papato, finì per aggravarla ulteriormente. Di fatto c'erano tre papi, ognuno con un suo seguito; cosa che, come conseguenza, divise il mondo civile e politico, gli Ordini e le Congregazioni religiose, gli stessi Santi parteggiavano chi per un papa, chi per un altro (vedi Santa Caterina da Siena e San Vincenzo Ferrer). Di fronte all'impossibilità di riconciliare le parti, si fece strada nei teologi la teoria conciliare, già affermata, in vario modo, nel Medioevo: se un papa cade nell'eresia o nello scisma, può essere deposto da un concilio, convocato dai Vescovi o da chi abbia sufficiente autorità. Questa teoria, che aveva motivato il fallimentare Concilio di Pisa, portò alla convocazione, da parte dell'imperatore Sigismondo del Concilio di Costanza (1414-1418), durante il quale i tre papi (di Roma, Avignone e Pisa) furono obbligati a dimettersi, e venne eletto il nuovo ed unico Papa, Martino V (1417-1431). Se l'unità della Chiesa è ristabilita, tuttavia il bisogno di riforma continua a farsi sentire. Alcuni teologi vedono la soluzione nella tenuta regolare di concili, soluzione adottata dal Concilio di Costanza nei decreti Haec sancta e Frequens: abbiamo così nel 1423 il Concilio di Pavia, che registrò una scarsa partecipazione, fu trasferito a Siena e infine sciolto; nel 1431 il Concilio di Basilea, che fallì nei suoi intenti e provocò un nuovo scisma (subito rientrato); nel 1437 il Concilio di Ferrara trasferito poi a Firenze.

Il Papato rinascimentale (1449-1517)[modifica | modifica wikitesto]

Pio II

L'età del Rinascimento, almeno dopo la morte di Paolo II nel 1471, costituisce uno dei periodi più oscuri del papato: allo splendore culturale e civile si contrappone la mancanza di un autentico spirito religioso al vertice della gerarchia ecclesiastica. Se da un lato il Papato e la chiesa in genere accolse favorevolmente lo sviluppo culturale umanista (uno tra i più grandi umanisti fu proprio un Papa, Enea Silvio Piccolomini, Papa Pio II), da un altro non mancarono gli aspetti negativi. Molti umanisti furono accolti alla corte papale e si sviluppò un ampio mecenatismo, che ben presto trasformò Roma in una città pienamente rinascimentale, trasformata dalle nuove e costose opere. La curia romana viveva in un lusso fastoso: ogni cardinale aveva la sua corte, con palazzi e ville entro e fuori le mura. Il nuovo tenore di vita esigeva forti spese, alle quali si faceva fronte con tutti mezzi, leciti e illeciti (si diffonde a Roma in questo periodo la cosiddetta pasquinata: Il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che viva e paghi). A questo bisogna aggiungere la vita privata dei Papi, che oltre al nepotismo diffuso (per favorire non solo i nipoti, ma spesso i propri figli illegittimi), era macchiata da gravi immoralità, il cui apice negativo fu Alessandro VI (1492-1503).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giacomo Martina, La Chiesa nell'età della Riforma, p. 44.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sulla storia del cristianesimo.
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  • G. Chittolini, G. Miccoli, La Chiesa e il potere politico dal Medioevo all'età contemporanea, Einaudi, Torino 1986.
  • G. Duby, L'anno Mille, Einaudi, Torino 1976.
  • G. Fedalto, Le Chiese d'Oriente. Da Giustiniano alla caduta di Costantinopoli, Jaca Book, Milano 1984.
  • K. Fink, Chiesa e papato nel Medioevo, Il Mulino, Bologna 1987.
  • G. Fornasari, Medioevo riformato del secolo XI. Pier Damiani e Gregorio VII, Napoli 1996
  • M. Gallina, G.G. Merlo, G. Tabacco, Storia del Cristianesimo. Il Medioevo, a cura di G. Filoramo e D. Menozzi, Editori Laterza, Roma-Bari 2002
  • H. Grundmann, Movimenti religiosi nel Medioevo, Il Mulino, Bologna 1974.
  • J. Le Goff, La nascita del purgatorio, Torino, Einaudi, 1982.
  • J. Leclercq, Cultura umanistica e desiderio di Dio: studio sulla letteratura monastica del Medioevo, R.C.S. Libri, 2002
  • G. G. Merlo, Eretici ed eresie medievali, Il Mulino, Bologna 1989.
  • M. Maccarone, Vicarius Christi. Storia del titolo papale, Roma 1952
  • G. Miccoli, Chiesa gregoriana. Ricerche sulla riforma del sec. XI, Firenze 1966
  • R. Morghen, Medioevo cristiano, Laterza, Bari 1968.
  • G. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Einaudi, Torino 1968.
  • A. Paravicini Bagliani, Il Trono di Pietro. L'universalità del papato da Alessandro III a Bonifacio VIII, Carocci, Roma 2001.
  • A. Paravicini Bagliani, Le Chiavi e la Tiara. Immagini e simboli del papato medievale, Viella, Roma 2005
  • A. Paravicini Bagliani, Norme e elezione del papa. Norme, riti e conflitti. Il Medioevo, Viella, Roma 2013
  • G. Penco, Storia del monachesimo in Italia dalle origini alla fine del medio evo, Roma
  • G. Penco, Storia della Chiesa in Italia, Jaca Book, 1978
  • B. Schimmelpfenning, Il papato. Antichità, Medioevo, Rinascimento. Viella, Roma, 2006
  • G. Tabacco, La relazione fra i concetti di potere temporale e di potere spirituale nella tradizione cristiana fino al secolo XIV,, Torino, 1950
  • W. Ullmann, Il papato nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1975.
  • A. Vauchez, La spiritualità dell'Occidente medievale (secoli VIII-XII), Vita e pensiero, Milano 1978.
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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]