Svolta costantiniana

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Svolta di Costantino è il termine usato da alcuni teologi, anabattisti e post-cristiani[senza fonte], per indicare la graduale adesione al Cristianesimo da parte dei romani, sancita ufficialmente nel 313 con l'Editto di Milano dopo che Costantino I aveva vinto la battaglia di Ponte Milvio, combattendo sotto le insegne del Labarum.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 313 l'Editto di Milano legittimò la cristianità a fianco delle altre religioni praticate nell'Impero Romano. Nel 325, il primo concilio di Nicea segnalò il consolidamento della cristianità sotto un'ortodossia avallata da Costantino. Comunque, nonostante il favore di Costantino nei confronti della cristianità, questa non divenne l'unica religione ufficiale dell'impero fino al 380, con l'editto di Tessalonica dell'imperatore Teodosio I.

I critici della fusione tra Chiesa e Stato evidenziano questo cambiamento dell'inizio dell'era di Costantino, quando la cristianità e il volere di Dio vennero gradualmente ad essere identificati con il volere dell'elite al potere. Questo fenomeno è noto come Cesaropapismo. Nella sua forma estrema, la cristianità divenne poco più che una giustificazione religiosa per l'esercizio del potere e uno strumento per il mantenimento e l'espansione dell'impero.

Agostino di Ippona fu un apologo della svolta costantiniana e molti dei suoi scritti tentano di giustificare l'associazione della cristianità all'impero. Inoltre, diversi vescovi e patriarchi, durante il IV secolo, vennero mandati in esilio dall'imperatore quando persero il suo favore. Tra questi: Atanasio di Alessandria e Giovanni Crisostomo. In quanto Vescovo di Costantinopoli, Crisostomo fu noto per le sue critiche degli eccessi della corte reale, e alla fine morì mentre viaggiava verso il suo luogo di esilio.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]