Cesaropapismo

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Con il termine cesaropapismo si intende l'idea di unire il potere temporale e il potere spirituale di una Chiesa cristiana nella stessa persona. Più comunemente, ci si riferisce all'idea di subordinare il potere spirituale a quello temporale.

Il cesaropapismo è realizzato quando il potere politico controlla il potere religioso.

Nella sua forma più estrema, il cesaropapismo è una teoria politica nella quale il capo di Stato - nella fattispecie l'imperatore o il re (Cesare) - è anche di diritto il papa, ossia il capo supremo della Chiesa. In questa forma, è l'esatto opposto della teocrazia, nella quale sono le istituzioni di una Chiesa ad avere il controllo politico di uno Stato.

Nascita del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

La forma classica di cesaropapismo si realizzò nell'Impero Romano d'Oriente, in cui il prestigio e la forza delle istituzioni ecclesiastiche derivavano dall'essere sottoposte all'autorità del centro nevralgico del potere politico: Costantinopoli, anche se in realtà il cesaropapismo nacque sotto Costantino, che fu il primo imperatore Romano d'Occidente ad interessarsi della religione e ad usarla come mezzo di coesione tra i cittadini.

Successivamente, dopo la caduta dell'impero Romano d'Occidente, nell'impero Romano d'Oriente, sotto l'imperatore Giustiniano il cesaropapismo diventò una vera e propria forma di governo, che fu utilizzata da molti imperatori bizantini.

Il cesaropapismo consisteva nell'accentrare nelle mani dell'imperatore il potere spirituale e temporale, dandogli così pieni poteri sulla religione. Ciò ebbe risvolti positivi e negativi, poiché da una parte l'imperatore poteva proteggere la Chiesa dalle eresie, ma dall'altra metteva la Chiesa in un atteggiamento di sudditanza nei suoi confronti e questo ne limitava l'indipendenza.

Forme di cesaropapismo si sono poi sviluppate anche in Occidente durante uno dei periodi più difficili della storia ecclesiastica di Roma e precisamente nell'VIII, IX e X secolo quando, in piena feudalizzazione, la Chiesa divenne completamente sottomessa ai sovrani germanici, i quali controllavano l'elezione del Pontefice fin quasi a designarne il candidato. Singolare esempio di cesaropapismo in Italia e' stato il dogado veneto: il Doge (Dux Venetiarum) fin dalle origini assume il controllo civile e religioso sulle terre controllate ed ingaggia varie guerre con il patriarcato di Aquileia controllato dal vescovo di Roma. Con l'arrivo delle spoglie di San Marco da Alessandria viene istituita la cappella ducale di San Marco a cui capo sta il doge. Per tutta la durata della Serenissima il doge esercita prerogative vescovili, presiede alla messa come celebrante, nomina i vescovi della sua diocesi nullius e non teme scomuniche o minacce dal vescovo di Roma. In occasione della pace tra il vescovo romano e l'imperatore germanico a Venezia, il doge Ziani esercita come un Imperator romano il ruolo di giudice super partes che ricompone i dissidi e favorisce la pace. Da allora avrà diritto a tutti i segni di sacralità che il papa romano esibiva: ombrello, spada, ceri, vessilli, sedia. Unico sovrano realmente a capo del potere civile e religioso dei suoi territori, anticipa il ruolo di capo della chiesa dei re inglesi. Egli è' a capo della chiesa di San Marco ed erede della sede vescovile di Alessandria d'Egitto, Costantinopoli e Antiochia.

Ancora nel XVI secolo, Enrico VIII d'Inghilterra, dichiarandosi unico capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, conferiva una forma cesaropapista allo Stato che, almeno nella teoria, è ancora vigente nel Regno Unito.

Il cesaropapismo nel Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Nel Regno Unito si può asserire che permanga una forma di cesaropapismo, seppure in chiave moderna, in quanto la Regina è formalmente il capo (Supreme Governor) della Chiesa anglicana, oltre naturalmente ad essere capo di Stato, anche se nei fatti la chiesa anglicana è guidata in tutte le questioni spirituali dall'arcivescovo di Canterbury. Anche nel momento della sua applicazione reale, comunque, non si trattava di cesaropapismo puro, in quanto alle autorità ecclesiastiche anglicane era riservato di diritto un certo numero di seggi Camera dei lord, che in parte conservano ancor oggi.

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