Saeculum obscurum

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L’espressione saeculum obscurum fu coniata da Cesare Baronio negli Annales Ecclesiastici per caratterizzare come cupo e disastroso il periodo della storia del Papato che va dall'880 (vale a dire dalla fine dell'impero carolingio, nel 888 ci fu deposizione di Carlo il Grosso) al 1046 (cioè l'inizio della riforma gregoriana).

Non tutti i 48 papi di quest'epoca si caratterizzarono come figure negative: infatti alcuni furono, individualmente, uomini degnissimi, come Benedetto IV (900-903), Benedetto V e Benedetto VIII ed un certo numero di pontefici dell'epoca ottanica, dopo il 962. Ma, nel complesso, l'immagine offerta dall'episcopato romano di questo periodo non fu affatto adeguata all'importanza universale del papato. Esso era ormai decaduto arrivando a sembrare un vescovato territoriale e divenne perciò oggetto di lotte scatenate dagli interessi politici della nobiltà dissoluta e avida di potere.

Sorge in questo contesto la leggenda della papessa Giovanna. È verità storica invece il terribile giudizio che fu emesso all'inizio di quest'epoca sul cadavere del defunto papa Formoso (891-896) con il concorso del suo successore Stefano VI (896-897), noto come sinodo del cadavere.

Debolezza nei confronti dell'aristocrazia romana (903-932)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pornocrazia.

Con Sergio III (904-911) venne al potere a Roma il partito dei Tuscolani, guidato da Teofilatto, il quale per alcuni decenni insieme con sua moglie Teodora e con le figlie Marozia e Teodora fu praticamente il padrone del papato. Questi imposero non soltanto loro "cortigiani" sul trono di Pietro, ma addirittura il (presunto) figlio di Marozia e di Sergio III, Papa Giovanni XI. In seguito però ai tumulti provocati dal figlio di Marozia, Alberico II, contro la tirannide della madre e il suo nuovo marito Ugo di Provenza.

Alberigo II e Giovanni XII (932-965)[modifica | modifica sorgente]

Dall'anno 932 al 954 governò Roma e sul papato il figlio di Marozia, Alberico, che avvilì a tal punto la sede di Pietro che essa appariva solo come un'istituzione statale romana.

Quest'epoca raggiunse tuttavia il livello più basso quando il figlio diciassettenne di Alberico, Ottaviano, un giovane pieno di fuoco e di passioni, tanto dissoluto da essere paragonato persino a Nerone, salì al trono papale e non tardò a dare scandalo al popolo romano ed all'intera cristianità. Egli fu il primo che, divenuto papa, cambiò il proprio nome, assumendo quello di Giovanni XII (955-964). Contro il suo volere, divenne promotore di un miglioramento della vita ecclesiale, quando, avendo necessità di aiuto, chiamò a Roma il re tedesco Ottone il Grande. Il 2 febbraio 962 Ottone si fece incoronare imperatore da Giovanni XII: per un intero secolo, la storia delle elezioni pontificie si ridusse ad una lunga lotta fra l'aristocrazia e gli imperatori germanici, senza che il clero cercasse mai di riscuotersi e di porre fine all'usurpazione imperiale.

In seguito l’imperatore Ottone promise al papa la sicurezza e la difesa dei territori e dei diritti della Chiesa romana; il papa e i romani giurarono, dopo l'incoronazione, di restare fedeli all'imperatore e di non favorire mai nessun altro se non colui che portava l'autorità imperiale. In questo contesto molti vedono se non la nascita, almeno il riconoscimento del Sacrum Romanum Imperium nationis Germanicae.

Poi, nel celebre Privilegium Ottonianum del 13 febbraio 962, Ottone riconfermò alla Chiesa di Roma le donazioni di Pipino e di Carlo Magno e ripristinò la supremazia imperiale conformemente alla costituzione di Lotario dell’824 (giuramento di fedeltà da parte del papa canonicamente eletto, prima della consacrazione, giurisdizione suprema e controllo dell'imperatore sopra i funzionari del papa).

Dopo la partenza di Ottone, Giovanni XII trasgredendo la promessa, si alleò con Berengario, con suo figlio Adalberto e con altri nemici dell'imperatore. Dal momento che gli giungevano cattive notizie sulla condotta del papa, Ottone nel 963 ritornò a Roma. Fece giurare ai romani che in futuro non avrebbero eletto nessun papa senza il suo consenso o quello di suo figlio e in un sinodo in San Pietro tenne giudizio su Giovanni XII. Il 4 dicembre 963 questi fu deposto in seguito a gravi accuse, forse esagerate.

I Crescenzi, parentesi ottoniana, seconda fase dei Crescenzi (965-1046)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte e deposizione di Giovanni XII (965), il dominio dei Teofilatto su Roma cominciò a declinare a favore dei Crescenzi, famiglia che si era imparentata con i Teofilatto grazie al matrimonio di Giovanni Crescenzio con Teodora II, sorella di Marozia. Questi, dopo aver imposto Giovanni XIII e altri papi della loro fila, dovettero declinare momentaneamente il capo durante il pontificato di Gregorio V (996-999) e di Silvestro II (999-1003), entrambi esponenti legati al giovanissimo imperatore Ottone III, intenzionato a riportare Roma, caput mundi, al suo antico splendore di capitale della cristianità. Il piano di Silvestro II e di Ottone III sembrò aver trovato la soluzione in seguito alla decapitazione di Giovanni Crescenzio, ma in seguito alla prematura scomparsa di Ottone III nel 1003, il potere dei Crescenzi ritornò in auge nel figlio omonimo del nobile romano decapitato. Costui riprese il potere e, fino al 1046, Roma fu virtualmente sotto il controllo dei Teofilatto-Crescenzi. I successori o furono individui abulici (Giovanni XVII, Giovanni XVIII, Sergio IV), o senza scrupoli (Giovanni XIX 1024-1032 e il di lui nipote Benedetto IX 1032-1044; 1045; 1046-1047). L'unica figura di spicco per la cristianità in questa prima metà del XI secolo fu Benedetto VIII (1012-1024), il quale si prodigò nella difesa dell'onore e della moralità nel clero, tanto che si impegnò con Enrico II di Germania per far sì che le decisioni pontificie fossero tradotte anche in leggi dello stato. Ma il fratello Giovanni XIX e il nipote di entrambi Benedetto IX vanificarono gli intenti evangelici del loro predecessore tentando il primo di vendere al Patriarca di Costantinopoli il primato petrino, il secondo insanguinando il trono pontificio con gli assassinii da lui ordinati e ricoprendolo d'infamia con la sua condotta immorale, molto vicina a quella di Giovanni XII. Soltanto l'intervento di Enrico III, il nuovo imperatore tedesco animato da una forte volontà riformatrice, prese sotto la sua custodia le istanze riformatrici di una notevole parte del clero deponendo Benedetto IX e dando inizio a quel periodo che nella storia della Chiesa si ricorda come "Riforma Gregoriana".

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]