Pornocrazia
Pornocrazia è un neologismo di origine francese, che indica una forma di governo caratterizzata dalla forte influenza delle cortigiane o delle favorite sugli uomini di potere.[1] Per estensione, il termine è riferito a un governo corrotto e dedito al favoritismo.[1] Letteralmente, pornocrazia significa invece "governo delle prostitute".[1]
L'elemento caratteristico della pornocrazia non è lo scambio tra favori sessuali e posizioni di privilegio, perché questo scambio è tipico di qualsiasi relazione tra potente e concubina e perché queste relazioni non hanno avuto storicamente una connotazione sempre solo sessuale. Non è nemmeno il ruolo politico o anche solo pubblico che la concubina riesce indirettamente ad esercitare mediante il suo ascendente sul potente, perché questo ruolo è stato talvolta svolto anche dalle legittime consorti dei potenti. È invece la capacità della concubina di creare un potere personale attraverso la relazione col potente, che sostituisce il potere del potente e talvolta gli sopravvive.
La pornocrazia prescinde dal sesso e dall'orientamento sessuale dei protagonisti: può instaurarsi anche nel caso di relazioni tra donne di potere e cortigiani o favoriti, e nel caso di relazioni omosessuali.
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La pornocrazia romana[modifica]
In senso storico, la pornocrazia è un periodo nella storia del papato del X secolo, che comincia con papa Sergio III nel 904 e termina con la morte di papa Giovanni XII nel 964. Durante tale periodo, secondo la descrizione di alcuni commentatori di poco successivi come Liutprando, il filoimperiale vescovo di Cremona, poi acriticamente ripresa da Cesare Baronio, i papi furono sotto l'influenza di donne corrotte, in particolare Teodora e sua figlia Marozia (il cui potere avrebbe contribuito alla leggenda della Papessa Giovanna) appartenenti alla famiglia romana dei conti di Tuscolo.
Questo periodo viene anche detto pornocrazia romana o governo delle prostitute.
La tradizione popolare vuole che Marozia fosse la concubina di Sergio III e la madre di Giovanni XI. Venne inoltre accusata di aver fatto assassinare Giovanni X (che era stato in origine nominato da Teodora), allo scopo di assicurarsi l'elezione del suo nuovo favorito, Leone VI, di cui a sua volta fu amante.
Teodora e Marozia indubbiamente ebbero grande influenza sui papi di quel periodo. In particolare, in quanto effettive governanti di Roma, ebbero il controllo sull'elezione dei nuovi papi. Tuttavia l'attendibilità storica delle accuse mosse contro di loro è una questione ancora aperta. Gran parte delle prove addotte derivano dalla storia di Liutprando, vescovo di Cremona. Ma Liutprando partecipò all'Assemblea dei vescovi che depose Giovanni XII e fu un nemico politico di Roma, descritto dalla Catholic Encyclopedia come «sempre fortemente partigiano e frequentemente ingiusto nei confronti degli avversari»[2]. In quest'ottica, quelli descritti come i peggiori eccessi dell'epoca potrebbero essere considerati dei "pettegolezzi eclettici", tipici dell'uso satirico medievale, da cui avrebbe origine la stessa leggenda della papessa Giovanna[3]
Elenco dei papi durante la pornocrazia[modifica]
- Papa Sergio III (904-911), presunto amante di Marozia, fece in modo che gli succedesse Anastasio III, altro presunto figlio illegittimo, come Giovanni XI
- Papa Anastasio III (911-913)
- Papa Lando (913-914)
- Papa Giovanni X (914-928), si presume fatto uccidere da Marozia
- Papa Leone VI (928-928), presunto amante di Marozia
- Papa Stefano VII (928-931)
- Papa Giovanni XI (931-935), presunto figlio di Sergio III e Marozia
- Papa Leone VII (936-939)
- Papa Stefano VIII (939-942)
- Papa Marino II (942-946)
- Papa Agapito II (946-955)
- Papa Giovanni XII (955-964), figlio del conte Alberico II di Spoleto, noto per la sua condotta non ortodossa
Note[modifica]
- ^ a b c pornocrazia, Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana
- ^ CATHOLIC ENCYCLOPEDIA: Liutprand of Cremona
- ^ Pietro Fedele, nelle sue Ricerche per la storia di Roma e del papato nel secolo X, ha in effetti smontato, su solide basi, anche grazie ai fondati dubbi del Muratori, ugualmente critico sul fondamento degli argomenti mossi contro la famiglia di Teofilatto, gran parte delle accuse mosse dal filoimperiale Liutprando, che influenzò anche la redazione del Chronicon dell'abbazia di Farfa, nota come centro di divulgazione delle idee filoimperiali sovente avverse al Papato e al suo entourage, recepite anche dal Baronio, dimostrando che tra i loro contemporanei, inclusi i componenti della corte di Bisanzio, non solo non circolava alcuna critica di questo genere, ma le donne di quella famiglia erano ritenute addirittura di morigerati costumi. In Archivio della R. Società Romana di Storia Patria, voll. XXXIII-XXXIV.
Bibliografia[modifica]
- Cesare Baronio, Annales ecclesiastici, 1538-1607
- Valentin Ernst Löscher, Historie des römischen Huren-Regiments der Theodorae und Maroziae, Lipsia, 1705
- Harlie Kay Gallatin, Church and Society in a Crisis Age: Tenth and Eleventh Century Europe
- Giuseppe Garibaldi, Il governo dei preti, Kaos edizioni, 2006
Voci correlate[modifica]
Collegamenti esterni[modifica]
- (EN) La voce della Catholic Encyclopedia su Liutprando di Cremona
- (DE) Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon
- (EN) I Papi e la pornocrazia: Roma nel primo medioevo di Lindsay Brook. (pdf)
- (EN) La chiesa e la società in un'età di crisi: l'Europa del X e XI secolo di Harlie Kay Gallatin.