Marcionismo

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Il marcionismo fu un movimento religioso di ispirazione cristiano-gnostica del II secolo che prende il nome da Marcione di Sinope, certamente il personaggio più rilevante di questa chiesa. Si hanno notizie dei seguaci di Marcione, diffusi soprattutto in Medio Oriente, fino al V secolo.

Le idee di Marcione influenzarono sia Mani che i pauliciani e quindi anche i manichei medievali.

La Chiesa marcionita[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Marcione[1], con costanza nel tempo, presenta le seguenti caratteristiche:

  • Rifiuto della tradizione ebraica e quindi dell'Antico Testamento, o almeno del Pentateuco e dei libri storici.
  • Rifiuto della tradizione come strumento di interpretazione della legge di Dio contenuta nei Vangeli (inizialmente quello di Luca in versione ridotta e nelle lettere di Paolo).
  • Unica preghiera il “Padre Nostro”, unico sacramento/cerimonia una forma arcaica di Battesimo, per imposizione del Vangelo, utilizzato per accettare il credente, cerimonia ripetibile come conferma nella fede e come viatico alla morte.
  • Doppia morale: molto rigorosa per il clero, caratterizzata da frequenti digiuni e preghiere, da rifiuto del sesso e di tutti i cibi non citati nelle Scritture. Le benedizioni erano valide solo se il benedicente era in stato di grazia. Morale invece più tollerante per gli altri credenti.
  • Dualismo religioso: la creazione del mondo della tradizione biblica è racconto ispirato da una divinità ingiusta, il Demiurgo, cui si contrappone il Dio di Amore predicato da Gesù.
  • Accurata organizzazione della chiesa con vescovi e diaconi e personale laico dedito a gestire gli aspetti più pratici e accurata formazione del clero alla interpretazione dei testi ed alla predicazione. Le donne potevano essere diaconi come per i cattolici della Chiesa primitiva.

I seguaci, tra loro, si dicevano “Buoni Cristiani”, sembra anzi che l'uso della parola cristiano derivi da loro.

La Chiesa marcionita ha mostrato una notevole capacità di diffusione e di resistenza alle dure repressioni cui è stata soggetta. Per la Chiesa cattolica[2] ha rappresentato un gravissimo rischio per secoli. Nulla rimane dei libri dei marcioniti e la loro memoria è stata a lungo offuscata attribuendo loro posizione manichee e comportamenti antisociali.

Storia della Chiesa marcionita[modifica | modifica sorgente]

Predecessori e seguaci di Marcione[modifica | modifica sorgente]

Predecessori e successori di Marcione sono elencati con scarsi approfondimenti da Epifanio di Salamina e Agostino di Ippona.

Epifanio di Salamina nel Panarion attribuisce a Cerdone il dualismo, il rifiuto della resurrezione e del Vecchio Testamento. Mentre Agostino di Ippona indica in Contro un avversario della Legge e dei Profeti come predecessori di Marcione Simon Mago, Basilide, Carpocrate e Cerdone mentre cita Apelle e Patrizio come suoi successori.

Epifanio cita inoltre i seguenti teologi cristiani influenzati da Marcione:

  • un antico Luciano che introdusse alcune variazioni alle tesi di Marcione
  • Apelle, persona di grande spessore secondo Rodone, che introdusse una forma moderata di dualismo. Allievo di Marcione si trasferì poi ad Alessandria. Autore del perduto I sillogismi evidenzia le contraddizioni del Vecchio Testamento del quale restano citazioni nel De Paradiso di Ambrogio.
  • Severo, allievo di Apelle.
  • Taziano, probabilmente assiro, convertito al Cristianesimo da Giustino di Nablus conobbe poi Marcione e Saturnino e formulando un pensiero con tendenze encratite (ascetiche), anti-ebraiche e gnostiche. È autore del Diatesseron, un unico testo che fondeva i quattro vangeli poi largamente usato in Siria per secoli (Eusebio IV.29).

Rodone aggiunge un marcionita di nome Sinero che avrebbe introdotto tre principi, aggiungendo la materia (Eusebio V13.1) come nella confutazione di Yeznik di Koghb.

In generale i polemisti cattolici concordano sul fatto che predecessori e seguaci di Marcione rifiutano il Vecchio Testamento, sono docetisti e predicano il Dio Sconosciuto; testimoniano invece discordanze nella formulazione della teogonia a cui danno molto peso.

Secondo Rodone (180-192c), allievo di Taziano in Roma i marcioniti sono divisi: oltre ad Apelle che sostiene una sorta di dualismo debole, cita (altrimenti sconosciuti) Potito and Basilico che restano dualisti come Marcione e Synero che predica tre nature (Eusebio V.13.1)

Le fonti più antiche[modifica | modifica sorgente]

Le informazioni più antiche su Marcione e la sua Chiesa provengono da Giustino di Nablus (Prima Apologia), Ireneo di Lione (Contro le Eresie), Policarpo (Secondo lettera ai Filippesi) ma la maggior parte delle informazioni viene da testi di Tertulliano (Contro Marcione, Contro gli eretici e Sulla carne di Cristo).

Valentino giunge a Roma quando è Papa Pio I°(140-154c) e ritorna in Africa quando è Papa Aniceto (155-166c). Cerdone (138-140c) venne a Roma durante il papato di Papa Igino (138-140c) e deriva le sue idee sul Dio Sconosciuto dai seguaci di Simon Mago; Marcione è indicato come successore di Cerdone. (Eusebio IV.11 citando Ireneo)

Nel 154 Policarpo incontra Marcione a Roma (Eusebio IV.14.7) e nella Seconda lettera ai Filippesi riporta la famosa frase poi riferita a Marcione da Eusebio: (7) Perché chiunque non professi che Gesù Cristo non è vero uomo è un anticristo; e chiunque non professi la testimonianza dell croce è un demonio; e chiunque perverte I detti del Signore secondo I propri desideri e dice che non c’è né risurrezione né giudizio, quest’uomo è il primogenito di Satana.

Nella città di Smirne, circa nel 155 nello stesso periodo del martirio di Policapro, viene messo al rogo Metrodorus, seguace di Marcione (Eusebio IV.15.46).

Nel 175 circa lo gnostico Bardesane di Edessa scrive un testo contro I marcioniti (Eusebio IV.30)

Citando Apollinare di Hierapolis in Frigia, Eusebio (V16.21) dice che sempre nel 175, regnante Marco Aurelio, che i marcioniti lamentano numerosi martiri tra I loro e (V16.22) accenna ad un lavoro perduto di Ippolito contro Marcione.

Da Eusebio di Cesarea abbiano notizia di vari testi perduti scritti contro Marcione nel II secolo;

Nella vita di Abercio Marcello (m 167), vescovo di Hierapolis nella Frigia I salutaris, scritta nel iv secolo si testimonia il successo della chiesa di Marcione e delle chiese di Apamea e Antiochia in Siria disturbate dai marcioniti. (Sancti Albrici vita Leipzig ed Nissen). Abercio è anche l’autore dell’iscrizione del Cippo di Abercio.

Da III al V secolo[modifica | modifica sorgente]

Poco prima del 240 Mani, nel sud dell’attuale Iraq entra in contatto con le lettere su San Paolo e il Vangelo nella forma del Diatesseron di Taziano e probabilmente con seguaci di Marcione da cui deriva ad esempio l’organizzazione della chiesa Manichea.

Durante le persecuzioni di Valeriano (253-260) in Cesarea di Palestina, vengono condannati “alle bestie” I cattolici Priscus, Malchus e Alexander assieme ad una donna marcionita (Eusebio VII.12).

Nel 303 durante le persecuzioni di Diocleziano a Cesarea in Palestina vengono accomunati nel rogo per l’asceta Pietro detto Apselamus cattolico e Asclepius, vescovo marcionita. (Eusebio VIII.10.2 appendice)

Trovata a Lebaba (oggi Deir-Ali vicino a Damasco) una iscrizione ricorda la costruzione di un edificio marcionita nel 318/9 lcasa di incontri dei marcioniti, nel villaggio di lebaba, del signore e salvatore Gesù il buono – eretto per la visione di Paolo il presbitero nell’anno 630 del’era seleuìcide "Philippe Le Bas e William Henry Waddington, Greek Inscriptions grecques et latines recueillies en Grèce et en Asie Mineure (1870), volume 3, inscription 2558).

Costantino I dopo il 329 vietò ai marcioniti assieme a novaziani, valentiniani e pauliani o catafrigi ogni forma culto pubblica o privata. Di conseguenza vengono sequestrati i luoghi di culto dei perseguitati e consegnati alla chiesa. Vengono altresi sequestrati I libri proibiti e molti vengono convertiti. (Eusebio(m 340), "Vita", III, 64-66)

Cirillo di Gerusalemme (313-387) in Catechesis 6 sull’unità di Dio invita le comunità di Siria e Palestina a non cadere nell’ errore marcionita. (Cyrilli Hierosolymitan archiepiscopi opera quae supersunt omnia, Reischl un Rupp ed.,Monaco 1860 o Cyril of Jerusalem: bishop and city Di Jan Willem Drijvers 2004 Leiden NL consultazione parziale).

Il assiro Aphraat nella regione di Adiabene (270-345) testimonia, dopo il 337, la diffusione dei marcioniti in Mesopotamia e la loro condanna da parte del Catholocos Simeone bar Sabba'e martirizzato sotto Sapore I nel 339 (Narratio de beato Simeone bar Sabba’e in Patrologia Siriaca Forget, Jacques, 1852-1933) online

Epifanio di Salamina nel 374 testimonia che essi erano presenti non solo a Roma e in Italia, ma in Egitto, Palestina, Arabia, Siria, Cipro e la Tebaide (Egitto) ed anche in Persia.

Agostino di Ippona (415 circa) nella Ritrattazione 58 parla di un predicatore che leggeva a Cartagine in pubblico, con notevole successo, un testo anonimo che egli riconosce come marcionita e che confuta in Contra adversarium legis et prophetarum.

Teodoreto, vescovo di Cirro nella provincia dell'Eufrate dal 423 al 458, invece, nella sua lettera a Domno, patriarca di Antiochia, riferiva con orgoglio di aver convertito mille marcioniti sparsi nella sua diocesi. Altri cenni in Compendium haererticarium fabularum e nelle epistole N81 al console Nomus e N113 a Papa Leone.

Nel 447 nel sinodo di Sahapivan la chiesa autocefala armena condanna una dottrina identificabile con quella marcionita; poco prima, forse 441, Yeznik di Koghb aveva scritto la più tarda, ma un vero manuale pratico, confutazione di Marcione.

Il Carmen adversus Macionitas lavoro in versi non più attribuito a Tertulliano, probabilmente del V secolo e scritto in latino in Occidente, contesta a Marcione la contrapposizione dei testamenti, il docetismo e la mutilazione del Nuovo testamento (online).

Dopo il V secolo[modifica | modifica sorgente]

Mar Aba I°, futuro patriarca a Seleucia/Ctesifonte della Chiesa dell’Est (540-552), quando era ancora un funzionario zoroastriano incontrando lungo il Tigri un sant’uomo cristiano (probabilmente nestoriano) lo chiama marcionita come era normale nella zona (Vita di mar aba, ed Bedjan).

Nel 655 Costantino di Manamali, fondatore del Pauliciani, incontra a Samosata un religioso siriano marcionita che gli spiega una nuova lettura del vangelo, forse il Diatesseron.

Dal 701 al 716 brutali lotte tra bizantini e arabi. I marcioniti trovano supporto nell'emiro arabo Wahid, mentre la Chiesa Apostolica Armena, nel sinodo di Dvin (719), con il catholicos Giovanni di Odzun ripete la loro condanna.

Attorno all'833 Smbat di Zarahawan fonda la comunità dei Tondrachiani. Smbat sarebbe stato iniziato da un medico persiano di nome Mdjusik marcionita o ormai pauliciano.

Marcioniti e manichei[modifica | modifica sorgente]

Agostino di Ippona (380) cita ripetutamente Marcione assieme a Mani (Gli atti di Pelagio 5.15, La perfezione della giustizia dell'uomo 6.14, Sulle eresie 22, Ritrattazione 58, Opera incompiuta contro Giuliano I.59, III.53,V.26) contestando ad entrambe il rifiuto del Vecchio Testamento e la natura maligna della natura.

Nelle opere scritte contro i manichei (vedi ad es. Contro la lettera di Mani detta del Fondamento che inizia con "Mani apostolo di Gesù Cristo per la provvidenza di Dio Padre….") Agostino considera il manicheismo come una sorta di eresia cristiana anche se dimostra di conoscere testi e cerimonie che sono solo dei manichei.

Nell’introduzione del testo Medioeval Maniche Runciman spiega come fosse divenuto usuale nel medioevo chiamare manicheo chi sosteneva posizioni dualiste senza che ciò implichi alcuna connessione o rinascita del manicheismo religione sincretica certamente non cristiana.

Addirittura sembra più corretto (vedi Gnoli) sostenere una possibile influenza di marcioniti su Mani in particolare per quanto riguarda l’etica, l’importanza delle scritture e l’organizzazione della chiesa.

Marcionismo e gnosticismo[modifica | modifica sorgente]

Certamente il tentativo di Marcione di combinare il messaggio evangelico con una visione del mondo influenzata dal neo-platonismo e aliena, se non ostile, alla visione ebraica è in linea con le idee degli gnostici, anzi Marcione né è tra i precursori. Posizioni molto simili si ritrovano nel IV secolo in Spagna e Provenza nella comunità influenzata da Priscilliano.

A differenza di altri gnostici e forse alcuni seguaci, Marcione sembra limitare la conoscenza necessaria per inquadrare razionalmente il messaggio del Vangelo e della predicazione paolina a pochi elementi, ben lontani dalla fantastiche cosmogonie di Valentino e Bardesane. Leggende gnostiche furono molto diffuse tra i fedeli ma non è chiaro quanto di fatto facessero parte delle credenze ritenute essenziali.

Eusebio di Cesarea (Storia della Chiesa V13.5), citando Rodone, scrive:Perché il vecchio Apelle, quando conversava con noi, fu contraddetto in molte cose di cui aveva parlato falsamente; come quando diceva che non era necessario esaminare la dottrina di ciascuno, ma che ognuno poteva tenere quella in cui credeva. Perché egli asseriva che coloro che credevano nel Crocefisso sarebbero stati salvati solo se e trovati a compiere cose buone. Ma, come ho detto prima, la sua opinione riguardo Dio era la più oscura di tutte in quanto credeva in un solo principio, come dice anche la nostra dottrina.

Sembra che Apelle non vede nella teogonia il punto centrale della sua dottrina a differenza dei Padri della Chiesa. Si noti che mentre Marcione reclama una derivazione da Paolo, I padri della chiesa optano per una derivazione da Simon Mago. Ma alcuni studiosi, sin dal XIX secolo come gli studiosi noti come Critica Radicale Olandese, suggeriscono di identificare Simon Mago e Paolo. (H. Detering vedi: Drew Univ. e sito dell'autore

Marcioniti, Pauliciani e Tondrachiani[modifica | modifica sorgente]

I pauliciani ed i loro corrispondenti armeni, i tondrachiani, siano sempre stati designati dai loro avversari come manichei ma erano una setta cristiana, fortemente influenzata dalla predicazione di Paolo e per quanto possiamo comprendere da Pietro Siculo e dagli scrittori armeni con una interpretazione simile a quella di Marcione. Pietro Siculo, che visse fra i pauliciani (868-869) di Tephrike (oggi Divrigi in Turchia) dice che, il loro fondatore Costantino l'armeno, ricevendo il Vangelo di Marcione e l'Apostolicon da un diacono in Siria, lo diede ai suoi seguaci, che lo adottarono come loro Bibbia e che ripudiano tutte le scritture di Mani. La confutazione del marcionismo dell'arciprete armeno Yeznik di Koghb del V secolo dimostra che i marcioniti in quel periodo erano ancora numerosi. In ogni caso, essi furono i precursori del dualismo medievale che comprende inoltre Bogomili in Bulgaria e nell’Impero Bizantino e Patari o Catari o Albigesi nell’Europa occidentale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Gnoli, Moll, Lieu
  2. ^ Vedi Enciclopedia Cattolica

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Le fonti primarie e secondarie sono riportate in ordine strettamente cronologico in quanto gli studi recenti hanno rivisto profondamente le tesi di quelli più datati:

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Arendzen, John. Marcionite The Catholic Encyclopedia. Vol. 9. New York: Robert Appleton Company, 1910. online.
  • (DE) Adolf von Harnack, Marcion: Das Evangelium vom fremden Gott. Eine Monographie zur Geschichte der Grundlegung der katholischen Kirche (TU 45), Leipzig 1921, 1924, ristampa Darmstadt 1960 e 1985. Traduzione italiana: Marcione. Il Vangelo del Dio straniero, a cura di F. Dal Bo, Marietti, 2007, ISBN 88-211-9443-4
  • (FR) M.J. Lagrange Saint Paul ou Marcion RB 41 (1940) pp. 5–30;
  • (EN) E.C. Blackmann, Marcion and his Influence, Londra 1948;
  • (EN) J. Knox,Marcion and the New Testament: An Essay on the Early History of the Canon, Chicago 1942
  • (DE) H. Langerbeck, Zur Auseinandersetzung von Theologie und Gemeindeglauben in der r?mischen Gemeinde in den Jahren 135-165, in Id., Aufs?tze zur Gnosis, Goettingen 1967, pp. 167–179;
  • (FR) U. Bianchi, Marcion: Theologien biblique ou docteur gnostique?VC XXI (1970) pp. 41–49;
  • E. Norelli La funzione di Paolo nel pensiero di Marcione RBIt 34 (1986) pp. 543–597. G. Ory, Marcion, Parigi 1980;
  • (EN) R.J. Hoffmann, Marcion: On the Restitution of Christianity. An essay on the development of radical Paulinist theology in the second century, Chico, California 1984;
  • Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti, Carrocci editore, 2003
  • (EN) J.Tyson, Marcion and Luke-Acts: A Defining Struggle, University of South Carolina Press, 2006, ISBN 978-1-57003-650-7. consultazione parziale
  • (EN) S.Moll The arch-heretic Marcion Mohr Siebek Tubingen, 2010 consultazione parziale
  • G. Gnoli (a cura di) Il Manicheismo - Vol.1 Mani e il manicheismo Fondazione L. Valla, Mondadori Ed. 2003, ISBN 88-04-50406-4
  • (EN) S.N.C. Lieu, Manichaeism in the later Roman Empire and Medieval China, Manchester 1985 Consultazione parziale
  • (EN) Steven Runciman The medieval manichee - a study of the christian dualist eresy. SBN#0521289262 198 Consultazione parziale

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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