Escatologia ebraica

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Resurrezione dei morti, affresco presso la sinagoga Dura Europos (100 p.e.v. ca.)

Per escatologia ebraica o escatologia giudaica si intende l'insieme di alcuni temi della religione ebraica, concernenti il messianismo giudaico, la vita oltre la vita, e la risurrezione dei morti. La parola escatologia (intesa come "discorso sulla fine"), genericamente, è l'area della teologia e della filosofia che tratta di ipotetici eventi finali nella storia del mondo, del destino ultimo dell'umanità, e dei relativi concetti.

Il Messia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Messia.

La parola ebraica Mashiach (o Moshiach) si riferisce alle idee giudaiche attorno alla figura del Messia. Come la parola italiana Messia, Mashiach significa unto.[1]

Il Messia ebraico si riferisce a un leader umano, discendente fisicamente dalla stirpe di Re Davide, che governerà e unirà il popolo di Israele[2] e che lo condurrà verso l'Era Messianica[3] di pace globale e universale. In un profondo contrasto fondamentale con il sistema di credenze cristiano, il messia ebraico non viene considerato divino e non corrisponde alla figura di Gesù di Nazaret.

Ai tempi biblici il titolo mashiach veniva concesso per persone in un'alta posizione di nobiltà e grandezza. Ad esempio, Cohen ha-Mašíaḥ significa Alto Sacerdote. Nell'Era Talmudica il titolo Mashiach o מלך המשיח, Méleḫ ha-Mašíaḥ (nella vocalizzazione tiberiense pronunciato Méleḵ haMMāšîªḥ), letteralmente significa "il Re unto", e si riferisce al leader umano e re ebraico che riscatterà Israele nella "Fine dei giorni" e che la condurrà verso un'era messianica di pace e prosperità sia per i vivi che per i morti.[1]

Nella Tanakh (Bibbia ebraica)[modifica | modifica wikitesto]

Molti tra i requisiti specificati nei testi concernenti il messia, risultano quelli che, durante il suo regno, si trovano nel Libro di Isaia, anche se alcuni requisiti vengono menzionati in brani di altri profetici ebraici canonici:

  • Il Sinedrio verrà ristabilito (Isaia 1:26)
  • Una volta diventato Re, i leader di altre nazioni cercheranno il Mashiach per essere guidati (Isaia 2:4)
  • L'intero mondo adorerà l'Unico Dio di Israele (Isaia 2:17)
  • Lui discenderà da Re Davide (Isaia 11:1), attraverso la stirpe di Re Salomone (1 Cron. 22:8–10)
  • Il Moshiach sarà un uomo di questo mondo, un ebreo osservante "timorato di Dio" (Isaia 11:2)
  • La malvagità e la tirannia non potranno resistere di fronte al suo comando (Isaia 11:4)
  • La conoscenza di Dio riempirà il mondo (Isaia 11:9)
  • Lui includerà e attrarrà persone di tutte le culture e nazioni (Isaia 11:10)
  • Tutti gli Israeliti saranno riportati alla loro madrepatria (Isaia 11:12)
  • La morte sarà vinta per sempre (Isaia 25:8)
  • Non vi sarà più fame o malattia, e la morte cesserà (Isaia 25:8)
  • Tutti i morti risorgeranno (Isaia 26:19)
  • Il popolo ebraico esperimenterà gioia eterna e felicità (Isaia 51:11)
  • Sarà un messaggero di pace (Isaia 53:7)
  • Le nazioni riconosceranno i torti che hanno fatto a Israele (Isaiah 52:13–53:5)
  • I popoli del mondo si rivolgeranno agli Ebrei per ricevere guida spirituale (Zaccaria 8:23)
  • Le città in rovina d'Israele saranno ripristinate o restaurate (Ezechiele 16:55)
  • Le armi da guerra saranno distrutte (Ezechiele 39:9)
  • Il Tempio di Gerusalemme sarà ricostruito (Ezechiele 40) riadempiendo a molti dei mitzvot sospesi
  • Lui allora renderà perfetto l'intero mondo per servire tutti assieme Dio (Sofonia 3:9)
  • Lui prenderà le terre desolate e le renderà fruttuose in abbondanza (Isaia 51:3, Amos 9:13–15, Ezechiele 36:29–30, Isaia 11:6–9)

Nel Talmud[modifica | modifica wikitesto]

Nel Talmud di Babilonia (nel trattato Sanhedrin), si trova una lunga discussione degli eventi che portano al ritorno del Messia, ad esempio:

« Quando vedrete una generazione sprofondare sempre di più, attendete [il Messia], dal momento che è scritto, e "Il popolo afflitto tu salverai". R. Johanan disse: Quando vedrete una generazione sopraffatta da molte tribolazioni, come se fosse un fiume debordante, attendetelo, perché è scritto "quando i nemici arriveranno debordanti, lo Spirito del Signore innalzerà uno stendardo contro di loro"; cosa che è seguita da "e il Redentore verrà a Zion" »
(Rabbì Johanan)
« Il figlio di Davide verrà soltanto in una generazione che sia del tutto pia o del tutto malvagia". 'in una generazione dove tutti quanti sono dei giusti,' — come è scritto, Anche la gente dovrà essere del tutto pia: devono ereditare la terra per sempre. 'Oppure tutti quanti malvagi,' — come è scritto, "E lui vide che non vi era nessun uomo, e si meravigliava del fatto che non vi era alcun intercessore"; 31 ed è scritto [altrove], "Per il mio destino, anche per il mio unico proprio avvenire, Io lo farò »
(R. Johanan[4])

Attraverso la storia ebraica, gli ebrei hanno confrontato questi passaggi (e altri) con eventi contemporanei alla ricerca dei segni dell'imminente arrivo del Messia, continuando ai tempi odierni. Ad esempio, molti leader dell'Ebraismo ortodosso hanno suggerito che la devastazione tra gli ebrei segnata dall'Olocausto può rappresentare un segno di speranza per l'imminente arrivo del Messia.

Il Talmud racconta molte storie riguardo al futuro Messia, alcune di queste rappresentano famosi rabbini talmudici mentre ricevono apparizioni personali di Elia il Profeta e del Messia. Ad esempio:

« R. Joshua b. Levi incontra Elia in piedi all'entrata della tomba del rabbino Simeon ben Yohai. Gli domandò: 'Avrò una porzione nel mondo a venire?' Lui replico, 'se questo Signore lo desidera.' R. Joshua ben Levi disse, 'Io vidi due, ma ho ascoltato la voce di un terzo.' In seguito gli domandò, 'Quando verrà il Messia?' — 'Vai e domandaglielo tu,' fu la sua replica. 'Dov'è seduto?' — 'All'entrata.' E in base a quale segno potrei riconoscerlo?' — 'Lui è seduto tra i poveri lebbrosi: gli altri tolgono [loro] le bende tutti assieme, e poi li rifasciano tutti assieme, mentre Lui li sbenda e li benda separatamente, [prima di trattare il prossimo], mentre pensa, sarò Io voluto? [e arrivato il tempo per la mia comparsa come il Messia] Io non devo ritardare [anche se devo ancora bendare molte piaghe].' Dunque il rabbino si recò da Lui e andò a salutarlo, dicendo, 'pace su di Te, Mastro e Maestro.' Lui replicò: 'pace su di te, Oh figlio di Levi,'. Il rabbino chiese 'Quando verrà Signore?', 'Al giorno d'oggi', fu la sua risposta. Tornando da Elia, chiese al rabbino, 'Che cosa ti ha detto?' — Rispose: 'pace su di te, Oh figlio di Levi'. In quel posto [Elia] osservò, 'Dunque allora ha assicurato a te e a tuo padre [una parte nel] mondo a venire.' 'Lui mi parlò in modo ingannevole,' disse lamentandosi, 'affermando che sarebbe venuto al giorno d'oggi, ma non lo ha fatto.' Allora [Elia] gli rispose, 'Questo è quello che vi ha detto, al giorno d'oggi, se sentirete la sua voce.' »
([4])

Nei commentari rabbinici[modifica | modifica wikitesto]

Il rabbino Maimonides (Rabbi Moshe ben Maimon), uno studioso medioevale noto anche come Rambam, scrisse un commentario al trattato Sanhedrin mettendo in risalto un'interpretazione relativamente naturalistica del Messia e togliendo enfasi agli elementi miracolosi. Il suo commentario divenne ampiamente accettato (anche se non universalmente) tra le diramazioni dell'Ebraismo ortodosso poco mistiche:

« L'era messianica arriverà quando gli Ebrei riguadagneranno la loro indipendenza e quando tutti assieme ritorneranno alla terra di Israele. Il Messia sarà un Re davvero grandioso, conquisterà gran fama, e la sua reputazione tra le nazioni dei gentili sarà anche maggiore di quella di Re Salomone. La sua grande giustizia e le meraviglie che lui porterà faranno che tutte le genti facciano pace con lui e che tutte le terre lo servano…. Nulla cambierà nell'Era Messianica, a parte [che] gli Ebrei [che] riguadagneranno la loro indipendenza. Ricchi e poveri, forti e deboli, esisteranno ancora. Comunque sarà molto facile per la gente riuscire a sopravvivere in agio, e con pochissimo sforzo potranno compiere molte cose…. Sarà un tempo nel quale aumenterà il numero dei saggi…. La guerra non dovrà esistere, e nessuna nazione alzerà la sua spada contro un'altra…. L'Era Messianica verrà illuminata da una comunità di giusti e dominata dalla bontà e dalla sapienza »
« Verrà governata dal Messia, un Re onesto e giusto, di ineguagliabile saggezza, e molto vicino a D-o. Non pensate che le vie del mondo o le leggi di natura cambieranno, questo non è vero. Il mondo continuerà allo stesso modo. Il profeta Isaia predisse "Il lupo vivrà con le pecore, il leopardo giacerà assieme al ragazzo." Questo, comunque, è una mera allegoria, che significa che gli Ebrei potranno vivere in sicurezza, anche con le nazioni che prima erano malvagie. Tutte le nazioni ritorneranno alla vera religione e non vi sarà più furto od oppressione. Notate che tutte le profezie riguardanti il Messia sono allegoriche. Soltanto nell'Era Messianica conosceremo il significato di ogni allegoria e di quello che Lui viene ad insegnarci. I nostri saggi e i profeti non attendevano un'età messianica nella quale essi controllassero il mondo e dominassero i gentili, l'unica cosa che desideravano era la libertà per i Giudei per approfondire la Torah e la sua saggezza.[5] »

Avvento dell'Era Messianica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Talmud,[6] il Midrash,[7] e l'opera cabalistica Zohar,[8] il 'termine ultimo' per la venuta dal Messiah è 6000 anni dalla creazione. Una maggioranza di ebrei ortodossi e chassidici crede che il calendario ebraico risalga al momento della creazione; l'anno 2009-2010 (Capodanno ebraico cade di settembre o ottobre) del calendario gregoriano corrisponde all'anno ebraico 5770.

Esiste una tradizione cabalistica[9] che sostiene che i sette giorni della creazione in Genesi 1 corrisponde ai sette millenni dell'esistenza della creazione naturale. La tradizione insegna che il settimo giorno della settimana, Shabbat o giorno del riposo, corrisponde al settimo millennio (anni ebraici 6000 - 7000), l'età del 'riposo' universale - l'Era Messianica.

Il Talmud commenta:

« Il mondo esisterà per seimila anni [e per mille, al settimo], dopo sarà desolato (haruv), come è scritto, "E il Signore da solo verrà esaltato in quel giorno" 2:11 ... Esattamente come il settimo anno è anno sabbatico, così anche il mondo ha mille anni ogni settemila che sono maggese (mushmat); e inoltre è scritto, "Un salmo e un cantico per il giorno di Shabbat" (Ps. 92:1) – significando che quel periodo è tutto quanto Shabbat – e viene anche detto, "Mille anni alla Tua presenza non sono altro che ieri quando è passato" »
(Rabbi Katina[10])

Il Midrash commenta:

« Sei eoni per andare e per tornare, per guerra e pace. Il settimo eone è interamente Shabbat e riposo per la vita, per sempre »
(Rabbi Eliezer[7])

Lo Zohar spiega:

« La redenzione di Israele verrà attraverso la forza mistica della lettera “Vav” [che ha il valore numerico di sei ], nominalmente, nel sesto millennio…. Felici saranno quelli che vengono lasciati in vita alla fine del sesto millennio per entrare nel grande Shabbat, che è il settimo millennio; perché quello è un giorno riservato per il Santissimo nel quale eseguire l'unione di nuove anime con vecchie anime nel mondo »
(Zohar, Vayera 119a)

Elaborazioni su questo tema sono numerose sia tra i primi che tra i tardi scolastici ebraici, includendo Ramban,[11] Isaac Abrabanel,[12] Abraham ibn ‛Ezra,[13] Rabbeinu Bahya ibn Paquda,[14] il Vilna Gaon,[15] i Lubavitcher Rebbe,[16] Ramchal,[17] Aryeh Kaplan,[18] e Rebbetzin Esther Jungreis.[19]

Ebraismo ortodosso[modifica | modifica wikitesto]

Il credere in un messia, come una persona discendente della stirpe di Re Davide è uno dei principi irrinunciabili della fede nell'Ebraismo ortodosso, ed è anche uno dei tredici principi ebraici di fede formulati da Maimonide.

Alcune autorità dell'Ebraismo Ortodosso credono che questa era condurrà a eventi soprannaturali che culmineranno nella resurrezione dei morti nella carne. D'altro canto Maimonide, sostiene che gli eventi dell'era messianica non sono specificamente connessi con la risurrezione.

Ebraismo conservatore[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo conservatore ha insegnamenti diversi e piuttosto vari. Mentre conserva i tradizionali riferimenti ad un redentore personale e recita preghiere per la restaurazione della Stirpe di Davide nella liturgia, gli Ebrei Conservatori sono più portati ad accettare l'idea di un'era messianica:

« Non sappiamo quando verrà il Messia, oppure se sarà una figura umana carismatica oppure un simbolo della redenzione dell'umanità dai mali del mondo. Attraverso la dottrina di una figura Messianica, l'Ebraismo ci insegna che ogni essere umano come individuo deve vivere come se lui o lei, individualmente, avesse la responsabilità di fare arrivare l'era messianica. Al di là di questo, noi ci facciamo eco delle parole di Maimonide basate sul profeta Habacuc (2:3) che pensava che anche se fosse piuttosto tardivo, noi dobbiamo attenderlo ogni giorno… (Emet ve-Emunah: Dichiarazione dei Principi dell'Ebraismo Conservatore)[20] »

Ebraismo riformato[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo riformato è generalmente d'accordo con la prospettiva più liberale dei conservatori su una futura era messianica piuttosto che un messia personale. Rispecchiando la sua posizione filosofica, l'Ebraismo riformato – al contrario di quello conservatore – ha cambiato le preghiere tradizionali inserendo "Redenzione" al posto di "Redentore", rimuovendo anche le invocazioni per la restaurazione della Casa di David.

Ebraismo ricostruzionista[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo ricostruzionista respinge le idee sia di un Messia personale che di un'Età messianica istituita divinamente. Insegna però che gli esseri umani possono contribuire a realizzare un migliore mondo futuro. Come ha fatto l'Ebraismo riformato, anche quello ricostruzionista ha alterato le preghiere tradizionali in modo da non riferisrsi più ad un Messia personale.

I giorni del Mashiach[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Messianismo.

Secondo la tradizione ebraica, l'era messianica sarà un'era di armonia globale, futura epoca di pace universale e fratellanza sulla terra, favorevole all'approfondimento della conoscenza del Creatore. In questo contesto, il primo significato della parola "messianico" deriva dalla nozione di Yemot haMashiach che significa "I Giorni del Messia", cioè "collegati al Messia ebraico". Al Messia ebraico che inaugura un'era di pace universale viene data espressione in due passi scritturali del Libro di Isaia:

« Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra. »   (Isaia 2:4 [1])
« Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare. »   (Isaia 11:6-9 [2])

"Il Mondo a Venire"[modifica | modifica wikitesto]

Visione di Ezechiele, affresco presso la sinagoga Dura Europos (100 p.e.v. ca.)

Sebbene l'Ebraismo si concentri sull'importanza del mondo terreno (Olam Ha'zeh — "questo mondo"), tutto l'ebraismo classico postula un aldilà. L'Aldilà è noto come ha-'olam ha-ba[21][22] (il "mondo a venire", in ebraico: העולם הבא?), e indica concetti di Gan Eden (il "Giardino dell'Eden" celeste, o Paradiso) e Gehinom.[23][24][25]

Per l'Ebraismo ortodosso, qualsiasi non-ebreo che vive secondo le Sette Leggi di Noè è considerato un "Gentile Giusto" (Ger toshav) al quale viene assicurato un posto nel Mondo a venire, ricompensa finale del giusto.[26][27][28]

Bibbia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Il Tanakh (Bibbia ebraica), secondo l'interpretazione del Bavli Sanhedrin, contiene numerosi riferimenti alla resurrezione dei morti.[29] La frase ha-'olam ha-ba, (העולם הבא) "Il mondo a venire" non è presente nella Bibbia ebraica.

Periodo del Secondo Tempio[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del Secondo Tempio, le convinzioni circa il destino finale del singolo individuo erano diverse. I Farisei credevano nella resurrezione, mentre gli Esseni credevano nella immortalità dell'anima e i Sadducei, a quanto pare, non credevano in nessuno dei due.[30] I Manoscritti del Mar Morto, gli Apocrifi ebraici e i papiri magici ebraici rispecchiano tali diversità.[31]

Visione talmudica[modifica | modifica wikitesto]

La Mishnah (200 ca.) cita la fede nella resurrezione dei morti come una delle tre credenze necessarie all'ebreo per parteciparvi:

« Tutto Israele ha una porzione nel mondo a venire, poiché sta scritto: "Tutto il tuo popolo è giusto; erediterà la terra per sempre, il ramo della mia pianta, l'opera delle mie mani, che io possa essere glorificato." Ma i seguenti non ne avranno alcuna parte: chi sostiene che la resurrezione non è una dottrina biblica, che la Torah non è stata rivelata divinamente, e l'Apikoros ("eretico").[32] »

La Ghemara (Berachos 18b) narra numerose storie di gente che visitava i cimiteri e udiva conversazioni tra i defunti o persino discorrevano loro stessi coi defunti, e ricevevano informazioni che successivamente si rivelavano corrette. L'opera Shem HaGedolim scritta da Chaim Joseph David Azulai (s.v. "Rebbe Eliezer bar Nosson"), racconta e discute diverse occasioni di Saggi ebrei ritornati sulla Terra per visitare le proprie famiglie e gli amici.[33]

Visione rabbinica medievale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maimonide e Nachmanide.

Mentre tutte le fonti rabbiniche classiche discutono dell'aldilà, gli studiosi medievali disputano la natura dell'esistenza nella "Fine dei Giorni" dopo il periodo messianico. Mentre Maimonide descrive un'esistenza del tutto spirituale per le anime, che egli chiama "intelletti disincarnati", Nachmanide asserisce un'esistenza intensamente spirituale sulla Terra, dove la spiritualità e la fisicità si fondono. Entrambi concordano sul fatto che la vita dopo la morte è come Maimonide descrive la "Fine dei Giorni". Questa esistenza comporta una comprensione estremamente elevata della Presenza Divina e una profonda connessione con Essa. Questa opinione è condivisa da tutti gli studiosi rabbinici classici.

C'è molto materiale rabbinico su ciò che accade all'anima del defunto dopo la morte, ciò che prova e dove va. In vari punti del viaggio nell'aldilà, l'anima può incontrare: Hibbut ha-kever, i dolori della tomba; Duma, l'angelo del silenzio; Satana come angelo della morte; il Kaf ha-Kela, la catapulta dell'anima; Gehinom (il purgatorio) e Gan Eden (il cielo o paradiso). Tutti gli studiosi rabbinici classici concordano sul fatto che questi concetti siano al di là della comprensione umana tipica. Pertanto, queste idee sono espresse in tutta la letteratura rabbinica mediante molte parabole e diverse analogie.

Gehinom è un termine abbastanza ben definito nella letteratura rabbinica. A volte è tradotto come "inferno", ma è molto più vicino al concetto cattolico di purgatorio piuttosto che alla visione cristiana dell'inferno, che si differenzia notevolmente dalla nozione classica dell'Ebraismo: per gli ebrei gehinom - mentre certamente luogo o stato terribili - non è l'Inferno delle credenze cristiane. La stragrande maggioranza del pensiero rabbinico afferma che le anime non sono torturate nel gehinom per sempre; il tempo più lungo che ci si può rimanere si dice sia undici mesi, con rarissime eccezioni. Questa è la ragione per cui, anche quando in lutto per parenti stretti, gli ebrei non recitano il Kaddish del lutto per più di undici mesi. Gehinom è considerato una fucina spirituale in cui l'anima si purifica per la sua ascesa finale al Gan Eden ("Giardino dell'Eden").[34]

Ebraismo ortodosso[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo ortodosso sostiene il principio della resurrezione corporea dei morti e ne include i riferimenti tradizionali nella liturgia. Nello spiegare la concezione ortodossa della vita dopo la morte, Irving Greenberg, rabbino ortodosso moderno, ha discusso sia il "Mondo a venire" sia la fede nella "punizione e ricompensa", sulla rivista Moment(EN) nella rubrica "Chiedi ai rabbini":[35]

La credenza nella vita dopo la morte - un mondo futuro in cui i giusti ottengono la loro vera ricompensa e i malvagi la loro meritata punizione - è un insegnamento centrale dell'Ebraismo tradizionale. Questa convinzione deriva dalla certezza che un Dio d'amore non permette all'ingiustizia di vincere.

Quando i fatti della vita non si adattavano all'enfasi che la Bibbia poneva su ricompensa e punizione qui e ora, questa fede nella vita ultraterrena fu accentuata. Nel Medioevo, quando gli ebrei soffrivano così tanto mentre i nemici governavano il mondo, l'enfasi sull'aldilà crebbe più forte. Alcuni insegnanti religiosi affermarono che questa vita è "poco importante" e che si deve vivere solo per essere degni della beatitudine eterna. Tale visione traboccò nell'ascesi e nel meno rispetto per il corpo e per le attività materiali.

I primi modernizzatori invertirono direzione. Convalidarono l'Ebraismo e respinsero il Cristianesimo, insistendo sul fatto che l'Ebraismo era interessato solo a fare del bene nella vita terrena. Il Cristianesimo venne criticato come ultraterreno, repressivo, che sognava unicamente di andare in cielo; fu descritto come crudele quando condannava le persone alla dannazione eterna. Questo moderno accento unilaterale sulla vita mortale derubava gli ebrei della profonda consolazione della vita eterna e della giustizia per tutti coloro che soffrivano ingiustamente e innocentemente.

Ciò che qui serve è la classica capacità ebraica di sostenere entrambi i lati della tensione. Tale Ebraismo ispira le persone a trovare Dio nel mondano, a unire corpo e anima, a lavorare per Tiqqun 'Olam (la "riparazione del mondo") nel momento presente. Allo stesso tempo, supporta la realtà dello spirito e l'immortalità dell'anima. Questa fede offre la consolazione di una congiunzione finale - con coloro che abbiamo amato e perso, e con El Maleh Rachamim, il Dio infinito della Compassione.[35]

Ebraismo conservatore[modifica | modifica wikitesto]

L'Ebraismo conservatore ha generalmente mantenuto il principio della risurrezione corporea dei morti, compresi i rispettivi riferimenti tradizionali nella liturgia. Tuttavia, molti ebrei conservatori interpretano il principio metaforicamente e non letteralmente.[36] L'Ebraismo conservatore afferma la credenza nel Mondo a venire (come definito nella preghiera Amidah e nei Tredici Principi di Fede di Maimonide), pur riconoscendo che la comprensione umana è limitata e non si è in grado di sapere esattamente ciò che comporta l'aldilà.[37]

Ebraismo ricostruzionista e riformato[modifica | modifica wikitesto]

Ebraismo ricostruzionista e quello riformato hanno modificato i riferimenti tradizionali alla risurrezione dei morti ("che dà vita ai morti") cambiandoli nella frase "che dà la vita a tutti". Affermano comunque la fede nella vita dopo la morte, anche se minimizzano le implicazioni teologiche a favore dell'importanza del "qui e ora" piuttosto che quella di ricompensa e punizione. Rabbi Laura Novak Winer, membro del Union for Reform Judaism, spiega la posizione dei riformati sull'aldilà, citando Abraham Joshua Heschel:

È vero, questo mondo è solo un "vestibolo del mondo a venire", dove ci si prepara prima di entrare nella "sala del banchetto". Tuttavia, agli occhi di Dio, l'impegno e la partecipazione sono superiori al risultato e alla perfezione.[38]

L'orientamento su "questo mondo" non è limitato ai movimenti riformati e ricostruzionisti. Anche Rabbi Shmuley Boteach, nell'esporre la posizione del Movimento Chabad sull'aldilà, afferma la necessità di concentrarsi sul proprio retaggio oltre che sulla fede tradizionale di Chabad nella resurrezione corporea dell'era messianica:

...nessuno contesta che gli atti buoni di un uomo vivano come lascito eterno dopo di lui, ed è per questo che l'Ebraismo ha sempre sottolineato l'importanza di un'azione positiva ... proprio come il Talmud dice che il patriarca Giacobbe non è mai morto perché i suoi figli continuano la tradizione loro insegnata, lo stesso si può dire di Martin Luther King, il cui impegno per l'armonia razziale continuiamo a seguire, o del Rebbe di Lubavitch, il cui lavoro pionieristico nel ricondurre gli ebrei al loro retaggio continua a influenzare ogni aspetto della comunità ebraica mondiale.[39]

Reincarnazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reincarnazione, Gilgul e Cabala.

Il concetto di reincarnazione, sebbene mantenuta come una credenza mistica da alcuni, non è un principio essenziale dell'Ebraismo tradizionale. Non viene menzionato in fonti classiche tradizionali come il Tanakh ("Bibbia ebraica"), le opere rabbiniche classiche (Mishnah e Talmud), oppure nei 13 Principi della Fede di Maimonide. Sebbene si possa asserire che l'idea della reincarnazione non è delineata nel Tanakh, esistono però riferimenti alla resurrezione in tutto il testo di Isaia. Inoltre, i libri della Cabala - mistica ebraica - insegnano la fede del gilgul (ciclo), la trasmigrazione delle anime, e tale fede è quindi universale nell'Ebraismo chassidico, che ritiene la Cabala sacra e autorevole.

Tra quei rabbini che refutarono l'idea della reincarnazione si annoverano Saadya Gaon, David Kimhi, Hasdai Crescas, Yedayah Bedershi (inizi del XIV secolo) Joseph Albo, Abraham ibn Daud e Leone da Modena. Tra i Geonim, Hai Gaon dibatteva col Saadya Gaon a favore dei gilgulim.

I rabbini che invece accettarono l'idea della reincarnazione includono, a partire dal Medioevo: i leader mistici Nachmanide (il Ramban) e Rabbenu Bahya ben Asher; dal XVI secolo: Levi ibn Habib (il Ralbah), e dalla scuola di misticismo di Safed: Shelomoh Alkabez, Isaac Luria (l'Ari) e il suo discepolo Hayim Vital; dal XVIII secolo: il fondatore del Chassidismo Yisrael Baal Shem Tov, i maestri chassidici successivi e il cabalista e capo degli ebrei ortodossi lituani, il Gaon di Vilna.

Con la sistematizzazione razionale della Cabala cordoveriana occorsa nel XVI secolo e il conseguente nuovo paradigma della Cabala lurianica, la Cabala sostituì la "Hakirah" (filosofia ebraica razionalista medievale) come principale teologia ebraica tradizionale, sia nei circoli accademici che nell'immaginario popolare. Isaac Luria propose nuove spiegazioni del processo di gilgul, anche con l'identificazione delle reincarnazioni di figure ebraiche storiche, compilate da Hayim Vital nel suo Shaar HaGilgulim.

Nella concezione cabalistica di gilgul, che si differenzia da molte posizioni religiose orientali, la reincarnazione non è fatalista o automatica, né è essenzialmente una punizione del peccato, o ricompensa della virtù. Nell'Ebraismo, i reami celesti cabalistici potrebbero allinearsi con il Principio di Fede sulla "ricompensa e punizione". Tuttavia qui ci si concentra sul processo individuale di Tiqqun (Riparazione) dell'anima. Nell'interpretazione cabalistica, ogni anima ebraica si reincarna solo le volte necessarie a completare ciascuna delle 613 mitzvòt. Anche le anime dei giusti (non-ebrei) tra le nazioni vengono assistiti mediante i gilgulim ad osservare le rispettive sette leggi noachiche. Perciò gilgul è espressione di compassione divina, vista come un accordo celeste con l'anima individuale affinché possa scendere nuovamente in Terra. Questa enfasi sull'azione fisica e la perfezione di ogni mitzvah è legata alla dottrina luriana del "Tiqqun Cosmico della Creazione". Secondo questi nuovi insegnamenti, una catastrofe cosmica avvenne all'inizio della Creazione, chiamata "Rottura dei Vasi" delle Sephirot nel "Mondo di Tohu (Caos)". I vasi delle Sephirot si frantumarono e caddero giù nei Mondi spirituali fino ad essere inseriti nel nostro reame fisico come "scintille di santità" (Nitzutzot). La ragione per cui nella Cabala luriana quasi tutte le mitzvot coinvolgono azione fisica è che, attraverso la loro esecuzione, elevano al cielo ogni singola Scintilla di santità associata a quel comandamento. Una volta che tutte le Scintille sono redente (rientrate) alla loro sorgente spirituale, l'Era messianica inizia. Questa teologia metafisica dà un significato cosmico alla vita di ogni persona, in quanto ogni individuo ha particolari compiti che lui/lei può completare. Pertanto, i gilgulim (cicli di reincarnazione) aiutano l'anima individuale in questo piano cosmico. Ciò spiega anche il motivo cabalistico per cui la futura Utopia escatologica avverrà in questo mondo, poiché lo scopo della Creazione viene raggiunto solo nel reame fisico più basso.

L'idea di gilgul divenne popolare nelle credenze folcloristiche e si ritrova in molta letteratura yiddish degli ebrei aschenaziti.[40]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "What is the Jewish Belief About Moshiach?"
  2. ^ Megillah 17b-18a, Taanit 8b
  3. ^ Sotah 9a
  4. ^ a b B. Talmud Sanhedrin 98a
  5. ^ Maimonide, Commentario alla Mishnah, Sanhedrin 10:1
  6. ^ Talmud babilonese, Rosh Hashana 31a e Sanhedrin 97a
  7. ^ a b Pirke de-Rabbi Eliezer, Gerald Friedlander, Sepher-Hermon Press, New York, 1981, p. 141.
  8. ^ Zohar (1:117a) e Zohar Vayera 119a.
  9. ^ Zohar, Vayera 119a, Ramban su Genesi 2:3.
  10. ^ (Ps.90:4) (Sanhedrin 97a)
  11. ^ Ramban sulla Genesi (2:3)
  12. ^ Abarbanel sulla Genesi 2
  13. ^ Ramban cit. Ibn Ezra in Levitico (25:2)
  14. ^ Bachya su Genesi 2:3
  15. ^ Safra D'Tzniusa, Ch. 5
  16. ^ Sefer HaSichos 5750:254
  17. ^ Derech Hashem 4:7:2
  18. ^ p. 318, "The Real Messiah"
  19. ^ 'It's Erev Shabbos of the World' - Jewish World - News - Israel National News
  20. ^ Emet ve-Emunah: Statement of Principles of Conservative Judaism, The Rabbinical Assembly, NY, pp. 28–32
  21. ^ Craig L. Blomberg, Sung Wook Chung, A case for historic premillennialism, 2009: "In certe fonti, Olam Ha-Ba viene associato peculiarmente agli insegnamenti sulla redenzione e resurrezione collettive, ma altrove Olam Ha-Ba è concepita come un reame d'oltretomba per l'individuo."
  22. ^ Elliot Kiba Ginsburg, The Sabbath in the classical Kabbalah, 1989, p. 145 "Più frequentemente i rabbini usavano 'olam ha-ba' in riferimento all'aldilà."
  23. ^ "Si deve vivere la vita in Terra nella sua pienezza, poiché il corpo rimane qui mentre l'anima continua ad esistere."Jewish Afterlife Beliefs su SimpleToRemember.com
  24. ^ "Afterlife" su JewishVirtualLibrary.org
  25. ^ "Olam Ha-Ba: The Afterlife" su JewFAQ.org
  26. ^ Mishneh Torah, Hilkhot M'lakhim 8:14
  27. ^ Encyclopedia Talmudit (HE) , Israele, 5741/1981, s.v. "Ben Noah", spec. l'interpretazione di Maimonide e le relative note.
  28. ^ Ger toshav (in ebraico: גר תושב? ger "straniero" + toshav "residente"), è un termine usato nell'Ebraismo per riferirsi a quel gentile che è un "residente straniero", cioè colui che vive in uno stato ebraico e ha certe specifiche protezioni in base alla Legge ebraica ed è considerato un "Gentile giusto" - in ebraico: חסיד אומות העולם? hassid umot ha-olam "pio tra le nazioni"; cfr. Encyclopedia Talmudit, cit., (HE) s.v. "Ger Toshav", Sez. 1.
  29. ^ Jacob Neusner, The Documentary History of Judaism and Its Recent Interpreters, 2012, p. 138: - "... nelle Scritture, prova della resurrezione viene tratta da numerosi passi: Esodo 15:1; Giosuè 8:30; 1 Re 11:7; Salmi 84:5; Isaia 52:8; Deuteronomio 33:6; Daniele 12:2,13. La tomba e il grembo in Proverbi 30:16 sono ugualmente citati ..."
  30. ^ Jacob Neusner, Alan Jeffery Avery-Peck (curatori), Judaism in Late Antiquity: Part Four: Death, Life-After-Death, 2000, p. 187 III. THE DEAD SEA SCROLLS 8. DEATH, RESURRECTION, AND LIFE AFTER DEATH IN THE QUMRAN THE DEAD SEA SCROLLS, capitolo di Philip R. Davies, Università di Sheffield. "Nel tardo Periodo del Secondo tempio, le convinzioni sul destino finale dell'individuo erano svariate. È ben noto che Flavio Giuseppe, nella sua descrizione delle quattro "sette" ebraiche (e confermato da Matt. ... nella resurrezione mentre lo credevano i Farisei, e gli Esseni affermavano la dottrina dell'immortalità dell'anima (War 2.154: '... sebbene i corpi siano corruttibili e la loro materia instabile, le anime sono immortali e vivono per sempre...')"
  31. ^ Jacob Neusner, Religion, literature, and society in ancient Israel, formative Christianity and Judaism, University Press of America, Volume 2, 1987.
  32. ^ Mishnah Sanhedrin 10:1, Talmud Sanhedrin 90a.
  33. ^ Chaim Joseph David Azulai, Shem HaGedolim (Il Nome dei Grandi), in varie edd., tra cui quella curata da Eliakim Carmoly, Frankfurt-am-Main, 1843.
  34. ^ "Jewish Thought" (6/12), su soc.culture.jewish.
  35. ^ a b Rabbi Irving Greenberg, Ask the Rabbis: Do Jews Believe in an Afterlife? – Orthodox in Moment Magazine, luglio/agosto 2011. URL consultato il 24/04/2013.
  36. ^ "Emet Ve-Emunah: Dichiarazione di principi dell'Ebraismo Conservatore" (EN)
  37. ^ Amy Wallk Katz, Ask the Rabbis: Do Jews Believe in an Afterlife? – Conservative in Moment, luglio/agosto 2011. URL consultato il 24/04/2013.
  38. ^ Laura Novak Winer, Ask the Rabbis: Do Jews Believe in an Afterlife? – Reform in Moment Magazine, luglio/agosto 2011. URL consultato il 24/04/2013.
  39. ^ Rabbi Shmuley Boteach, Ask the Rabbis: Do Jews Believe in an Afterlife? – Chabad in Moment Magazine, luglio/agosto 2011. URL consultato il 24/04/2013.
  40. ^ Vedi per es. i romanzi e racconti del Premio Nobel Isaac Bashevis Singer.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sanders, E.P. "Paul and Palestinian Judaism". Fortress Press. (Christian perspective on Judaism)
  • Wright, N.T. "The New Testament and the People of God". Fortress Press: 1992. (Christian perspective on Judaism)
  • Yitzchak Blau "Body and Soul: Tehiyyat ha-Metim and Gilgulim in Medieval and Modern Philosophy", The Torah U-Madda Journal, Volume 10, 2001 (Modern Orthodox perspective)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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