Ascetismo

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Il termine ascetismo deriva da "ascesi" (dal greco antico askesis) una parola che in origine significava esercizio, allenamento di un atleta per il superamento di una prova.[1]

L'ascetismo viene riferito inizialmente al Cristianesimo ma si ritrova nella storia delle religioni come un fenomeno attinente a diverse culture.[2]

Le pratiche ascetiche si propongono di conseguire una condizione di vita che, diversamente da quella ordinaria, realizzi superiori valori religiosi. L'ascesi comporta nell'uso prevalente una svalutazione della corporeità, realizzata tramite sacrifici, rinunce e mortificazioni della carne, al fine di raggiungere una superiore spiritualità, ma esiste anche un ascetismo che non contrappone il corpo allo spirito e che si fonda su pratiche che mirano a sviluppare e controllare capacità fisiche.

L'ascetismo "terreno" e "ultraterreno"[modifica | modifica sorgente]

Max Weber ha fatto una distinzione tra innerweltliche e ausserweltliche Askesis, tra ascetismo «intramondano» ed «extramondano».[3]

L' ascetismo "ultraterreno" si riferisce alle persone che si ritirano dal mondo al fine di vivere una vita ascetica (ciò include la figura del monaco che vive in comunità (monastero), così come quella dell'eremita che vive isolato). L' ascetismo "terreno" invece si riferisce a persone che vivono vite ascetiche ma non si ritirano dal mondo.

Weber affermò che l'ascetismo materialista (intramondano) si è originato dalla dottrina calvinista la quale, al contrario di altri credi religiosi, cerca di promuovere un'azione concreta nel mondo che porti regole e un controllo razionale di ciò che ci circonda.[4]

Secondo Weber infine, c’è un’affinità interna tra l'ascesi, intesa come estraneità ai piaceri dei mondo, e la partecipazione all'attività capitalistica che comporta controllo di sé, disciplina interiore, razionalizzazione contro la dissipazione.

Lo psicologo americano David McClelland (1917-1998) ha suggerito che l'ascetismo "terreno" è specificamente indirizzato contro i piaceri terreni che distraggono le persone dalla loro chiamata, dalla loro vocazione o «Beruf». Tale ascetismo può accettare piaceri terreni che non distraggono. Come esempio, ha indicato che i Quaccheri si sono storicamente opposti ad abiti dai colori chiari, ma che i Quaccheri ricchi hanno spesso ricavato il loro monotono vestiario da materiali costosi. Il colore era considerato fonte di distrazione, non invece il tessuto da cui il vestito era ricavato. I gruppi Amish usano criteri simili per decidere quali tecnologie moderne usare e quali evitare.

L'ascetismo etico[modifica | modifica sorgente]

In Grecia l'ascetismo, praticato nelle antiche comunità religiose del pitagorismo, dell’orfismo e delle religioni misteriche, con la filosofia platonica assunse un definitivo significato morale poiché, accertato il dualismo di anima e corpo, la pratica ascetica permetteva all'anima di purificarsi di tutto ciò che era corporeo e di ritornare così alla originaria perfezione ideale.[5]

Il valore morale dell'ascesi, come esercizio per il controllo delle passioni tramite la rinuncia alla corporeità, si ritrova nello stoicismo e si trasmette al Cristianesimo che lo adotta in una prospettiva tutta trascendente: gli scrittori teologi cristiani Clemente Alessandrino e Origene sostengono che attraverso la contemplazione mistica si raggiunge l'unione con Dio e per questo scopo occorrono la meditazione, la preghiera ma anche pratiche di severe rinunce e di mortificazione della corporeità.

In vero nel cristianesimo delle origini l'ideale ascetico è del tutto assente. La personalità del Gesù tratteggiata dai Vangeli e predicata dagli apostoli è tutt'altra; Gesù infatti si schiera contro l’ascetismo, non insegna ad estraniarsi dal mondo come richiede il codice di vita esseno ma ad andare addirittura verso il mondo a predicare il vangelo di salvezza. L'ascetismo, nell'ambito del cristianesimo, inizierà a manifestarsi due secoli dopo con Sant'Antonio, i Padri del deserto e Pacomio. In occidente ancora più tardi con San Benedetto e San Bernardo.

Hans Conzelmann (1915-1989), biblista tedesco e critico storico del Cristianesimo, afferma al riguardo:

« ...L'atto di aver risuscitato Gesù' riguarda tutto il mondo. La chiesa non può ritirarsi, come fanno certe sette giudaiche, per godere della propria edificazione interiore. Questa correlazione fra la risurrezione di Gesù', fondazione della chiesa e mandato missionario è stata poi raffigurata nella scena del"comandamento missionario" [6][7] »

E ancora più specificamente:

« ...I cristiani avrebbero potuto ritirarsi ai margini della società come il gruppo di Qumran e tenere gli occhi fissi al cielo nell'attesa del ritorno del Figlio dell'uomo. In questo caso avrebbero abbandonato il mondo alle potenze malvagie riservando a se stessi uno spazio protetto e privilegiato....Comportandosi così però la Chiesa non avrebbe veramente creduto in Dio... e il significato di Gesù sarebbe stato limitato al futuro apocalittico. Per la stessa ragione la comunità non si da regole ascetiche né in materia di sesso, né di alimenti, né di vestiario.[8] »

L'ascetismo non è un fenomeno esclusivamente cristiano ma si ritrova, con presupposti etici e teologi del tutto differenti da quelli cristiani, nell'antico "monachesimo" ebraico degli esseni e dei terapeuti, in alcune comunità islamiche e nelle religioni orientali.

Così il teologo biblista Frederick Fyvie Bruce (19101990) descrive le caratteristiche ascetiche della comunità essena:

« La comunità era composta di "volontari per la santità" e alla santità si teneva molto rigorosamente. Nessuno era costretto ad aderire ma coloro che lo facevano ,dopo un severo periodo di prova dovevano sottomettersi ad una disciplina duramente ascetica...Se i farisei (gente separata) erano chiamati così perché erano tanto attenti ad evitare le persone e le cose che potevano portare inquinamento religioso, gli uomini di Qumran criticavano i farisei perché non attuavano abbastanza a fondo la loro separazione e li soprannominavano " quelli che cercano cose morbide"...Immaginiamo cosa avrebbero pensato di Gesù, criticato perfino dai farisei perché, ai loro occhi,egli frequentava una compagnia così equivoca e trattava la legge con tale sovrana libertà. Gli uomini di Qumran sopportavano volentieri le privazioni cui dovevano sottomettersi nel loro studio coscienzioso e nella pratica delle legge di Dio.[9] »

È soprattutto nel medioevo che si diffonde la pratica dell'ascetismo, termine che si ritrova «raramente usato in questo periodo perché viene fatto coincidere con "vita monastica"» [10]

Nella storia del Cristianesimo si sono manifestate eccessi tali nelle pratiche ascetiche che hanno portato alla condanna per eresia movimenti religiosi come ad esempio il montanismo [11] ma l'ascesi, nelle forme del monachesimo del martirio e della verginità, è sempre stata considerata uno strumento fondamentale di espiazione e purificazione.

Nel posteriore movimento protestante l'ascesi ha subito una svalutazione teologica ma in realtà ha mantenuto il suo valore spirituale ed etico in molte religioni evangeliche come nel puritanesimo e nel pietismo.

L'ascetismo ateo[modifica | modifica sorgente]

Nella cultura orientale per quanto riguarda alcune forme di Taoismo e Buddhismo si può parlare di un ascetismo ateo o agnostico. Nello Zhuāngzǐ (uno dei testi fondamentali del taoismo) si distingue il Tao dal concetto Dio creatore: l'asceta mira dunque a ricongiungersi al principio indistinto (il Tao appunto) alla base della realtà che precede ogni idea di divinità come ogni idea di bene e male.

La mistica del vuoto, presente sia nel buddhismo che nel taoismo, è ancora più radicale: le filosofie correlate considerano ogni aspetto della realtà come "vuoto" nel senso di relativo, non sufficiente a se stesso. Meditando sulla transitorietà e relatività di ogni fenomeno l'asceta raggiunge uno stato di distacco assoluto: non, dunque, il distacco dai beni terreni per rivolgersi a qualcosa ritenuta più elevata (Dio, il mondo ultraterreno ecc.) ma il distacco da ogni bene, tanto materiale quanto spirituale (realtà ultraterrene, certi stati meditativi, persino l'ascesi stessa) al fine di ottenere uno stato di serenità impertubabile in cui il distacco dalla vita e la massima apertura ad essa paradossalmente coincidono. Poiché il concetto di vuoto è la totale negazione dell'idea di assoluto si può parlare pienamente di una forma di ascetismo ateo (in ogni caso sia il Taoismo che il Buddhismo accolgono nella loro mitologia credenze popolari in divinità ed altre forze sovrannaturali, mai però intese come creatori e signori ultimi dell'universo).[12]

L'ascetismo di Schopenhauer[modifica | modifica sorgente]

In occidente il filosofo Arthur Schopenhauer propose una forma di ascetismo ateo volto alla negazione della "Volontà di vivere" tramite la soppressione dei propri istinti vitali.

L'ascesi è «l'orrore dell'uomo per l'essere di cui è espressione il suo proprio fenomeno, per la volontà di vivere, per il nocciolo e l'essenza di un mondo riconosciuto pieno di dolore» [13]

L'ascesi viene scandita in tre punti:

  • Mortificazione di sé e dei bisogni della vita sensibile;
  • Castità, che permette di non perpetuare il dolore, reprimendo l'impulso sessuale: oltre a ridurre il consenso consapevole alla volontà, la castità riduce la stessa oggettivazione della volontà noumenica nel mondo fenomenico;
  • Inedia, ossia compiere un digiuno prolungato

Questa è la vera soluzione: rendersi trasparenti alla volontà che continuerà ad attraversarci ma non troverà più il corpo. Quindi vivere una non vita con l'estenuazione dell'organismo, raggiungendo la nolontà, cioè la non-volontà, quindi il nulla.

La completa negazione della volontà comporta con sé la negazione del mondo come oggettivazione di essa.

In questa concezione dell'ascetismo sono evidenti i riferimenti alla visione buddista e induista del Nirvana nel significato sia di 'estinzione' (da nir + √va, cessazione del soffio, estinzione) che, secondo una diversa etimologia proposta da un commentario buddhista di scuola Theravāda, 'libertà dal desiderio' (nir + vana)[14]

Se l'ascesi mistica conduceva a Dio quella schopenhaueriana conduce al nulla, è un misticismo ateo che rifiuta il mondo giungendo alla pura negatività.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Enciclopedia Garzanti di Filosofia, ed. 1981, alla voce "Ascesi"
  2. ^ In Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente.
  3. ^ Talcott Parsons ha tradotto questi termini come "del mondo" e "ultraterreno" (alcuni traduttori usano "del mondo interiore", ma ha una connotazione differente in inglese e non è probabilmente quello che Weber aveva in mente).
  4. ^ Max Weber, Etica protestante e spirito del capitalismo
  5. ^ Platone, Fedone, 66 B e sgg.
  6. ^ Matteo 28:16-29; Luca 24:46-49;Atti 1:8
  7. ^ H.Conzelmann. Le Origini del Cristianesimo. I risultati della critica storica, Claudiana editrice, 1976, Torino, p.56
  8. ^ H. Conzelmann, Op.cit, p.67.
  9. ^ F. F. Bruce, Gesù visto dai contemporanei, Claudiana, Torino, 1989, p.56
  10. ^ Enciclopedia Garzanti di Filosofia op. cit. p.53
  11. ^ Enciclopedia Treccani alla voce "Montanismo"
  12. ^ AA. VV. Dizionario Della Sapienza Orientale Buddhismo Induismo Taoismo Zen, Edizioni Mediterranee
  13. ^ Op.cit. IV, 68
  14. ^ Dalla voce nibbāna del Buddhist Dictionary - Manual of Buddhist Terms & Doctrines del ven. Ñanatiloka Thera

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Taisen Deshimaru, La pratica della concentrazione, Ubaldini Editori 1982.
  • Basho, Il romitaggio della dimora illusoria, Edizioni Se 1992.
  • Hoseki Schinichi Hisamatsu, La pienezza del nulla, Il melangolo 1993.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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