Ahimsa
Ahiṃsā (devanagari अहिंसा; adattato in Ahimsa) è un termine sanscrito generalmente tradotto con non violenza. Composto da a, "non", e hiṃsā, forma desiderativa del verbo han "uccidere" o "nuocere", nell'induismo "ahiṃsā" indica un concetto più esteso dell'assenza di violenza.
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Concetto [modifica]
Ahiṃsā è un importante precetto dell'Induismo, del Giainismo e del Buddhismo, citato negli antichi testi delle Upaniṣad già nel IX secolo a.C.[1] Il termine compare per la prima volta nella Chāndogya Upaniṣad.[2]
Il concetto fu poi elaborato e sviluppato nei secoli, in testi come la Bhagavadgītā, i Purāṇa e la letteratura buddista.
Originalmente inteso come "assenza del desiderio di uccidere", ferire o danneggiare in alcun modo qualunque essere vivente[3] (infatti, per Gandhi, chi pratica l'ahimsa deve essere vegetariano),[4] l'accezione moderna più comune è quella di una serie di valori positivi, quali compassione, amicizia, gentilezza, che uniformano e ispirano la convivenza civile.
Il concetto di ahimsa è stato introdotto in Occidente dal padre dell'India moderna, il Mahatma Gandhi. Ispirati alle sue azioni, sono nati anche movimenti politici non-violenti di tipo occidentale non strettamente legati alle religioni orientali o al rispetto assoluto per tutte le forme di vita.
Note [modifica]
- ^ (EN) ivu.org: Hinduism and Vegetarianism di Paul Turner (2000). URL consultato in data 19 maggio 2008.
- ^ Louis Renou, L'induismo, traduzione di Luciana Meazza, Xenia, 1994, p. 85.
- ^ M. Biardeau, op. cit., pag. 50
- ^ Cfr. M. K. Gandhi, La mia vita per la libertà, traduzione di B. V. Franco, Luigi Riverdito Editore, 1995.
Bibliografia [modifica]
- Giuseppe Spera, Notes on Ahimsa, Torino, Jollygrafica, 1982.
- Madeleine Biardeau, L'Induismo, Arnoldo Mondadori, 1981
Voci correlate [modifica]
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