Chāndogya Upaniṣad

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Veda

La Chāndogya Upaniṣad è una delle Upaniṣad più antiche e ampie del corpus delle Upaniṣad vediche.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

La Chāndogya Upaniṣad appartiene al Sāmaveda, ovvero al Veda intonato dai sacerdoti cantori delle melodie, gli udgātṛ, da qui il termine chāndoga (s.m. sanscrito, "cantore in metri") utilizzato come sinonimo di udgātṛ e quindi essa risulta essere l'Upaniṣad dei chāndoga ovvero degli udgātṛ.

Suddivisione e contenuti[modifica | modifica sorgente]

La Chāndogya Upaniṣad è inserita nella Chāndogya Brāhmaṇa di cui costituisce gli ultimi otto capitoli (prapāṭaka, s.m., lett. "letture"). La Chāndogya Brāhmaṇa è il manuale rituale del chāndoga (lo udgātṛ) ovvero colui che intona durante i sacrifici (yajña) le melodie del Sāmaveda in questo senso questa Upaniṣad corrisponde alla interpretazione filosofico-religiosa delle cinque parti in cui viene diviso ogni sāman (canto) intonato, e che sono:

  1. hiṅkāra, canto della sillaba hum intonata dallo stesso udgātṛ;
  2. prastāva, il preludio cantato dal primo assistente dello udgātṛ indicato come prastoṭr;
  3. udgītha, il sāman vero e proprio cantato dallo stesso udgātṛ;
  4. pratihāra, l'antistrofe cantata dal secondo assistente dello udgātṛ indicato come pratihartṛ;
  5. nidhana, il coro finale cantato insieme dai tre chāndoga.

La Chāndogya Upaniṣad è suddivisa in otto capitoli detti prapāṭaka a loro volta suddivisi in paragrafi detti kaṇḍa (s.m.) questi a loro volta suddivisi in versi. Questa Upaniṣad non possiede un percorso consequenziale quanto piuttosto corrisponde a delle riflessioni meditative, filosofiche e religiose sulle pratiche cultuali dei sacerdoti udgātṛ a cui veniva affidato il canto del Sāmaveda.

(SA)
« sad eva somyedam agra āsīd ekam evādvitīyam tad dhaika āhur asad evedam agra āsīd ekam evādvitīyam tasmād asataḥ saj jāyata kutas tu khalu somyaivaṃ syād iti hovāca katham asataḥ saj jāyeta sat tv eva somyedam agra āsīd ekam evādvitīyam tad aikṣata bahu syāṃ prajāyeyeti tat tejo 'sṛjata tat teja aikṣata bahu syāṃ prajāyeyeti tad apo 'sṛjata tasmād yatra kva ca śocati svedate vā puruṣas tejasa eva tad adhy āpo jāyante »
(IT)
« Caro, al principio questo [universo] era soltanto l'Essere (Sat) uno, senza secondo. A questo proposito alcuni dicono: Al principio questo [universo] era soltanto Non essere (Asat) unico, senza secondo. Di poi dal Non essere nacque l'Essere. Ma, come, o caro, potrebbe essere così? -soggiunse egli-. Come dal Non essere potrebbe essere sorto l'Essere? Essere soltanto questo [universo] era al principio, o caro, uno, senza secondo. Esso pensò: "Vorrei moltiplicarmi, vorrei riprodurmi!". E produsse il tejas. Il tejas pensò: "Vorrei moltiplicarmi vorrei riprodurmi!". E produsse l'acqua. Perciò sempre quando arde [per il caldo o per le pene fisiche e morali] l'uomo emette sudore: è perché l'acqua si è prodotta dal tejas»
(Chāndogya Upaniṣad VI,2,1-3. Traduzione in italiano di Carlo Della Casa pubblicata in Upaniṣad. Torino, UTET, 1983, pag.242)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]