Māṇḍūkya Upaniṣad

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Veda

La Māṇḍūkya Upaniṣad è una Upaniṣad appartenente all'Atharvaveda. Il nome deriverebbe dal fatto di essere stata rivelata dal dio Varuṇa in forma di rana (maṇḍūka).[1]

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene molto breve, questa Upaniṣad presenta una delle teorie principali della filosofia indiana, la teoria degli stati molteplici dell'essere, stati che sono sia del Brahman, l'Assoluto, che dell'essere umano, e che trovano la loro simbolizzazione nel praṇava (o oṃkāra), ossia il mantra Oṃ.[2]

Tradizionalmente si considera facente parte della Upaniṣad anche una parte del commento (il primo capitolo) che il filosofo indiano Gauḍapāda (VIII secolo d.C.) scrisse sull'opera, la Gauḍapādakārikā, per cui questo corpo unico risulta costituito dai 12 sūtra della Māṇḍūkya Upaniṣad propriamente detta, più 29 kārikā di Gauḍapāda. L'opera è così anche nota col nome di Māṇḍūkyakārikā.[1]

Suddivisione e contenuti[modifica | modifica wikitesto]

La Māṇḍūkya Upaniṣad è usualmente suddivisa in quattro parti[2]:
parte I: sūtra 1-6 (kārikā 1-9), ove si parla dei primi tre stati del Brahman
parte II: sūtra 7 (kārikā 10-18), ove si parla del quarto stato
parte III: sūtra 8-11 (kārikā 19-23), ove si parla dell'oṃkāra
parte IV: sūtra 12 (kārikā 24-29), ove si torna sul quarto stato in relazione all'ātman.

Alcune edizioni non prevedono la suddivisione in parti: in queste si ha soltanto l'indicazione del sūtra (da 1 a 12), e della kārikā (da 1 a 29)

I temi[modifica | modifica wikitesto]

I quattro stati dell'essere[modifica | modifica wikitesto]

« Om. Om è tutto questo. Di ciò [si dà ora] una chiara spiegazione: [ciò] che è il passato, il presente e il futuro è soltanto l'oṁkāra. E ciò che oltrepassa il triplice tempo è ancora la sillaba Om. »
(Māṇḍūkya Upaniṣad I-1, traduzione di Rapahel, 2010, Op. cit.)

Il divenire, con la successione temporale passato-presente-futuro, è rappresentato dalla sillaba Oṃ, ma anche ciò che trascende il divenire è ancora Oṃ. Come questo mantra sillabico possa contemporaneamente rappresentare l'esistente e l'essere, verrà spiegato nella III parte.[1] Di seguito la upaniṣad sancisce invece l'identità Brahman-ātman:

« Invero, tutto ciò è Brahman. Questo ātman è Brahman e l'ātman ha quattro piedi-quarti. »
(Māṇḍūkya Upaniṣad I-2, traduzione di Rapahel, 2010, Op. cit.)

La upaniṣad prosegue quindi spiegando che nell'individuo questo ātman si presenta concretizzandosi in quattro parti (catuṣpāt, "quattro piedi"), rappresentando nel contempo, i livelli della gnosi. Esse sono[2]:

  1. Stato di veglia (jāgarita-sthāna: in cui si ha conoscenza degli oggetti esterni)
  2. Stato di sonno con sogni (svapna ("sogno"): in cui si ha conoscenza degli oggetti interni)
  3. Stato di sonno profondo (suṣpita: in cui la conoscenza è sperimentata come beatitudine)
  4. Stato di trance[3], o quarto stato (cathurta ("quarto"), o anche turīya ("quarto" o anche "che consiste di quattro parti")[4]: conoscenza-non conoscenza)

Più che stati dell'individuo, questi sono stati, e stadi, della sua coscienza: e mentre passando dal primo all'ultimo la consapevolezza del mondo fenomenico diminuisce, l'ātman prende coscienza di sé come Assoluto.[2]

La discesa del Brahman[modifica | modifica wikitesto]

I quattro stati del singolo sono, come lascia intuire il secondo sūtra, anche stati del Brahman, sussistendo l'identità brahman-ātman:

« Il brahman, uscendo dalla sua assolutezza per una sorta di gioco (maya), si attua estrovertendosi in quattro diversi livelli macrocosmici: l'essere come causa [...], il Verbo [...], le energie formatrici [...], il mondo materiale. »
(Pio Filippani-Ronconi, 2007, Op. cit.)

Va osservato che la upaniṣad non spiega né perché né come ciò avvenga, né tanto meno māyā è termine che compaia nei sūtra. È Gauḍapāda, il cui commento è ben posteriore alla stesura della upaniṣad, che fornisce l'interpretazione in questi termini, utilizzando altri anche altri vocaboli che sono tipici dell'Advaita Vedānta, del quale fu un precursore, nonché del Sāṃkhya e dello Yoga:

« L'origine concerne tutte le entità essenziali: questo è indubbio. Il prāṇa genera tutto, il Puruṣa [irradia] separatamente i raggi di coscienza (jīva). »
(Gauḍapādakārikā, I-6, traduzione di Raphael, 2010, Op. cit.)

Dunque l'individuo, perché possa tornare al brahman, deve percorrere in senso inverso gli stadi coi quali il brahman stesso si è concretizzato. Così lo studioso Raphael:

« Il movimento crea le forme ai vari livelli esistenziali (Brahmā) e lo stesso movimento lo riporta allo stato indifferenziato (Śiva). »
(Raphael, 2010, Op. cit.)

Il quarto stato[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo stato è quello nel quale cessa ogni dualità, per cui di esso non si può dire né che è conoscenza né che è non-conoscenza: il quarto stato è uno stato indifferenziato nel quale il mutare tipico del mondo esperibile trova finalmente pace; è al di là del tempo e dello spazio; è ātman[5]; è brahman nirguṇa (il brahman senza attributi, senza qualità[6]), è "calma assoluta" (śiva)[6]; il solo che abbia realtà, che sia senza agire[1].

Oṃ[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo calligrafico in caratteri devanāgarī dell'Oṃ deriva dalla legatura delle lettere , la "O" lunga, risultato della contrazione delle lettere "A" e "U"; e , la "M" nasalizzata, dove la nasalizzazione è indicata dal chandrabindu (lett.: "luna-punto"), la falce di luna col punto sopra. La nasalizzaizone indica il prolungarsi del suono e quindi il quarto stato, mentre i primi tre sono ricordati dal simbolo sotto il chandrabindu.

La Māṇḍūkya Upaniṣad propone un metodo per accedere al quarto stato: la recitazione consapevole del mantra Oṃ.

Questo Oṃ può essere inteso come composto ("con misure", mātrā[7]: vedi il sūtra III-8), oppure non composto ("senza misura", amātrā: vedi l'ultimo sūtra, il IV-12). Le misure corrispondono alle tre lettere "A", "U", "M", la cui corretta pronuncia dà come suono l'Oṃ. Questo suono, inteso come unico, monosillabico, senza parti, non misurabile, è il quarto stato. E così Gauḍapāda commenta l'ultimo sūtra:

« Colui il quale riconosca la lettera oṃ come senza parti e allo stesso tempo pieno di parti, costui è veramente un saggio, non una persona qualunque. »
(Gauḍapādakārikā, IV-29, traduzione di Filippani Ronconi, 2007, Op. cit.)

Le tre lettere sono simboli sonori dei primi tre stati, come spiegano i sūtra III-8:11, per cui si ha la seguente corrispondenza:

  1. lettera A: stato di veglia
  2. lettera U: stato di sonno con sogni
  3. lettera M: stato di sonno profondo
  4. suono Oṃ: quarto stato

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Raphael, introduzione alla Māṇḍūkya Upaniṣad, in Upaniṣad, 2010, Op. cit..
  2. ^ a b c d Pio Filippani Ronconi, introduzione alla Māṇḍūkya Upaniṣad, in Upaniṣad antiche e medie, 2007, Op. cit..
  3. ^ Il termine è di Filippani Ronconi.
  4. ^ Vedi il Dizionario Sanscrito, Avallardi, 2009, p. 249.
  5. ^ Māṇḍūkya Upaniṣad, II-7.
  6. ^ a b Māṇḍūkya Upaniṣad, IV-12.
  7. ^ Vedi il Monier-Williams Sanskrit-English Dictionary.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Upaniṣad, a cura e traduzione di Raphael, Bompiani, 2010.
  • Upaniṣad antiche e medie, a cura e traduzione di Pio Filippani-Ronconi, riveduta a cura di Antonella Serena Comba, Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2007.

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