Sāmaveda

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Veda

Il Sāmaveda (devanāgarī: सामवेद) è una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda. Il nome può essere reso con "Veda delle melodie": sāman è traducibile con "canto", "inno", "melodia", e il riferimento è ai mantra cantati dall'officiante durante i riti.

Nel Sāmaveda troviamo una Saṃhitā, la Sāmaveda Saṃhitā; e due Brāhmaṇa molto noti: il primo è il Jaiminīya Brāhmaṇa (o Talavakāra Brāhmaṇa, il Brāhmaṇa dei musici) che prende il nome dal saggio Jaimini. Il secondo è il Tāṇḍya Mahā Brāhmaṇa (o Pañcaviṃśa Brāhmaṇa).[1] Quest'ultimo prende il nome da Tanda un maestro legato alla trasmissione dello Yajurveda bianco.

Nel Sāmaveda si distinguono infine un Āraṇyaka: lo Jaiminīya Āraṇyaka; e due Upaniṣad: la Kena Upaniṣad (anche nota come Talavakāra Upaniṣad), e la Chāndogya Upaniṣad, facente parte del Tāṇḍya Mahā Brāhmaṇa[2].[1]

Occorre notare che in letteratura si incontra spesso scritto Sāmaveda per indicare la Sāmaveda Saṃhitā, ma non va confuso il Sāmaveda (termine maschile indicante una suddivisione) con Sāmaveda (la raccolta, la saṃhitā cioè).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sāmaveda Saṃhitā.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Raimon Panikkar, I Veda. Mantramañjarī, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, BUR, Milano, 2001, vol. II, p. 1155.
  2. ^ In letteratura a volte si distingue assegnando la Chāndogya Upaniṣad al Chāndogya Brāhmaṇa, che altro non è che un supplemento del Tāṇḍya Mahā Brāhmaṇa. Cfr. Mario Piantelli, introduzione a Upaniṣad antiche e medie, a cura e traduzione di Pio Filippani-Ronconi, riveduta a cura di Antonella Serena Comba, Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2007, p. XIII.

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