Jules Bastien-Lepage

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Jules Bastien-Lepage - Autoritratto

Jules Bastien-Lepage (Damvillers, 1º novembre 1848Parigi, 10 dicembre 1884) è stato un pittore francese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sarah Bernhardt, 1879.

Nacque presso Verdun, in un ambiente modesto e umile di proprietari terrieri e di contadini. Fece le scuole secondarie al Liceo Buvignier di Verdun e prese il diploma a indirizzo scientifico senza particolari meriti scolastici. Mostrò però, timidamente, una certa vocazione artistica[1]. Giunse quindi a Parigi nel 1867 ed entrò all'Amministrazione delle Poste come impiegato di supplemento, il che lo favoriva, lasciandogli il tempo libero per dedicarsi al disegno. La situazione non era comunque ideale[2]. Lepage tentò allora il concorso per essere ammesso a frequentare la Scuola di Belle arti: non vinse, ma poté comunque assistere ai corsi in qualità aspirante[3].
L'anno seguente venne accettato nell<nowiki'</nowiki>atelier di Alexandre Cabanel, dove s'impegnò molto nel disegno. Finalmente, nel 1868, giunse primo al concorso ed entrò nella Scuola di Belle arti, sezione pittura, assieme al suo amico Louis-Joseph-Raphaël Collin.

Dopo una serie di iniziative per procurarsi degli aiuti finanziari, Lepage fece il suo debutto al Salon con un ritratto che non fu neanche notato. Era il 1870. Ma nel 1873 espose i quadri In primavera e l'anno seguente Mio nonno, ambedue particolarmente apprezzati dalla critica; poi, nel 1875, L'annuncio ai pastori gli permise di arrivare secondo al Prix de Rome.
Dovette allora decidere fra due indirizzi, ma esitò molto: i temi tradizionali o la sua inclinazione per le scene di vita nei campi. Pittore del mondo rurale, Lepage amava lavorare in mezzo ai contadini, seguirli nelle loro faccende quotidiane. Da questa tendenza vennero tele come La fienagione, Stagione d'ottobre, Padre Giacomo, L'amore nel villaggio, Il mietitore affila la falce, ecc.
Nel parco delle Rainettes, a Damvilles, che a quel tempo era un grande frutteto, pensò di creare un atelier all'aria aperta e vi ricevette diverse persone importanti, dal fratello del re di Serbia allo scrittore André Theuret. Parallelamente ebbe molto successo come ritrattista, con uno stile che ricorda il realismo fiammingo nelle sue dimensioni modeste e nelle sue esecuzioni minuziose: sono i ritratti del Principe di Galles, di Monsieur Wolff, di Madame Godillet, di Juliette Drouet, di Sarah Bernhardt e così via. Anche Marie Bashkirtseff lo ammirava profondamente.

Lepage non lavorò per più di dieci anni in tutto, tanto breve fu la sua vita. Per questo l'opera che ci ha lasciato appare sorprendente e sicuramente eccezionale. Egli non poté esprimere tutta la dimensione del suo talento in soli 36 anni di esistenza: il 10 dicembre del 1884, infatti, Lepage morì nel suo atelier parigino di Rue Legendre, falciato da un tumore all'addome. Dopo la sua morte il fratello Emilio diede al giardino delle Rainettes l'aspetto attuale di Parco.
Le tele di Jules Bastien-Lepage sono presenti nei maggiori musei del mondo: Parigi, Londra, New York, Mosca, Melbourne, Filadelfia ecc.

Riflessioni su un'opera[modifica | modifica sorgente]

La fienagione, 1877.

La fienagione del 1877. Una lunga analisi descrittiva di questo quadro fatta dal critico Paul Mantz permette di comprendere meglio la complessità delle reazioni che, all'epoca, suscitò quest'immagine di un momento di riposo durante il pesante lavoro:

« Questa contadina è un monumento alla sincerità, un tipo di cui ci si ricorderà sempre. È molto abbronzata dal sole, è brutta, ha la testa squadrata e mal formata; è la riproduzione implacabilmente fedele di una giovane campagnola che non si è mai guardata nello specchio dell'ideale. Ma in questa bruttezza vi è un'anima. Questa falciatrice così vera, con gli occhi fissi verso un orizzonte misterioso è assorbita da un pensare confuso, da una sorta di sogno istintivo, la cui intensità si sovrappone allo stordimento provocato dal forte odore dell'erba tagliata. Il suono di una campana, il richiamo del capo falciatore la sottrarranno ben presto alla sua contemplazione muta. Ella riprenderà il suo duro lavoro e rientrerà nella fatalità della vita reale. Ma durante questa rude giornata l'anima avrà avuto la sua pausa di riposo. Di tutti i quadri del Salon, compresi quelli religiosi, la composizione di Bastien-Lepage è quella che contiene più frutti del pensiero[4] »

Émile Zola e Bastien-Lepage[modifica | modifica sorgente]

La Prima Comunione

Si pretende talvolta che Zola abbia abbandonato gli impressionisti, non avendoli compresi, per volgersi verso pittori come Bastien-Lepage di cui egli riconobbe il talento di ritrattista sin dal 1876 e di cui fu amico. Ma una lettura più attenta dei testi mostra come ciò non sia. Fedele al suo metodo critico, che constata e analizza le evoluzioni oggettive della storia dell'arte più che definirne le regole, Zola fa vedere come Bastien-Lepage, formato da Cabanel, abbia soltanto subito inconsciamente l'influenza della "formula impressionista" di cui egli consacra il trionfo nel renderla insulsa e ponendola ingegnosamente alla portata del pubblico. Ma il successo di Bastien-Lepage agli occhi di Zola si rivolta contro il pittore stesso: le vere personalità sono sempre esposte all'ostilità della folla.... «Tutti i veri creatori, agli inizi della loro carriera, hanno sempre incontrato una forte resistenza. È questa una regola assoluta, che non ammette eccezioni. Invece a lui vanno gli applausi; cattivo segno ....»<ref>Lettres de Paris. Nouvelles litteraires et artistiques. "Le Messager de Paris"</ref>.

Citazione[modifica | modifica sorgente]

  • «Mi sono messo a fare ciò che vedevo, provando a dimenticare ciò che mi era stato insegnato.»

Alcune opere[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Una via di Parigi porta il suo nome.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il suo professore di disegno del collegio di Verdun, probabilmente Théodore Achille Fouquet, lo introdusse ai primi rudimenti della composizione accademica, assieme al suo compagno, il futuro pittore Raphaël Collin
  2. ^ Lettera ai genitori del 17 ottobre 1867: «Non avevo pantaloni invernali per vestirmi, ne ho uno solo ed è pure sfondato!»
  3. ^ Scrisse ai genitori: «Ho appena terminato il concorso per un posto alla Scuola di belle arti. Il modello era un uomo in posa di lottatore antico. Io, come un merlo, mi sono piazzato di fronte a lui e ho preso la posa più difficile; ma non importa, il disegno del brav'uomo non mi è riuscito poi tanto male.»
  4. ^ Fonte: Les peintres et le paysan au XIXe siècle, Skira Editore.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Correlazioni esterne[modifica | modifica sorgente]


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