Sufismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Pagina del libro al-Munqidh min al-Dalal di Al-Ghazali, il quale difese strenuamente il sufismo.

Il sufismo o tasāwwuf (in arabo: تصوّف - taṣawwuf) è la forma di ricerca mistica (da mysticos, cioè "pertinente l'iniziazione") tipica della cultura islamica[1]. Da coloro che ne fanno parte, cioè i sufi, viene considerata la dimensione mistica dell'islam. Secondo il parere di alcuni studiosi il sufismo in realtà sarebbe la continuazione di una preesistente e perenne filosofia dell'esistenza nata prima dell'islam, la cui espressione circola all'interno di questa religione[2][3]. Altri sostengono invece la natura prettamente islamica del sufismo [4][5].

La sua essenza tuttavia è stata espressa attraverso altre religioni e fenomeni metareligiosi[6][7][8]. Il sufismo viene a volte definito come l'unione antica del cristianesimo e del neoplatonismo[9][10] che diede vita ad una forma di ricerca interiore, il misticismo dell'islam. I sufi appartengono a diversi "ordini" - comunità formatesi attorno ad un maestro - i quali si riuniscono per delle sessioni spirituali (majalis) in luoghi d'incontro detti zawiya, khanqa o tekke[11]. La tradizione della preghiera in comune e della ricerca contemplativa è presente in molte altre religioni e misticismi sia precedenti che successivi al sufismo, ad esempio nel buddhismo, nel sabbatianismo e anche in alcune confessioni cristiane come il quaccherismo e il moravianesimo di Herrnhut.

Il sufismo è una disciplina che riguarda la conoscenza diretta di Dio; le sue dottrine e i suoi metodi sono derivati principalmente dal Corano, ma utilizza anche concetti derivati da fonti greche, persiane antiche e indù[senza fonte]. Comunque, nonostante le idee prese in prestito da culture e religioni precedenti, si può affermare che l'essenza del sufismo sia prettamente islamica.

La tradizione sufi afferma che il movimento nacque con l'assembramento di fedeli musulmani disoccupati (ahl aṣ-ṣuffah, cioè "quelli della panca") nella moschea di Medina ai tempi di Maometto di fronte alla stanza di sua moglie 'À'isha.[12]. Tutti gli ordini sufi ricollegano molti dei propri precetti agli insegnamenti di Maometto così come tramandati da Ali ibn Abi Talib, suo cugino e genero, tranne i Naqshbandiyya, che si ispirano ad Abū Bakr[13]. Tuttavia i musulmani aleviti e Bektashi (e alcuni sciiti) affermano che ogni ordine sufi deriva dal lignaggio spirituale (silsilah) dei dodici imam, le guide spirituali islamiche previste nell'hadíth dei dodici successori, ed erano tutti discendenti di Maometto tramite Fatima e Ali. Perciò Ali viene considerato il "padre del sufismo"[14][15].

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine arabo "tasāwwuf" deriverebbe dalla lana (in arabo sùf) con cui erano intessuti gli umili panni dei primi mistici musulmani che per questo vennero chiamati "sufi", ma un'altra etimologia si rifà al vocabolo suffa, "portico" antistante la casa-moschea di Muhammad a Medina, sotto il quale si raccoglievano alcuni pii musulmani, ospitati volentieri dal Profeta per la loro povertà che s'accompagnava a un atteggiamento assai pio. Altri riconducono il termine all'arabo safà' (purezza) o si richiamano alla collocazione dei sufi 'in prima fila' (saff al-àwwal) al cospetto di Dio.

Diffusione e caratteri del sufismo[modifica | modifica sorgente]

Il dhikr recitato da appartenenti alla tarīqa Rifāʿiyya

Il tasàwwuf - che ha in sé, forte, il concetto dell'esoterismo (da cui andranno però espunti i cascami ideologici che spesso al termine s'accompagnano) - è fenomeno trasversale e diffusissimo nell'islam, per quanto poco avvertibile all'occhio laico a causa della grande riservatezza osservata dai praticanti. Il suo grande successo, come nell'ebraismo, deriva in modo tutt'altro che secondario dalla particolare struttura fideistica delle due religioni semitiche, entrambe convinte della letterale Rivelazione ai suoi profeti da parte di Dio della sua precisa volontà.

Il tasawwuf è particolarmente diffuso nel sunnismo e assai meno nello sciismo, in cui sono attive infatti solo due confraternite islamiche, la Ni'matullāhiyya e la Dhahabiyya, a fronte delle decine di confraternite sunnite tuttora operanti. Ciò dipende essenzialmente dal fatto che, per conoscere Allah e la sua volontà, lo sciismo può stabilmente contare sull'attiva opera dei suoi dotti che, se non costituiscono un formale sacerdozio, come nel resto dell'islam, hanno acquistato però un incontestabile profilo di tipo clericale per il fatto che i loro ulema di maggior dottrina, e in particolar modo i marja' al-taqlid, sono ispirati in modo ineffabile dall'"imam nascosto".

Nell'islam sunnita la totale mancanza di sacerdozio e di una classe di tipo clericale che possa assolvere alla funzione intermediatrice fra Dio e le sue creature comporta una ricerca di Dio e della sua volontà assai più faticosa e rischiosa. È dunque perfettamente normale, legittimo e doveroso per il sufismo che il musulmano ricerchi personalmente quale sia la volontà di Dio, obbedire alla quale permette di evitare il peccato che, nell'islam, altro non è se non la disubbidienza alle sue disposizioni (tant'è vero che muslim, "musulmano", significa proprio "chi si assoggetta alla volontà di Dio").

Un metodo che si può validamente affiancare al recepimento di quanto suggerito dagli ulema è perciò quello dell'indagine personale, da conseguire tramite una lunga disciplina spirituale e mentale che - senza far trascurare lo studio della dottrina esoterica ufficiale - possa aprire la via esoterica verso Dio (il termine tarīqa ha questo significato, oltre a significare confraternita islamica), per imboccare e percorrere la quale sarà necessaria l'opera educativa di un maestro che funga da guida.

Il sufismo rappresenta l'atteggiamento più individualistico della pietas musulmana, la quale si è manifestata, oltre che in questa forma mistica, anche come protesta - con gli sciiti - e in forme più storicizzate, come nell'opposizione delle sette religiose contro i marwanidi, fedeli a Marwan ibn al-Hakam, califfo in Siria dal 684 al 685 imposto dalle tribù dei Kalb al posto di Abd Allah ibn al-Zubayr. Dato che quest'ultimo era il legittimo successore di Yazid I, Marwan fu da alcuni considerato un anti-califfo e pertanto contestato.

Dalla shahada, uno dei pilastri dell'islam, ovvero la percezione che solo la "realtà assoluta" è reale, principio informatore dell'islam, discende la coincidenza di questa realtà assoluta con l'intera creazione e ciò dà ragione dell'essenza sostanzialmente islamica del sufismo, malgrado tutte le influenze provenienti da altre culture. È vero che certe scuole di pensiero, persiane in particolare, svolsero una funzione di catalizzatore delle potenzialità mistiche dell'islam. Ma il sufismo resta il "vero" cuore dell'Islam e lo si ritrova in tutto il mondo islamico come la più pura dimensione interiore.[senza fonte]

Per i sufi, il grande e unico maestro resta il profeta Maometto, che trasmise ai suoi compagni la baraka (che significa 'benedizione') ricevuta da Dio; questi a loro volta la tramandarono alle generazioni successive, creando così la catena iniziatica, la cosiddetta silsila. Tutti gli autentici ordini sufi sono legati l'uno all'altro in questa catena.

Le riunioni spirituali sufi sono così descritte, con parole attribuite al Profeta: "Chiunque si riunisca con altri per invocare il nome di Dio, verrà circondato da angeli e dal furore divino, la pace scenderà su di loro e Dio ricorderà questa assemblea".

Nella silsila dei sufi, anche Ali, cugino e genero del profeta Muhammad, ha un ruolo fondamentale, indipendentemente dalla sua importanza come primo imam degli sciiti. Viene infatti considerato fonte di dottrina esoterica subito dopo il Profeta, ma soprattutto è portatore di una concezione particolarmente intensa della pietas musulmana, insieme alla nobiltà d'animo e alla profonda conoscenza che distinguono gli sciiti dai sunniti, almeno nella loro autopercezione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Storicamente i sufi si sono raggruppati in organizzazioni chiamate tawaʾif (pl. di taʾifah) e anche, con un termine più conosciuto, turuq (pl. di tarīqa, "via"). Il termine tarīqa è ormai un vero e proprio termine tecnico che sta ad indicare la via esoterica dell'islam.

Turuq sono pertanto le congregazioni di discepoli o confraternite islamiche che si riuniscono intorno ad un maestro per prendere parte agli esercizi spirituali (majālis) nei cenobi, denominati secondo la posizione geografica ribat, zāwiya, khānaqa, o tekke.

Alcune delle congregazioni più famose risalgono ai secoli XII e XIII, ma ne esistono anche di moderne.

Da una prima fase in cui l'esperienza sufi restò caratterizzata da un forte individualismo (Rābiʿa al-ʿAdawiyya, Ma'ruf al-Karkhi, al-Hārith al-Muhāsibī, Dhū l-Nūn al-Misrī, Sahl al-Tustarī, al-Junayd ibn Muhammad), si passò verso il XII secolo alla creazione di turuq, con un numero più o meno ampio di discepoli (murīd, pl. murīdūn ) radunati attorno a un maestro (shaykh in arabo, pir in persiano - che significano entrambi "anziano" - e dede in turco, lett. "nonno").

Di esse si ricordano in particolare la Qādiriyya, fondata nel XII secolo da ʿAbd al-Qādir al-Gīlānī; la Suhrawardiyya, fondata nel medesimo secolo da Omar Suhrawardi e suo zio paterno Abu l-Najib Suhrawardi, [da non confondere con Shihabbodin Yahya Suhrawardi, Shaykh al-Ishraq, la cui posterità è rappresentata dall'ordine degli Ishraqiyun (benché la loro comunità non abbia un'organizzazione esteriore)]; la Rifa'iyya, fondata da Ahmad al-Rifāʿī ancora nel XII secolo come la Kubrawiyya, fondata da Najm al-Din Kubrà, la Shadhiliyya, fondata da Abū l-Hasan al-Shādhilī nel XIII secolo, la Mawlawiyya, fondata nel XIII secolo da Jalāl al-Dīn Rūmī di Konya, nota per i suoi dervisci roteanti; la Cishtiyya fondata da Muʿīn al-Dīn Cishtī e, forse la più vivace negli ultimi tempi, la Naqshbandiyya, fondata da Bahā al-Dīn Naqshbandī, entrambe queste ultime attive dal XIII secolo. Altri rami si sono innestati su quelli principali: è il caso della "Jarrahiyya" fondata da Nur al-Dīn al-Jarrāhī (1678-1721) - riforma dell'ordine "Khalwatiyya" (da cui la denominazione Jerrahi Halveti) fondata da ʿUmar al-Khalwatī o, secondo altri, da Muhammad ibn Nūr al-Bālisī o, ancora, da Yahyā al-Shirwānī al-Bākūbī[16].

Maestri sufi[modifica | modifica sorgente]

Il primo grande nome di sufi è quello di Hasan al-Basri (642-728). Di lui nulla ci è pervenuto, se non tramite le citazioni di altri autori. Nato a Medina, figlio di un mawla, si stabilì a Bassora, dove divenne famoso per la sua profonda preparazione culturale e attrasse a sé molti seguaci e studenti. Era l'epoca omayyade e la sua mente fu un crogiolo di intuizioni teologiche, mistiche e giuridiche che, più tardi, sarebbero confluite in discipline diverse. È una figura importantissima nella trasmissione dei vari hadith, perché aveva conosciuto personalmente il Profeta. Gran parte delle catene iniziatiche sufi passano per lui. È anche famoso per aver affermato che il mondo è un ponte sul quale si passa, ma su cui non conviene costruire nulla. Le prescrizioni da lui dettate ai discepoli erano particolarmente severe e improntate a una rinuncia quasi totale del mondo e dei beni terreni, al superamento delle passioni e alla ricerca di una vita moderata. Grande sostenitore del digiuno, si dice che si stupisse non di come la gente si perdeva, ma di come potesse essere salvata.

Altri nomi di sufi famosi sono al-Junayd (m. 910), al-Gilani (m.1166), Abu Madyan (m. 1198) e l'imam al-Shadhili (m. 1258). Quest'ultimo escogitò un approccio intellettuale al sufismo.

Altri grandi teorici furono Ibn Arabi, del secolo XIII, le cui capacità dialettiche non riuscirono a scalfire minimamente l'intensissima dimensione spirituale espressa dal Hasan al-Basri; Gialal al-Din al-Rumi, al-Jili, al-Ghazali, Ibn Ata Allah Iskandari: tutti costoro hanno lasciato abbondante materiale scritto accanto agli insegnamenti orali, da cui è possibile desumere la dottrina sufi nella sua interezza.

L'uomo di punta del sufismo fu comunque al-Ghazali (m. 1111), il grande teologo dell'islam, al contempo giurista e sufi riconosciuto. Nella sua opera al-munqidh min al-dalal (il salvatore dall'errore) descrive il proprio interesse per il sufismo in questi termini: "Quando rivolsi il mio interesse verso il sufismo, sapevo che non avrei potuto percorrerlo tutto senza sperimentare sia la dottrina che la pratica e che il senso fondamentale di tale insegnamento consiste nel superare gli appetiti della carne, liberandosi da ogni cattiva disposizione e brutta qualità. Solo così, infatti, il cuore è libero di essere posseduto da Dio. Sapevo anche che il mezzo per liberare il cuore da ogni male è il dhikr Allah e la concentrazione di ogni pensiero su di Lui. Ciò che accadde fu che la dottrina mi risultò più semplice della pratica, cosicché cominciai ad imparare le regole dei loro libri e i detti degli sheikh, finché ne seppi a sufficienza e mi resi perfettamente conto che ciò che è veramente caratteristico di questa dottrina non può essere imparato, ma può solamente essere raggiunto per esperienza diretta e immediata, attraverso l'estasi e la trasformazione interiore. (...) non c'era modo di raggiungere la conoscenza vera del sufismo se non conducendo una vita mistica. Ma gli interessi mondani mi pressavano da ogni parte."

A questo punto della sua vita, al-Ghazali si confina per due anni in una stanza della moschea maggiore di Damasco, lasciando ogni cura del mondo: insegnamento, figli e amicizie. Il munqidh min ad-dalal descrive questa ricerca interiore, mentre la Ihyāʾ ʿulūm al-dīn (la rivivificazione delle scienze religiose) è la sua summa sulle religioni. Al-Ghazali giungerà alla conclusione che i sufi sono i veri eredi del Profeta, essendo gli unici che potevano raggiungere la conoscenza diretta di Dio, ma questa conoscenza era viabile solo attraverso la mediazione della teologia e della legge. Perciò egli ne divenne il più strenuo sostenitore. Grazie a lui, l'islam risolse la contraddizione intellettuale esistente tra mistica, teologia e questioni legislative.

Contrasti nell'ambito del mondo musulmano[modifica | modifica sorgente]

La grande diffusione del sufismo non è tuttavia sempre vista di buon occhio dai musulmani ortodossi che ne sospettano talora una deriva antinomistica che porterebbe a trascurare il dispositivo formale della Legge religiosa in modo considerato arbitrario e peccaminoso.

Da qui l'ostilità di alcuni ambienti teologico-giuridici islamici ufficiali. Innanzitutto di alcune propaggini del neo-hanbalismo che sottovalutano come Ahmad ibn Hanbal (m. 855), il fondatore della scuola giuridico-teologica che da lui prende il nome, fosse tutt'altro che ostile all'ambiente sufi, o che il hanbalita Ibn Taymiyya - vissuto in età mamelucca e considerato oggi come il massimo ispiratore dei movimenti "fondamentalistici" islamici - fosse anch'egli non sfavorevole a un'equilibrata pratica sufi, e che alcune sue dure prese di posizione contro il sufismo riguardavano essenzialmente chi maggiormente indulgeva a esagerazioni comportamentali (shatahāt) che scandalizzavano e scandalizzano ancor oggi il mondo sunnita ufficiale.

Letteratura del sufismo[modifica | modifica sorgente]

Il sufismo ha prodotto nei secoli una letteratura molto vasta che si è espressa principalmente nell'ambito della letteratura araba e della letteratura persiana, ma ha trovato espressione anche in molte altre lingue (turche, indiane, maleo-indonesiane ecc.). Tra i generi coltivati si annoverano: i libri devozionali (preghiere, meditazione, esercizi spirituali ecc.); i testi agiografici, contenenti le biografie e le sentenze dei sufi più noti; i testi che illustrano le dimore o stazioni della via spirituale; infine, i trattati teorici di vario argomento, spesso di natura apologetica. Un'altra tipica espressione del sufismo è nella letteratura in versi che annovera poeti di prima grandezza sia di espressione araba (Ibn al-Farid, Ibn 'Arabi) che persiana (Farid al-Din al-Attar, Rumi, Hafez, Gohar Shahi). Vedasi in proposito la bibliografia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Challenge of Islam: Encounters in Interfaith Dialogue, Douglas Pratt, Ashgate Publishing, 2005, p. 68.
  2. ^ Sufismo in "Dizionario di filosofia (2009)" in Enciclopedia Treccani.
  3. ^ Sufismo in "Enciclopedia Italiana (1936)" in Enciclopedia Treccani. A cura di Carlo Alfonso Nallino.
  4. ^ http://books.google.ca/books?id=IgVtq3kNCrYC&pg=PA192&dq=origins+of+tasawwuf&hl=en&sa=X&ei=UUYNU7OXIYz_oQSstoCoDw&ved=0CCsQ6AEwAA#v=onepage&q=origins%20of%20tasawwuf&f=true
  5. ^ Sufism, Hossein Nasr, su Dialogue Talk.
  6. ^ Alan Godlas, University of Georgia, Sufism's Many Paths, 2000, University of Georgia.
  7. ^ Nuh Ha Mim Keller, "How would you respond to the claim that Sufism is Bid'a?", 1995. Masud.co.uk
  8. ^ Zubair Fattani. "The meaning of Tasawwuf". Islamic Academy.
  9. ^ Sufismo in "Enciclopedia Italiana (1936)" in Enciclopedia Treccani. A cura di Carlo Alfonso Nallino.
  10. ^ Sufismo in "Dizionario di filosofia (2009)" in Enciclopedia Treccani.
  11. ^ The New Encyclopedia Of Islam, Cyril Glassé, p.499.
  12. ^ Origin of sufism - Qadiri, Sufi Way, 2003. URL consultato il 13 agosto 2012.
  13. ^ Kabbani, Muhammad Hisham (2004). Classical Islam and the Naqshbandi Sufi Tradition. Islamic Supreme Council of America. p. 557. ISBN 1-930409-23-0.
  14. ^ The Father of Tasawwuf
  15. ^ Hazrat Ali -The Father of Sufism
  16. ^ H.J. Kissling, "Aus der Geschichte des Chalwetijje Orders", Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, CIII (1953), p. 233-319, a p. 240

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Testi introduttivi in italiano:

  • W. C. Chittick , Il sufismo, Einaudi, 2009 [a cura di F.A. Leccese]
  • M. Molè, I mistici musulmani, Adelphi, Milano 1992
  • Gianluca Magi, Il dito e la luna. Insegnamenti dei mistici dell'Islam, Il Punto d'Incontro, Vicenza 2002 [introduzione di Gabriele Mandel] (edizione tedesca: Der verborgene Schatz, Random House Kailash Verlag, 2009)
  • A.J. Arberry, Introduzione alla mistica musulmana, Marietti, Genova 1986
  • R. Nicholson, Sufismo e mistica islamica, Fratelli Melita, Genova 1988
  • J. Chevalier, I Sufi - Mistici dell'Islam, Milano, Ed. Xenia, 1995, ISBN 88-7273-145-3
  • AA. VV., Sufismo, numero monografico a cura di A. F. Ambrosio e C. Saccone della rivista Divus Thomas, 48 (2007) 3
  • A. Scarabel, Il Sufismo. Storia e dottrina, Carocci, Roma 2007

Introduzioni di autori musulmani e simpatizzanti:

  • Idries Shah, La strada del Sufi, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 1971
  • M. Lings, Che cos'è il sufismo?, Ed. Mediterranee, Roma 1978
  • T. Burckardt, Introduzione alle dottrine esoteriche dell'Islam, Ed. Mediterranee, Roma 1987
  • I. Shah, I sufi. La tradizione spirituale del sufismo, Ed. Mediterranee, Roma 1990
  • Idries Shah, Imparare a imparare, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 1993
  • S. H. Nasr, Sufismo, Rusconi, Milano 1994, ISBN 88-18-70052-9
  • L. Ciani, La meditazione nell'Islam, in QUADERNI ASIATICI No. 35, maggio-agosto 1995, quadrimestrale edito dal Centro di Cultura Italia-Asia "G. Scalise" in collaborazione con il C.O.E.
  • Idries Shah, Cercatore di verità, Astrolabio-Ubaldini Editore Roma, 1995
  • Idries Shah, L'io che comanda, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1996
  • Idries Shah, I racconti dei dervisci, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1997
  • G. Mandel, Storia del sufismo, Milano, Bompiani, Milano 2001, ISBN 88-452-9118-9

Studi classici sull'argomento:

  • L. Massignon, Essai sur les origines du lexique technique de la mystique musulmane, Paris 1922 (rist. 1954)
  • L. Massignon, La passion de al-Hallaj, 4 voll., Paris 1922 (rist. 1975)
  • H. Corbin, L'uomo di luce nel sufismo iraniano, Ed. Mediterranee, Roma 1988
  • H. Corbin, En Islam iranien. Aspects spirituels et philosophiques, 4 voll., Gallimard, Paris 1971-72
  • H. Corbin, L'immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, Laterza, Roma-Bari 2005
  • A. Schimmel, Mystische Dimensionen des Islam, Diederichs, Muenchen 1992
  • G. C. Anawati-L. Gardet, Mistica islamica, SEI, Torino 1960
  • J. Spencer Trimingham, The Sufi Orders in Islam, Oxford at Clarendon Press, Oxford 1971.

Altri studi su argomenti più particolari:

  • Eva Schubert, Walid Sarif, Pèlerinage, sciences et soufisme - l'art islamique en Cisjordanie et à Gaza; cycle international d'expositions Musée Sans Frontières, Aix-en-Provence, Édisud [u.a.], 2004, ISBN 2-7449-0171-7
  • Éric Geoffroy, Initiation au soufisme, Parigi, Fayard, 2004 ISBN 2-213-60903-9
  • Éric Geoffroy, Le soufisme en Egypte et en Syrie sous les derniers Mamelouks et les premiers Ottomans - orientations spirituelles et enjeux culturels, Damasco, Institut Français de Damas, 1996, ISBN 2-901315-21-6
  • Colette-Nour Brahy, Dix jours en Ouzbékistan - récit d'un pèlerin soufi, Beirut, Albouraq, 2004, ISBN 2-84161-243-0
  • Lise Willar, Soufisme et hassidisme, Parigi [u.a.], L'Harmattan, 2003, ISBN 2-7475-4000-6
  • Joseph Kahale, Le soufisme et ses grands maîtres spirituels, [Châtenay-Malabry], Alteredit, 2002, ISBN 2-84633-034-4
  • Rachida Chih, Le soufisme au quotidien - confréries d'Egypte au XXe siècle, Arles, Sindbad, 2000, ISBN 2-7427-2548-2
  • Karim Ben Driss, Sidi Hamza al-Qadiri Boudchichi: le renouveau du soufisme au Maroc, ed. Al Bouraq, 2002.
  • Christian Bonaud, Le Soufisme, al-tasawwuf et la spiritualité islamique, Parigi, Maisonneuve & Larose, 2002.
  • Kudsi Erguner, Jean-Michel Riard, La fontaine de la séparation, voyage d'un musicien soufi, L'Isle-sur-la-Sorgue, Bois d'Orion, 2000, ISBN 2-909201-28-7
  • C. Saccone, Viaggi e visioni di re sufi profeti, Luni, Milano-Trento 1999
  • C. Saccone, Il maestro sufi e la bella cristiana, Carocci, Roma 2005
  • A. Ventura, L'esoterismo islamico. Principi dottrinali, Atanor, Roma 1981
  • M. Stepanyantis, Sufismo e confraternite nell'islam contemporaneo, Ed. Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 2003
  • A. Benningsen-C. Lemercier Quelquejay, L'Islam parallelo. Le confraternite musulmane in Unione Sovietica, Marietti, Genova 1990
  • M. Valsan, Sufismo e esicasmo. Esoterismo islamico e esoterismo cristiano, a cura di C. Mutti, Ed. Mediterranee, Roma 2000
  • C. W. Ernst, Il grande libro della sapienza sufi, Mondadori, Milano 2000
  • M. Lings, Un santo sufi del XX secolo, Ed. Mediterranee, Roma 1994
  • J. Kingsley Birge, The bektashi Order of Dervishes, Luzac, London 1994
  • A.F. Ambrosio-E. Feuillebois-T. Zarcone, Les dervisches tourneurs, Ed. du Cerf, Paris 2006

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Antologie italiane di testi di autori sufi[modifica | modifica sorgente]

  • E. De Vitray-Meyerowitch, I mistici dell'Islam, Guanda, Parma 1992
  • G. Scattolin, Esperienze mistiche dell'Islam, 3 voll., EMI, Bologna 1994-2000
  • M. M. Moreno, Antologia della mistica arabo-persiana, Laterza, Bari 1987
  • F. J. Peirone- G. Rizzardi, La spiritualità islamica, Studium, Roma 1993

Traduzioni italiane o in altre lingue europee di mistici arabi[modifica | modifica sorgente]

  • Ibn ʿArabī, La sapienza dei profeti (Fusus al-Hikam), a cura di T. Burckhardt, Ed. Mediterranee, Roma 1987
  • Ibn ʿArabī, L'interprete delle passioni, a cura di Roberto Rossi Testa e Gianni De Martino, Urra - Apogeo, Milano, 2008. ISBN 978-88-503-2636-5
  • Ibn ʿArabī, L'alchimia della felicità, a cura di M. Jevolella, RED, Como 1996
  • Ibn ʿArabī, Il nodo del sagace, a cura di C. Crescenti, Mimesis, Milano 2000
  • Ibn ʿArabī, Il libro dell'estinzione nella contemplazione, a cura di R. Tawfik e R. Rossi Testa, SE, Milano 1996
  • Ibn ʿArabī, L'epistola dei settanta veli, a cura di A. Iacovella, Ed. Voland, Roma 1997
  • Ibn ʿArabī, Il mistero dei custodi del mondo, a cura di C. Casseler, Il leone verde, Torino 2001
  • Abu Hamid al-Ghazali, Muhammad Ibn Muhammad al-Diakho, Abu Ilyas Muhammad: Les dix règles du soufisme selon Ghazzâli, Éd. Al-Bouraq, Beirut 1999
  • Abu Hamid al-Ghazali, Scritti scelti, a cura di L. Veccia Vaglieri e R. Rubinacci, UTET, Torino 1970
  • Abu Hamid al-Ghazali, L'inizio della Retta Guida, a cura di G. Celentano, SITI, Trieste 1989
  • Abu Hamid al-Ghazali, L'unicità divina e l'abbandono fiducioso, a cura di P. Urizzi, Il Cerchio, Rimini 1995
  • Abu Hamid al-Ghazali, Il libro della meditazione, a cura di G. Celentano, SITI, Trieste 1988
  • Abu Hamid al-Ghazali, Lettera al discepolo, a cura di F. Peirone, Ed. Esperienze, Fossano 1972
  • Abu Hamid al-Ghazali, L'amore di Dio, a cura di C. Fabrizi, EMI, Bologna 2004
  • Abu Hamid al-Ghazali, La perla preziosa. La vita dopo la morte, a cura di T. Villani e P. Dalla Vigna, Mimesis, Milano 2000
  • Abu Hamid al-Ghazali, Il libro del matrimonio, a cura di Y. Tawfik e R. Rossi Testa, Lindau, Torino 1995
  • Abu Hamid al-Ghazali, Il concerto mistico e l'estasi, a cura di A. Iacovella, Il leone verde, Torino 1999
  • Abu Hamid al-Ghazali, La vigilanza e l'esame di coscienza, a cura di M. A. Golfetto, Il leone verde, Torino 2005
  • Abu Hamid al-Ghazali, Le meraviglie del cuore, a cura di I. Peta, Ileone verde, Torino 2006
  • Abu Hamid al-Ghazali, Le perle del Corano, a cura d M. Campanini, Rizzoli-BUR, Milano 2000
  • Abu Hamid al-Ghazali, Una brillante confutazione della divinità di Dio sulla base del testo del Vangelo, Mimesis, Milano 2007
  • Abu Hamid al-Ghazali, Trattato sul Destino, Mimesis, Milano 2009
  • al-Hallaj, Diwan, a cura di A. Ventura, Marietti, Genova 1987
  • Rabi'a, I detti, a cura di C. Valdrè, Adelphi, Milano 1979
  • Ibn 'Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico, a cura di C. Valdrè, Adelphi, Milano 1994
  • Ibn al-'Arif, Sedute mistiche, a cura di P. Urizzi, Ed. L'Ottava, Giarre (Catania) 1995
  • 'Abd al-Qadir al-Jilani, Il segreto dei segreti, a cura di P. Urizzi, Ed. L'Ottava, Giarre (Catania) 1992
  • 'Abd al-Qadir al-Jilani, La Via della Verita', Mimesis, Milano 2009
  • Ibn Hazm, Il collare della colomba, a cura di F. Gabrieli, Laterza, Bari 1949
  • al-Jilani, Il Segreto dei Segreti, Edizioni 3P, 2008
  • al-Jili, L'uomo universale, a cura di T. Burckardt, Ed. Mediterranee, Roma 1981
  • al-Kalabadhi, Il sufismo nelle parole degli antichi, a cura di P. Urizzi, Ed. Officina di Studi Medievali, Palermo 2002
  • Ibn as-Sid, Il libro dei cerchi, a cura di M. Jevolella, Arché, Milano 1984
  • al-Sulami, Il libro della cavalleria, nuova trad. dal francese con un saggio di J. von Hammer Purgstall, Atanor, Roma 1989
  • al-Sulami, Introduzione al Sufismo, a cura di Demetrio Giordani, Il Leone Verde, Torino 2003
  • al-Sulami, La Scala di Luce. Tre antichi testi di scuola malamati a cura di Demetrio Giordani, Il Leone Verde, Torino 2006
  • al-Sulami, La cavalleria spirituale, a cura di G. Sassi, Luni Milano-Trento 1998
  • al-Sulami, I custodi del segreto, a cura di G. Sassi, Luni Milano-Trento 1997
  • al-Sulami, Le malattie dell'anima e i loro rimedi, nuova trad. dal francese, Arché, Milan 1990
  • al-Sulami, L'indole dei sufi, Mimesis, Milano 2007
  • al-Sulami, Le buone regole della compagnia, Mimesis, Milano 2009
  • al-Sulami, I sufi e i medievali peccati, Keltia, Aosta 2010
  • al-Sulami, Donne sufi, Il Leone Verde, Torino 2011
  • al-'Arabi al-Darqawi, Lettere a un maestro sufi a cura di T. Burckardt, SE, Milano 1997
  • Amadu Hampate Ba, Il saggio di Bandiagara, Neri Pozza, Vicenza 2001
  • al-Qushayri, La domanda essenziale. Dialogo sulla verità suprema, Il leone verde, a cura di A. Grigio, Torino 2001
  • al-Muhasibi, Che cos'è l'intelligenza?, a cura di G. Sassi, Luni, Milano-Trento 1998
  • Omar Ali Shah, Regole o segreti dell'Ordine Naqshbandi, a cura di A. Hayter, Libreria Editrice Psiche, Torino 2002
  • Ahmad Sirhindi, L'inizio e il ritorno a cura di Demetrio Giordani, Mimesis, Milano 2003
  • C. Saccone (a cura), Il Libro della Scala di Maometto, (traduzione di Roberto Rossi Testa), SE, Milano 1991 (Oscar Mondadori 1999)

Traduzioni italiane di mistici persiani[modifica | modifica sorgente]

  • Farid al-din 'Attar, Il verbo degli uccelli, a cura di C. Saccone, Oscar Mondadori, Milano 1999 (prima ed. SE 1986)
  • Farid al-din 'Attar, Il poema celeste, a cura di M. T. Granata, Rizzoli-BUR, Milano 1990
  • Farid al-din 'Attar, L'usignuolo e la rosa, a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2003
  • Sana'i, Viaggio nel regno del ritorno, a cura di C. Saccone, Luni, Milano-Trento 1998 (prima ed. Pratiche 1993)
  • [Jalal al-Din] Rumi, Poesie mistiche, a cura di A. Bausani, Rizzoli-BUR, Milano 1980
  • Jalal al-Din Rumi, Mathnawi, a cura di G. Mandel,6 voll., Bompiani, Milano 2006
  • Jalal al-Din Rumi, L'essenza del Reale (fihi ma fihi), a cura di S. Foti, Ed. Psiche, Torino 1995
  • Jalal al-Din Rumi, L'amore è uno straniero, a cura di K.E. Helminski, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 2000.
  • Sa'di, Il roseto (Golestan), a cura di C. Guzzetti, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1991
  • Muhammad Iqbal, Il poema celeste, a cura di A. Bausani, Leonardo da Vinci, Bari 1965
  • Ahmad Ghazali, Delle occasioni amorose (Savaneh ol-'Oshshaq) a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2007

Traduzioni italiane di opere agiografiche arabe o persiane[modifica | modifica sorgente]

  • 'Abdallah al-Yafi'i, Il giardino dei fiori odorosi, a cura di V. Vacca, Istituto per l'Oriente, Roma, 1965 (edita nuovamente da Marsilio, Venezia 1993)
  • Sha'rani, Vite e detti di santi musulmani, a cura di V. Vacca, UTET, Torino 1968
  • Farid al-Din 'Attar, Parole di sufi, a cura di L. Pirinoli, Boringhieri, Torino 1964

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Islam Portale Islam: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Islam