Khanqa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Una khānqā, o Khānāqah (in arabo: خانقاه, farsi خانگاه), quindi Khaneqa, Khanegah o Khaneghah, è un modo diverso di definire un ribat, una zawiya o una tekke: vale a dire una struttura architettonica specificatamente eretta per ospitare una confraternita sufi, ossia una tarīqa, ed è un luogo vocato al ritiro spirituale di un devoto musulmano.
In passato - e in qualche misura minore anche oggi - la khānqā spesso funge da ricovero per i viaggiatori sufi (salik) e per gli studiosi di materie islamiche (tālib). Le khānqā si trovano spesso accanto a un sepolcro di santi uomini (dargah), a moschee e a madrasa (scuole islamiche) e sono diffuse in tutto il mondo islamico: arabo, persiano, turco, dell'Asia centrale e nell'Asia meridionale.

Nel mondo arabo, specialmente in Nordafrica, si trovano strutture similari, chiamate in arabo zāwiya (i francofoni scrivono zaouia) (in arabo: زاوية, zāwiya). In Turchia e in altri Paesi già facenti parte dell'Impero ottomano, come l'Albania e la Bosnia, edifici simili sono localmente chiamati tekije تكيه (takiya o tekkè). Nell'Asia meridionale, le parole Khanqa e Dargah sono usate indifferentemente anche per le tombe di "santi uomini" sufi.

Non si sa con certezza quando il Sufismo sia emerso come fenomeno all'interno dell'Islam, né quando la prima khanqa sia stata costruita. I Sufi stessi collegano il loro movimento al tempo del Profeta ma studi accademici parlano di date abbastanza posteriori. Lo studioso Jonathan Berkey scrive:

Una delle caratteristiche dell'ultima fase del Sufismo medievale fu la diffusione di istituzioni, variamente conosciute come khanqa o ribat, completate da edifici e da annesse strutture che albergavano e sostenevano le attività dei mistici. La loro origine è abbastanza ignota, ma è probabile che le loro tracce muovano dall'Iran del IX e X secolo. (Berkey 2003, p. 157)

Le Khanqa si diffusero poi nel mondo islamico, dal Marocco all'Indonesia.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Tomba detta Haruniyye, così chiamata a causa di Harun al-Rashid. L'attuale struttura, una khanqa, si trova a Tus (nelle cui vicinanze in effetti il califfo abbaside morì) e fu costruita nel XIII secolo. Anche il grande mistico e teologo Ghazali vi è sepolto.

Tutte le khanqa, a prescindere dalle dimensioni, prevedono un'ampia corte centrale. Il rituale giornaliero di ṣalāt (preghiere) che ogni musulmano deve compiere, si svolge in questa corte, come ogni altra cerimonia e ritualità sufi (dhikr, meditazione e celebrazione del divino).

Grandi khanqa spesso sorgono attorno a una tomba del fondatore di una tariqa o al mausoleo di un "santo" sufi. L'ideologia fondamentalista dei Wahhabiti tende a considerare con estremo sfavore le khanqa, visti come luoghi inappropriati per veicolare il corretto sentimento devozionale dei musulmani, che non dovrebbero riservare alcuna particolare attenzione - per non incorrere nel peccato di superstizione e persino di idolatria - a tutte le più diverse costruzioni religiose (ivi compresa la Moschea del Profeta a Medina.[1] A questo atteggiamento di totale chiusura, gli assai più numerosi frequentatori delle khanqa replicano che, in assenza di uno specifico divieto della Shari'a per quanto riguarda un simile tipo di devozionalità, tali pratiche (rivolte comunque ad Allah) sono perfettamente legittime.

Alcune khanqa ospitano celle per gli shaykh sufi (altrimenti detti con parola persiana pir) e le loro famiglie, o per tutti quei sufi che intendano proseguire il loro dhikr in silenzio e isolamento. È possibile anche che vi siano alloggi per i sufi che siano in viaggio per motivi legati alla loro fede e per i pellegrini, così come per accogliere malati e poveri.

I movimenti sufi sono stati messi al bando in tutti quei paesi che hanno sposato un'ideologia laica, fondamentalistica o atea, come la Turchia, l' Iran posteriore alla cosiddetta Rivoluzione islamica, l'Arabia Saudita salafita, o gli Stati già comunisti e oggi ex-sovietici dell'Asia centrale. In questi Paesi le khanqa sono state trasformate in musei o moschee o abbandonate a un inesorabile collasso strutturale. In altri Paesi invece il Sufismo sopravvive e prospera e moltissime della locali khanqa sono quindi ancora in uso.

Khanqa di grande importanza[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leonor E. Fernandes, The Evolution of a Sufi Institution in Mamluk Egypt: The Khanqah, Berlin, Klaus Schwarz, 1998, ISBN 3922968686.
  • Hattstein, M. and P. Delius -- Islam: Art and Architecture, 2000, ISBN 3-8290-2558-0
  • Berkey, Jonathan -- The Formation of Islam, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0-521-58813-8

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un'eccezione vien fatta tuttavia per la Ka'ba di Mecca.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]