René Guénon

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René Jean-Marie-Joseph Guénon (Blois15 novembre 1886 – Il Cairo7 gennaio 1951) è stato un filosofo e scrittore francese.

E' stato autore di numerosi studi volti ad illustrare il patrimonio simbolico, rituale e metodologico delle tradizioni spirituali d'Oriente e d'Occidente.

Ridefinendo la nozione di metafisica come «conoscenza dei princìpi di ordine universale, da cui tutto procede», l’opera di René Guénon non si presenta né come un sistema filosofico basato sul sincretismo né come formalizzazione di un pensiero neospiritualistico. Piuttosto, essa è diretta, nelle intenzioni del suo autore, all’esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «dottrine tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratorìa, Compagnonaggio, ecc.), intese come espressioni del sacro funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell’essere umano.

Indice

[modifica] La chiarificazione dottrinale

René Guénon inizia a pubblicare i suoi primi studi sulla rivista La Gnose, da egli stesso fondata e diretta con lo pseudonimo di Palingenius, a partire dal 1909. Accanto ad articoli quali Il demiurgo e A proposito del Grande Architetto dell’Universo, vengono qui abbozzate alcune delle sue principali opere successive, quali L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Il Simbolismo della Croce e I princìpi del calcolo infinitesimale.

Datano dei primi anni del Novecento i suoi ricollegamenti iniziatici alla tradizione indù e a quella estremo-orientale (Tao), alla Libera Muratorìa e all’esoterismo islamico (Taçawwuf), dove gli viene attribuito il nome iniziatico di ’Abd al-Wâhid Yahyâ, ovvero Giovanni Servitore dell'Unico.

Il primo libro a firma «René Guénon» è una Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921), in cui l’Autore precisa (nella prima parte dello studio, che può essere considerata come un’introduzione a tutta la sua opera) in quale accezione egli intende alcune tra le nozioni (quali «tradizione», «religione», «metafisica», «teologia», «filosofia», «esoterismo», «exoterismo», «realizzazione», ecc.) massimamente frequentate in tutta la sua produzione successiva. Nondimeno, egli pone (nella seconda parte dello studio) le fondamenta sulle quali poggerà poi l’intero edificio della sua esposizione dottrinale, in opere come L’Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta (1925), Il simbolismo della Croce (1931), Gli Stati molteplici dell’Essere (1932) e I princìpi del calcolo infinitesimale (1946).

Sempre nei primi anni del Novecento, un’esperienza giovanile negli ambienti dell’occultismo francese effettuata allo scopo di smascherarne gli attributi anti-tradizionali, frutta due importanti studi di taglio «critico», nei quali viene chiarita con estremo rigore metodologico la falsità delle pseudo-dottrine neospiritualistiche: Il Teosofismo, storia di una pseudo-religione (1921) ed Errore dello spiritismo (1923).

Oriente e Occidente (1924) è il volume nel quale René Guénon più direttamente allude alla funzione che potrebbe avere una élite intellettuale (cioè spirituale, secondo la sinonimia tra i due termini affermata dall’Autore) qualora si ricostituisse in accordo a princìpi di ordine metafisico: favorire una «trasformazione mentale» inevitabile per un riavvicinamento tra i modi generali del pensiero orientale e di quello occidentale. Sviluppi di tale argomento in relazione all’esistenza di tale élite in epoca medievale, anche nell’ambito della Cristianità, e in relazione ai suoi legami con il «centro spirituale supremo» (sorgente primordiale di tutte le tradizioni), saranno oggetto di libri quali Il Re del Mondo (1927), L’esoterismo di Dante (1925), Autorità spirituale e Potere temporale (1929), San Bernardo (1929) e di numerosi articoli pubblicati sulla rivista Le Voile d’Isis, sotto la sua guida rinominata Études Traditionnelles, poi raccolti in volumi quali Sull’esoterismo cristiano (1954) e Simboli della Scienza sacra (1962).

La crisi del Mondo moderno (1927) e Il Regno della Quantità e i segni dei Tempi (1945) sono studi concernenti la critica alle concezioni materialistiche e neospiritualistiche, considerate da René Guénon come la conseguenza ultima del punto di vista profano imperante nell’epoca attuale: la critica alla modernità è volta a favorire una drammatica presa di coscienza, da parte del lettore, dei limiti di tale punto di vista. Lo «spirito tradizionale» non è quindi riconducibile a uno sterile «tradizionalismo» passatista: ma nonostante i ripetuti distinguo da parte dell’Autore, il quale è stato costretto a tornarvi ripetutamente dedicandovi addirittura studi specifici, su questo punto non sono mai mancate strumentalizzazioni.

[modifica] Cenni biografici

René Guénon, figlio unico di Jean-Baptiste, architetto, e di Anna-Léontine Jolly, nacque a Blois il 15 novembre 1886. Trascorse in questa città un’infanzia e un’adolescenza in tutto normali, ricevendo una prima educazione dalla zia materna, istitutrice, e proseguendola poi alla scuola Notre-Dame des Aydes, condotta da religiosi. Nel 1902 passò al collegio Augustin-Thierry e l’anno seguente fu ricevuto baccelliere «ès lettres-philosophie».

Nel 1904 partì per Parigi, per seguirvi un corso accademico di matematica superiore presso il collegio Rollin. All’incirca nel 1906 interruppe però gli studi universitari, a causa, si dice, della sua salute, la quale pare fosse fin dall’infanzia piuttosto delicata. Nel frattempo si era stabilito al n. 51 della Rue Saint-Louis-en-l’Île, residenza che conserverà per diversi anni.

Dopo l’interruzione degli studi accademici cominciò per René Guénon un periodo ricco di incontri e fecondo di scritti; estremamente difficile è però raccogliere testimonianze sicure sulle sue relazioni, complesse, e provocate molto spesso da moventi che avevano un diretto rapporto con lo sviluppo della sua opera scritta, in particolare nel suo aspetto di chiarificazione e di condanna delle pseudo-dottrine occultistiche e «teosofistiche». Nel periodo che va dal 1906 al 1909 René Guénon frequenta la «Scuola Ermetica», diretta da Papus, e si fa ammettere nell’Ordine Martinista e in altre organizzazioni collaterali. Al congresso spiritualista e massonico a cui partecipa nel 1908 in qualità di segretario d’ufficio, entra in relazione con Fabre des Essarts, «patriarca» della «Chiesa Gnostica», nella quale porta il nome di Synesius. René Guénon entra in questa organizzazione col nome di Palingenius. Quivi conosce due personaggi di notevole apertura mentale: Léon Champrenaud (1870-1925) e Albert Puyou, conte di Pouvourville (1862-1939), il primo entrato più tardi nell’Islâm col nome di Abdul-Haqq, il secondo un ex-uffìciale dell’esercito francese che durante il soggiorno in Estremo-Oriente era stato ammesso - caso più unico che raro per un Occidentale - in ambienti taoisti. Sempre in questo periodo avviene la formazione di un «Ordine del Tempio», diretto da Guénon; quest’organizzazione avrà vita breve, ma varrà al suo fondatore di essere escluso dai gruppi diretti da Papus. È pure di questo periodo l’ammissione di René Guénon alla Loggia massonica Thébah, dipendente dalla Gran Loggia di Francia, Rito Scozzese Antico e Accettato. È al 1908 che alcuni fanno risalire l’incontro di Guénon con i rappresentanti qualificati dell’India tradizionale.

Nel 1909 fonda la rivista La Gnose, dove appariranno il suo primo scritto, intitolato Il Demiurgo, articoli sulla Massoneria e, ciò che è più importante in quanto dimostra come le dottrine orientali fossero da lui già completamente assimilate in quest’epoca (aveva allora 23-24 anni), la prima stesura de Il simbolismo della Croce, de L'Uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta e de I princìpi del calcolo infinitesimale. Alla fine del 1910 fa conoscenza con John Gustaf Agelii, pittore svedese diventato musulmano col nome di Abdul-Hadi verso il 1897 e ricollegato al Tasawwuf (esoterismo islamico) dallo Sciaykh Abder-Rahmân Elish el-Kebir. La rivista La Gnose cessa le sue pubblicazioni nel febbraio 1912. L’11 luglio dello stesso anno René Guénon sposa a Blois la signorina Berthe Loury e sempre nello stesso anno entra nell’Islâm.

Agli anni 1913-14 risale il suo incontro con un Indù, lo Swami Narad Mani, il quale gli procura una documentazione sulla «Società Teosofica» che gli servirà probabilmente, in parte, per la stesura dello studio sulla organizzazione in questione.

Negli anni dal 1915 al 1919 è supplente al collegio di Saint-Germain-en-Lave, soggiorna a Blois (dove gli muore la madre nel 1917) ed è professore di filosofia a Sétif (Algeria). Ritorna a Blois, poi a Parigi.

Nel 1924 (e fino al 1929) dà lezioni di filosofia al corso Saint-Louis: è in quest’anno che ha luogo una conferenza stampa a cui partecipano Ferdinand Ossendowski (polacco, autore di una cronaca di viaggio attraverso la Mongolia e il Tibet che aveva fatto un certo scalpore alcuni anni prima), Gonzague Truc, René Grousset e Jacques Maritain.

L’anno 1925 vede la sua collaborazione alla rivista cattolica Regnabit, diretta dal R. P. Anizan, al quale egli è stato presentato dall’archeologo Louis Charbonneau Lassay, di Loudun (questa collaborazione cesserà presto, nel 1927).

È del 1928 la morte della moglie, avvenuta il 15 gennaio. Comincia in quest’anno la sua collaborazione regolare alla rivista Le voile d’Isis, che dal 1933 prenderà il titolo di Études Traditionnelles.

Nel 1930 parte per Il Cairo, dove si stabilirà definitivamente, sposando nel 1934 la figlia dello Sciaykh Mohammed Ibrahîm, dalla quale avrà quattro figli (due maschi e due femmine) di cui uno postumo. Qui proseguirà la sua opera di chiarificazione dottrinale sino alla morte, avvenuta il 7 gennaio 1951.


[modifica] Direttive fondamentali

Non è possibile riassumere in maniera enciclopedica l’opera alla quale René Guénon ha lavorato nell’arco di trenta anni, dal 1921 al 1951, giacché la forma stessa con la quale è concepita risponde a precise esigenze di ordine metodologico. Al più, si possono sottolinearne talune direttive fondamentali, lasciando così al lettore la possibilità di un approfondimento personale. Essa si può considerare come articolata in due momenti, uno critico e uno costruttivo, non separabili se non artificiosamente, proprio come un tutto che precede le parti.

[modifica] La «realizzazione metafisica»

La parte costruttiva dell’opera di René Guénon riguarda la «Tradizione», intesa non come mero insieme di usi e costumi ma come «trasmissione» di un patrimonio simbolico e metodologico, cioè come veicolo imprescindibile per accostarsi alla «metafisica», conoscenza sovra-razionale da realizzare attraverso il procedimento immediato (cioè non mediato) dell’intuizione intellettuale. Essa è quell’identificazione tra conoscente e conosciuto che non può avvenire neanche mediante la più elevata tra le facoltà individuali, cioè la ragione, ma solo attraverso l’intelletto superiore, facoltà trascendente che partecipa della natura divina insita nell’essere umano, di là dalla parvenza individuale alla quale la prospettiva profana pare limitarlo. La «metafisica» è la Verità, cioè «l’adeguamento della conoscenza alla Possibilità universale e totale»: in definitiva, la realizzazione dell’Infinito.

Facendo propria la terminologia in uso in alcune scuole filosofiche dell’antica Grecia, René Guénon distingue due aspetti in una dottrina e, di conseguenza, due livelli di partecipazione alla «tradizione»: quello «exoterico», esteriore e rivolto a tutti; quello «esoterico», interiore e rivolto a coloro i quali sono preparati in modo speciale a comprenderlo.

Alcune tradizioni presentano un aspetto exoterico rivestito di forma religiosa e un aspetto esoterico al quale accedere attraverso una iniziazione: per esempio, nella tradizione ebraica l’aspetto esoterico è la Qabbalah, nella tradizione islamica è il Tasawwuf (Sufismo), nella tradizione cristiana sono stati l’ermetismo e la cavalleria medievali. Altre tradizioni, invece, come il Confucianesimo e il Taoismo, non possono essere considerate l’una in rapporto all’altra come un exoterismo e un esoterismo, giacché sono formalizzate (sul piano sociale e sul piano metafisico rispettivamente) come tradizioni distinte, sebbene procedenti entrambe da una medesima sorgente. La tradizione indù, infine, non presenta un exoterismo e un esoterismo nettamente separati, in quanto dal tronco della dottrina puramente metafisica, che affonda le sue radici sull’insegnamento dei Vêda, discendono applicazioni che divengono altrettanti rami secondari nei suoi confronti: di coloro che ricevono lo stesso insegnamento, ciascuno «lo assimila più o meno completamente, più o meno profondamente, a seconda dell’estensione delle proprie possibilità intellettuali».

La distinzione tra coloro che si mantengono in un ambito exoterico (sia esso circoscritto a una forma religiosa, sociale o di altro tipo) e coloro che partecipano dell’ambito esoterico (attraverso una organizzazione iniziatica tradizionale e regolare) è connessa con i differenti destini dell’essere dopo la morte: scopo della via exoterica è di consentire il mantenimento delle prerogative individuali, ovverosia quell’esito che, secondo la prospettiva teologica, è definito salvezza; scopo della via esoterica, invece, è il superamento delle prerogative individuali, ovverosia quell’esito che, secondo la prospettiva metafisica, è definito liberazione.

L’iniziato procede per gradi da una condizione in cui la sua realizzazione è soltanto «virtuale» - egli ha ricevuto l’iniziazione ma, per l’appunto, è solo all’inizio del suo viaggio – verso una condizione in cui la sua realizzazione diviene «effettiva»: solo allora, egli morirà veramente in quanto tal dei tali identificandosi all’oggetto della conoscenza, abbandonando l’illusione dell’individualità e divenendo l’espressione manifesta del maestro interiore al quale sarà rinato.

Ma poiché il punto di vista individuale impedisce di scorgere al di là di esso, per procedere realmente nel cammino iniziatico è necessario un Maestro (o Guru): tradizionalmente, il vero Maestro è il maestro interiore presente in ciascun essere umano; pertanto, lo scopo del lavoro iniziatico è quello di favorire le migliori condizioni per un «risveglio» del maestro interiore, supportando l’individuo attraverso quella fase assai pericolosa e più o meno lunga, a seconda delle caratteristiche di ciascuno, nella quale il pericolo di illudersi sui risultati conseguiti è ben presente, pur percorrendo una via iniziatica tradizionale e regolare.

La precisazione di questi punti è stata oggetto di studio, da parte di René Guénon, in numerosi articoli, poi raccolti nei volumi Considerazioni sull’iniziazione (1946) e Iniziazione e Realizzazione spirituale (1952).

[modifica] La «dottrina dei cicli cosmici»

La parte critica dell’opera di René Guénon, in estrema sintesi, può essere riconducibile alla condanna intellettuale di tutto ciò che si pone quale ostacolo alla «realizzazione metafisica»: rivolgendosi a un lettore viziato da un certo tipo di mentalità profana – cioè quella occidentale moderna, eletta a «dogma indiscutibile» – è proprio questa mentalità, con le sue presunte «certezze», che l’opera mira a mettere in discussione.

Le considerazioni dottrinali sull’argomento sono effettuate da René Guénon in accordo con la «teoria dei cicli cosmici», in particolare nei termini in cui essa viene presentata nella tradizione indù: qualunque realtà (macrocosmica o microcosmica) sviluppa determinate possibilità fino al loro esaurimento, che è a un tempo la fine del ciclo precedente e l’inizio di quello successivo. Tale processo (simile al susseguirsi delle stagioni nel ciclo annuale, tanto per esemplificare il concetto) riguarda anche le civiltà umane, che si sviluppano a partire da una Età dell’Oro, in cui i princìpi spirituali informano pienamente l’esistenza di tutti gli esseri, a una Età del Ferro, in cui è sovrano l’aspetto quantitativo delle cose, considerato secondo una prospettiva materialistica. Quando tale tendenza «cristallizzante» è portata alle sue estreme conseguenze, a essa subentra una tendenza «dissolutiva», tesa a far emergere in superficie le regioni inferiori dell’ambito psichico.

René Guénon mette fortemente in guardia rispetto alle apparenze che tali forze, espresse attraverso fenomeni come il «neospiritualismo», possono prendere: facendo leva sulla «confusione tra psichico e spirituale», esse alimentano l’illusione che si possano ottenere progressi in senso spirituale esasperando forme esteriori, non escluse quelle religiose (soprattutto nella misura in cui queste ultime, rigettando il vero esoterismo, confuso con l’occultismo o altre contraffazioni, disconoscano la sorgente interiore stessa da cui sono originate).

Secondo la «dottrina dei cicli cosmici», questa tendenza alla dissoluzione dovrà portare a quanto è simbolicamente indicato da tutte le tradizioni come la «fine dei tempi», ciò che sarà una vera e propria parodia della spiritualità primordiale, un suo completo rovesciamento: il «regno dell’anticristo», per usare un’espressione nota al lettore occidentale. Essendo del tutto illusorio, però, questo regno dovrà immediatamente dissolversi, avendo condotto all’esaurimento definitivo le possibilità del presente ciclo dell’umanità. Esso lascerà il campo a un nuovo ciclo, in cui sarà restaurata la «tradizione primordiale», puramente metafisica e universale. Le forme odierne, essendo state unicamente degli adattamenti, seppur funzionali al tempo e al luogo della loro manifestazione, in quanto tali non oltrepasseranno tale limite estremo. Come ciò avverrà, non è dato saperlo.


[modifica] La «ricezione» dell'opera di René Guénon: estimatori e oppositori

L’opera di René Guénon ha stimolato un intenso dibattito intorno ai temi della spiritualità, lungo tutto il corso del Novecento, con estimatori e oppositori di formazione molto differente.


Tra gli estimatori «attivi», si segnalano i collaboratori della Rivista di Studi Tradizionali di Torino, pubblicazione che ha favorito la diffusione dell’opera di René Guénon in Italia, anche curando direttamente la traduzione di quasi tutto il catalogo presso varie case editrici (Edizioni Studi Tradizionali, Rusconi Editore, Adelphi Edizioni, Luni Editrice).


Tra gli oppositori, si segnalano:

- coloro (es. Umberto Eco) che, soprattutto in ambito accademico, rifiutano in toto premesse, metodo e conclusioni, in quanto considerati privi di carattere scientifico;

- coloro (es. Giuliano Di Bernardo) che lo definiscono un pensatore francese «convertito» all’Islam, un tradizionalista «reazionario» o le due cose insieme;

- coloro (es. Jean Daniélou) che rimproverano a René Guénon di non aver considerato la vicenda di Cristo come «irruzione del sacro che ha cambiato il corso della storia», ne rifiutano le soluzioni proposte per l’iniziazione (Sufismo e Libera Muratorìa) in quanto affermano il valore iniziatico dei sacramenti cristiani e negano la possibilità della realizzazione metafisica, cioè il superamento della distinzione «Creatore-creatura»;


Altri accettano parzialmente l’opera di René Guénon, con differenti sfumature. Tra questi, in estrema sintesi, si distinguono:

- coloro (es. Michel Vâlsan e Titus Burckhardt) che accettano l’impostazione generale ma rifiutano la soluzione della Libera Muratorìa in favore di quella del Sufismo;

- coloro (es. Frithjof Schuon e Martin Lings) che accettano solo parzialmente l’impostazione generale di René Guénon e sostituiscono all’idea di «metafisica» quella di «unità trascendente delle religioni», riconoscendosi in una «scuola» autodefinitasi perennialismo, la cui origine riconducono allo stesso R. Guénon;

- coloro (es. Julius Evola) che, dando particolare peso all’impostazione di «critica alla modernità» di René Guénon (in quanto la riconducono parallelamente a una questione di ordine socio-politico), rifiutano le soluzioni proposte per l’iniziazione (Sufismo e Libera Muratorìa) prediligendo l'approccio individuale all'appartenenza ad organizzazioni tradizionali ritenute "spente", e si differenziano su alcune questioni minori di ordine dottrinale (per esempio, per ragioni di «equazione personale», la subordinazione dell’azione alla contemplazione);

- coloro (es. Jean Reyor) che accettano alcune premesse ma, rifiutando le soluzioni proposte per l’iniziazione (Sufismo e Libera Muratorìa), ne prospettano di proprie (Cattolicesimo) in libri «a completamento dell’opera di René Guénon», in documenti «confidenziali» e in biografie firmate da altri (come la Vita semplice di René Guénon); sovente i toni e i metodi adottati sembrano configurare i loro lavori più come tentativo di sviare il lettore dalle idee espresse nell'opera di René Guénon, che non come sereno confronto sul piano intellettuale.

[modifica] Libri di René Guénon

(Le date fanno riferimento alla prima edizione francese)

  • Introduzione generale allo studio delle dottrine indù (1921)
  • Il Teosofismo. Storia di una pseudo-religione (1921)
  • Errore dello spiritismo (1923)
  • Oriente e Occidente (1924)
  • L'uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta (1925)
  • L'esoterismo di Dante (1925)
  • Il Re del Mondo (1927)
  • La crisi del Mondo moderno (1927)
  • Autorità spirituale e Potere temporale (1929)
  • San Bernardo (1929)
  • Il simbolismo della Croce (1931)
  • Gli Stati molteplici dell'Essere (1932)
  • La Metafisica orientale (1939)
  • Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi (1945)
  • La Grande Triade (1946)
  • Considerazioni sull'iniziazione (1946)
  • I princìpi del calcolo infinitesimale (1946)

Pubblicazioni postume:

a cura di Jean Reyor (alias di Marcel Clavelle):

  • Iniziazione e realizzazione spirituale (1952)
  • Sull'esoterismo cristiano (1954)

a cura di Michel Vālsan:

  • Simboli della Scienza sacra (1962)

a cura di Roger Maridort:

  • Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio (1964)
  • Studi sull'Induismo (1966)
  • Forme tradizionali e cicli cosmici (1970)
  • Scritti sull'esoterismo islamico e il Taoismo (1973)
  • Comptes rendus (1929-1950) (1973)
  • Mélanges (1976)

a cura di Alessandro Grossato

  • Psychologie (2001) - attribuzione di un quaderno di appunti presi da uno studente di un corso di filosofia, tenuto a Sétif (Algeria) da René Guénon negli anni 1917-1918.


[modifica] Bibliografia su René Guénon in lingua italiana

  • David Gattegno, René Guénon. La sua vita, il suo pensiero, Edizioni Età dell'Acquario, Torino 2006
  • Paul Chacornac, Vita semplice di René Guénon, Luni Editrice, Milano 2005, ISBN 8874350643
  • Pietro Nutrizio e altri, René Guénon e l'Occidente, Luni Editrice, Milano 1999, ISBN 8879841750
  • Piero Di Vona, René Guénon contro l'Occidente, Il Cerchio, Rimini 1998
  • Massimo Pacilio, Conoscenza tradizionale e sapere profano. René Guénon critico delle scienze moderne, Edizioni di Ar, Padova 1998
  • Piero Di Vona, René Guénon e la metafisica, SEAR, Borzano 1997
  • Giuseppe Cognetti, L'Arca perduta. Tradizione e critica del moderno in René Guénon, Pontecorboli, Firenze 1996
  • Jean Robin, René Guénon. Testimone della Tradizione, Il Cinabro, Catania 1993
  • Paul Sérant, René Guénon. La vita e l'opera di un grande iniziato, Convivio Editore, Firenze 1990, ISBN 8840438106
  • Nuccio D'Anna, René Guénon e le forme della Tradizione, Il Cerchio, Rimini 1989
  • Piero Di Vona, Evola e Guénon. Tradizione e civiltà, S.E.N., Napoli 1985
  • Michel Valsan, La funzione di René Guénon, Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma 1985

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