Confucianesimo

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Il Confucianesimo (scuola confuciana, cinese: 儒家, pinyin: Rùjiā; dottrina confuciana, cinese: 儒學/儒学, pinyin: Rúxué) è una delle maggiori tradizioni filosofiche, morali, politiche della Cina, sviluppatosi nel corso di due millenni a partire dagli insegnamenti del filosofo Kǒngfūzǐ, il «Maestro Kong» (551-479 a.C.), conosciuto in occidente col nome latinizzato di Confucio, esercitando un'influenza grandissima anche in Giappone, Corea e Vietnam.

Confucio elaborò un sistema rituale e una dottrina morale e sociale, che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina, in un'epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici [1]. Confucio non volle mai, invece, trattare questioni soprannaturali o che trascendessero l'esperienza umana. Nel confucianesimo non c'è alcuno spunto soteriologico e questo rende difficile considerarlo una religione, se non in senso sociologico, come lo ha considerato Max Weber ne Il confucianesimo di Pietro Corradini[2]

Dopo essersi confrontato con le scuole di pensiero concorrenti, durante il Periodo dei regni combattenti, e violentemente combattuto sotto l'imperatore Qin Shihuangdi, il confucianesimo fu imposto come dottrina di Stato sotto l'imperatore Han Wudi (156-87 a.C.) ed è rimasto tale fino alla fondazione della Repubblica di Cina nel 1912.

La riflessione di Confucio[modifica | modifica sorgente]

Confucio espose un complesso di dottrine morali a scopo religioso che furono tramandate dai suoi discepoli nell'opera 论语, "i dialoghi". La dottrina di Confucio è basata sulla ricerca dell'armonia con l'ordine giusto delle cose (come nell'induismo)[senza fonte], tale armonia è il dao[senza fonte] e si consegue attraverso il culto degli antenati e seguendo i valori tradizionali. Gli uomini dell'Antichità - diceva Confucio - "che volevano organizzare lo stato regolavano prima il loro àmbito familiare ; coloro che volevano regolare il loro ambito familiare, miravano prima a sviluppare la propria personalità; coloro che volevano sviluppare la personalità, prima rendevano nobili i loro cuori; coloro che volevano nobilitare il proprio cuore, rendevano prima veritiero il loro pensiero; coloro che volevano rendere veritiero il loro pensiero, perfezionavano prima il loro sapere "[3].

Per Confucio gli uomini sono divisi in tre gruppi: 1) gli uomini perfetti ovvero i saggi , coloro che rappresentano il modello da seguire , avendo raggiunto il più alto grado di perfezionamento , come ad esempio, gli imperatori dell'antica Cina; 2) i nobili ovvero gli uomini superiori (junzi) ; 3) gli uomini comuni che costituiscono la massa.[4] "Il termine "li" rappresenta un concetto assai complesso, che può definirsi come l'armonizzazione dell'uomo con l'ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall'osservanza dei riti religiosi statali e familiari alle regole di comportamento del vivere sociale. "Li" è dunque una forza ordinatrice che deve guidare l'uomo nei suoi doveri sia verso gli altri uomini (il rispetto, la cortesia, il tatto, il decoro, l'autocontrollo), che verso gli esseri spirituali superiori (il corretto culto reso al mondo divino e agli antenati). "Li" è insieme la forza cosmica che dà forma e ordine allo stato e alla famiglia[5]. Una fondamentale virtù è il ren, cioè l'umanità che è "la benevolenza che un uomo deve mostrare verso i suoi simili, ma in misura proporzionata ad una precisa gerarchia di legami politici e familiari."[6]. La musica è molto importante poiché è " manifestazione di ordine e armonia, ed espressione di sentimenti nobili ed elevati. "[7]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Confucio

Sviluppo del primo confucianesimo[modifica | modifica sorgente]

Come per molte altre figure storiche fondamentali nella storia del pensiero (Buddha, Socrate, Zarathustra) non disponiamo di fonti che possano essere fatte risalire a Confucio. Gli scritti di cui disponiamo furono tramandati dai discepoli del filosofo, che raccolsero le parole e il pensiero del loro maestro. Nel caso di Confucio, inoltre, il problema delle fonti è reso ancora più grave dalla persecuzione di cui furono fatte oggetto le scuole filosofiche durante la dinastia Qin o C'in, oltre due secoli dopo la morte di Confucio.

I frammenti esistenti permettono comunque di avere un quadro abbastanza chiaro del pensiero confuciano. Confucio era un letterato che si preoccupava dei tempi agitati in cui viveva. Aveva viaggiato attraverso la Cina, cercando di diffondere le sue idee politiche e di influenzare i sovrani dei numerosi piccoli regni in lotta per il dominio della Cina, sorti dopo l'indebolimento della dinastia Zhou. Inizialmente persuaso di avere una missione terrena, Confucio era un instancabile promotore delle virtù degli antichi sovrani illustri, come il duca di Zhou. Cercò di acquistare potere politico, ma non ebbe mai l'occasione di mettere in pratica le sue idee; più volte espulso dai vari regni, tornò infine nella terra natale dove spese l'ultima parte della sua vita dedicandosi all'insegnamento.

I Dialoghi, l'opera più vicina alla fonte del pensiero confuciano, riportano le discussioni del filosofo con i suoi discepoli. Essendo una compilazione di conversazioni, domande e risposte e di parti dedicate alla vita di Confucio, i Dialoghi non sono la descrizione di un sistema filosofico coerente. I primi abbozzi di un vero sistema furono realizzati da discepoli, o da discepoli di discepoli, primo fra tutti Zi Si, nipote di Confucio. Durante il fertile periodo delle Cento scuole di pensiero, numerose importanti figure del confucianesimo come Mencio e Xunzi svilupparono la dottrina sul piano etico e politico. Mencio, in particolare, si soffermò sulla natura umana e sulle teorie del buon governo.

Alcuni discepoli di Xunzi, come Han Fei Zi si convertirono al legismo [8] una teoria politica totalitaria basata su un sistema penale severo, diametralmente opposta al confucianesimo, e furono di aiuto all'unificazione della Cina da parte di Shihuangdi.

Riconoscimento ufficiale[modifica | modifica sorgente]

Il confucianesimo riuscì a sopravvivere alla persecuzione di cui fu fatto oggetto durante la dinastia Qin solo grazie ai letterati che ne conoscevano i testi a memoria. Successivamente si trovarono alcuni ritrovamenti che diedero un supporto di prove storiche a quanto era stato ricostruito solo in base a testimonianze orali: il ritrovamento più noto è quello dei classici rinvenuti dietro ai muri della casa di famiglia di Confucio.

Gli imperatori Han sostennero la dottrina confuciana. Forse influenzato da intellettuali come Dong Zhongshu, l'imperatore Han Wudi fece del confucianesimo la filosofia di stato ufficiale, senza tuttavia conferire un reale potere agli intellettuali confuciani, i quali, delusi, diedero il loro sostegno alla presa di potere da parte di Wang Mang (45 a.C.-23 d.C.).

Lo studio dei classici confuciani divenne la base degli esami per il reclutamento o la certificazione dei funzionari, facendo così del confucianesimo il cuore del sistema educativo cinese, anche se il pieno regime degli esami imperiali iniziò soltanto nel VII secolo, sotto la dinastia Sui. Il confucianesimo penetrò quindi profondamente nel sistema di pensiero dei cinesi e dei loro statisti, divenendo il pensiero politico dominante, raramente messo in discussione fino agli inizi del XX secolo.

Sviluppo dopo gli Han[modifica | modifica sorgente]

Quando il confucianesimo divenne dottrina ufficiale sotto gli Han anteriori, si potevano già riconoscere varie correnti al suo interno. Successivamente, due millenni di commenti, rinnovamenti, interpretazioni e ritorni alle origini hanno contribuito alla complessità del quadro.

Si possono distinguere sei periodi nella storia del confucianesimoJ H Berthrong. Internet Encyclopedia of Philosophy:

  • Periodo classico di formazione, fino alla dinastia Qin (221 a.C.)
  • Dinastia Han (202 a.C.200 d.C.): ricostruzione dei testi perduti e radazione di commentari che divennero essi stessi oggetto di studi. Pur proclamando di voler semplicemente tramandare i testi antichi, i letterati dell'epoca lasciarono una forte impronta negli studi confuciani.
  • Dal II all'VIII secolo: comparsa dello xuanxue collegato al taoismo; alcuni autori del movimento (Wang Bi, per esempio) si considerano confuciani. Sviluppo di una filosofia buddhista cinese, che trovò favore a corte.
  • A partire dal IX secolo fino alla fine della dinastia Ming (metà del XVII secolo): comparsa di filosofi e correnti influenzati dal taoismo e dal buddismo - Han Yu, Li Ao, Liu Zongyuan (fine della dinastia Tang); neoconfucianesimo Song, con filosofi come Cheng Jing, Cheng Yi e Zhu Xi, Scuola dello spirito di Wang Yangming (fine del XV secolo). Sotto gli Yuan il canone classico di Zhu Xi diventò il programma di riferimento degli esami imperiali. Il neoconfucianesimo si diffuse in Corea e in Giappone.
  • Dinastia Qing, a partire dalla fine del XVII secolo: sviluppo dell'Hanxue, "studi Han", corrente che vorrebbe un ritorno ai testi originari, vale a dire alla versione della dinastia Han. I pensatori di questa corrente rimproveravano infatti ai filosofi dei secoli precedenti di essersi allontanati troppo dal confucianesimo originario.
  • A partire dal XX secolo: sviluppo del nuovo confucianesimo sotto l'impatto della filosofia occidentale.

Diffusione fuori dalla Cina[modifica | modifica sorgente]

Dopo la riformulazione del neoconfucianesimo da parte di Zhu Xi, Wang Yangming e altri neoconfuciani, il confucianesimo diventò religione di stato anche in Corea e in Giappone.

Corea[modifica | modifica sorgente]

Nel VII secolo, il confucianesimo fu fatto proprio dalle classi nobiliari durante il periodo dei tre regni di Corea e, quando questi vennero unificati dalla dinastia Goryeo, fu alla base dell'ordinamento politico che il nuovo stato si diede. La dinastia Goryeo fu soppiantata dalla dinastia Chosun nel 1393, che proclamò la Corea stato confuciano[9]

Vietnam[modifica | modifica sorgente]

Sotto il dominio cinese, il confucianesimo conquistò una posizione importante anche nella società vietnamita(EN) Beliefs and religions' in Learn About Vietnam, Ambasciata vietnamita negli USA, anche se iniziò a diffondersi solo dopo che il Vietnam conquistò l'indipendenza dalla Cina nel 939. Come in Cina, si sviluppò una élite intellettuale, ed i principi di obbedienza e di rispetto per l'istruzione e per l'autorità furono recepiti da tutti gli strati della società. Il confucianesimo influenzò profondamente la struttura familiare e fu alla base del rigido sistema di gerarchia sociale. Nel XV secolo il confucianesimo prese in Vietnam il posto del buddhismo e divenne religione nazionale sotto la dinastia Le.

Giappone[modifica | modifica sorgente]

In Giappone, a partire dal 593 d.C., quando salì al trono l'imperatrice Suiko, fu adottato il buddhismo come religione di stato, le istituzioni vennero rifondate secondo il modello cinese ed ispirate dal confucianesimo. Fautore delle riforme fu il principe Umayado, reggente dell'imperatrice e a tutt'oggi venerato dai giapponesi come protettore del buddhismo, della casa imperiale e del paese. Ispirandosi al pensiero di Confucio, ristrutturò i ranghi della società, assegnando i più alti in base ai meriti, e non più in base alle discendenze familiari.[10]. Nel 604 compilò la costituzione di 17 articoli, che fissava i codici di comportamento di governanti e sudditi nell'ambito di una società buddhista, [11] e che sarebbe rimasta in vigore fino al 1890.

Quando riemersero i clan fedeli alla tradizione shinto, verso la metà del VII secolo, il buddhismo subì una flessione ma non fu sradicato, dato che molti dei clan imperiali si erano convertiti a tale dottrina. La struttura dello stato fu rafforzata con gli editti di riforma di Taika (大化の改新, Taika no Kaishin), promulgati nel 646 dall'Imperatore Kōtoku. Tali riforme riorganizzarono l'amministrazione statale secondo i criteri del confucianesimo, che influenzò quindi profondamente il pensiero giapponese fino al XIX secolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gerhard J. Bellinger. Enciclopedia delle religioni. Milano, Garzanti, 1989
  2. ^ Max Weber su Sociologia della religione, vol II, Edizioni comunità 2002, pag 236-237, riferisce che la ricerca individuale, sia mistica che ascetica è estranea al confucianesimo, così come estranea era la mistica di Laozi, ovvero il taoismo filosofico. Caratteristiche erano il completo adattamento al mondo ed il rifiuto di speculazioni metafisiche
  3. ^ Garzantina delle Religioni, Garzanti, p. 153
  4. ^ op. cit. p.154
  5. ^ op. cit. p. 154
  6. ^ op. cit. p. 155
  7. ^ op. cit. p..155
  8. ^ Per un confronto tra confucianesimo e legismo si veda Paolo Farah, L'influenza confuciana sulla costruzione del sistema giuridico e politico cinese in Giovanni Bombelli e Bruno Montanari (eds), IDENTITA EUROPEA E POLITICHE MIGRATORIE, Vita e Pensiero, 2008, pp. 193-226 [1].
  9. ^ History of Korea: The establishment of a Confucian state su Britannica.com.
  10. ^ (JA) Yoshimura, Takehiko: Kodai Ōken no Tenkai (古代王権の展開), pag. 126. Shūeisha, 1999]
  11. ^ (EN) Shotoku's Seventeen-Article Constitution - Jushichijo Kenpo www.sarudama.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maurizio Scarpari, Il confucianesimo, i fondamenti e i testi. Torino, Einaudi, 2010
  • Lionello Lanciotti. Confucio. La vita e l'insegnamento. Astrolabio Ubaldini, 1997
  • Federico Avanzini. Confucianesimo e taoismo. Brescia, Queriniana, 2000
  • John H. Berthrong, Evelyn Nagai Berthrong. Confucianesimo: Una introduzione. Roma, Fazi, 2004
  • Jennifer Oldstone-Moore. Capire il confucianesimo. Milano, Feltrinelli, 2007
  • Max Weber. Sociologia della religione. 2.L'etica economica delle religioni universali. Confucianesimo e taoismo. Torino, Einaudi, 2002

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