Tradizione

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Pranzo di Natale in Danimarca. Spesso le festività fanno parte della tradizione di determinati popoli.

Il termine tradizione (dal latino traditiònem deriv. da tràdere = consegnare, trasmettere) può assumere diverse accezioni, fortemente interrelate:

  • come sinonimo di consuetudine (spesso è utilizzata in tale senso la definizione "tradizioni popolari" o "folklore"), intendendo la trasmissione nel tempo, all'interno di un gruppo umano, della memoria di eventi sociali o storici, delle usanze, delle ritualità, della mitologia, delle credenze religiose, dei costumi, delle superstizioni e leggende; in particolare è detta tradizione orale la trasmissione non mediata dalla scrittura
  • come corpus più o meno coerente di credenze e pratiche condivise da un gruppo di persone all'interno di un campo di attività umano, come può essere ad esempio una tradizione religiosa o una tradizione scientifica
  • in ambito filosofico (con la iniziale maiuscola: Tradizione), come concetto metastorico e dinamico, indicante una forza ordinatrice in funzione di principi trascendenti, la quale agisce lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi e ordinamenti che possono anche presentare una notevole diversità
  • tradizione: come termine tecnico presente con un suo significato specifico negli ambiti disciplinari della filologia e del diritto.

Antropologia[modifica | modifica wikitesto]

In antropologia la tradizione è l'insieme degli usi e costumi, e dei valori collegati che ogni generazione, dopo aver appreso, conservato, modificato dalla precedente, trasmette alle generazioni successive. La tradizione è particolarmente sentita dalle comunità minoritarie che, attraverso di essa, tendono a conservare la propria identità.

Veniva definito dagli studi di folklore (es. Alberto Mario Cirese, Culture egemoniche e culture subalterne, Palumbo, Palermo, 1973) inculturazione il processo con il quale un gruppo sociale trasmette e riproduce le proprie "tradizioni" al suo interno; acquisiti per acculturazione invece erano definiti i tratti culturali provenienti dall'esterno (strati sociali diversi, o da altre aree geografiche-culturali).

Uomini e donne rumeni ballano in abiti tradizionali

In Italia, all'interno delle scienze etnoantropologiche, si è delineato un campo di studi oggi definito come storia delle tradizioni popolari, all'interno del quale, fin da inizio Novecento, studiosi quali Giuseppe Pitrè, Ernesto de Martino, Alberto Mario Cirese, hanno operato ricerche su usi, costumi, dialetti, cultura materiale, consuetudini di diritto, pratiche religiose, canti, poesie, musiche, tradizioni orali e ogni altro aspetto concernente quello che veniva definito "popolo", ovvero gli strati sociali più arretrati. Inizialmente definito demopsicologia, poi demologia, o acquisendo il termine americano, studi di folklore, questo campo di studi, a partire dagli anni ottanta, ha rimesso profondamente in discussione il proprio oggetto, criticando la reificazione delle tradizioni, e ponendo l'accento più sui processi di costruzione sociale e sull'uso che i soggetti fanno di esse.

Dagli anni ottanta, dal punto di vista scientifico, si tende a criticare il concetto di tradizione, per mettere in evidenza il fatto che la cultura è situata nell'individuo, ed ogni volta che vi è un passaggio di tratti culturali avviene necessariamente una rielaborazione. In quest'ottica la tradizione viene vista più come un elemento retorico utilizzato da gruppi di individui per rafforzare una propria identità collettiva, in particolare per essere utilizzata in contrasti con altri gruppi sociali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Giudaismo[modifica | modifica wikitesto]

Gli israeliti del tempo del Giudaismo avevano molte tradizioni non scritte, che essi affermavano essere state affidate a Mosè sul Monte Sinai, e trasmesse a Giosuè, ai Giudici ed ai profeti. Dopo le loro guerre contro i romani al tempo di Adriano e Severo, a causa della loro sempre più grande dispersione, gli israeliti cercano di assicurarsi la conservazione delle loro tradizioni affidandole alla scrittura. Di conseguenza rabbi Judah ben Ilai detto "il santo" compone la Mishnah, o "seconda legge", la più antica collezione di tradizioni ebraiche circa nell'anno 190-220.

A questo testo sono aggiunti due commentari: la Ghemarah di Gerusalemme, probabilmente nell'anno 370 e la Ghemarah di Babilonia.

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Gesù, essendo un ebreo conservatore, condanna severamente molti dei farisei, una setta giudaica molto diffusa nel periodo del Secondo Tempio, rimproverandoli di preferire le tradizioni dei loro antenati (cioè la Torah orale) alla stessa legge di Dio, aderendo in modo superstizioso a vane osservanze e trascurando doveri morali e religiosi più importanti (Matteo 15:1-20; Marco 7:1-13).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Origini del cristianesimo e Pensiero paolino.

Esistono nell'ambito del cristianesimo tradizioni orali successivamente trascritte ed assunte come autentiche da una specifica comunità.

  • Tradizione nel Nuovo Testamento: nella teologia cristiana, l'insieme delle predicazioni degli apostoli alle comunità cristiane, successivamente raccolte nel Nuovo Testamento da cui si sono sviluppate, nel corso della storia, le diverse tradizioni ecclesiastiche, ad esempio, quella del cattolicesimo, dell'ortodossia orientale e del protestantesimo. Il cattolicesimo ritiene che le sue tradizioni derivino da insegnamenti non scritti degli apostoli; quelle dell'ortodossia orientale sono essenzialmente contenute nella patristica e ritenute normative. Quelle del protestantesimo sono onorate, ma non vengono considerate normative o alla pari con le Sacre Scritture: esse devono sempre essere confrontate con l'autorità ultima della Bibbia.
  • Tradizione cristiana: L'insieme delle pratiche, costumi, credenze e rituali condivisi dalla maggior parte dei cristiani oppure sviluppati e progrediti all'interno di singole chiese o comunità cristiane; si possono citare, per quanto riguarda la Chiesa Ortodossa, la cultura e gli abiti tipici slavi, giudicati compatibili con la vita cristiana (anche se non sono una caratteristica propria del cristianesimo). Spesso tutti questi insiemi di usanze, in certi casi vere e proprie "tradizioni", vengono tramandati per iscritto attraverso dei trattati ecclesiastico-liturgici o dei catechismi. Esempi celebri sono gli antichi Ordini della Chiesa, la Didaché, le Costituzioni apostoliche, la Tradizione Apostolica e vari altri testi antichi risalenti ai primi secoli della cristianità, il cui scopo era regolare la vita e la quotidianità dei fedeli così come dei sacerdoti. Ad ogni modo l'autorevolezza e l'attribuzione di tali opere è varia, inoltre non sempre i rituali e le pratiche descritti concidono con gli insegnamenti degli apostoli.
  • Tradizione cattolica: nella teologia cattolica, la parte della tradizione cristiana approvata dal concilio di Trento e degli eventi non provabili, ma che vengono ritenuti reali dai fedeli e/o dalle gerarchie ecclesiastiche. Nella teologia cattolica è la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, nell'atto in cui perpetua e trasmette a tutte le generazioni "tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede" (Concilio Vat II, Dei Verbum 8).
  • Tradizione Apostolica: è una breve opera, composta verso il 215, attribuita a Ippolito di Roma, in cui si fa riferimento a un compendio di princìpi, regolamenti e istruzioni in materia di ordinamento ecclesiastico, prassi liturgica e vita comunitaria, che rappresentano la struttura e la forma con cui la Chiesa antica ha tradotto normativamente la "consegna" (traditio) degli apostoli, per il bene e l'edificazione di tutti i credenti. Costituisce il capisaldo di molti testi cristiani dell'antichità e descrive in larga parte il rito romano così come veniva celebrato nel III secolo. Viene considerato d'incomparabile importanza dagli storici, in quanto è una preziosa fonte di informazioni riguardo alla vita comunitaria e alla liturgia cristiane del III secolo[1].

Tradizionalismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel cattolicesimo il tradizionalismo è una tendenza, in opposizione al modernismo teologico, che difende gli insegnamenti tradizionali della Chiesa cattolica in piena continuità storica con il passato.

Nell'ortodossia orientale la Bibbia è considerata il cuore costitutivo di una tradizione più vasta.

Queste concezioni sono spesso condannate dal protestantesimo che sostiene in genere come il contenuto della Bibbia, come Parola di Dio, abbia la precedenza su qualunque tradizione cristiana, rispetto alla quale deve essere verificata ed eventualmente respinta se non può esserle conciliata. Ispirato dalla contestazione del Protestantesimo alla tradizione ecclesiastica, l'illuminismo cominciò a considerare persino la Bibbia stessa come parte di discutibili tradizioni.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sola scriptura.

Diritto[modifica | modifica wikitesto]

Nel Diritto romano, per tradizione era inteso l'atto formale di consegna di un bene, normalmente necessario e conclusivo nell'acquisto della proprietà a titolo derivativo. Si trattava di "tradizione consensuale" se effettuata mediante la consegna materiale del bene (generalmente mobile) o di "tradizione effettiva o simbolica" se effettuata tramite la consegna di un simbolo che desse la possibilità di esercitare il possesso sul bene (generalmente immobile - es. chiavi del fabbricato).

Filologia[modifica | modifica wikitesto]

In filologia, o critica testuale, per tradizione si intende l'insieme dei testimoni che trasmettono un'opera. Essa può essere diretta quando ha l'intenzione di trasmettere un dato testo, indiretta quando un testo o parte di esso si trasmette grazie alla citazione che ne fa un altro autore.

Filosofia, politica e metafisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tradizionalismo (politica).

Il conservatorismo tradizionalista, conosciuto anche come tradizionalismo, descrive una filosofia politica situata nell'alveo del conservatorismo che sottolinea la necessità - filosofica, etica e pratica - dei principi della Legge naturale e dell'ordine morale trascendente, della tradizione, dell'unità organica e gerarchica, della vita rurale, del classicismo e della cultura elevata, e della Fedeltà. Alcuni tradizionalisti hanno abbracciato i termini di "Reazione" e di "Contro-rivoluzione", riferendosi alla decadenza della società provocata dall'Illuminismo. Poiché i conservatori tradizionalisti hanno una visione gerarchica della società essi difendono la struttura politica di tipo monarchico (o aristocratico e demo-organico) come l'assetto sociale più naturale e benefico. Il Tradizionalismo - sebbene non si incarni in un preciso modello politico - è esistito dacché è cominciata la civiltà; la sua espressione contemporanea, tuttavia, si sviluppò nel XVIII secolo, soprattutto in risposta alla Guerra civile inglese e alla Rivoluzione Francese.

Pensatori tradizionali o tradizionalisti, tra i quali René Guénon, Julius Evola, Titus Burckhardt, Ananda Coomaraswamy, Nicolás Gómez Dávila concepiscono la Tradizione (con l'iniziale maiuscola) come trascendenza immanente, quale forza che è presenza dal carattere sopraelevato rispetto alle contingenze storiche.

Massoneria[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di "tradizione" nella massoneria è estremamente importante e dibattuto, poiché alcuni studiosi lo riconducono all'aspetto esoterico inteso come tramando di storia, filosofia di pensiero e valori, altri lo ritraggono quale trasmissione esoterica e pertanto iniziatica, sapienziale e spirituale.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cuming, Goffrey J. (1976). Hippolitus A Text For Students. Grove Books. p. 5. ISBN 978-0-905422-02-2.
  2. ^ Domenico V. Ripa Montesano, Vademecum di Loggia, Edizione Gran Loggia Phoenix – Roma Italia 2009 ISBN 978-88-905059-0-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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