Persepoli

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Coordinate: 29°56′04″N 52°53′29″E / 29.934444°N 52.891389°E29.934444; 52.891389

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Persepoli
(EN) Persepolis
PersepolisPanorama2007.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Persepoli fu una delle cinque capitali dell'Impero achemenide (le altre erano Babilonia, Ecbatana, Pasargadae e Susa). È situata a circa 50 chilometri a nord della attuale città di Shiraz nella regione di Fars dell'attuale Iran.

La costruzione iniziò nel 520 a.C. sotto Dario I e durò quasi settant'anni. Il complesso non fu tuttavia mai terminato a causa dell'invasione dell'impero achemenide da parte di Alessandro Magno. La città non fu mai una residenza permanente: il suo scopo era quello di ospitare le celebrazioni del nuovo anno, che avvenivano a marzo, solenni processioni composte dai rappresentanti dei paesi tributari. L'imponente architettura fungeva da impressionante spauracchio per coloro che visitavano la città.

Nonostante sia stata abitata per oltre due secoli, le scalinate, i parapetti e i pavimenti non mostrano alcun segno di usura, e gli utensili di pietra dei palazzi sembrano non essere mai stati usati. Molti pannelli preparati per ospitare iscrizioni regali rimasero vuoti, tutto questo senza alcuna apparente spiegazione. Parsa è il sito archeologico più importante dei quattro che troviamo nella zona. I suoi palazzi si ergono su una piattaforma alta più di 12 metri e vasta 133.000 m². Nove grandi strutture occupano la lunghezza oltre 420 metri e la larghezza di oltre 300 metri della piattaforma. L’odierno sito comprende una zona residenziale, un villaggio, una struttura a torre e un gruppo di tombe. Secondo fonti greche ai piedi della piattaforma, separati da un fossato e all'interno di una doppia cinta muraria si trovavano le residenze degli aristocratici, dei funzionari di corte, gli alloggi della servitù e dei soldati, praticamente la città stessa.

Dall'accesso principale alla piattaforma, “La Porta delle Nazioni”, un'antica strada tuttora visibile conduceva a nord e poi a est attorno al monte della Misericordia. Il complesso sorgeva alle pendici dei monti nel Fars meridionale, Iran.

La scoperta del sito[modifica | modifica wikitesto]

Il primo europeo a descrivere il sito fu l'ambasciatore veneziano Giosaphat Barbaro nel 1473, dopodiché molti altri viaggiatori vi si fermarono nei secoli successivi per ammirarne le rovine. Uno studio condotto scientificamente, tuttavia, non fu intrapreso fino agli anni 1930, quando l'Istituto Orientale dell'Università di Chicago incaricò il professore tedesco Ernst Herzfeld di iniziare uno scavo accurato, completato poi da Erich Schmidt.

Oggi si ritiene che Persepoli sia stata progettata come complesso unitario, vista la coerenza architettonica delle costruzioni, da Dario I tra il 519 e il 515 a.C. Sviluppata nei settant'anni successivi, fu poi ampliata ulteriormente da Serse e da Artaserse I all'inizio del IV secolo a.C. diventando forse il più imponente complesso urbano del mondo.

Le magnifiche rovine di Persepoli giacciono ai piedi del monte Kuh-e Rahmat, 50 km a nord di Shiraz. Sulla montagna sorgevano la cittadella e le residenze dei corpi di guardia, mentre alle pendici, opportunamente spianate, si trova il principale complesso di palazzi, che aveva funzioni di rappresentanza e di cerimonia, ai piedi della piattaforma la città stessa cinta da mura.

Il complesso principale[modifica | modifica wikitesto]

Per mezzo di una scalinata monumentale, si arriva alla Porta delle nazioni, costruita da Serse. Dietro di essa, in direzione nordovest-sudest, si stende l'enorme spiazzo che ospita i palazzi.

L'Apadana[modifica | modifica wikitesto]

Disegno ricostruttivo della trabeazione dell'Apadana.

Costituita da una grande corte centrale delimitata da colonne (72, di cui 13 ancora in piedi) erette su basi a forma di fiore di loto capovolto, l'Apadana è il più grande e magnifico degli edifici del complesso. Fu costruita da Dario e completata da Serse, e veniva usata per le grandi celebrazioni; vi si accede da nord e da est attraverso due scalinate monumentali e vi si trovano infinite teorie di rilievi finemente eseguiti che dovevano mostrare agli ospiti la potenza del re dei re. Essi illustrano scene di festa e processioni dei rappresentanti delle ventitré nazioni soggette alla dinastia achemenide che recano doni e tributi. Anche se la prima impressione è quella della ripetitività, a un più attento esame si notano differenze nella forma degli abiti, delle acconciature e delle barbe che danno a ogni delegazione il proprio carattere distintivo. L'uso sapiente di ritmi e motivi, inoltre, conferisce al tutto maestosità e grandiosità.

La Sala del Trono[modifica | modifica wikitesto]

Accanto all'Apadana, sul lato est, sorge la Sala del Trono (o Sala delle Cento Colonne), iniziata da Serse e completata da Artaserse. Sui lati nord e sud è decorata con rilievi raffiguranti il re mentre amministra il potere, mentre a est e ovest i rilievi mostrano il re in combattimento contro esseri mostruosi e mitologici. Il portico d'accesso, a nord, è fiancheggiato da due colossali tori di pietra.

Il tesoro e gli altri edifici[modifica | modifica wikitesto]

A sud della Sala del Trono si trova il Tesoro, una sorta di magazzino destinato a custodire i tributi che affluivano in città.

Il palazzo di Dario, dietro l'Apadana, a pianta rettangolare con una corte centrale colonnata, è decorato con rilievi raffiguranti il re in abito formale che lascia il palazzo con il suo séguito e il re in combattimento con mostri.

Il palazzo di Serse, simile a quello di Dario ma grande il doppio, oltre ai soliti rilievi conserva due grandi iscrizioni del re sui lati est e ovest.

Agli appartamenti reali si accedeva attraverso il Tripylon, una magnifica scalinata che conduce a tre entrate, una delle quali era una porta segreta che immetteva nel harem. L'edificio è disposto in direzione nord-sud, ed è costituito da una vasta corte centrale colonnata, con un portico che si affaccia su un cortile spazioso. L'entrata del harem è stata restaurata e trasformata in museo per ospitare alcuni degli oggetti ritrovati durante gli scavi.

Gli oggetti non sono molti e non danno l'idea della ricchezza e magnificenza di Persepoli, ma è tutto ciò che è rimasto dopo il saccheggio compiuto da Alessandro Magno nel 330 a.C., che secondo Plutarco utilizzò 20.000 muli e 5.000 cammelli per trasportare l'immenso bottino. Il condottiero macedone ordinò poi di incendiare la città per vendicare il sacco di Atene.

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