Samarcanda

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Samarcanda
città
Samarqand
Samarcanda – Stemma
Samarcanda – Veduta
Localizzazione
Stato Uzbekistan Uzbekistan
Regione Samarcanda
Distretto Samarcanda
Territorio
Coordinate 39°39′N 66°57′E / 39.65°N 66.95°E39.65; 66.95 (Samarcanda)Coordinate: 39°39′N 66°57′E / 39.65°N 66.95°E39.65; 66.95 (Samarcanda)
Altitudine 702 m s.l.m.
Superficie 108 km²
Abitanti 388 600 (2011)
Densità 3 598,15 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 140100
Prefisso (+998) 662
Fuso orario UTC+5
Targa 30 A (030-039)AA
Cartografia
Mappa di localizzazione: Uzbekistan
Samarcanda
Sito istituzionale
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Samarcanda - crocevia di culture
(EN) Samarkand – Crossroads of Cultures
Registan square2014.JPG
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2001
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Samarcanda (in uzbeco Samarqand; in tagico e in russo Самарқанд, Samarkand; in farsi سمرقند, Samarkand ;352 047 ab. nel 2010) è una città dell'Uzbekistan, capoluogo della regione omonima e terza città del Paese per popolazione. La città, il cui etimo significa "fortezza di pietra" si trova lungo la Via della seta nel percorso tra la Cina e l'Europa.

Situata al centro delle principali rotte commerciali asiatiche Samarcanda, nel corso della sua storia lunga circa 2 700 anni fu parte dell'impero persiano, successivamente fu sotto influenza araba, poi timuride, uzbeka e, in epoche più moderne, fu dapprima sotto l'impero russo e infine parte dell'Unione Sovietica fino al 1991.

Si trova a 702 metri s.l.m e, nonostante si trovi in Uzbekistan, la maggior parte degli abitanti è di lingua tagica. Dal 2001 la città figura nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO sotto il titolo di Samarcanda - Crocevia di culture.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Samarcanda è una delle più antiche città del mondo, che ha prosperato per la sua posizione lungo la Via della seta, la maggiore via commerciale di terra tra Cina ed Europa. Un tempo Samarcanda fu la città più ricca dell'Asia centrale e per la maggior parte della sua storia fece parte dell'Impero persiano. Fondata circa nel 700 a.C., era già capitale della satrapia Sogdiana sotto gli Achemenidi di Persia quando Alessandro Magno (nella zona conosciuto come Iskander Khan) la conquistò nel 329 a.C. Sotto i Sasanidi, Samarcanda rifiorì e diventò una delle città maggiori dell'Impero.

Dal VI al XIII secolo la popolazione si ingrandì e divenne più popolosa anche della moderna Samarcanda. In quegli anni la città conobbe l'invasione araba (che portò il suo alfabeto e convertì all'Islam la sua popolazione), quella dei Persiani e di diverse successive dinastie turche, che ne fecero una delle città più ricche di tutto il mondo islamico. Fu saccheggiata nell'anno 1220 dai Mongoli e sopravvisse solo una minima parte della popolazione, che dovette affrontare anche un sacco successivo, condotto da un altro condottiero mongolo: Barak Khan. La città impiegò decenni per ristabilirsi da quei disastri.

Timpano della madrasa Sherdar, completata nel 1660, nel Registan di Samarcanda

Nel 1370, Tamerlano decise di rendere Samarcanda una città stupenda e usarla come capitale dell'impero che avrebbe costruito e che si sarebbe esteso dall'India alla Turchia. Per 35 anni la città fu ricostruita e fu piena di cantieri con artigiani e architetti provenienti dalle parti più disparate dell'Impero timuride. Tamerlano fece così sviluppare la città, che divenne il centro della regione chiamata in Occidente Transoxiana e, similmente, dagli Arabi, per i quali era Mā warāʾ al-Nahr, «Ciò che è al di là del fiume Oxus».

L'osservatorio astronomico di Ulugh Beg a Samarcanda, costruito nel 1420.
L'osservatorio astronomico di Ulugh Beg a Samarcanda, costruito nel 1420.

Suo nipote Ulugh Beg governò il paese e la sua capitale per 40 anni. Creò varie scuole attente allo studio delle scienze e quello studio della matematica e dell'astronomia. Ordinò anche la costruzione di un grande osservatorio, di cui restano imponenti tracce.

Nel XVI secolo gli Uzbeki spostarono la capitale a Bukhara e Samarcanda iniziò un lento declino. Dopo l'assalto dei Persiani guidati da Nadir Shah, la città fu abbandonata nel XVIII secolo. L'emiro di Bukhara tentò di ripopolare la città alla fine di quel secolo.

Nel 1868, la città divenne parte dell'Impero russo, essendo stata conquistata dal colonnello A.K. Abramov, nonostante il contrattacco da parte di forze guidate da Abdul Malik Tura, figlio dell'Emiro di Bukhara, e dal Bek di Shahrisabz. Abramov divenne il primo governatore militare della città di Okrug che i Russi scelsero come capitale amministrativa della zona. La città divenne successivamente capitale del Turkestan russo e venne raggiunta dalla ferrovia transcaspica nel 1888. Divenne capitale della Repubblica Socialista Sovietica Uzbeka dal 1925 fino al 1930.

Attualmente la città è reclamata dai nazionalisti tagiki che, oltre a essere maggioranza nel luogo, vorrebbero che essa tornasse a far parte del Tagikistan al quale dicono essa apparterrebbe storicamente. A questo scopo hanno fondato un movimento clandestino chiamato "Rinascimento".[senza fonte]

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

A Samarcanda si trovano alcune fra le più notevoli costruzioni dell'architettura islamica. Nel 2001 la città è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO.

Personalità[modifica | modifica wikitesto]

Siti principali[modifica | modifica wikitesto]

Registan[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più rilevanti siti d'Asia Centrale, se non uno dei più importanti del mondo intero, è il Registan, che fu il centro della Samarcanda medievale. Consiste di tre grandi corpi di fabbrica (madrasa), che formano tre lati di una vasta piazza.

La Madrasa di Uluğ Bek, a ovest, fu completata nel 1420 sotto lo stesso Uluğ Bek, e ospita mosaici con temi astronomico (la passione del sovrano timuride che fu un vero e proprio scienziato astronomo). Circa 100 studenti imparavano qui le discipline astronomiche e filosofiche, oltre alla teologia.

La Madrasa Sherdar, a est, fu portata a termine nel 1636 dall'Emiro shaybanide Yalangtush, a imitazione della Madrasa di Uluğ Bek, salvo che per la decorazione a leoni ruggenti, in clamorosa violazione delle tradizioni islamiche.

La Madrasa Tilla-Kari, fra le due precedenti, fu terminata nel 1660, con un decoro dorato sul quale spiccano due tigri. Vanta una corte interna assai gradevole.

Moschea di Bibi Khanum[modifica | modifica wikitesto]

Taluni ritengono che questa gigantesca moschea in rovina sia stata costruita dalla moglie mongola di Tamerlano, Bibi-Khanum, mentre Tamerlano era lontano, in guerra. Chi crede che Bibi-Khanum fosse una nipote di Gengis Khan non si rende però conto che egli morì almeno duecento anni prima.

Secondo una leggenda, l'architetto s'innamorò follemente di lei e rifiutò di completare il lavoro se ella non avesse acconsentito a baciarlo. Il bacio lasciò tuttavia un segno e l'oltraggiato Tamerlano ordinò di uccidere entrambi e decretò che d'allora in poi le donne del suo impero portassero il velo secondo lo stile arabo. Ma le speranze romantiche sono condannate alla delusione: non c'è alcuna fonte affidabile che menzioni una moglie di Tamerlano che fosse nota col nome di "Bibi-Khanum" (che letteralmente significa "donna-donna" in persiano). La più anziana moglie di Tamerlano, una vecchia potente donna chiamata Saray-mulk Khanum, in onore della quale fu battezzata la moschea, non richiama alla mente la bella eroina dell'affascinante fiabesca storia.

In ogni modo la moschea, col suo ingresso alto più di 35 metri, è una delle più ampie e grandiose costruzioni di Samarcanda. In massima parte crollò a seguito del terremoto del 1897, ma è stata ora pesantemente restaurata dal governo uzbeko, cancellando quanto era rimasto del pavimento originario.

Shah-e Zinda[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shah-e Zinda.

Forse una delle più belle viste di Samarcanda è la "Tomba del Re Vivente". Il complesso è fondato sul sepolcro di Kusam ibn 'Abbas, appartenente alla famiglia del Profeta Maometto che avrebbe portato l'Islam in questa zona. Il suo mausoleo è una delle costruzioni più antiche di Samarcanda. Secondo la leggenda, egli non è morto ma solo dormiente e alla sua tomba giungono migliaia di pellegrini. L'accesso alla tomba è una vasta necropoli edificata sulle rovine dell'antica città sogdiana. Le tombe maggiori appartengono alla famiglia allargata di Tamerlano e ai suoi amici prediletti e a quelli di Uluğ Beg e sono coperte da una meravigliosa pavimentazione a piastrelle di maiolica.

Il mausoleo Gur-e Amir[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gur-e Amir.

Dopo la morte del suo pronipote Muḥammad Sulṭān nel 1403, Tamerlano ordinò che in sua memoria lui fosse edificato il mausoleo. Col tempo, la Gur-e Amir divenne il mausoleo di famiglia della dinastia timuride.

Gran Bazar[modifica | modifica wikitesto]

Il Grande bazar si estende nell'area retrostante la moschea di Bibi Khanum ed è rimasto invariato nei secoli.

Le rovine di Afrasiab[modifica | modifica wikitesto]

A nord-est del Gran Bazar c'è il sito archeologico dell'antica Samarcanda (Maracanda) o Afrasiab, esteso per 2,2 km² e per lo più esposta alle intemperie. Il Museo di Afrasiab contiene alcuni affreschi sogdiani del VII secolo. Degna di nota e la presunta tomba di Daniele, il profeta dell'Antico Testamento, noto nell'Islam come Danyāl. L'edificio restaurato è una lunga e bassa struttura con cinque cupole, contenente un immenso sarcofago lungo 18 metri. Secondo la leggenda, il corpo di Daniele cresce di mezzo pollice all'anno, e questo giustificherebbe la lunghezza della tomba.

L'osservatorio di Uluğ Beg[modifica | modifica wikitesto]

Uluğ Beg fu probabilmente più famoso come astronomo che come sovrano e la sua fama raggiunse persino la lontana Europa. Negli anni 1420 costruì un immenso astrolabio, uno dei più grandi mai eretti, per misurare le posizioni delle stelle con grande accuratezza. Le rovine furono dissepolte nel 1908.

Museo statale[modifica | modifica wikitesto]

Questo museo cadente e in gran parte trascurato contiene importanti reperti archeologici del posto, nonché diverse testimonianze di storia e mestieri tipici locali.

La città nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Samarcanda è una celeberrima canzone dell'omonimo album del cantautore italiano Roberto Vecchioni.

Nel romanzo wuxia La Leggenda degli Eroi Condor di Jin Yong, la conquista mongola è ricordata nella storia.

Ne Le mille e una notte, Re Shah Zaman è il re di Samarcanda, simbolo di potenza e di ricchezza.

Ne Il Milione di Marco Polo, Samarcanda è descritta come "una grandissima e splendida città...". Nell'opera si ricorda la storia della chiesa cristiana di Samarcanda, che miracolosamente sarebbe rimasta in piedi dopo che fu rimossa una parte delle sue colonne portanti centrali.

Samarcanda può apparire come un archetipo dell'esotismo romantico, soprattutto nell'opera di James Elroy Flecker: Il Viaggio Dorato a Samarcanda.

Samarcanda è il titolo di un romanzo di Amin Maalouf, sulla vita di Omar Khayyám.

Samarcanda è una delle città che Audre Lorde descrive visitando nella sua collezione di saggi e discorsi, Sister Outsider.

Samarcanda è il centro del Rinascimento Islamico in L'Anno del Riso e del Sale di Kim Stanley Robinson.

In alcuni universi fantascientifici (in particolare BattleTech) c'è un mondo popolato da umani chiamato Nuova Samarcanda.

L'Usignolo di Samarcanda è un personaggio del musical di Broadway C'era una volta un Materasso.

Il racconto breve Il Bacio di Angela Carter discute la leggenda della moschea di Tamerlano a Samarcanda.

Nelle letterature e dibattiti nel mondo islamico, Samarcanda ha raggiunto uno status quasi mitico ed è spesso citata come un ideale della filosofia e della società islamica, un luogo di giustizia, equità e retta moderazione.

In parte della storia esposta nel Galileo di Clive Barker, la città di Samarcanda è ritenuta un faro splendente di umanità e uno dei personaggi desidera ardentemente recarvisi.

L'Amuleto di Samarcanda è il primo libro della Trilogia di Bartimeo scritta da Jonathan Stroud.

Lo scrittore nigeriano Wole Soyinka, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1986, esplora il significato metafisico del mercato in un volume dal titolo poetico Samarcanda e altri mercati che ho conosciuto, 2002.

La città di Zanarkand nel videogioco Final Fantasy X potrebbe essere stata ispirata da Samarcanda, sia nel nome che nel suo status di faro di civiltà.

La città nella cronaca[modifica | modifica wikitesto]

Omicidio a Samarcanda di Craig Murray è un libro sulle esperienze dell'ambasciatore britannico in Uzbekistan durante il proprio incarico, finché non fu rimosso nell'ottobre 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

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Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]