Architettura islamica

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Antica moschea nel deserto di Cholistan, Bhawalpur Pakistan

L'architettura islamica (in arabo: عمارة إسلامية) è un termine piuttosto ampio che raggruppa gli stili artistici della cultura islamica dai tempi di Maometto fino ai giorni nostri e che ha influenzato il disegno e la costruzione di edifici o strutture di tutto il mondo. Nacque dall'incontro di elementi provenienti dalla tradizione araba, siriaca, bizantina, persiana-sasanide e, in seguito, anche turca e mongola-cinese.
Le sue forme architettoniche tipiche sono le cupole sorrette da pilastri. Gli edifici più frequenti sono: la moschea (masjid); la scuola per l'insegnamento religioso (madrasa), la tomba (maqbara), le case dei nobili (mahal), oltre a palazzi (qusur) e i giardini.

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Le principali tipologie costruttive dell'architettura islamica sono la moschea, la tomba, il palazzo e la fortificazione.

Si suole affermare che la colonna, l'arco e la cupola sono la sacra triade dell'architettura islamica poiché dalla combinazione di tali elementi essa deriva la bellezza ed originalità che la caratterizzano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 630 l'esercito di Maometto conquista la città di Mecca, strappandola alla tribù pagana dei Quraysh da cui lui stesso proveniva. Viene dunque riconsacrato all'unico vero Dio (Allāh) il santuario della Kaʿba, precedentemente dedicato al dio Hubal. La ricostruzione del tetto, portata a termine prima della morte di Maometto (632), viene eseguita secondo una tradizione da un carpentiere naufrago etiope, ebreo o siriaco. Questo santuario rappresenta di fatto una delle prime opere di grande respiro dell'Islam. Le pareti sono all'epoca decorate con pitture di Gesù, di sua madre Maria (Maryam), Abramo (Ibrāhim), di vari profeti, angelo/angeli, di una colomba e di alberi, che Maometto farà cancellare, con la sola eccezione dell'immagine della colomba (forse lo Spirito Santo e di Gesù che, sotto il nome di ʿĪsā, è considerato un grande profeta, precursore dello stesso Maometto).
Quanto sopravvisse non sfugge però ai danni di un devastante incendio che, nel 692, distrugge per intero la Kaʿba, in margine alla guerra civile che contrappose al-Ḥajjāj, generale dell'omayyade ʿAbd al-Malik b. Marwān ad ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr.

Influenze e stili tradizionali di età omayyade[modifica | modifica sorgente]

La moschea della Roccia di Gerusalemme è un esempio-chiave dell'architettura islamica
Calligrafia araba nel gran pishtaq o portale di accesso al Taj Mahal di Agra.

Poco dopo la morte del profeta Maometto, uno stile architettonico islamico facilmente riconoscibile si sviluppa a partire dai modelli romano, egizio, persiano, sasanide e bizantino.
Il secolo VII vede l'espandersi territoriale dei musulmani che, una volta stabilitisi nella regione vicino-orientale, identificano i luoghi atti alla costruzione di nuove moschee. In questo periodo, la semplicità stilistica, derivata dalla semplice tradizione araba, caratterizza tanto le costruzioni ex novo di moschee od altri edifici come i riadattamenti di edifici preesistenti alle mutate esigenze di culto. Il primo vero grande committente di una nuova e rilevante opera pubblica, architettonicamente di notevole pregio, è proprio il califfo omayyade ʿAbd al-Malik, che per evitare che i suoi sudditi si potessero recare a Mecca, esponendosi alla propaganda a lui sfavorevole di Ibn al-Zubayr, dette ordine di edificare nel 691 la Cupola della Roccia (Qubbat al-Sakhrāʾ) a Gerusalemme. Compaiono qui le coperture a volta, la cupola circolare e l'uso di fregi decorativi stilizzati e ripetitivi (arabeschi).

Tale decisione viene imitata, su assai più vasta scala, dal figlio al-Walīd I, che commissiona due assoluti capolavori dell'architettura araba-musulmana: la cosiddetta moschea degli Omayyadi di Damasco e l'omonima moschea di Aleppo.

In seguito, a partire dal secolo VIII, la dottrina islamica basata sui hadith vide con sfavore l'ornamentazione in cui fosse riprodotta la figura umana,[1] prediligendo un'ornamentazione fitoforme o puramente epigrafica, sfruttando abbondantemente la grazia dell'alfabeto arabo.

Stili ornamentali[modifica | modifica sorgente]

Il ricercatore scientifico Peter J. Lu, in uno studio pubblicato su Science, ha analizzato gli schemi ornamentali prodotti dall'architettura islamica del 1300 e ha scoperto un modello complesso creato partendo da tasselli a poligoni e stelle chiamati "girih". Un disegno elaborato estremamente preciso che in Occidente è stato per la prima volta "scoperto" nel 1970 grazie all'intuizione del fisico e matematico britannico Roger Penrose. In realtà dietro quella che sembrava fino a oggi l'abilità certosina di un'affermata scuola artigiana si nascondono sofisticate formule matematiche che l'Occidente avrebbe compreso solo 500 anni dopo, a partire dal 1970.[2]

La prima architettura islamica[modifica | modifica sorgente]

Nordafrica[modifica | modifica sorgente]

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Persia: Samanidi e Ghaznavidi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura persiana.

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Sicilia e Italia Meridionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura araba in Sicilia e Architettura arabo-normanna.

Spagna[modifica | modifica sorgente]

L'arte islamica in Spagna si esplicò soprattutto nell'architettura e nella decorazione. L'esempio più splendido è rappresentato dallo stile mudejar, sviluppato dagli artigiani musulmani che approdarono in Andalusia. I musulmani portarono con sé l'arte di costruire castelli che, per le sofisticate strutture offensivo-difensive, risultarono invincibili sino all'uso della polvere da sparo. In particolare si ricorda l'espediente raffinato dell'ingresso a gomito, tipico di tutte le costruzioni islamiche di Spagna. I primi castelli omayyadi seguivano lo schema bizantino a pianta quadrata o rettangolare, con torri circolari unite da cortine.[3]

Tarda architettura classica[modifica | modifica sorgente]

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Egitto[modifica | modifica sorgente]

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Persia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura persiana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Una simile opinione è nell'Islam assolutamente maggioritaria ma non unanime. Nella realtà pratica le eccezioni a tale preteso divieto coranico sono innumerevoli e basterebbe ricordare le pitture che riproducono con grande realismo alcuni sultani nasridi all'interno dell'Alhambra di Granada o quelle ospitate all'interno dei cosiddetti "castelli" califfali omayyadi in Siria-Palestina per convincersene.
  2. ^ Fonte: Repubblica Web del 23-02-2007
  3. ^ Fonte: www.arabcomint.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anna Spinelli e Leonardo Langella, Arte islamica. La misura del metafisico, vol. 2, Ravenna, Fernandel, 2008, ISBN 978-88-95865-04-1.
  • Anna Spinelli, Arte islamica. La misura del metafisico, vol. 1, Ravenna, Fernandel, 2008, ISBN 978-88-87433-94-4.
  • Anna Spinelli, Arte islamica e mediterraneo. Castelli, musica, maioliche, Bologna, Libreria Bonomo, 2007, ISBN 978-88-6071-007-9.
  • Anna Spinelli, Arte islamica. La moschea e il minareto, Bologna, Libreria Bonomo, 2007, ISBN 978-88-6071-009-3.
  • L'arte siculo-normanna. La cultura islamica nella Sicilia medievale, Palermo, Kalos, 2007, ISBN 88-89224-25-8.
  • Giovanni Curatola, Arte islamica, Dossier d'art, nº 236, Firenze-Milano, Giunti, 2007, ISBN 978-88-09-05328-1.
  • John Hoag, Architettura islamica, Milano, Electa, 2003, ISBN 88-435-2469-0.
  • Dominique Clévenot, Gérard Degeorge e Daniele Casalino, Decorazione e architettura dell'Islam, Firenze, Le Lettere, 2000, ISBN 88-7166-530-9.
  • Giovanni Curatola (a cura di), Eredità dell'islam. Arte islamica in Italia, Cinisello Balasamo (MI), Silvana, 1993, ISBN 88-366-0439-0.
  • Giovanni Curatola e Gianroberto Scarcia, Le arti nell'Islam, Roma, NIS, 1990, SBN IT\ICCU\CFI\0176747.

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