Hatra

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Coordinate: 35°35′17.42″N 42°43′03.23″E / 35.588172°N 42.717564°E35.588172; 42.717564

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Hatra
al-Ḥaḍr
Tempio di Hermes ellenistico, sullo sfondo si notano le mura della città.
Tempio di Hermes ellenistico, sullo sfondo si notano le mura della città.
Utilizzo Città
Epoca III secolo a.C.
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città Mossul
Amministrazione
Patrimonio UNESCO
Visitabile Si
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Hatra
(EN) Hatra
Hatra ruins.jpg
Tipo Cultura
Criterio (ii) (iii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1985
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Hatra (in arabo: , al-Ḥaḍr) è un'antica città in rovine del Governatorato di Ninawa, nella regione irachena della Jazira, a 80 km a Sud di Mossul. È oggi chiamata al-Hadr, e si trova nell'antica provincia Persiana di Khvarvaran. La città si trova 290 km a nord-ovest di Baghdad.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Hatra (115), Assedio di Hatra (197/198), Assedio di Hatra (229) e Assedio di Hatra (240).

Hatra venne fondata dalla dinastia seleucide durante il III secolo a.C. Fiorì durante il I e II secolo a.C. come centro commerciale e religioso dell'impero dei Parti.[1] In seguito la città divenne capitale del primo regno Arabo nella catena di città che andavano da Hatra, a nord-est, attraverso Palmira, Baalbek e Petra, a sud-ovest. La regione controllata da Hatra fu il regno di Araba, un regno semi-autonomo ai confini occidentali dell'impero Partico, governato da principi arabi.

Hatra divenne un'importante città fortificata di frontiera che resistette a ripetuti attacchi portati dall'impero romano, giocando un importante ruolo durante la seconda guerra partica. Respinse l'assedio di Traiano (116/117) e quello di Settimio Severo (197/198). Hatra riuscì a resistere ad un attacco sasanide, del re Ardashir I, nel corso delle sue prime campagne in Mesopotamia contro l'Impero romano del 229,[2] ma cadde definitivamente sotto un secondo assalto sasanide nel 240 e fu rasa al suolo. Di qui passò infine il distrutto esercito di Gioviano dopo la firma della disastrosa pace coi Sassanidi nel 363.

Antiche tradizioni e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Le storie tradizionali della caduta di Hatra parlano di an-Nadira, figlia del re di Araba, che tradì la città consegnandola nelle mani di Ardashir e del figlio e successore, Sapore I. La storia racconta di come Sapore uccise il re sposando an-Nadira, ma in seguito uccise anche lei.[1]

La città guadagnò fama per la sua fusione di pantheon greci, sumeri, assiri, siriani ed arabi, noti in aramaico come Beiṯ Ĕlāhā ("Casa di Dio"). La città contiene templi dedicati a Nergal (Mitologia sumera e accadica), Ermes (mitologia greca), Atargatis (Siro-arameo), Allat e Shamiyyah (arabo) e Šamaš (il dio sole sumero).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Hatra (Encyclopædia Britannica). URL consultato il 12 gennaio 2007.
  2. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXIX, 3.1-2

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