Elohim

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Elohim in ebraico

Elohim (in ebraico: אֱלוֹהִים ,אלהים? ascolta[?·info]) è un plurale delle parole ebraiche Eloah (אלוה) e El. Nessuno conosce il significato di questa parola, ma spesso viene tradotta come riferimento alla divinità.

Generalmente si pensa che Elohim sia una forma derivata da eloah, a sua volta una forma espansa del sostantivo semitico nordoccidentale il (in ebraico: אֵל?, ʾēl[1]). Viene di solito tradotto con "Dio" nella Bibbia ebraica, riferendosi con verbi al singolare al Dio unico di Israele, ma anche in alcuni esempi ad altre divinità pagane individuali (spec. nel panteon canaanita). Con verbi al plurale la parola è anche usata come vero plurale nel significato di "dèi".[1] I nomi correlati eloah (in ebraico: אלוה?) e el (in ebraico: אֵל?) sono usati sia come nomi propri che come generici, nel qual caso sono intercambiabili con elohim.[1]

Lo studioso americano Mark S. Smith afferma che la nozione di divinità subì cambiamenti radicali lungo tutto il periodo della prima identità israelita. Smith dice che l'ambiguità del termine Elohim è il risultato di tali cambiamenti, espressi da Smith in termini di "traducibilità verticale"[2], cioè la re-interpretazione degli dèi del primo periodo storicamente registrato come il primo "dio nazionale" della monolatria, come emerso nel VII e VI secolo p.e.v. nel Regno di Giuda e durante la cattività babilonese, e in seguito in termini di monoteismo con l'apparire dell'Ebraismo rabbinico nel II secolo e.v..[3] Una versione differente è stata data dallo storico Morton Smith. Nonostante la fine in -im comune a molti nomi plurali maschili ebraici, la parola quando riferita al Nome di Dio è grammaticalmente singolare e regge il verbo al singolare nella Bibbia ebraica (Tanakh).[4]

La parola è identica alla normale plurale di el col significato di dèi o magistrati ed è affine alla forma ‘l-h-m trovata nell'ugaritico, dove viene utilizzata per il panteon delle divinità canaanite, i figli di El, e convenzionalmente vocalizzata come "Elohim". L'uso del termine Elohim nel tardo testo ebraico implica una visione che sia almeno monolatrista al momento della scrittura e tale uso (al singolare), come titolo proprio della divinità suprema, non è generalmente considerato sinonimo del termine elohim, "dèi" (plurale, sostantivo semplice). La grammatica ebraica consente questa forma nominalmente plurale a significare "Egli è la potenza (singolare) sopra le potenze (plurale)", o grossomodo "Dio degli dei". Il rinomato studioso rabbinico Maimonide scrisse che i vari altri usi sono comunemente intesi come omonimi.[5] La forma plurale terminante in -im può essere intesa anche come astrazione, vedi la parola ebraica chayyim ("vita") o betulim ("verginità"). Se inteso in questo modo, Elohim significa "divinità" o "deità".[6]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi El (divinità), Halakhah e Allah.

Il Dictionary of Deities and Demons in the Bible (Dizionario delle divinità e demoni nella Bibbia)[7] definisce "elohim" quale plurale di eloah, forma estesa del nome comune semitico "'il" (ʾēl).[1] Contiene l'aggiunta di una heh come terza radicale (triconsonantica) della radice biconsonantica. I dibattiti sull'etimologia di elohim si basano essenzialmente su questa espansione. Una parola imparentata esatta, al di fuori dell'ebraico, si trova nell'ugaritico ʾlhm, famiglia di El, il dio creatore e divinità principale del panteon canaanita, nell'aramaico biblico ʼĔlāhā e successivamente nel siriaco Alaha "Dio", in arabo ʾilāh "dio, deità" (o Allah come "Il Dio [unico]").

"El" (la base della radice estesa ʾlh) deriva usualmente da una radice che significa "essere forte" e/o "stare davanti",[1] da cui successivamente El o da Alah - aver timore, per cui Elohim equivarrebbe fondamentalmente al Numen tremendum, oggetto di terrore da parte dell'uomo.[8]

La forma plurale di Elohim è stata considerata come un residuo di politeismo nella letteratura biblica, come se originariamente indicasse vari esseri divini. Attualmente però il nome viene interpretato come un plurale maiestatico o, meglio, di intensità: per ricalcare l'idea noumenica ed elevata della divinità si sarebbe forgiato il plurale aumentativo di El per uso popolare. Nella letteratura estrabiblica abbiamo casi paralleli dell'uso al plurale dell'assiro ilu (El) con significato singolare. Tale uso viene confermato dalle lettere di Tell-el-Amarnah, dove il faraone è designato come ilani-ia (lett. «miei dei») e dai testi cuneiformi di Bogazkoy, dove il plurale ilani si riferisce a una divinità concreta. Nei testi di Ras Samrah, El appare come il nome proprio di una divinità concreta.[8]

Numerosi i passi, nell'Antico Testamento, in cui è presente la forma plurale (anche come pronome):

« Dio disse: facciamo l'uomo, con la nostra immagine, a nostra somiglianza […] Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi »
(Genesi 1,26; 3,22)

Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9). Alcuni studiosi di lingue antiche imputano questo uso non univoco del termine alla maggior semplicità della lingua ebraica rispetto a quella greca - nella quale vi è una netta distinzione tra il termine Angelo (ἄγγελoς) e il termine Dio (θεός).[8]

Religione canaanita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canaan.

La parola el (singolare) è un termine standard per "dio" in altre lingue semitiche correlate, tra cui la lingua ugaritica.

Nel ciclo ugaritico di Baal si legge dei "settanta figli di Asherah" (Keilschrift Texte aus Ugarit 2 1.4.VI.46).[9]

Elohista[modifica | modifica wikitesto]

Diagramma dell'Ipotesi documentale o "teoria delle quattro fonti".
'J': tradizione Jahvista
'E': tradizione Elohista
'D': tradizione Deuteronomista
'P': tradizione Codice Sacerdotale
'R': "Redattore" che ha compilato le fonti
* include la maggior parte del Levitico
† include la maggior parte del Deuteronomio
‡ "Deuteronomic History (Storia deuteronomica)": Giosuè, Giudici, Samuele 1&2, Re 1&2

Elohim ricorre frequentemente in tutti i testi tramandati della Torah. In alcuni casi (per esempio, Esodo 3:4: "...Elohim lo chiamò di mezzo al roveto e disse..."), ha funzione di nome singolare nella grammatica ebraica e generalmente si considera che denoti il Dio unico di Israele. In altri casi, Elohim funziona come plurale comune della parola Eloah e si riferisce alla nozione politeistica di divinità multiple (per esempio Esodo 20:3: "Non avrai altri dèi di fronte a me.").

La scelta della parola o parole per indicare Dio varia nella Bibbia ebraica (Tanakh). Secondo l'ipotesi documentale queste variazioni sono la prova di diversi testi di partenza: Elohim è usato come nome di Dio nella fonte Elohista e nella fonte Sacerdotale, mentre Yahweh è usato nella fonte Jahvista. La differenza dei nomi risulta dal punto teologico affermato dalle fonti Elohista e Sacerdotale che Dio non ha rivelato il suo nome, Yahweh, a nessuno prima del tempo di Mosè.[10]

Mentre la fonte Jahvista presenta un Dio antropomorfo che poteva camminare nel Giardino dell'Eden in cerca di Adamo ed Eva, la fonte Elohista coinvolge frequentemente gli angeli. Ad esempio, è la versione Elohista del racconto della Scala di Giacobbe che presenta una scala di angeli con Dio in alto, mentre nel racconto Jahvista è solo un sogno in cui Dio è semplicemente al di sopra del luogo, senza scala o angeli. Allo stesso modo, il racconto elohista descrive Giacobbe veramente in lotta con Dio.Genesi 32:28}

L'ipotesi documentale classica sviluppata nel XIX secolo presupponeva che le porzioni elohiste della Torah fossero state composte nel IX secolo p.e.v. (cioè durante il primo periodo della Regno di Giuda). Questo è ben lungi dall'essere universalmente accettato oggi, in quanto vi è prova di una successiva "redazione elohista" (giudaismo postesilico) durante il V secolo p.e.v., il che rende difficile determinare se un dato brano è "elohista" in origine, o solo a seguito di una tarda redazione.[11][12]

Bibbia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

la parola Elohim ricorre più di 2500 volte nella Bibbia ebraica, con significati che vanno da "dio" in senso generale (come in Esodo 12:12, dove descrive "gli dèi d'Egitto"), ad un dio specifico (per esempio in 1 Re 11:33, dove descrive Camos "dio dei Moabiti", o ai frequenti riferimenti a Yahweh quale "elohim" di Israele), a demoni, serafini e altri esseri soprannaturali, agli spiriti dei morti fatti evocare da Re Saul in 1 Samuele 28:13 e persino a re e profeti (per es. Esodo 4:16).[1] La frase bene elohim, usualmente tradotta "figli di Dio", ha un parallelo esatto nei testi ugaritici e fenici per riferirsi al concilio degli dei.[1]

Elohim occupa il settimo rango su dieci, nella famosa gerarchia angelica ebraica del rinomato rabbino e filosofo medievale Maimonide. Maimonide afferma: "Devo premettere che ogni ebreo sa che il termine Elohim è un omonimo e denota Dio, gli angeli, i giudici e i sovrani delle nazioni...[5]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nomi di Dio nella Bibbia.

Grammatica – singolare o plurale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua ebraica.

In ebraico il suffisso -im indica principalmente un plurale maschile. Tuttavia con Elohim la costruzione è grammaticalmente al singolare, (cioè regge un verbo o aggettivo singolari) quando si riferisce al Dio ebraico, ma grammaticalmente un plurale elohim (cioè reggendo un verbo o aggettivo plurali) quando usato per divinità pagane (Salmi 96:5; Salmi 97:7).[13] Similmente, il Corano usa Alīha come plurale di Īlah per le divinità pagane e occasionalmente usa Allahuma (O Dio! - plurale) per il dio unico (come rif. ad Allah). L'equivalente esatto di Elohim sarebbe Īlahīn (إلاهين), sebbene poco usato nel parlato arabo. Da notare che anche gli esseri umani possono avere nomi che finiscono al plurale, come Efraim, figlio di Giuseppe.

"Dèi" al plurale con verbi al plurale[modifica | modifica wikitesto]

Il nome elohim è usato con un verbo plurale in 1 Samuele 28:13. La Strega di Endor dice a Saul di aver visto "dèi" (elohim) salire (olim עֹלִים, verbo plurale) dalla terra.[14]

Dio d'Israele, con verbo singolare[modifica | modifica wikitesto]

Nella Bibbia ebraica Elohim, quando significa Dio d'Israele, è di solito grammaticalmente al singolare. Anche in Genesi 1:26 "E Dio disse: 'Facciamo (plurale) l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza'" Elohim è singolare. L'orientalista Wilhelm Gesenius (1786–1842) e altri grammatici ebraisti tradizionalmente lo descrivono come pluralis excellentiae (plurale d'eccellenza), che è simile al pluralis majestatis (plurale maiestatico, o il "Noi reale").[15]

Gesenius commenta che Elohim singolare deve essere distinto da elohim dèi al plurale e asserisce che:

« la supposizione che Elohim sia da considerarsi semplicemente un residuo di precedenti vedute politeiste (cioè come originariamente solo un plurale numerico) è perlomeno altamente improbabile e, inoltre, non spiegherebbe i plurali analoghi (sotto). Alla stessa classe (e probabilmente formata sull'analogia di elohim) appartengono i plurali kadoshim, che significano "il Santissimo" (solo di Yahweh, Osea 12:1, Proverbi 9:10,30:3 - cfr. El hiym kadoshim in Giosuè 24:19 e il singolare aramaico "l'Altissimo", Daniele 7:18,22,25) e probabilmente teraphim (solitamente preso nel senso di penati) l'immagine di un dio, usato soprattutto per ottenere oracoli. Certamente in 1 Samuele 19:13,16 si intende solo un'immagine; in molti altri passi si può intendere una singola immagine; unicamente in Zaccaria 10:2 può considerarsi naturale prenderlo per un plurale numerico.[15] »

Esistono diverse importanti eccezioni alla regola che Elohim venga considerato come singolare quando ci si riferisce al Dio d'Israele, tra cui Genesi 20:13,35:7, 2 Samuele 7:23 e Salmi 58:11 e in particolare l'epiteto del "Dio vivente" (Deuteronomio 5:26 ecc.), che è costruito con l'aggettivo al plurale, Elohim Hayiym in ebraico: אלהים חיים? ma regge comunque verbi al singolare. Nelle traduzioni del Septuaginta e del Nuovo Testamento Elohim viene dato al singolare con il greco ὁ θεὸς anche in questi casi e le traduzioni moderne seguono l'esempio nel dare "Dio" al singolare. Il Pentateuco samaritano ha omesso alcune di queste eccezioni.[16]

Abramo e "gli dèi mi hanno fatto errare"[modifica | modifica wikitesto]

In Genesi 20:13 Abramo, davanti al re filisteo politeista Abimelech, dice che "gli dèi (elohim) mi hanno fatto (verbo plurale) errare lungi dalla casa di mio padre".[17][18][19] Il Septuaginta (LXX) greco e la maggior parte delle versioni italiane lo traducono "Dio mi ha fatto/fece", forse per evitare le implicazioni che Abramo possa abbassarsi alle credenze politeistiche di Abimelech.[20]

Angeli e giudici[modifica | modifica wikitesto]

In alcuni casi del Septuaginta (LXX) greco, l'ebraico elohim col verbo plurale, o in contesto plurale implicito, veniva reso con angeloi ("angeli") o pros to kriterion tou Theou ("davanti al giudizio di Dio").[21] Questi passi vennero poi messi prima in latino nel Vulgata, poi in italiano con "angeli" e "giudici" rispettivamente. Da qui il risultato che per esempio fa mettere a James Strong (nella sua Concordanza)[22] "angeli" e "giudici" quali possibili significati di elohim con verbo al plurale; lo stesso vale per molte altre opere di riferimento dei secoli XVII-XX. Sia il Dizionario Ebraico di Gesenius che quello di Brown-Driver-Briggs[23] elencano sia angeli che giudici come possibili significati alternativi di elohim con verbi e aggettivi plurali.

L'affidabilità della traduzione dei Settanta in questa materia è stata contestata da Gesenius e dal teologo tedesco Ernst Wilhelm Hengstenberg (1802–1869). Nel caso di Gesenius, egli elenca il significato senza esserne d'accordo.[24] Hengstenberg affermava che il testo del Tanakh non usa mai elohim per riferirsi ad "angeli", ma i traduttori del Septuaginta rifiutano i riferimenti a "dèi" nei versetti che modificano in "angeli."[25]

Il Nuovo testamento greco (NT) cita Salmi8:4-6 [2] in Ebrei Ebrei 2:6b-8a, dove il NT greco presentas "ἀγγέλους" (aggelos) nei vv. 7,[26] citando Salmi 8:5 (8:6 nei LXX), che presenta "ἀγγέλους" anche in una versione del Septuaginta greco.[27] Nella versione italiana, elohim[22] è tradotto con "angeli" solo nel Salmo 8:5-6[28]

La versione (EN) di Re Giacomo (KJV) e saltuariamente le versioni italiane traducono elohim con "giudici" in Esodo 21:6 (in (IT) come alternativa a "Dio" in nota) e due volte in Esodo 22:9 (in (IT) nelle note in alcune edizioni).[29]

Letture ambigue[modifica | modifica wikitesto]

A volte, quando elohim appare come referente o complemento oggetto (cioè, non come soggettivo) di una frase e senza alcun accompagnamento di verbo o aggettivo per indicare pluralità, può essere grammaticalmente non chiaro se si intenda dèi plurale o Dio al singolare. Un esempio è il Salmo 8:5 dove "Eppure l'hai fatto poco meno d[egl]i elohim" è ambigua sul fatto se si intenda "inferiore rispetto agli dèi" o "inferiore a Dio". Il Septuaginta lo legge come "dèi" e poi "corregge" la traduzione in "angeli",[30] lettura che è ripresa dal Nuovo Testamento in Ebrei 2:9: "Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti."[31]

Altri plurali-singolari nell'ebraico biblico[modifica | modifica wikitesto]

La lingua ebraica ha diversi nomi che terminano in -im (plurale maschile) e -oth (plurale femminile) che tuttavia reggono verbi, aggettivi e pronomi al singolare. Per esempio Ba'alim "proprietario/possessore": "Egli è signore (singolare) anche su qualunque di quelle cose che egli possiede, che sono signorili (plurale)."

La Scala di Giacobbe e gli "dèi furono rivelati" (plurale)[modifica | modifica wikitesto]

Nei versetti seguenti Elohim è stato tradotto con Dio al singolare (per es., anche in inglese su KJV), sebbene fosse accompagnato da verbi al plurale ed altri termini grammaticali plurali:

« ... Qui egli costruì un altare e chiamò quel luogo "El-Betel", perché là Dio gli si era rivelato (verbo plurale), quando sfuggiva al fratello. »   (Genesi 35:7 [3])

Qui il verbo ebraico "rivelato" è plurale, quindi: "gli-dèi furono rivelati". Una nota della Bibbia NET (EN) ammonisce che la Versione Autorizzata traduce erroneamente: "Dio gli apparve".[32] Questa è una di quelle volte in cui la Bibbia usa verbi plurali col nome elohim.[33][34]

Il Concilio Divino di Elohim[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concilio divino.

Salmi 82:1 Dio si alza nell'assemblea divina, giudica in mezzo agli dèi.



Salmi 82:6 Io ho detto: "Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo".

Salmi 82:7 Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti.

Marti Steussy nel suo “Chalice Introduction to the Old Testament” annota: “Il primo versetto di Salmi 82: 'Dio si alza nel concilio divino'. Qui elohim ha un verbo al singolare e chiaramente si riferisce a Dio. Ma nel versetto 6 del Salmo, Dio dice agli altri membri del concilio, ‘Voi (plurale) siete elohim.’ Qui elohim deve necessariamente significare dèi.”[35]

lo studioso biblico americano Mark Smith, riferendosi allo stesso salmo, nel suo God in Translation afferma: “Questo salmo presenta una scena di dèi che si riuniscono in un concilio divino... Elohim sta nel concilio di El. Tra gli elohim Egli pronmuncia il Suo giudizio:...”[36]

In Hulsean Lectures, H. M. Stephenson esamina l'argomentazione di Gesù in Giovanni 10:34-36 sul Salmo 82. (In risposta all'accusa di blasfemia Gesù rispose:) "Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?" – "Allora qual è la forza di questa citazione 'Io ho detto: voi siete dèi'? È dal salmo di Asaf che inizia 'Elohim si alza nell'assemblea divina. Giudica in mezzo agli elohim.'"[37]

Figli di Dio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Figli di Dio.

La parola ebraica corrispondente a figlio è ben; il plurale è benim (con la forma di status constructus "benei"). Il termine ebraico benei elohim ("figli di Dio" o "figli degli dèi") in Genesi 6:2[38] si confronta con l'uso di "figli degli dèi" (ugaritico b'n il) figli di El nella mitologia ugaritica.[39] Lo storico olandese Karel van der Toorn asserisce che gli dèi possono essere citati collettivamente come bene elim, bene elyon, o bene elohim.[1]

Nella tradizione ebraica, il versetto della Torah che fu il grido di battaglia dei Maccabei (in ebraico: מקבים? Machabi, מקבים), "Mi chamocha ba'elim YHWH" ("Chi è come te fra gli dèi, Hashem!"[40]),[41] è un acronimo di "Machabi" e anche un acronimo di "Matityahu Kohen ben Yochanan".[42] Il versetto correlato della Torah, La canzone del Mare di Mosè e dei Figli di Israele, fa riferimento a elim, ma più con una nozione mondana di forze naturali, di potenza, di guerra e poteri sovrani.

Movimento religioso[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un nuovo movimento religioso; il movimento raeliano, gli Elohim sarebbero degli extraterrestri che avrebbero dato origine alla Terra compresa la vita, Ezael un artista della Toscana che ha abbandonato il suo nome di battesimo per dedicarsi al movimento, sosterrebbe che i raeliani in Italia siano cinquecento più i simpatizzanti di questa religione atea. Il “Rael” fu scoperto in Italia nel 1982 e pubblicizzato da Maurizio Costanzo nel 1989 nella sua trasmissione "Show" ospitando il fondatore del movimento, il francese Claude Vorilhon. Il movimento viene finanziato dai praticanti, versando il 10% del loro stipendio, e dopo la morte dovranno farsi prelevare un centimetro quadrato di osso frontale per la clonazione. Secondo questi credenti gli Elohim ritorneranno sulla Terra nel 2035[43].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Jewish Encyclopedia, New York, Funk and Wagnalls, 1901–1906.

  1. ^ a b c d e f g h K. van der Toorn, Bob Becking, Pieter Willem van der Horst (curatori), Dictionary of deities and demons in the Bible (2ª ediz. riveduta, Brill, 1999) ISBN 90-04-11119-0, p. 274, 352-3
  2. ^ M.S. Smith, “Ancient Near Eastern ‘Myths’ and the Hebrew Bible: Interim Reflections,” in 'Was ist der Mensch, dass du seiner gedenkst? (Psalm 8,5): Aspekte einer theologischen Anthropologie. Festschrift für Bernd Janowski zum 65, Geburstag (curato da Michaela Bauks, Kathrin Liess & Peter Riede) Neukirchen-Vluyn: Neukirchener Verlag, 2008, pp. 487-501.
  3. ^ Mark S. Smith, God in translation: deities in cross-cultural discourse in the biblical world, vol. 57 di "Forschungen zum Alten Testament", Mohr Siebeck, 2008, ISBN 978-3-16-149543-4, p. 19.; anche M.S. Smith, "The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel", Biblical Resource Series, 2002.
  4. ^ Cfr. anche Morton Smith, Studies in the Cult of Yahweh, Vol. 1, "Historical Method, Ancient Israel, Ancient Judaism", 1996.
  5. ^ a b Mosè Maimonide, (EN) Guida dei Perplessi (1904)
  6. ^ Alcuni studiosi considerano elohim come un plurale oppure un aumentativo di El, da cui si sarebbe formato più tardi il singolare Eloah. Sebbene Elohim abbia una forma plurale, nella Bibbia moderna ha significato di singolare e così viene costruito con un verbo al singolare (constructio ad sensum) quando si riferisce al Dio degli Ebrei. Cfr. Enciclopedia della Bibbia, cit.
  7. ^ Il Dictionary of Deities and Demons in the Bible (DDD) è un'opera accademica di riferimento curata dagli storici Karel van der Toorn, Bob Becking e Pieter Willem van der Horst, e che contiene articoli/saggi specialistici sugli dei, angeli e demoni citati nei libri della Bibbia ebraica, Septuaginta e Apocrifi, come anche quelli della Bibbia cristiana e della letteratura patristica. la prima edizione (Brill) è uscita nel 1995 e fu scelta da Choice, rivista della American Library Association (Associazione delle Biblioteche Americane) come miglior lavoro di consultazione del 1996. La seconda edizione ampiamente riveduta (Eerdmans, 960pp) è uscita nel 1999. Una versione elettronica è stata presentata nel 2001. Tra i consulenti contributori si annoverano Hans Dieter Betz, André Caquot (1923–2004), Jonas C. Greenfield (1926–1995), Erik Hornung Professore di egittologia all'Università di Basilea, Michael E. Stone dell'Università Ebraica di Gerusalemme e Manfred Weipert dell'Università di Heidelberg.
  8. ^ a b c Enciclopedia della Bibbia - Ed. LDC - vol. 2, coll. 1289 - 1290
  9. ^ John Day, Yahweh and the gods and goddesses of Canaan, Sheffield Academic Press, 2001, p. 23.
  10. ^ Alter, 2004, pp. 17,141
  11. ^ Umberto Cassuto, The Documentary Hypothesis and the Composition of the Pentateuch: Eight Lectures, tradotto in (EN) dall'ebraico da Israel Abrahams, Magnes Press, Gerusalemme, 1961.
  12. ^ Alter, 2004, pp. XII, 40 et seq.
  13. ^ Si vedano le versioni in (HE) del Codice di Leningrado: Salmi 96:5 e Salmi 97:7.
  14. ^ Brian B. Schmidt, Israel's beneficent dead: ancestor cult and necromancy in ancient Israelite Religion and Tradition, Forschungen zum Alten Testament 11 (Tübingen: J. C. B. Mohr [Paul Siebeck], 1994), p. 217: "Nonostante il fatto che il nome MT plurale 'elohim del v. 13 sia seguito dal participio plurale 'olim, una ricerca dell'antecedente al suffisso pronominale singolare su mah-to'ro nel v. 14 che forma ha? ha condotto gli interpreti a considerare 'elohim . . . 'olim come designazione di Samuele morto, "un dio che sale". Lo stesso termine 'elohim ... Egli [Saul], quindi, richiede urgentemente di verificare l'identità di Samuele, mah-to'"ro, "che forma ha/che aspetto ha?" ... 'elohim ricorre con un verbo finito plurale e denota dèi multipli in questo caso: 'elohim '"seryel'ku I fydnenu, "gli dèi davanti a noi." Di conseguenza le due presenze di 'elohim in 1 Samuele 28:13,15 — nel primo complementato dal plurale ...28:13 manifesta una complessa storia testuale, allora 'elohim del v. 13 potrebbe rappresentare non un morto deificato, ma quegli dèi noti per essere evocati — alcuni dall'aldilà — ad assistere nel richiamare il fantasma. 373 ...
  15. ^ a b Gesenius, Hebrew Grammar: 124g, senza articolo 125f, con articolo 126e, col singolare 145h, col plurale 132h,145i.
  16. ^ Richard N. Soulen, R. Kendall Soulen, Handbook of biblical criticism, Westminster John Knox Press, 2001, ISBN 978-0-664-22314-4, p. 166.
  17. ^ Elia Benamozegh, Maxwell Luria, Israel and Humanity, Paulist Press International, 1995, p. 104, ISBN 978-0-8091-3541-7.
  18. ^ Victor P. Hamilton, Exodus: An Exegetical Commentary, Baker Academic, 2012, ISBN 978-0-8010-3183-0.
  19. ^ Per es. Genesi 20:13 in ebraico: התעו אתי אלהים מבית אבי? (dove התעו è da תעה "errare, vagare, barcollare", il plurale causativo hif`il "mi hanno causato di vagare")
  20. ^ Septuaginta: «ἐξήγαγέν με ὁ θεὸς ἐκ τοῦ οἴκου τοῦ πατρός»; "quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre."
  21. ^ Brenton Septuagint, Esodo 21:6 «προσάξει αὐτὸν ὁ κύριος αὐτοῦ πρὸς τὸ κριτήριον τοῦ θεοῦ»
  22. ^ a b James Strong, Dizionario Strong, s.v. "'elohiym", nr. 430.
  23. ^ Hebrew and English Lexicon (Brown-Driver-Briggs) su Wikisource.
  24. ^ The Biblical Repositor, p. 360 cur. Edward Robinson, 1838: "Gesenius nega che elohim possa mai significare angeli; nel suo rifiuto fa riferimento specialmente a Salmi 8:5 e97:7; ma osserva che il termine viene tradotto così nelle versioni antiche."
  25. ^ Samuel Davidsohn, An Introduction to the New Testament, 3, 1848, p. 282: "Hengstenberg, per esempio, afferma che l‘usus loquendi è decisivo contro un riferimento diretto ad angeli, perché Elohim non significa mai angeli. Egli pensa che il traduttore di Septuaginta non potesse capire la rappresentazione..."
  26. ^ Hebrews 2:7 with Greek. URL consultato il 4 agosto 2013.
  27. ^ Psalm 8:5 with Greek (8:6 in the LXX). URL consultato il 4 agosto 2013.
  28. ^ Dandolo in alternanza con "Dio". Cfr. anche (EN) Elohim as angels in the KJV only in Psalm 8:5 (8:6 in LXX). URL consultato il 4 agosto 2013.
  29. ^ Cfr. anche (EN) Elohim as "judges" in the KJV. URL consultato il 4 agosto 2013.
  30. ^ Cfr. per esempio la versione (IT) Nuova Riveduta 2006.
  31. ^ Si veda un confronto parallelo tra Ebrei 2:5-9 e Salmi 8:3-6, anche a fronte [1]
  32. ^ "God appeared unto him" - NET Bible con CD-ROM, cur. W. Hall Harris, 3ª, 2003: "35:14 - Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli aveva parlato. 30 Versò olio 20tn Heb "si rivelarono." Il verbo iVl] (niglu), tradotto "si rivelarono" è plurale, sebbene uno si aspetti il singolare."
  33. ^ Haggai and Malachi, p. 36, Herbert Wolf, 1976: "Se sia il nome che il verbo sono plurali, la costruzione può riferirsi ad una persona, proprio come la dichiarazione “Dio si rivelò” in Genesi 35:7 ha nome e verbo al plurale. Tuttavia, poiché la parola Dio, “Elohim”, è di forma plurale,8 il verbo... ecc."
  34. ^ J. Harold Ellens, Wayne G. Rollins, Psychology and the Bible: From Genesis to apocalyptic vision, 2004, p. 243: "Spesso la forma plurale Elohim, quando usata in riferimento alla divinità biblica, regge un verbo o aggettivo plurali (Genesi 20:13,35:7; Esodo 32:4,8; 7:23; Salmi 58:12)."
  35. ^ Marti Steussy, "Chalice Introduction to the Old Testament".
  36. ^ Mark Smith, "God in Translation:..."
  37. ^ Si confronti in parallelo Salmo 82:6-7 e Giovanni 10:34–36. Cfr. anche H.M. Stephenson, Hulsean Lectures, lezione 1, (1890), p. 14.
  38. ^ Per esempio Genesi 6:2 "... figli d[egl]i Elohim (e-aleim) videro che le figlie degli uomini (e-adam, gli adam) erano belle e ne presero per mogli..."
  39. ^ Marvin H. Pope, El in the Ugaritic texts, supplementi a Vetus Testamentum Vol. II Leiden, Brill, 1955, pp. x—l-116, p. 49.
  40. ^ Nosson (cur.); redattori consulenti: Yaakov Blinder, Avie Gold, Meir Zlotowitz ; progettato da Sheah Brander Scherman, Tanakh = Tanakh: Torah, Neviʼim, Ketuvim : the Torah, Prophets, Writings: the twenty-four books of the Bible, newly translated and annotated, 1ª ed. di studio, Stone, Brooklyn, N.Y., Mesorah Publications, 1998, pp. 171–172, ISBN 1-57819-109-2.
  41. ^ Esodo 15:11
  42. ^ "What does 'Maccabee' mean?" - Ask the Rabbi (EN)
  43. ^ La Repubblica, 29 dicembre 2002

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Robert Alter, The Five Books of Moses, W. W. Norton & Company, 2004, ISBN 0-393-33393-0.
  • Garbini, C., Storia e ideologia nell'Israele antico, Brescia, 1986.
  • Preuss, Horst Dietrich, Old Testament theology, vol. 1, Continuum International Publishing Group, 1995, ISBN 978-0-567-09735-4, pp. 147–149.
  • Smith, Mark S., The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel, Harper & Row, 1990.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]