Elohim

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Elohim (in ebraico: אֱלוֹהִים ,אלהים ascolta[?·info]) è un plurale della parola "divinità" - Eloah (אלוה) - che ha suscitato non pochi interrogativi[senza fonte] fra gli esegeti biblici a causa dell'evidente impianto monoteistico dato successivamente alla Bibbia.

Origine del nome [modifica]

Una delle possibili etimologie del termine lo vorrebbe composto dall'unione di due radici antiche: El e Hoa. Hoa sarebbe l'antica radice che indicava L'Essere Supremo, Colui che esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso.[senza fonte]

Il prefisso El corrisponderebbe al nostro Colui, indicando la persona in senso astratto. "Colui che ha vita in sé" sarebbe quindi il significato del termine E-loha. Il termine Elohim, quindi, assumerebbe anche il senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la Fonte della Vita.[senza fonte]

Un'altra interpretazione vuole il termine Elohim derivare da Ul - essere forte da cui successivamente El o da Alah - aver timore, per cui Elohim equivarrebbe fondamentalmente al Numen tremendum, oggetto di terrore da parte dell'uomo.[1]

Alcuni studiosi considerano elohim come un plurale oppure un aumentativo di El, da cui si sarebbe formato più tardi il singolare Eloah. Sebbene Elohim abbia una forma plurale, nella Bibbia moderna ha significato di singolare e così viene costruito con un verbo al singolare (constructio ad sensum) quando si riferisce al Dio degli Ebrei.[1]

La forma plurale di Elohim è stata considerata come un residuo di politeismo nella letteratura biblica, come se originariamente indicasse vari esseri divini. Attualmente però il nome viene interpretato come un plurale maiestatico o, meglio, di intensità: per ricalcare l'idea noumenica ed elevata della divinità si sarebbe forgiato il plurale aumentativo di El per uso popolare. Nella letteratura estrabiblica abbiamo casi paralleli dell'uso al plurale dell'assiro ilu (El) con significato singolare. Tale uso viene confermato dalle lettere di Tell-el-Amarnah, dove il faraone è designato come ilani-ia (lett. «miei dei») e dai testi cuneiformi di Bogazkoy, dove il plurale ilani si riferisce a una divinità concreta. Nei testi di Ras Samrah, El appare come il nome proprio di una divinità concreta.[1]

Numerosi i passi, nell'Antico Testamento, in cui è presente la forma plurale (anche come pronome):

« Dio disse: facciamo l'uomo, con la nostra immagine, a nostra somiglianza […] Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi »
(Genesi 1,26; 3,22)

Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9).

Alcuni studiosi di lingue antiche imputano questo uso non univoco del termine alla maggior semplicità della lingua ebraica rispetto a quella greca - nella quale vi è una netta distinzione tra il termine Angelo (ἄγγελoς) e il termine Dio (θεός).

Note [modifica]

  1. ^ a b c Enciclopedia della Bibbia - Ed. LDC - vol. 2, coll. 1289 - 1290

Voci correlate [modifica]