Oracolo

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Consulting the Oracle, dipinto da John William Waterhouse nel 1884.

L'oracolo (dal latino oraculum[1]) è un essere o un ente considerato fonte di saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Lo stesso termine può riferirsi anche ad una predizione del futuro dispensata dagli dèi attraverso oggetti o forme di vita. Il volere degli dei era dispensato in vario modo: con segni sulle viscere delle vittime sacrificali, con i movimenti della statua del dio durante la processione, con i movimenti degli oggetti gettati in una fonte, attraverso lo stormire delle fronde di un albero sacro, oppure attraverso la bocca di un essere umano, come nel caso di Delfi, in Grecia. Nell'antichità molti luoghi guadagnarono la reputazione di dispensare oracoli: divennero noti anch'essi come "oracoli", così come i pronunciamenti profetici stessi.

Gli oracoli nel mondo ellenico[modifica | modifica wikitesto]

La grotta dell'Oracolo di Orfeo ad Antissa, sull'isola di Lesbo.

I grandi templi oracolari dell'antichità erano soprattutto greci. Nella civiltà ellenica l'oracolo più noto era la Sibilla Delfica, o più esattamente la Pizia del tempio del dio Apollo a Delfi, da cui deriva l'oracolo di Delfi. Oltre a questo si ricordano quelli di Zeus a Dodona e Olimpia.

Un aspetto caratteristico, non solo della religione greca, ma anche della società greca fu la grandissima diffusione degli oracoli, dei quali Delfi fu il più ricco e il più prestigioso. Santuari di consultazione oracolare sorgevano in ogni angolo del mondo greco, alcuni di importanza locale, altri noti e visitati da folle di pellegrini. Il fenomeno inoltre fu durevole nel tempo: se talvolta un oracolo cadeva in rovina, altri nascevano, anche in epoca tarda. La risposta dell'oracolo era di solito espressa in termini allusivi, poco comprensibili nell'immediato: la traduzione infatti seguiva diversi metodi di divinazione.

L'oracolo di Dodona, in Epiro, era posto sotto la tutela del padre della famiglia divina, Zeus, e collocato in un luogo misterioso e arcano. A gestire questo oracolo erano dei sacerdoti chiamati Selli (Σελλοί), sottoposti a severe regole di comportamento (non potevano lavarsi i piedi e dovevano dormire sulla terra senza alcuna forma di protezione contro gli insetti, come un telo o una stuoia). Più tardi, le mansioni divinatorie passarono a un collegio di profetesse.

Gli oracoli in Tibet[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi oracoli tibetani.

Gli oracoli tibetani sono molto consultati dai monaci buddhisti e dal governo in esilio, un tempo presieduto dal Dalai Lama, per richiedere il parere delle divinità tutelari. Tramite il medium che presta il suo corpo in uno stato di sacra trance, la divinità in questione si manifesta per esprimere un giudizio sull' identificazione della reincarnazione di un influente lama defunto o sui rapporti con l'estero.

Gli oracoli in Arabia[modifica | modifica wikitesto]

L'oracolo arabo nasce nella Bassa Mesopotamia negli anni 2600-2700, diffondendosi poi in tutto il bacino del Mediterraneo e trasformandosi progressivamente sino a scomparire, nel corso dei successivi secoli, in modo quasi definitivo. Solo sul territorio italiano, ed in particolare in Sicilia, all'interno della quale l’occupazione araba è sopravvissuta sino all’XI secolo, si sono conservate alcune tracce e scritti di astrologia che fanno riferimento al sapere ancestrale e alla cultura millenaria dell'oracolo arabo. Secondo l'astrologia araba l'uomo è collocato in posizione intermedia tra i concetti di destino e di libero arbitrio. Ogni segno zodiacale è associato ad un determinismo di partenza ed uno di arrivo, ma ogni uomo può, nel corso della propria vita e sulla base delle proprie scelte, determinare il proprio percorso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ sacrario oracolare

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Castiglioni, IL: vocabolario della lingua latina, Torino, Loescher, 1994.
  • Antonino Anzaldi, Dizionario di astrologia, Milano, Rizzoli, 1988.

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