Libro dei Giudici

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Il libro dei Giudici (ebraico שופטים shofetìm; greco Κριτές krités; latino Iudicum) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.

Antico Testamento
Cristianesimo, Cattolico, Ortodosso, Protestante

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Scritti:

Meghillot:

Sino a qui riferimenti ebraici

Deuterocanonici
(non canonici per/secondo gli ebrei,
canonici per cattolici e ortodossi,
apocrifi per protestanti)
Ortodosso
Copto
Siriaco (Peshitta)
Progetto Religione
uso tabella

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi Ipotesi documentale).

È composto da 21 capitoli descriventi la storia delle dodici tribù in Canaan e dei Giudici, carismatici capi militari occasionali. Il periodo descritto è tradizionalmente riferito al 1150-1050 a.C.[1].

Introduzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giudici biblici.

Giudici, in ebraico Shofetim (il termine in ebraico significa anche governatori), sono presentati come capi militari e civili suscitati da Dio in determinate occasioni per liberare una o più tribù israelitiche dalla minaccia delle popolazioni vicine. Accanto a queste figure di stampo militare, il libro racconta anche dei giudici responsabili dell’ordinaria amministrazione e della vita legislativa all’interno delle varie tribù, i cosiddetti giudici minori. Il libro non è dominato da un personaggio principale ma nel suo racconto sono presentate diverse figure tra le quali non esiste quasi continuità, la percezione di disomogeneità che ne deriva non è da attribuire ad una incapacità redazionale, piuttosto riflette la fluidità del periodo storico, un periodo di transizione tra la guida di Giosuè e l'inizio della monarchia, "in quel tempo non c’era re in Israele; ciascuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi" (Giudici, 21.25).

La formazione[modifica | modifica sorgente]

L’origine del libro è da ricercarsi nelle tradizioni orali tramandate all’interno dei clan e delle tribù, tradizioni che avevano al centro le vicende epico-belliche dei cosiddetti grandi giudici, Ehud, Debora e Barak, Gedeone, Iefte e Sansone. Questo ciclo di tradizioni risalente al IX secolo a.C. fu progressivamente ampliato e riadattato fino agli interventi della scuola deuteronomistica cui si deve la sistemazione finale del materiale.

Un secondo intervento redazionale, sempre nell’ambito della scuola deuteronomistica, introdusse poi le notizie sui giudici minori e la successione cronologica fu organizzata in modo da ottenere cicli di quaranta anni e un numero totale di giudici quante erano le tribù di Israele, cioè 12 che sono nell’ordine di citazione del libro: Otniel, Eud, Samgar, Debora, Gedeone, Tola, Iair, Iefte, Ibsan, Elon, Abdon, Sansone. Dall’insieme dei racconti si delinea un periodo storico caratterizzato dall’ostile e incombente pressione dei vicini, Edominiti, Madianiti, Filistei, la costante tensione e insicurezza e la necessità di fronteggiare questa crescente ostilità attraverso un contrasto unitario e non per singola tribù sarà la causa prima della nascita della monarchia presentata nel successivo libro (1 Re), questo nonostante la negatività con cui è presentata questa istituzione (Gdc 9, 7-15), una necessità per non precipitare nel caos sapientemente delineato come prospettiva dall’intreccio narrativo.

Aspetti teologici[modifica | modifica sorgente]

Alla rielaborazione deuteronomistica si deve dunque la forma attuale che presenta gli avvenimenti in una successione cronologica come se ogni giudice avesse esercitato il pieno controllo su tutto il territorio e non in realtà come doveva essere su specifiche e limitate aree geografiche, lo svolgimento dei fatti fu poi compreso in uno schema narrativo fisso di quattro tempi: 'peccato-castigo-pentimento-liberazione. L’inosservanza dell’alleanza sinaitica, presentata nell’espressione “Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore…” , ad esempio un atteggiamento troppo accondiscendente verso altre divinità (i Baal), suscita il castigo, castigo che si concretizza in sconfitte militari, privazioni di beni materiali ”…Perciò l'ira del Signore si accese contro Israele e li mise nelle mani di…”; quindi il pentimento e l’intervanto divino che comporta la liberazione “…gli Israeliti gridarono al Signore, e il Signore suscitò loro un liberatore…”

Struttura e contenuto[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista narrativo il libro dei Giudici è formato da 21 capitoli ed è suddivisibile in tre parti:

  1. L’inizio mostra due introduzioni, la prima (1 2,5) sulla situazione delle tribù insediate in Canaan e sulla lenta, difficoltosa e disordinata occupazione della terra promessa, la seconda (2,6 3,6) sulla teologia della storia)
  2. Seguono le vicende dei «grandi giudici» tra cui la storia di Debora e Barak presentata in due versioni indipendenti, una in prosa e una antichissima in versi, spazio considerevole è dato poi a Gedeone e Sansone, indubbiamente il più singolare dei Giudici. Seguono i «piccoli giudici» Giudici (Gdc 3,7 16) presentati in una breve notizia dallo schema redazionale fisso.
  3. Chiude il libro la vicenda di Mica e del santuario tribale di Dan e la vicenda della concubina del Levita di Efraim causa della guerra contro i beniaminiti (Gdc 17 21).

La redazione finale è dagli studiosi collocata intorno al sec. VI a.C.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Hans Küng, Ebraismo (Das Judentum), ed. BUR, Milano, 1995, p. 89.

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