Gesù
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| « Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. » (Giovanni 13.34) |
Gesù di Nazaret (Betlemme o Nazaret[1], 7-2 a.C.[2] – Gerusalemme, 26-36[3]) fu un predicatore ebreo, attivo negli ultimi anni della sua vita[4] nella provincia romana della Giudea. È la figura centrale del Cristianesimo, che lo considera Dio fatto uomo.
Le principali fonti testuali relative a Gesù sono i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni). Con lo svilupparsi del moderno metodo storico-critico sono comparsi numerosi studi volti a valutare l'effettiva attendibilità storica dei vangeli, in particolare relativamente agli elementi soprannaturali e miracolistici, e a ricostruire il reale Gesù storico. Alcuni studiosi ne negano l'esistenza, relegandolo alla sfera del mito.
I vangeli narrano la nascita di Gesù da Maria vergine, la predicazione focalizzata sul Regno dei Cieli e sull'amore al prossimo e realizzata con discorsi e parabole accompagnati da miracoli, e narrano infine la sua passione, morte in croce, risurrezione e ascensione in cielo. Dai vangeli e dagli altri scritti del Nuovo Testamento Gesù viene identificato con il Messia o Cristo atteso dal popolo ebraico, ed è descritto come il Figlio di Dio fatto uomo. Le neotestamentarie lettere paoline esaltano il valore salvifico della sua morte e risurrezione. La successiva tradizione cristiana lo ha dichiarato seconda persona della Trinità, assieme al Padre e allo Spirito Santo, e "vero Dio e vero uomo".
Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, principalmente tra i ceti più bassi. Il breve periodo della sua predicazione si concluse con la morte in croce, voluta, secondo i vangeli, dalle autorità del Sinedrio, e suggellata dalla decisione finale del prefetto romano Ponzio Pilato. Dopo la morte, i seguaci di Gesù ne sostennero la risurrezione e diffusero il messaggio della sua predicazione, facendone una delle figure che hanno esercitato maggiore influenza sulla cultura occidentale.
Secondo il punto di vista ebraico, Gesù è stato un predicatore itinerante, ma non il Messia atteso; non era Figlio di Dio, non ha compiuto miracoli e, dopo la morte in croce, non è risorto né asceso al cielo. Secondo l'Islam, Gesù è stato uno dei maggiori profeti venuti prima di Maometto; nacque verginalmente, compì dei miracoli, ma non era Dio, non morì in croce e non risorse. Anche molti degli altri principali movimenti religiosi contemporanei hanno variamente elaborato una specifica interpretazione su Gesù.
Fonti testuali
| Per approfondire, vedi le voci Lettere di Paolo, Vangeli canonici, Vangeli apocrifi, Fonti storiche non cristiane su Gesù e Testimonium Flavianum. |
Le fonti testuali relative a Gesù possono essere raggruppate in quattro tipologie:
- le lettere paoline, poi incluse nel Nuovo Testamento: scritte approssimativamente tra il 51 e il 63[5] da Paolo di Tarso, che non conobbe direttamente Gesù, rappresentano i documenti noti più antichi ma non contengono dati biografici su Gesù che possano risultare utili per studiarne la figura storica. Sono tuttavia testimonianza di come venisse descritto il personaggio Gesù alle più antiche comunità cristiane;
- i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni). Secondo gli storici di ispirazione cristiana e alcuni laici tali scritti sono giunti alla forma attuale nella seconda metà del I secolo, dopo essere stati redatti in più versioni e preceduti da una decennale tradizione orale o di appunti scritti,[7] mentre per la maggioranza degli storici laici avrebbero raggiunto la loro forma definitiva, sempre a seguito di diverse redazioni, solo intorno alla metà del II secolo.[8] Raccontano dettagliatamente la vita pubblica di Gesù, cioè il periodo della predicazione negli ultimi anni della sua vita, mentre sulla sua vita privata precedente forniscono scarne informazioni. Rappresentano i principali documenti sui quali converge il lavoro ermeneutico degli storici. In epoca moderna si sono sviluppate differenti correnti di pensiero circa l'effettiva attendibilità dei vangeli e la storicità di Gesù;
- i vangeli apocrifi. Generalmente non sono accolti dagli studiosi come fidati testimoni del Gesù storico[9] (data la composizione tarda, a partire dalla metà del II secolo, sono al più utili per ricostruire l'ambiente religioso dei secoli successivi a Gesù[10]), anche per il genere letterario favolistico-leggendario che contraddistingue gran parte delle loro narrazioni.[11] La loro testimonianza è variegata:
- i cosiddetti vangeli dell'infanzia (quali il Tommaso e il Matteo) presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco, in netto contrasto con la sobrietà dei quattro vangeli canonici. Gesù appare come un bimbo prodigio, talvolta capriccioso e vendicativo;
- i vangeli gnostici (tra i quali il Giacomo, il Filippo e il Tommaso), contenenti prevalentemente rivelazioni private e inedite espresse in raccolte di loghia (detti), dipingono Gesù come una particella di divino intrappolata nella carne, insegnante ad abbandonare la carne e la materialità per raggiungere la salvezza (vedi gnosticismo);
- i cosiddetti vangeli della passione (ad esempio Pietro, Nicodemo) non aggiungono molto alle descrizioni della passione contenute nei vangeli canonici, caratterizzandosi però dall'intento di discolpare Ponzio Pilato facendo ricadere la colpa della morte di Gesù sulle autorità religiose e sul popolo ebreo;
- fonti storiche non cristiane su Gesù. In alcune opere di autori antichi non cristiani si trovano alcuni sporadici accenni a Gesù o ai suoi seguaci, dei quali il più antico è il cosiddetto Testimonium Flavianum. Alcuni storici, tra cui Emil Schürer [12] e Henry Chadwick[13], considerano tali riferimenti come interpolazioni tardive di copisti cristiani.
Nome ed epiteti di Gesù
| Per approfondire, vedi le voci Nome ed epiteti di Gesù e Uffici di Cristo. |
Nei libri del Nuovo Testamento, scritti in greco, Gesù è indicato oltre che col nome proprio da vari epiteti e titoli (elencazione per maggiore ricorrenza):
- "Gesù".[14] Il nome proprio significa letteralmente "YH(WH) (è) salvezza".[15] Era un nome abbastanza comune tra i giudei dell'epoca.
- "Cristo". Significa letteralmente "unto" e corrisponde all'ebraico Messia. All'epoca di Gesù il Cristo-Messia era l'inviato di Dio atteso dal popolo ebraico, dal quale ci si aspettava in particolare il riscatto sociale e politico dalla dominazione romana.
- "Signore" Usato soprattutto in Atti e nelle Lettere. Il titolo onorifico, nel greco classico privo di valore religioso, è particolarmente significativo applicato a Gesù in quanto è il termine col quale la traduzione greca della Settanta rende il prototermine masoretico ebraico יהוה (YHWH), cioè il nome proprio di Dio.
- "Figlio dell'uomo". Nella tarda tradizione ebraica l'espressione aveva una forte connotazione messianico-escatologica.
- "Figlio di Dio". Nell'Antico Testamento l'espressione indica una relazione stretta e indissolubile tra Dio e un uomo o una comunità umana. Nel Nuovo Testamento il titolo si riveste di un nuovo significato, indicando una filiazione vera e propria (vedi Lc1,26-38).
- "Re". L'attributo della regalità era correlato al Messia, che era considerato discendente ed erede del Re Davide. Gesù, pur identificandosi come Messia, non si è però attribuito le prerogative politiche che questo comportava (vedi Gv6,15;18,36).
Altri titoli sono Rabbi-Maestro, Profeta, Sacerdote, Nazoreo, Nazareno, Dio, Verbo, Figlio di Giuseppe, Emmanuele.
Inoltre, soprattutto da Giovanni, vengono applicate a Gesù espressioni allegoriche come: agnello, agnello di Dio, agnello immolato; luce, luce del mondo; pastore, buon pastore, pastore grande; pane della vita, pane vivo, pane di Dio; vita, autore della vita; vite; ultimo Adamo; porta; via; verità.
Vita di Gesù secondo i vangeli canonici
I quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) rappresentano le uniche fonti testuali antiche che descrivono dettagliatamente la vita di Gesù, soprattutto gli ultimi anni caratterizzati dal ministero pubblico. La nascita del moderno metodo storico-critico ha portato a esaminare criticamente i racconti evangelici, cercando di distinguerne il nucleo storico dagli aspetti leggendari e mitici (vedi paragrafo Gesù nella storiografia moderna).
Alcuni approfondimenti, in particolare relativamente a nascita, infanzia e giovinezza di Gesù, sono presenti anche nei vangeli apocrifi. Questi particolari tuttavia non sono riconosciuti dagli studiosi come storicamente fondati, sebbene abbiano influenzato più o meno ampiamente la tradizione artistica e devozionale cristiana.
La narrazione della vita e dell'insegnamento di Gesù procede nei quattro vangeli prevalentemente in modo parallelo, soprattutto tra i primi tre detti per questo "sinottici" (Matteo, Marco, Luca): un certo episodio è narrato da più vangeli, solitamente con alcune variazioni, ma sono presenti anche lacune o racconti propri di un singolo evangelista. In Giovanni mancano numerosi racconti presenti nei sinottici ma sono presenti anche alcune aggiunte proprie.
Annunciazione
| Per approfondire, vedi le voci Genealogia di Gesù, San Giuseppe (padre putativo di Gesù), Maria (madre di Gesù) e Annunciazione. |
Secondo il racconto del vangelo di Luca una vergine di nome Maria, promessa sposa a Giuseppe, discendente del Re Davide, ricevette a Nazaret di Galilea "al tempo di re Erode" una visita dell'angelo Gabriele, che le annunciò il concepimento di Gesù (Lc1,26-38) .
Nel vangelo di Matteo invece il concepimento verginale di Maria è solo fugacemente accennato, mentre il protagonista è Giuseppe che riceve da un angelo la rivelazione del concepimento soprannaturale di Maria (Mt1,18-25).
Nascita
| Per approfondire, vedi le voci Natale, Nascita di Gesù, Data di nascita di Gesù, Luogo di origine di Gesù e Censimento di Quirinio. |
Sia Matteo che Luca collocano la nascita di Gesù a Betlemme, in Giudea, "al tempo di re Erode". Mentre Matteo vi dedica un breve accenno (Mt1,25-2,1), Luca sviluppa la narrazione motivando il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme con un censimento indetto da Augusto[21] mentre governava Quirinio (Lc2,1-20).
L'accenno a questo "primo censimento" di Quirinio rappresenta un problema di difficile soluzione: l'unico censimento (il "secondo"?) indetto da Quirinio che ci è noto da altre fonti storiche fu fatto nel 6 d.C., quando Erode il Grande era già morto (4 a.C.).
Non si conosce con esattezza la data di nascita di Gesù. La data tradizionale del Natale al 25 dicembre è tardiva (IV secolo), e ancora più tardiva la datazione dell'anno 1 a.C., il cui anno successivo è fatto coincidere con l'inizio del calendario giuliano-gregoriano, in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo. Secondo la maggior parte degli studiosi contemporanei la nascita va collocata negli ultimi anni di re Erode, attorno al 7-6 a.C.[22]
Epifania
| Per approfondire, vedi le voci Epifania, Stella di Betlemme, Re Magi, Strage degli innocenti e Fuga in Egitto. |
Dopo la nascita di Gesù il solo vangelo di Matteo (cap. 2) racconta la cosiddetta Epifania (dal greco "manifestazione"). Alcuni magi (tradizionalmente chiamati Re Magi e considerati tre) vennero dall'oriente a Gerusalemme avendo visto "il suo astro" (tradizionalmente chiamata "stella cometa"), con l'intento di portare al nuovo re annunciato dall'astro oro, incenso e mirra. Seguendo l'astro trovarono Gesù a Betlemme e gli resero omaggio.
Il re Erode, venutolo a sapere, ordinò l'uccisione di tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (la cosiddetta strage degli innocenti). Giuseppe però, avvertito in sogno da un angelo, fuggì in Egitto con Gesù e Maria.
Morto Erode (4 a.C.) i tre ritornarono nella terra d'Israele e si stabilirono a Nazaret.
Infanzia
| Per approfondire, vedi le voci Bambino Gesù, Circoncisione di Gesù, Presentazione al tempio e Ritrovamento di Gesù al tempio. |
Il vangelo di Luca (2,21-52) tralascia il racconto dell'Epifania e della successiva fuga in Egitto. Dopo aver brevemente accennato alla circoncisione di Gesù, riporta due episodi:
- la presentazione al tempio di Gerusalemme, durante la quale il neonato venne venerato come Messia da Simeone (vedi Nunc dimittis) e dalla profetessa Anna;
- il ritrovamento di Gesù al tempio, episodio nel quale Gesù dodicenne si intrattenne nel tempio di Gerusalemme con i dottori della Legge, all'insaputa dei genitori che lo ritrovarono dopo tre giorni.
Vita pre-pubblica
I vangeli non raccontano esplicitamente la vita di Gesù prima del suo ministero pubblico e nulla traspare dalle fonti storiche extracristiane. Alcune informazioni sono però desumibili da accenni sporadici contenuti nei racconti evangelici.
Professione
Quanto alla professione, a Nazaret Gesù era conosciuto come "il figlio del carpentiere" Giuseppe (vedi Mt13,55), "carpentiere" egli stesso (vedi Mc6,3). Il termine greco originario è tekton (vedi l'italiano "tecnico"), ampiamente polisemico, e può indicare carpentieri, falegnami, artigiani del legno, come anche muratori o tagliatori di pietre.[23] Questa attività artigianale gli ha verosimilmente garantito una relativa agiatezza ed autonomia economica che non lo ha fatto appartenere agli strati poveri della sua società.[24] Non ci è dato conoscere la dimensione della sua impresa artigianale, se cioè si trattasse di una piccola bottega rurale dedita ad aratri e gioghi, o invece di una media o medio-grande impresa costruttrice con apprendisti e garzoni, attiva in opere edilizie anche in città vicine come Zippori (6 km da Nazaret), che veniva ricostruita e ampliata in quegli anni da Erode Antipa.
Famiglia
| Per approfondire, vedi le voci Fratelli di Gesù e Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù. |
Quanto alla famiglia, il totale silenzio circa Giuseppe durante il ministero di Gesù lascia ragionevolmente supporre che questi fosse già morto.[25] La madre Maria invece, oltre che negli episodi dell'infanzia, compare numerose volte durante la predicazione pubblica di Gesù. Nel Nuovo Testamento sono poi presenti diversi accenni a "fratelli" (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e "sorelle" (anonime) di Gesù, che tuttavia non sono mai detti figli di Giuseppe o Maria. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine nelle lingue semitiche non è possibile risalire con certezza alla effettiva parentela di questi con Gesù, e sono state proposte diverse interpretazioni:
- la tradizione cattolica, unitamente ai primi riformatori protestanti (soprattutto Lutero, Calvino e Zwingli) li interpreta come cugini;
- la tradizione ortodossa li interpreta come fratellastri;
- la maggior parte delle chiese protestanti contemporanee li interpreta come fratelli in senso proprio, negando il dogma della verginità di Maria sostenuto da cattolici e ortodossi.
Celibato
| Per approfondire, vedi la voce Sposa di Gesù. |
Quanto a un eventuale matrimonio di Gesù, i vangeli canonici e le altre opere neotestamentarie non fanno alcuna menzione di una sposa di Gesù o di suoi figli, e sulla base di questo silenzio la tradizione cristiana lo ha pertanto identificato come celibe. A supporto del suo celibato viene citato solitamente il detto di Gesù relativo all' "eunuchia per il regno" (Mt19,10-12). Alcuni studiosi[26] hanno però rilevato che la scelta celibataria di Gesù sarebbe incompatibile con l'ambiente giudaico del tempo, dove erano esaltati matrimonio e fecondità (vedi il comando di Dio in Gen1,28). Al tempo di Gesù però gli esseni, concentrati a Qumran ma diffusi in tutta la società israelita, praticavano un celibato ascetico.[27]
Nel c. 32 e nel c. 55 dell'apocrifo gnostico vangelo di Filippo, databile al più presto alla seconda metà del II secolo, è accennato l'amore tra Gesù e Maria Maddalena. Entrambi sono descritti come l'incarnazione di eoni divini (Soter e Sofia), e dalla loro unione sono derivati gli angeli. Il senso dei passi dunque non è storico ma va inteso all'interno dell'elaborata teologia gnostica.[28]
Formazione culturale e religiosa
Quanto alla cultura Gesù, come tutti gli ebrei palestinesi dell'epoca, parlava correntemente aramaico, una lingua semitica, della quale appare traccia in alcuni detti originali riportati dai vangeli (vedi Mc5,41;7,34;15,34). Dai vangeli non sembra che avesse studiato presso qualche scuola rabbinica (Gv7,15), anche se non si può escludere che possedesse la cultura di base che poteva essere impartita in una scuola di lettura della Torah di una sinagoga.[29] Sicuramente sapeva leggere (e scrivere) in ebraico, lingua non più correntemente parlata e usata per il culto e le preghiere (vedi Lc4,16-17), e dalla sua predicazione traspare una profonda conoscenza delle Scritture ebraiche. È ignoto se conoscesse il latino, lingua degli occupanti romani,[30] o il greco nella versione popolare (koinè) parlata in medio oriente.
In epoca moderna alcuni studiosi hanno sostenuto che Gesù fosse un esseno,[31] ma tutta la sua predicazione e i suoi atti contro il formalismo e le regole di purità formale sono in totale antitesi con quanto si sa degli Esseni.
Inizio del ministero
| Per approfondire, vedi le voci Battesimo di Gesù, Tentazioni di Gesù e Purificazione del tempio. |
Secondo il vangelo di Luca, Gesù iniziò il suo ministero pubblico di predicazione quando aveva "circa trent'anni" (Lc3,23). La datazione storica dell'inizio della sua attività (come anche la durata, vedi paragrafo seguente) non ci è nota con precisione. Luca colloca l'inizio del ministero di Giovanni il Battista, parente di Gesù, nel quindicesimo anno dell'imperatore Tiberio (Lc3,1) che equivale a circa il 28 d.C.[32] L'inizio del ministero di Gesù è presentato come immediatamente successivo a quello del Battista e può pertanto essere ipotizzato il 28 d.C. La stessa data può essere ipotizzata sulla base di un diverso accenno evangelico: il tempio di Gerusalemme, la cui costruzione fu iniziata da Erode il Grande nel 20-19 a.C.,[33] all'inizio del ministero di Gesù[34] è detto "costruito in 46 anni" (Gv2,20), che daterebbe l'accaduto al 27/28.
L'evento che sancì l'inizio della predicazione di Gesù è il battesimo che ricevette da Giovanni il Battista in una località imprecisata presso il fiume Giordano (Mt3,13-17;Mc1,9-11;Lc3,21-22). Dopo il battesimo Gesù si ritirò nel deserto (della Giudea) dove stette quaranta giorni digiunando e subendo infine le tentazioni del demonio, che riuscì a contrastare (Mt4,1-11;Mc1,12-13;Lc4,1-13). In seguito all'arresto e alla decapitazione del Battista da parte di Erode Antipa Gesù si trasferì da Nazaret a Cafarnao, presso il lago di Genesaret (Lc4,12-13).
Prima di iniziare la predicazione pubblica Gesù chiamò a seguirlo alcuni dei dodici apostoli che gli saranno vicini negli anni seguenti.
Il vangelo di Giovanni indica come uno dei primi avvenimenti della vita pubblica di Gesù l'episodio della cosiddetta purificazione del tempio di Gerusalemme, durante la quale ha scacciato i mercanti e i cambiavalute dal recinto del luogo sacro.
Ministero pubblico
Quando e dove
La durata del ministero di Gesù non è conoscibile con certezza. Nei vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) non vengono fornite indicazioni temporali che permettano di scandire il passare del tempo. Il vangelo di Giovanni invece accenna a tre pasque (2,13=2,23;5,1=6,4;11,55=12,1=13,1), l'ultima coincidente con la pasqua della sua morte. Questo porta a ipotizzare una durata triennale (o meglio, due anni interi e qualche mese) del ministero di Gesù. Assumendo come validi il dato circa l'inizio del ministero desumibile da Luca (28 d.C.) e le tre Pasque accennate da Giovanni, si può ipotizzare una datazione per la predicazione pubblica tra il 28 e il 30 d.C.
Le località menzionate dai vangeli durante il ministero itinerante di Gesù sono soprattutto concentrate nella zona del lago di Genezaret, in Galilea (nord della Palestina). Gesù si è recato anche a Gerusalemme e in località limitrofe della Giudea (sud della Palestina) prevalentemente in occasione delle feste di Pasqua, che ogni pio ebreo cercava di trascorrere nella città santa. Le zone della Samaria, abitate da ebrei 'scismatici' (samaritani), sono toccate solo fugacemente dalla sua attività. Alcuni viaggi sono stati compiuti da Gesù anche in zone non abitate da Ebrei: Tiro e Sidone in Fenicia, a nord della Palestina, e i territori della Decapoli, a oriente della Palestina.
Non è possibile ricostruire con certezza la sequenza e le varie tappe dei viaggi compiuti da Gesù in queste località: gli evangelisti, nella loro redazione finale, hanno spesso accorpato le narrazioni (pericopi) senza un preciso ordine cronologico, e inoltre le descrizioni dei viaggi sono solitamente generiche (vedi p. es. Mc1,39: "e andò per tutta la Galilea").
Che cosa
| Per approfondire, vedi le voci Kerigma, Regno dei Cieli, Discorso della Montagna e Discorso escatologico. |
Il Regno di Dio[35] o Regno dei Cieli[36] (eufemismo semitico tipico di Matteo per non nominare Dio) è il centro della predicazione (termine tecnico "kerigma"[37], "annunzio") e dell'azione di Gesù (vedi p.es. Mt4,17;Mc1,14-15). Con questo messaggio Gesù si pone in continuità con la tradizione messianica propria dell'ebraismo del suo tempo che aspettava, "secondo le scritture", un Messia regale figlio di Davide, dal quale ci si aspettava la liberazione del popolo ebraico dal secolare dominio straniero e la ricostituzione del regno d'Israele.
Tuttavia il Regno predicato da Gesù, strettamente legato alla sua persona (Mt12,28;Lc11,20), appare privo di connotazioni propriamente politiche e sociali (Gv18,36). È questo il probabile motivo del cosiddetto "segreto messianico": dai vangeli, soprattutto in quello di Marco, appare come Gesù durante il ministero pubblico tentasse di tenere nascosta la sua identità messianica (Mt16,15-20;Mc8,29-30;Lc9,20-21) per evitare di essere visto dalla folla entusiasta come un messia liberatore trionfale. Solo quando è iniziata la sua passione, quando è abbandonato dalla folla e dai discepoli, si riconosce apertamente come il Cristo-Messia (Mc14,61-62).
Dai discorsi di Gesù (vedi soprattutto il "discorso della montagna") e in particolare dalle cosiddette "parabole del Regno" (vedi anche Paolo in Rm14,17), questo appare principalmente come una realtà teologica, spirituale, morale, caratterizzata da una precisa condotta di vita centrata sul duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo (Mt22,35-40;Mc12,28-31). Si tratta di una nuova condizione della persona che si instaura nella vita degli uomini nella misura in cui riconoscono la regalità-signoria-paternità di Dio.
La morale del Regno predicata da Gesù e centrata sull'amore a Dio e sulla carità è proposta come in continuità con gli insegnamenti della tradizione ebraica dell'Antico Testamento. Tuttavia in alcuni punti la predicazione di Gesù è in contrasto con questi (vedi p.es. il ritornello "è stato detto... ma io vi dico" del discorso della montagna) e con la modalità esteriore e formale con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli. Gesù propone una nuova giustizia "più grande", che non vuole abolire gli insegnamenti precedenti ma portarli a compimento (Mt5,17-20).
Quanto al carattere storico del Regno, nei testi evangelici si nota un dualismo apparentemente inconciliabile:
- alcuni loci (p.es. Mt12,28;Lc11,20;Lc17,21) lo presentano come già attuale, presente (escatologia attuale o immanente). Questo ha portato alcuni studiosi moderni[38] a vedere Gesù come un riformatore morale che ha cercato, fallendo, di riformare e migliorare la società del tempo, pur senza pretese propriamente politiche e rivoluzionarie.
- altri loci (p.es. Mt4,17;Mc1,14-15 e soprattutto il discorso escatologico) lo presentano come non ancora presente ma futuro (ecatologia futura o conseguente). Il Regno futuro è tradizionalmente (ma non da Gesù[39]) chiamato "paradiso"[40] e sarà preceduto dal "Giorno del giudizio" (espressione usata esplicitamente in Mt10,15;11,22;11,24;12,36, implicitamente nel discorso escatologico). Questa escatologia futura ha portato alcuni studiosi moderni[41] a vedere Gesù come un entusiasta profeta apocalittico che ha annunciato un mondo futuro e migliore.
La tradizione cristiana ha ricomposto questa dicotomia individuando nel "già" l'attività di Gesù proseguita nella Chiesa, e nel "non ancora" il mistero della sua morte e risurrezione,[42] che sarà pienamente attualizzata con la sua seconda venuta e la trasfigurazione del mondo.[43]
Come
| Per approfondire, vedi le voci Parabole di Gesù e Miracoli di Gesù. |
Le modalità della predicazione di Gesù, centrata sull'annuncio del Regno e della condotta di vita ad esso relativa, furono diverse dagli insegnamenti rabbinici del tempo. Gesù faceva larghissimo uso di parabole, cioè esempi allegorici tratti dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane che avevano lo scopo di illustrare concetti teologici o morali non direttamente esperibili. Pur con le debite differenze, per questo metodo didattico Gesù è accostabile a Platone e ai suoi miti. Queste le principali parabole di Gesù:
- Parabola del banchetto di nozze
- Buon Pastore
- Parabola del buon samaritano
- Parabola delle dieci vergini
- Parabola del fariseo e del pubblicano
- Parabola del figlio prodigo, o come si preferisce attualmente chiamarla, "del Padre misericordioso"
- Parabola dei lavoratori della vigna
- Lazzaro e il ricco Epulone
- Parabola della moneta smarrita
- Parabola della pecora smarrita
- Parabola del seminatore
- Parabola del granello di senape
- Parabola del servo senza pietà
- Parabola dei talenti
- Parabola dei vignaioli omicidi
- Parabola della zizzania
Secondo i vangeli la predicazione era accompagnata da miracoli. Questi possono essere tipologicamente distinti in tre categorie:
- miracoli di guarigione (da febbre, lebbra, emorragia, edema, sordità, cecità, paralisi), esorcismi, risurrezioni. Sono i più ricorrenti;
- miracoli sulla natura, che mostrano il dominio diretto di Gesù sul creato (pesca miracolosa, moltiplicazione dei pani, tramutazione dell'acqua in vino a Cana, maledizione del fico, tempesta sedata, camminata sull'acqua);
- epifanie (manifestazioni): la trasfigurazione sul monte e le apparizioni ai discepoli dopo la risurrezione.
La maggior parte degli studiosi laici contemporanei nega valore storico ai miracoli evangelici, riconducendoli a frodi, allucinazioni, eventi spiegabili naturalmente o leggende successive.
A chi
La predicazione di Gesù si rivolse principalmente agli Ebrei (Mt10,5-6;15,24). Questa preferenza però non è esclusiva: sono accennati alcuni viaggi missionari in città e zone abitate prevalentemente da pagani (Mt8,28;15,21;16,13), e sia prima che dopo la risurrezione Gesù invia esplicitamente i suoi discepoli "a tutte le nazioni" (Mt24,14;28,19).
Nel suo ministero Gesù valorizzò e si rivolse a categorie sociali che erano marginali o disprezzate nella società ebraica del tempo, suscitando per questo lo sdegno delle autorità religiose farisaiche: bambini (Mt19,14), donne (Lc8,2-3), samaritani (Gv4,40), prostitute (Mt21,31), "peccatori" (Mt9,10), pubblicani (Lc19,2-5), cioè ebrei collaborazionisti incaricati dagli occupanti romani per la riscossione delle tasse.
Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, principalmente tra i ceti più bassi. Sono tuttavia segnalati tra i primi discepoli anche persone ricche e di rango elevato, come per esempio i membri del Sinedrio Nicodemo e Giuseppe di Arimatea, Giovanna "moglie di Cusa, amministratore di Erode".
Ultimi giorni di vita
| Per approfondire, vedi le voci Ingresso a Gerusalemme, Ultima Cena, Eucaristia e Lavanda dei piedi. |
Secondo il racconto dei vangeli, dopo alcuni (tre?) anni di predicazione Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua ebraica. Al suo arrivo nella città fu accolto da una folla festante che lo acclamava come Messia (Mt21,1-11;Mc11,1-10;Lc19,29-44;Gv12,12-15), evento ricordato nella tradizione cristiana nella domenica delle palme. I sinottici collocano dopo l'ingresso a Gerusalemme la purificazione del tempio, che Giovanni colloca invece in occasione della prima Pasqua.
In prossimità della morte di Gesù sia i sinottici (26,26-29;Mc14,22-25;Lc22,15-20) che Giovanni (13,1-11) riportano il racconto di una cena, tradizionalmente chiamata "ultima cena". Si notano tuttavia alcune divergenze (vedi data della morte di Gesù):
- per i sinottici corrisponde alla cena della Pasqua ebraica e fu tenuta la sera precedente il giorno della morte di Gesù (15 nisan, Pasqua, venerdì), dunque di giovedì sera. In essa Gesù ha istituito il sacramento dell'eucaristia;
- per Giovanni si tratta di una cena generica e non può trattarsi di quella pasquale, in quanto il rito ebraico si sarebbe svolto la sera del giorno corrispondente alla morte di Gesù (14 nisan, vigilia di Pasqua, venerdì). In essa non vi è accenno all'eucaristia[44] ed è riportato il racconto della lavanda dei piedi, assente nei sinottici.
Una possibile armonizzazione[45] è che l'ultima cena fosse effettivamente una cena pasquale e sia stata tenuta, secondo il calendario esseno, di martedì sera. In tal caso i vangeli, che fanno apparire gli eventi successivi (arresto, processo, crocifissione e morte) concentrati tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio, non rispecchierebbero il reale andamento storico che li vedrebbe distribuiti lungo più giorni, dal martedì sera al venerdì pomeriggio.
Processo e morte
| Per approfondire, vedi le voci Data della morte di Gesù, Arresto di Gesù, Processo di Gesù, Passione di Gesù, Flagellazione di Cristo, Coronazione di spine, Salita al Calvario e Crocifissione di Gesù. |
Il racconto degli eventi che portarono alla morte di Gesù è riportato parallelamente dai quattro vangeli, seppure con alcune differenze ed aggiunte proprie. Dopo l'ultima cena tenuta in città Gesù si recò nel podere chiamato Getsemani, sul monte degli Ulivi poco fuori Gerusalemme, dove sostò in preghiera. Qui un gruppo di guardie del tempio, cioè soldati ebrei agli ordini delle autorità sadducee, procedettero al suo arresto guidate da Giuda Iscariota. In seguito Gesù fu condotto da Anna, ex sommo sacerdote e suocero del sacerdote in carica Caifa, poi da Caifa, poi al Sinedrio, che ne stabilì la condanna a morte per bestemmia essendosi equiparato a Dio.
Al mattino presto avvenne un nuovo incontro col Sinedrio, poi fu condotto dal prefetto romano Pilato per richiederne l'esecuzione, ma questi lo interrogò e non lo trovò colpevole. Pilato lo inviò a Erode Antipa, re della Galilea, che dopo averlo schernito ma non condannato lo rispedì a Pilato. Questi nel tentativo di salvarlo propose di liberarlo, ma la folla scelse Barabba e invocò la crocifissione per Gesù. Per paura di un tumulto Pilato si lavò le mani dichiarandosi innocente per l'ingiusta condanna e acconsentì alla richiesta della folla, condannando formalmente a morte Gesù per il reato di lesa maestà essendosi dichiarato "Re dei Giudei". Quindi Gesù fu