Islam in Italia

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L'Islam in Italia è la seconda religione dopo il cristianesimo, principalmente a seguito di immigrazione da paesi a maggioranza musulmana.

Stime sul numero di musulmani in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di fedeli musulmani in Italia - per la quasi totalità sunniti - è incerto, ma si aggira attorno al milione e duecentomila di unità, corrispondente all'incirca all'1,9%[1] della popolazione italiana, contro un 91,6%[1] di cristiani (le altre religioni sono in totale lo 0,7%[1] più un 5,8%[1] di non religiosi/atei):

  • 1.505.000 secondo le stime del Dossier Statistico 2011 Caritas/Migrantes[2].
  • 1.200.000 secondo Mario Scialoja della Lega musulmana mondiale[3]
  • Andrea Spreafico conta circa 1.100.000 musulmani, di cui il 6% (circa 67.000) cittadini italiani, tra italiani di nascita convertiti e stranieri che hanno acquisito la cittadinanza, 912.000 (82%) immigrati regolari e circa 132.000 (12%) immigrati irregolari.[4].
  • 850.000 secondo il Cesnur di Massimo Introvigne su dati 2006[5][6]
  • Secondo il rapporto Open Society Institute (OSI) 2003, i musulmani in Italia sarebbero circa 700.000, tra cui 40-50.000 cittadini italiani (di cui circa 10.000 convertiti), 610-650.000 immigrati regolari e 80-85.000 irregolari.[7][8][9]

Il numero varia spesso in funzione della definizione di "musulmano", ossia se siano da comprendere quanti provengano da paesi di cultura musulmana, ma non si definiscano credenti o non siano praticanti.

Storia dell'islam in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Islam nell'Italia medievale.
Facciata dell'ex moschea di Catania.
Moschea di Roma.

La storia dell'islam in Italia incomincia nel IX secolo. La Sicilia rimase infatti sotto il dominio musulmano tra l'827 (inizio della conquista musulmana della Sicilia) e il 1091 (caduta dell'ultima roccaforte di Noto), mentre l'Italia continentale subì in quegli stessi anni numerose incursioni; rispetto alla penisola iberica, la presenza musulmana sulla penisola italiana è stata effimera ed il controllo sulla Sicilia è stato stabile soltanto dal 965 fino al 1061. Tuttavia, anche dopo la conquista normanna, rimase in Sicilia una piccola minoranza di musulmani fino al 1239, quando a seguito di alcune loro ribellioni furono deportati da Federico II a Lucera in Puglia, dove rimasero fino al 1300, anno in cui ebbero la fine da Carlo II d’Angiò (al quale si erano rifiutati di prestare obbedienza). Anche con la fine della dominazione islamica per alcuni secoli le coste italiane continuarono però ad essere razziate e depredate dai corsari barbareschi.

In epoca moderna, la presenza islamica in Italia è quasi inesistente fino agli anni '60, quando iniziano ad arrivare in Italia i primi studenti da Siria, Giordania e Palestina, che si aggiungono agli uomini d'affari e ai dipendenti delle ambasciate. Nel 1971 si ha la costituzione della prima associazione di musulmani, l'USMI (Unione degli studenti musulmani d'Italia), a partire dall'Università di Perugia.

Sempre negli anni '70, a Roma, nasce il Centro culturale islamico d'Italia (CCII), con l'appoggio e il coinvolgimento degli ambasciatori di paesi sunniti presso l'Italia o la Santa Sede; al CCII si devono i primi progetti per la moschea di Roma, a partire dal 1974. La moschea sarà aperta nel 1995.[5].

Gli anni settanta vedono anche l'arrivo dei primi immigrati musulmani dal Nord Africa, principalmente dal Marocco.

Nel 1980 si inaugura a Catania la prima moschea italiana nella sede di via Castromarino[10]. L'edificio però, per ragioni politiche e logistiche verrà chiuso dopo alcuni anni, per essere sostituito da siti precari quali residenze private e garage, fino al 15 dicembre 2012, quando viene inaugurata la più grande moschea del sud Italia nominata "moschea della Misericordia"[11].

Un successivo e consistente apporto è stato dato negli anni novanta dal consistente arrivo di immigrati albanesi e dall'aumento dei marocchini. Più recente, è la consistente immigrazione tunisina, senegalese, egiziana e, anche se di minor peso, pakistana, bengalese ecc.[12]

A partire dagli anni 2000, con la crescita dell'immigrazione dall'Europa dell'Est (Romania e Ucraina in primis) e dall'America Latina, la quota di immigrati musulmani è scesa pur rimanendo consistente.

Nel 2005, è stata fondata la Consulta islamica presso il Ministero dell'Interno[13], composta da cittadini musulmani; forti disaccordi tra i componenti hanno rallentato i lavori della Consulta stessa[14][15].

Moschee[modifica | modifica wikitesto]

Le moschee ufficiali in Italia sono 8 (in ordine di inaugurazione) mentre i luoghi di culto islamico sono più di 1.000.

  • 1980 viene inaugurata la moschea di Catania (la prima in Italia dopo la dominazione araba)
  • 1988 viene inaugurata la moschea di Segrate (la prima in Italia con cupola e minareto)
  • 1990 viene inaugurata la moschea di Palermo
  • 1995 viene inaugurata la moschea di Roma (la più grande d'Europa fino al 27/9/12)
  • 2012 viene inaugurata la nuova moschea di Catania (la più grande del sud Italia)
  • 2013 viene inaugurata la moschea di Albenga (la più grande della Liguria)
  • 2013 viene inaugurata la moschea di Torino
  • 2013 viene inaugurata la moschea di Ravenna
  • 2013 viene inaugurata la moschea di Colle Val d'Elsa

Confessioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli immigrati prevale in Italia nettamente la componente sunnita rispetto a quella sciita. Si stima il numero complessivo di sciiti in Italia in 15.450 unità, cioè circa l'1,48% del 1.583.000 di musulmani totali[16].

Paesi di provenienza degli immigrati musulmani[modifica | modifica wikitesto]

Musulmani stranieri in Italia (Elaborazione dati Caritas/Migrantes al 31 dicembre 2009[17])
Pos. Paese di provenienza Musulmani stranieri regolarmente soggiornanti,
senza contare i minori non titolari di un proprio permesso di soggiorno
1 Marocco 431.529
2 Tunisia 103.678
3 Egitto 82.064
4 Senegal 72.618
5 Bangladesh 73.965
6 Pakistan 64.859
7 Nigeria 48.674
8 Ghana 44.353
Altra provenienza (cad.<1,9%) 66.567
Totale 1.293.000

Associazionismo musulmano[modifica | modifica wikitesto]

L'Islam in Italia non ha una istituzione unitaria di rappresentanza nei confronti dello Stato. Numerose associazioni rivendicano la rappresentanza degli interessi dei musulmani residenti in Italia. Tra queste associazioni dell'"Islam delle moschee", multinazionali e multietniche:

Accanto all'"Islam delle moschee", diversi osservatori segnalano l'esistenza in Italia di un "Islam degli Stati": paesi quali il Marocco e l'Egitto, che diffidano delle influenze saudite e dei Fratelli Musulmani, si sono organizzati per seguire i propri cittadini all'estero anziché delegarne la rappresentanza ad organizzazioni di base a rischio fondamentalista. Tra questi[5]:

  • il Centro culturale islamico d'Italia (CCII) nato negli anni '70 a Roma, con l'appoggio e il coinvolgimento degli ambasciatori di paesi sunniti presso l'Italia o la Santa Sede; al CCII si devono i primi progetti per la moschea di Roma, a partire dal 1974. La moschea sarà aperta nel 1995;
  • la Missione culturale dell'Ambasciata del Marocco, che sostiene diverse moschee indipendenti;
  • la moschea di Palermo, installata in una ex chiesa di proprietà del consolato tunisino, e gestita direttamente dal governo della Tunisia;
  • l'Unione islamica in Occidente, sostenuta dalla Libia;
  • l'Istituto culturale islamico (ICI), sostenuto dall'Egitto.

Le confessioni islamiche minoritarie hanno associazioni proprie, tra cui:

La ricerca di un'intesa con lo Stato[modifica | modifica wikitesto]

A differenza della maggioranza delle altre confessioni religiose, l'islam non ha una intesa con lo Stato italiano. Un forte problema in tale senso è costituito dalla mancanza di una forma associativa chiaramente rappresentativa della maggioranza dei musulmani in Italia.

Un primo tentativo di far fronte a tale situazione è avvenuto nel 2000, con la costituzione dell'associazione Consiglio islamico d'Italia, avente l'obiettivo di una rappresentanza unitaria dell'Islam sunnita di fronte allo Stato italiano per la stipula e l'esecuzione di un'intesa. A tale associazione prendevano parte l'UCOII (con Nour Dachan vicepresidente), la Lega musulmana mondiale (con Mario Scialoja presidente) e il Centro islamico culturale d'Italia (nonostante la contrarietà della sua componente marocchina). L'associazione non è durata a lungo, a causa dei contrasti tra la componente filo-saudita e la componente vicina ai Fratelli Musulmani. Allo stato attuale, essa esiste solo formalmente[5].

Nel 2005 il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha nominato una "Consulta per l'islam italiano" (cosiddetta Consulta islamica), composta da 16 membri, metà dei quali cittadini italiani, comprendenti tanto esponenti della cultura e delle associazioni musulmane laiche quanto dirigenti di associazioni religiose. Vi prendono parte per l'Islam sunnita UCOII, Lega musulmana mondiale, COREIS e UIO; per l'Islam sciita la presidente della Comunità ismailita italiana.[5].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antislamismo.
Moschea di Segrate - Milano.
interno della moschea di Palermo.

Nella vita pubblica l'islam ha avuto un impatto significativo nell'immaginario popolare, causando anche accese discussioni su argomenti quali:

Posizioni apertamente anti-islamiche e islamofobiche sono state espresse da diversi esponenti intellettuali (Oriana Fallaci e Magdi Allam) e politici (Mario Borghezio).

Atti di violenza contro luoghi di culto islamici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Islamofobia.

Si sono verificati negli ultimi anni alcuni atti di violenza contro luoghi di culto islamici in Italia:

  • Il 24 aprile 1994 una molotov causa un principio d'incendio alla piccola moschea nel centro storico di Albenga[23]
  • Il 24 gennaio 2004 un sasso scagliato da un'auto infrange la vetrata dell'ingresso della moschea di Segrate, a Milano[24];
  • Nell'aprile 2004, la moschea della Misericordia di Savona è stata fatta oggetto di scritte spray razzista sul portone, inclusa una svastica[24].
  • Durante la primavera-estate del 2007 si sono inoltre verificati alcuni attentati alla comunità musulmana italiana, senza feriti e gravi conseguenze. Tra questi:
  • l'ordigno esploso davanti alla moschea di via Quaranta a Milano il 2 febbraio 2007[25]
  • i ripetuti attacchi-bomba alla moschea di Abbiategrasso, il 26 luglio, 9 agosto e 23 ottobre 2007[26]
  • le molotov contro la moschea di Brescia, il 15 agosto 2007[27]

Per questi attentati è stato arrestato l'ex terrorista di estrema sinistra Roberto Sandalo insieme ad un presunto complice; i due sono attualmente sotto processo.[28]

  • Nella notte tra il 3 il 4 agosto 2010 ignoti un attentato incendiario è stato compiuto negli uffici della moschea della Luce di Bologna da ignoti che vi sono entrati tagliando le recinzioni con una cesoia. L'atto è stato condannato dalla comunità ebraica di Bologna e da diverse forze politiche.[29]

L'indagine del Viminale sui luoghi di culto islamici[modifica | modifica wikitesto]

Un dossier riservato della Direzione centrale della polizia di prevenzione del Ministero dell'Interno, datato aprile 2007, ha fatto un censimento degli oltre 735 luoghi di culto (di cui 156 moschee) dell'Islam in Italia, valutando per ciascuno la relativa distanza ideologica con l'islam politico[24].

Liguria

  • Genova: La dirigenza del centro culturale islamico di via Venezia è reputata dal ministero degli Interni come favorevole ad Hamas[24].

Lombardia

  • Milano: la comunità islamica di via Quaranta risulta al Ministero «fermamente attestata su posizioni d' intransigenza ideologica»[24].
  • Gallarate: «in data 24 giugno 2003 l' imam del sodalizio, unitamente ad altri cinque stranieri, è stato tratto in arresto, poiché secondo la procura di Milano sarebbe stato uno dei "procacciatori di clandestini da regolarizzare", dietro pagamento di denaro che sarebbe servito per finanziare la causa del fondamentalismo islamico»[24].

Emilia-Romagna

  • Bologna: secondo il Ministero la moschea di via Pallavicini riscontra la presenza di alcuni esponenti dei Fratelli Musulmani, pur senza elementi estremisti[24].

Toscana

  • Albiano Magra: alcuni frequentatori della moschea di Albiano Magra sono stati indagati nel 2004 «per aver veicolato attraverso la sala di preghiera principi e proclami di sostegno alla (sic!) Jihad, fomentando l'odio contro gli ebrei e gli Usa»[24].
  • Firenze: l'imam della moschea Al Takwa risulta essere «attestato su posizioni moderate, che ha avuto modo di esplicare dopo l' attentato dell' 11 settembre, prendendo pubblicamente posizione contro le azioni terroristiche e l' uso strumentale dei fedeli musulmani»[24].

Lazio

Campania

  • Napoli: alla moschea di corso Lucci, nel 2001, risultano essere avvenuti episodi di predicazione antioccidentale[24].

Sicilia

  • Villabate: la moschea di Villabate è stata individuata come comunità per la propaganda islamica (Jamaat Eddawa)[24].

Condanne ed espulsioni di imam per terrorismo[modifica | modifica wikitesto]

In Italia sono stati condannati diversi imam, tra cui:

  • la "cellula di Cremona" (l'ex imam itinerante Mohamed Rafik, Kamel Hamroui, Najib Rouass, Mohammed Hammid Thair), condannati per terrorismo internazionale (art. 270 bis del codice penale) con l'accusa di aver progettato per la metà del dicembre 2002 attentati al duomo di Cremona e alla metropolitana di Milano[30];
  • Khalid Khamlich, Boughanemi Faical, Noureddine Drissi e Mourad Trablesi, già imam della moschea di Cremona[31];
  • Abu Imad, imam della moschea di viale Jenner a Milano, condannato a 3 anni e 8 mesi per associazione per delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, assieme ad altri 10 imputati, per la costituzione di una cellula attiva in Lombardia nel reclutamento di terroristi suicidi, nell'immigrazione clandestina e nell'indottrinamento[32];
  • Mostapha el Korchi, imam della moschea di Ponte Felcino condannato a 6 anni per attività di addestramento al terrorismo di matrice islamica; con lui condannati anche Mohamed el Jari (4 anni) e Driss Safika (3 anni e 6 mesi). I tre sono stati ritenuti responsabili dell'organizzazione di un'associazione finalizzata al reclutamento e all'addestramento di militanti jihadisti, disposti a commettere atti di terrorismo.[33]

Nel 2003 il senegalese Abulkhair Fadl Mamour[34], conosciuto come "imam di Carmagnola" e già stato segnalato per la sua attività di collettore di flussi finanziari sospetti, viene espulso dall'Italia per "turbativa dell'ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato" dopo dichiarazioni a seguito dell'attentato di Nassiriya[35]. L'espulsione viene in seguito annullata dal TAR del Lazio ("semplici manifestazioni di pensiero (...) inconciliabili con la volontà di arrecare a chicchessia un reale nocumento")[36], ma Fadl Mamour decide di restare in Senegal, dove fonda un partito islamista salafita[37]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d "Caritas Dossier Immigrazione 2007"
  2. ^ Dossier Statistico Immigrazione
  3. ^ intervista 1
  4. ^ Pubblicazione di Andrea Spreafico presso la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, p.186
  5. ^ a b c d e f g h Cesnur
  6. ^ ZENIT - “Le religioni in Italia”: censite oltre 600 fedi e “vie spirituali”
  7. ^ I Musulmani in Italia - Rapporto OSI
  8. ^ Rapporto sulla situazione dei musulmani in Italia rispetto alla fruizione di beni e servizi
  9. ^ Rapporto sulla situazione dei musulmani in Italia rispetto alla fruizione di beni e servizi
  10. ^ Francesco Pontorno, Un teatro trasformato in moschea, Magmagazine.it, 13 giugno 2012.
  11. ^ Claudia Campese, Inaugurata la nuova moschea di Catania « Sarà un centro di dialogo e stabilità », su Ctzen.it, 15 dicembre 2012.
  12. ^ Pubblicazione di Andrea Spreafico presso la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, p.183
  13. ^ Pagina sulla Consulta islamica sul sito del Ministero dell'Interno
  14. ^ Articolo dall'archivio del Corriere della Sera
  15. ^ Islam, Islamism and Jihadism in Italy di Lorenzo Vidino dal sito dell'Hudson Institute
  16. ^ Pubblicazione di Andrea Spreafico presso la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, p.185
  17. ^ Pubblicazione di Andrea Spreafico presso la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, p.182-183
  18. ^ Massimo Introvigne, Pierluigi Zoccatelli, Le religioni in Italia: La Murîdiyya. URL consultato il 22 agosto 2009.
  19. ^ Scuole islamiche, ecco i testi della discordia in Il Messaggero. URL consultato il 1 settembre 2007.
  20. ^ Scuole islamiche, l'intolleranza s'impara sui libri in Il Giornale. URL consultato il 1 settembre 2007.
  21. ^
  22. ^ Corriere della Sera, 6 novembre 2010
  23. ^ una molotov anti moschea, Il Corriere della Sera, 26 febbraio 1994
  24. ^ a b c d e f g h i j k l Vladimiro Polchi, "Moschee d' Italia, la mappa del rischio", La Repubblica, 8 marzo 2008
  25. ^ Milano, ordigno alla moschea, La Stampa, 03-02-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  26. ^ Milano, molotov contro moschea È il terzo attentato da luglio, La Repubblica, 24-10-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  27. ^ Bombe incendiarie davanti alle moschee "Non reagire a nessuna provocazione", La Repubblica, 16-08-2007. URL consultato il 10 aprile 2008.
  28. ^ Attentati a moschee e centri islamici arrestato Sandalo (ex Prima Linea) - cronaca - Repubblica.it
  29. ^ Attentato incendiario contro la moschea, Il Resto del Carlino, 04-08-2010. URL consultato il 19 maggio 2011.
  30. ^ Terrorismo, prime condanne a Brescia (Corriere della Sera, 13 luglio 2005)
  31. ^ Terrorismo, condannata cellula islamica (Gazzetta di Mantova, 29 giugno 2007)
  32. ^ Milano, l'imam di viale Jenner condannato a 3 anni e 8 mesi (La Repubblica, 20 dicembre 2007)
  33. ^ Perugia, ex imam e connazionali condannati per terrorismo (La Repubblica, 19 ottobre 2009)
  34. ^ L´imam di Carmagnola, le sue due mogli e Bin Laden
  35. ^ Il ministro Pisanu espelle l'imam di Carmagnola, La Repubblica, 17 novembre 2003
  36. ^ Sentenza del TAR del Lazio sul caso dell'imam di Carmagnola
  37. ^ L'ex imam di Carmagnola fonda un partito islamico in Senegal, Il Giornale, 12 aprile 2007

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I cristiani e l'islàm in Italia. Conoscere, capire, accogliere i musulmani, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 2000;
  • Stefano Allievi - Felice Dassetto; Il ritorno dell'Islam. I musulmani in Italia, Edizioni Lavoro, Roma 1993;
  • Stefano Allievi; I nuovi musulmani. I convertiti all'Islam, Edizioni Lavoro, Roma 1999.
  • Stefano Fabei; Il fascio la svastica e la mezza luna. Mursia, Milano, 2003. ISBN 978-88-425-3059-6
  • Silvio Ferrari (a cura di), Musulmani in Italia. La condizione giuridica delle comunità islamiche, Il Mulino, Bologna, 2000.
  • Manfredi Martelli; Il fascio e la mezza luna Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2003.
  • Antonio J. Munoz; Hitler's Muslims: Muslim Volunteers in Hitler's Armies, 1941-1945. Europa Books, 2007. ISBN 978-18-912-2773-8
  • Chantal Saint-Blancat (a cura di); L'Islam in Italia. Una presenza plurale, Edizioni Lavoro, Roma, 1999;
  • Vito Salierno; I musulmani in Italia (secoli IX-XIX) , Capone editore, Lecce, 2006. ISBN 978-88-834-9080-4
  • M. Khalid Rhazzali; La percezione generazionale dell’islam, in A. Surian, a cura di, Lavorare con la diversità culturale. Attività per facilitare l'apprendimento e la comunicazione interculturale, Erickson, Trento, pp. 31–69.
  • M. Khalid Rhazzali; L'islam in carcere. L'esperienza religiosa dei giovani musulmani nelle prigioni italiane, FrancoAngeli, Milano, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]