Hanafismo

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Sunnismo hanafita
Tomba di Abu Hanifa al-Nu‘man fondatore del madhab hanafita
Pertinenza Sunnismo
Moschea principale Masjid al-Haram (Mecca)
Numero di membri 472 milioni (2007)
Data di creazione 767 d.C.
Fondatore Abū Ḥanīfa al-Nuʿmān b. Thābit

Il hanafismo, ossia la scuola hanafita (in arabo: ﺣﻨﻔﻴـة, ḥanafiyya), fu storicamente il primo dei quattro madhhab (scuola giuridica) ad essere costituito verso la fine dell’VIII secolo d.C., come frutto dell’elaborazione dottrinale del suo fondatore, Abū Ḥanīfa al-Nuʿmān b. Thābit, 699-767, (in arabo: ﺍﺑﻮ ﺣﻨﻴﻔـة ﺍﻟﻨﻌﻤﺎﻥ ﺍﺑﻦ ﺛﺎﺑﺖ) e dei suoi allievi Abū Yūsuf (m. 181/798) e Muḥammad al-Shaybānī (m. 209/805). In particolare, quest’ultimo si segnala come colui che dette il via alla codificazione e alla sistematizzazione delle norme disciplinanti i rapporti con i harbī, gli abitanti non musulmani della Dar al-Harb.
L’opera attribuita ad al-Shaybānī è immensa ed è disponibile pressoché nella sua interezza, anche se sono stati avanzati forti dubbi sul fatto che egli abbia effettivamente scritto tutti i titoli attribuitigli, posto che i suoi maestri, Abū Hanīfa e Abū Yūsuf, hanno lasciato una quantità ridotta di scritti sul fiqh (sono numerosi i testi attribuiti ad Abū Yūsuf, ma pochi sono giunti fino ad oggi). Va detto, infatti, che il fiqh dei primordi si basava essenzialmente sulla trasmissione orale della conoscenza e che, con tutta probabilità, al-Shaybānī rappresenta una di quelle figure che hanno segnato il passaggio alla forma scritta.

Distribuzione delle scuole giuridico-religiose islamiche nel mondo.

Le caratteristiche principali di al-Shaybānī sono il rigore e la sistematicità nel metodo. Egli cerca in ogni circostanza un fondamento tradizionistico per giustificare le diverse teorie di diritto. Anche se – va detto – una delle critiche che più spesso gli è stata mossa è di non aver fatto riferimento esclusivo ai ḥadīṯ del Profeta, favorendo quelli dei Compagni (Sahāba).
Un’importante opera composta da al-Shaybānī, dal titolo Kitāb al-aṣl (ma nota anche come al-Mabsūṭ) costituisce uno dei punti di partenza di tutta la dottrina ḥanafita, tanto che molti dotti ḥanafiti ne ritenevano indispensabile la conoscenza a memoria, finalizzata all’ottenimento della qualifica di mujtahid. Tra le diverse opere del giurista iracheno, si segnalano, più specificamente, per le relazioni di guerra e pace, il Kitāb al-siyar al-kabīr e il Kitāb al-siyar al-saghīr. A fianco al voluminoso corpus di al-Shaybānī, va segnalato il Kitāb al-kharāfi di Abū Yūsuf, opera di carattere fiscale, scritta su commissione del califfo abbaside Hārūn al-Rashīd (766-809).

Un altro autore del periodo antico che è spesso citato dalle opere posteriori è al-Ṭaḥāwī, giurista egiziano morto nel 933. La tradizione gli attribuisce due importanti commentari, il Kitāb al-jāmiʿ al-kabīr e il Kitāb al-jāmiʿ al-ṣaghīr; vanno inoltre segnalati il testo Ikhtilāf al-fuqahāʾ e un compendio (muḫtaṣar) di diritto hanafita, ma soprattutto i formulari legali (shurūṭ) sulle transazioni, il cui genere letterario ha avuto uno sviluppo decisivo proprio grazie ad al-Ṭaḥāwī.

Fu il madhhab prevalente nell'Impero Ottomano e attualmente è il più diffuso all'interno del mondo islamico (abbracciato da circa il 30% dei musulmani), particolarmente seguito in Turchia, in Giordania, nelle regioni a est dell'Iran, Afghanistan, Pakistan, India, Bangladesh.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Schacht, The Origins of Muhammadan Jurisprudence, Oxford, Clarendon Press, 1959.
  • Joseph Schacht, An Introduction to Islamic Law, Londra, Clarendon Press, 1964 (trad. ital. Introduzione al diritto musulmano, pref. di Sergio Noja Noseda, ediz. a cura di Gian Maria Piccinelli, Torino, Fondazione Agnelli, 1995).
  • Alberto Ventura, "L’Islam sunnita nel periodo classico (VII-XVI secolo)", in Islam, a cura di Giovanni Filoramo, Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 77-202.
  • Majid Khadduri, Islamic Law of Nations: Shaybānī’s Siyar, Baltimora, Johns Hopkins Press, 1966.
  • Nicola Melis, Trattato sulla guerra. Il Kitāb al-ğihād di Molla Hüsrev, Cagliari, Aipsa, 2002.
  • Colin Imber, Ebu’s-Su‘ud. The Islamic Legal Tradition, Edimburgo, Edinburgh University Press, 1997.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]