Citrullus lanatus

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Anguria
Watermelons.jpg
Il frutto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Cucurbitales
Famiglia Cucurbitaceae
Genere Citrullus
Specie C. lanatus
Nomenclatura binomiale
Citrullus lanatus
(Thunb.) Matsum. & Nakai, 1916
Nomi comuni

anguria, cocomero

Produzione nel mondo

L'anguria o cocomero (Citrullus lanatus) è una pianta della famiglia delle Cucurbitaceae, originariamente proveniente dall'Africa tropicale.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome cocomero, prevalente in Italia centrale, deriva dal latino cucumis (cetriolo), mentre il termine mellone d'acqua, diffuso in Italia meridionale, distingue questa pianta dal mellone di pane (Cucumis melo).[1][2] Il nome anguria, comune in Italia settentrionale, deriva invece dal greco tardo angurion (cetriolo) ed entra nel lessico della lingua italiana in epoca bizantina attraverso l'Esarcato di Ravenna.[1]

Caratteristiche botaniche[modifica | modifica wikitesto]

L'anguria è una pianta annuale, con fusto erbaceo rampicante, foglie grandi e pelose con tre lobi, fiori maschili e fiori femminili, frutto voluminoso rotondo oppure ovale. Può raggiungere il peso di 20 kg. L'involucro verde è liscio, assai massiccio, e presenta varie striature e chiazze bianche o giallastre.

Caratteristiche del frutto[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una falsa bacca (peponide) dalla buccia dura e relativamente sottile; l'interno è di colore rosso (o, meno frequentemente, giallo, arancio o bianco a seconda della varietà) e ricco di semi, che possono essere neri, bianchi o gialli.[3][4] La polpa è costituita per oltre il 90% di acqua, ma contiene anche un discreto quantitativo di zuccheri, soprattutto fruttosio, e vitamine A, C (8.1 mg per 100 g di frutto), B e B6.[5] I frutti sono disponibili esclusivamente nel periodo estivo, da maggio a settembre.

Semi di un'anguria

Varietà e coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Al 2008, esistono più di 1200[6] cultivar di anguria che producono frutti di peso variabile tra meno di 1 kg e più di 90 kg; la polpa può essere rossa, arancione, gialla o bianca.[4]

Anguria a polpa gialla[7]

In Italia e Giappone sono state prodotte angurie dalla forma quadrata o piramidale; la forma inusuale viene ottenuta facendo crescere i frutti all'interno di recipienti di vetro in modo da fargli assumere la forma del contenitore.[8][9]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

David Livingstone, un famoso esploratore dell'Africa, riportò che l'anguria cresceva abbondante nel deserto del Kalahari, dove sembra che esso abbia avuto origine. Lì il frutto cresce selvatico ed è conosciuto come Tsamma (Citrullus lanatus var citroides). La pianta è riconoscibile per le sue foglie particolari e per l'elevato numero di frutti che produce, fino a cento per ogni esemplare. Per questa ragione è una sorgente di acqua abituale per gli abitanti della zona, oltre a fungere da cibo sia per gli uomini sia per gli animali.

Pianta di anguria con frutti e tipiche foglie

Non è dato sapere quando l'anguria sia stata coltivata per la prima volta ma il primo raccolto di angurie mai registrato avvenne nell'Antico Egitto quasi 5000 anni fa ed è stato documentato in alcuni geroglifici. Il frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, come mezzo di sostentamento per l'aldilà. Nel mito egizio, l'anguria aveva origine dal seme del dio Seth.

Nel X secolo d.C., l'anguria era coltivata in Cina, attuale primo produttore mondiale[10]. Nel XIII secolo il frutto venne introdotto in Europa dall'invasione dei Mori.

Presso i beciuani[11] è conosciuta con il nome di lerotse ed è considerata una pianta sacra con le foglie purificanti. Come scrive James George Frazer ne Il ramo d'oro[12] fra i beciuani è d'obbligo, prima di consumare i nuovi raccolti, purificarsi. La purificazione avviene all'inizio del nuovo anno, in gennaio, in un giorno stabilito dal capo tribù. Tutti i maschi adulti tengono le foglie del lerotse in mano e le schiacciano, ottenendone un succo che applicano agli alluci e all'ombelico. Poi ciascuno di essi si reca alla propria abitazione e spalma tutti i membri della sua famiglia con questo succo. Quando questa purificazione è stata completata, ma non prima, la gente è libera di mangiare i nuovi raccolti.

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli insetti, il parassita più importante è l'afide Aphis gossypii. Tra le malattie da funghi, vi sono l'oidio (causato da Erysiphe cichoracearum e dal Sphaerotheca fuliginea), la peronospora (causata da Pseudoperonospora cubensis), la muffa grigia (causata da Botrytis cinerea) e il nerume (causato da Alternaria alternata). Tra le micotossine, vi è la patulina.

Degustazione[modifica | modifica wikitesto]

In Italia l'anguria si mangia in genere tagliata a fette o in macedonia.
Nei paesi tropicali si mangia spesso tagliata a dadini servito su un vassoio assieme ad altri tipi di frutta, come ananas, mango o papaia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Anguria-Cocomero, Aldo Gabrielli, Si dice o non si dice? Guida all'italiano parlato e scritto, Milano, Hoepli, 2009 - tramite sito Corriere della Sera
  2. ^ AA.VV. (2014). Anguria - sinonimi e contrari. Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Cocomero. Voce dell'Enciclopedia Treccani, 2014.
  4. ^ a b Watermelon Variety Descriptions, Washington State University. URL consultato il 2 ottobre 2014.
  5. ^ Basic Report: 09326, Watermelon, raw. National Nutrient Database for Standard Reference, USDA.
  6. ^ Vegetable Research & Extension Center – Icebox Watermelons, Washington State University. URL consultato il 2 agosto 2008.
  7. ^ Commercializzata in Italia a partire dal 2007 e conosciuta anche con il nome di coco-ananas o cocomero giapponese. Fonte: Arriva in Italia il cocomero giapponese. myfruit.it, 7 agosto 2007.
  8. ^ Franco Feroldi (22 luglio 2008). Fresh Plaza, 22-07-2008 La vera storia dell'anguria quadrata italiana. Freshplaza.it
  9. ^ Square fruit stuns Japanese shoppers. BBC News, 15 giugno 2001.
  10. ^ Boriss H., Brunke H., Kreith M. (febbraio 2006). Commodity Profile: Melons. Agricultural Issues Center, University of California.
  11. ^ È il nome italianizzato degli Tswana, una popolazione del Botswana.
  12. ^ The golden bough: a study in magic and religion, Forgotten Books, 1947, p. 494

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