Idries Shah

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Idries Shah (1924-1996)

Idries Shah (Simla, 16 giugno 1924Londra, 23 novembre 1996) è stato uno scrittore britannico, autore di numerosi libri di spiritualità, novellistica e psicologia sufi.

Idries Shah (16 giugno 1924-23 novembre 1996) (in arabo: إدريس شاه, in Hindi: इदरीस शाह) è stato un autore che ha scritto più di tre dozzine di acclamati libri che trattano argomenti che vanno dalla psicologia e spiritualità a giornali di viaggio e studi culturali.[1]

Nato in India, discendente di una nobile famiglia di Afghanistan,[1] Shah è cresciuto principalmente in Inghilterra. I suoi primi scritti si sono incentrati su temi come la magia e brujería.[2][3] Nel 1960 ha fondato una casa editrice chiamata Octagon Press, producendo traduzioni dei classici sufi e propri titoli. La sua opera più emblematica è stata I Sufi, che apparve nel 1964, godendo di una buona ricezione internazionale.[4] Nel 1965, Shah fondò a Londra l'Istituto per la Ricerca Culturale (Institute for Cultural Research), un'organizzazione educativa non-profit dedicata allo studio del comportamento umano e culture.[5] Una organizzazione simile, l’Institute for the Study of Human Knowledge, conosciuto anche come ISHK (Instituto per lo Studio della Conoscenza Umana) esiste negli Stati Uniti,[6] sotto la direzione dello psicologo e professore dell’Università di Stanford Robert Ornstein.[7]

Nei suoi scritti, Shah presenta il Sufismo come una forma universale di sapienza precedente all’Islam, ponendo l’enfasi nella dinamicità del Sufismo, la sua natura non statica che sempre si adatta al tempo presente, in accordo al luogo e la gente coinvolta. Inoltre indirizzo il suo insegnamento in termini psicologici occidentali. Shah ha fatto un uso estenso di racconti-insegnamenti tradizionali e di parabole, testi che contengono molteplici strati di significati disegnati per attivare l’introspezione e l’autoriflessione nel lettore. Forse la più conosciuta per la sua raccolta di storie comiche è quella del Mula Nasrudin.[8]

In diverse occasioni Shah è stato criticato da orientalisti che questionavano le sue credenziali e precedenti. Il suo ruolo nella controversia che produsse una nuova traduzione del Rubaiyat di Omar Khayyam, pubblicato dal suo amico Robert Graves e suo fratello maggiore, Omar Ali Shah, fu oggetto di un minuzioso esame.[9] Nonostante, avvia avuto anche numerosi difensori, tra i cui di spicco la novellista (e vincitrice del premio Nobel di letteratura) Doris Lessing. Shah è stato riconosciuto come un portavoce del Sufismo in occidente e detto conferenze in qualità di professore visitante in un gran numero di università occidentali. I suoi lavori hanno avuto un ruolo significativo nel presentare il Sufismo come una forma di sapienza spirituale laica e individuale.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Idries Shah nacque in Simla, India, da un padre indo-afgano, Sirdar Ikbal Ali Shah, scrittore e diplomatico e una madre scozzese, Saira Elizabeth Luiza Shah. Sua famiglia paterna era Musavi Sayeds. Sua dimora ancestrale stava vicina ai giardini di Paghman a Kabul.[10] Il suo bisnonno paterno, Sayed Amjad Ali Shah, fu il nawab di Sardhana nello stato di Uttar Pradesh al nord del territorio indio,[11] un titolo ereditario che la famiglia aveva ottenuto grazie ai servizi che un antico discendente chiamato Jan Fishan Khan prestò ai britanici.[12][13]

Shah è cresciuto principalmente nelle vicinanze di Londra.[14] Secondo L.F. Rushbrook Williams, Shah cominciò da molta tenera età ad accompagnare suo padre nei suoi viaggi, e nonostante ambe due viaggiassero largamente e con frequenza, sempre ritornavano in Inghilterra, dove la famiglia stabili la sua dimora durante molti anni. Attraverso questi viaggi, i quali nella sua maggioranza erano parte del lavoro Sufi che realizzava Ikbal Ali Shah, il giovane Shah ha potuto conoscere e passare del tempo con importanti uomini di stato e personalità distinte tanto di oriente come di occidente. Williams scrisse: “Simile genitorialità le brindò al giovane una marcata intelligenza, tal come Idries Shah pronto dimostrò possedere, molte opportunità per acquisire una prospettiva realmente internazionale, una visione amplia, e costruire rapporti con persone e luoghi che molti diplomatici professionisti di molta più esperienza e più grandi di lui bene potrebbero invidiare. Pero a Idries Shah no risultava attraente una carriera diplomática."[15]

Shah descrisse la sua genitorialità come poco convenzionale in una intervista con Pat Williams della BBC nell’anno 1970. Descrisse come suo padre, sua famiglia e amici sempre tentavano di esporre i bambini ad una “molteplicità d’impatti” e un’amplia gamma di contatti e esperienze con l’intenzione di produrre una persona molto equilibrata. Shah descrisse questo come “il punto di vista Sufi” verso l’educazione.[16]

Dopo che sua famiglia si trasferi da Londra a Oxford nel 1940 per fuggire del bombardamento tedesco, trascosse due o tre anni nella City of Oxford High School (Scuola Secondaria della città di Oxford).[13] Nell’anno 1945, accompagno in qualità di segretario a suo padre all’Uruguay, il quale viaggio in una missione commerciale vincolta con la carne Halal.[17] Ritorno a Inghilterra nell’Ottobre del 1946, dopo delle accuse di trattamenti indebiti di affari.[13][14]

Shah si sposò con Cynthia (Kashfi) Kabraj nel 1958; hanno avuto una figlia, Saira, nel 1964, seguita da due gemelli – un figlio, Tahir, e l’altra figlia, Safia – nel 1966.[18]

Libri sulla magia e l’occulto[modifica | modifica wikitesto]

I primi libri di Shah furono studi di quello che chiamava “creenze minoritarie”. Suo primo libro, Oriental Magic (Magia Orientale), publicato nel 1956, originalmente doveva essere intitolato Considerations in Eastern and African Minority Beliefs (Considerazioni sulle credenze minoritarie dell’ Este e Africa). Il seguente libro, publicato nel 1957 fu The Secret Lore of Magic: Book of the Sorcerers (La Scienza Segreta della Magia: Libro dei Maghi), originalmente intitolato Some Materials on European Minority-Belief Letterature (Alcuni Materiali sulla Letteratura di Credenze Minoritarie Europee). I nomi di questi libri, d’accordo ad un collaboratore del libro omaggio pubblicato nel 1973 dedicato a Shoah, furono cambiati prima della sua pubblicazione dovuto a “esigenze commerciali delle pratiche editoriali ”[15]

Prima della sua morte nel 1969, il padre di Shah affermò che la ragione per la quale tanto lui come suo figlio avevano pubblicato libri sul tema della magia e l’occulto fosse stato “per prevenire un probabile risorgere o credenza popolare in questo tipo di stupidaggini da parte di un significativo gruppo di persone. Eventualmente mio figlio completo detto lavoro, dopo indagini da diversi anni e la pubblicazione di due libri importanti sull’argomento.”[19]

In un’intervista in Psychology Today (Psicologia Oggi) di 1975, Shah sviluppò il tema commentando che “lo scopo principale dei miei libri sulla magia fu che detto materiale fosse disponibile per il lettore comune. Durante tanto tempo la gente ha creduto che ci fossero libri segreti, luoghi nascosti, e cose meravigliose. Si attaccarono a questa informazione come qualcosa con la quale si potesse spaventare loro stessi. Così che il primo proposito fu quello d’informare: questa è la magia d’oriente e occidente. Questo è tutto. No c’è più. Il secondo proposito di questi libri fu mostrare che sembra che ci siano delle forze, alcune delle quali sono razionalizzate da questa magia o possono essere sviluppate a partire di questa, che non si corrisponde alla fisica conosciuta o dentro della esperienza di gente comune. Io penso che questo dovrebbe essere studiato, che dovremo raccogliere dati e analizzare il fenómeno. Dobbiamo dividere la chimica della magia dell’alchimia, come sia”. Shah è arrivato a commentare suoi libri sul tema che non furono scritti per gli attuali devoti della magia e stregoneria e che di fatti lui aveva evitato, dovute a che quello che veramente aveva da dire gli avrebbe delusso.[20]

Questi libri furono seguiti dalla pubblicazione del quaderno di viaggio Destination Mecca (Destino la Mecca) pubblicato nel 1957, il quelle fu commentato da David Attenborough in televisione.[21]

Idries Shah (16 giugno 1924-1923 novembre 1996) (in arabo: إدريس شاه, in Hindi: इदरीस शाह) è stato un autore che ha scritto più di tre dozzine di acclamati libri che trattano argomenti che vanno dalla psicologia e spiritualità a giornali di viaggio e studi culturali.1

Nato in India, discendente di una nobile famiglia di Afghanistan, Shah è cresciuto principalmente in Inghilterra. I suoi primi scritti si sono incentrati su temi come la magia e brujería.2 3 Nel 1960 ha fondato una casa editrice chiamata Octagon Press, producendo traduzioni dei classici sufi e propri titoli. La sua opera più emblematica è stata I Sufi, che apparve nel 1964, godendo di una buona ricezione internazionale.4 Nel 1965, Shah fondò a Londra l'Istituto per la Ricerca Culturale (Institute for Cultural Research), un'organizzazione educativa non-profit dedicata allo studio del comportamento umano e culture.5

Una organizzazione simile, l’Institute for the Study of Human Knowledge, conosciuto anche come ISHK (Instituto per lo Studio della Conoscenza Umana) esiste negli Stati Uniti, sotto la direzione dello psicologo e professore dell’Università di Stanford Robert Ornstein.7

Nei suoi scritti, Shah presenta il Sufismo come una forma universale di sapienza precedente all’Islam, ponendo l’enfasi nella dinamicità del Sufismo, la sua natura non statica che sempre si adatta al tempo presente, in accordo al luogo e la gente coinvolta. Inoltre indirizzo il suo insegnamento in termini psicologici occidentali. Shah ha fatto un uso estenso di racconti-insegnamenti tradizionali e di parabole, testi che contengono molteplici strati di significati disegnati per attivare l’introspezione e l’autoriflessione nel lettore. Forse la più conosciuta per la sua raccolta di storie comiche è quella del Mula Nasrudín.8


In diverse occasioni Shah è stato criticato da orientalisti che questionavano le sue credenziali e precedenti. Il suo ruolo nella controversia che produsse una nuova traduzione del Rubaiyat di Omar Khayyam, pubblicato dal suo amico Robert Graves e suo fratello maggiore, Omar Ali Shah, fu oggetto di un minuzioso esame.9 Nonostante, avvia avuto anche numerosi difensori, tra i cui di spicco la novellista (e vincitrice del premio Nobel di letteratura) Doris Lessing. Shah è stato riconosciuto come un portavoce del Sufismo in occidente e detto conferenze in qualità di professore visitante in un gran numero di università occidentali. I suoi lavori hanno avuto un ruolo significativo nel presentare il Sufismo come una forma di sapienza spirituale laica e individuale.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

L'attività in Europa di Idries Shah con numorose pubblicazioni e seminari aveva come fine il reindirizzamento del sufismo (o misticismo islamico rappresentato da ordini spirituali) ad una universalità sovraculturale di modo che ogni "compagno di viaggio" indipendentemente dalla sua etnia e dal suo credo potesse riconosceresi in essa. Principio comunque valido per il sufismo storico che però chiede nella fase di entrata nell'ordine l'essere musulmani. L'ordine sufi Naqshband trasmesso di generazione in generazione dalla famiglia Shah ha trovato in Idries Shah un colonizzatore capace di adeguare in occidente una tradizione di evoluzione umana. Come elemento caratterizzante gli strumenti sufi l'umorismo, da qui la novellistica su mullah Nasrudin a cui Idries Shah diede particolare rilievo. Numerosi scrittori famosi si sono rifatti a questo insegnamento come Doris Lessing e Robert Ornstein. Nel 1960 avviò le edizioni Octagon per pubblicare libri sul sufismo e di ricerca spirituale e con esso L'Istituto per la ricerca Culturale" col medesimo intento di trasmettere le idee sufi.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

I libri di Idries Shah sono stati venduti per oltre 15 milione copie in 12 lingue. Qui di seguito qualche titolo tradotto in italiano

  • Idries Shah, La Strada del Sufi - Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1968
  • Idries Shah, Imparare a Imparare - Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1988
  • I Sufi-Mediterranee 1990.
  • Pensatori dell'Est- Mondadori- 1991.
  • Idries Shah, Cercatore di Verità - Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1995
  • Idries Shah, L'Io che Comanda - Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1996
  • Idries Shah, I Racconti dei Dervisci - Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1997
  • Karakusch- Reverdito 1987 (romanzo sulla guerra di resistenza afgana)
  • Pensiero e Azione Sufi- Psiche 1990 (lavoro di gruppo)
  • H.B.M.Dervisch- In Viaggio Con un Maestro Sufi- Punto d'Incontro 1991 (le vicende di un suo allievo)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

http://www.idriesshah.com/

Controllo di autorità VIAF: 19684387 LCCN: n80039743

  1. ^ a b (ingles) Staff, Octagon Press: Author Idries Shah, 4 settembre 2012.
  2. ^ Oriental Magic, Octagon Press, 1956, ISBN 0-86304-017-9.
  3. ^ The Secret Lore of Magic, Octagon Press, 1957, ISBN 0-8065-0004-2.
  4. ^ (EN) Staff, Octagon Press: The Sufis, 4 settembre 2012.
  5. ^ (EN) Staff, Institute for Cultural Research, 4 settembre 2012.
  6. ^ (EN) Staff, ISHK, 4 settembre 2012.
  7. ^ (ingles) Staff, Robert Ornstein: Biographical Information, 4 settembre 2012.
  8. ^ (ingles) Staff, About Nasrudin, 4 settembre 2012.
  9. ^ (ingles) Books: Stuffed Eagle, 31 maggio 1968.
  10. ^ The Storyteller's Daughter, New York, NY, Anchor Books, 2003, pp. 19–26, ISBN 1-4000-3147-8.
  11. ^ Template:Cita publicación
  12. ^ The Golden Book of India. A Genealogical and Biographical Dictionary of the Ruling Princes, Chiefs, Nobles, and Other Personages, Titled or Decorated, of the Indian Empire, London, UK/New York, NY, Macmillan and Co., 1893. , p. 13; reprint by Elibron Classics (2001): ISBN 978-1-4021-9328-6
  13. ^ a b c (EN) James Moore, Neo-Sufism: The Case of Idries Shah, 6 settembre 2012.
  14. ^ a b Sufism in Europe and North America, New York, NY, RoutledgeCurzon, pp. 136-138, ISBN 0-415-32591-9.
  15. ^ a b Sufi Studies: East and West, New York, NY, E.P. Dutton & Co., 1974, pp. 13-24.
  16. ^ 1970 BBC interview with Idries Shah
  17. ^ Moore, James (1986). "Neo-Sufism: The Case of Idries Shah". Religion Today 3 (3).
  18. ^ Template:Cita noticia
  19. ^ Shah, Sirdar Ikbal Ali (1992). Alone in Arabian Nights. London: Octagon Press Ltd. p. 136. ISBN 0-86304-063-2.
  20. ^ [Hall, Elizabeth (July 1975). "At Home in East and West: A Sketch of Idries Shah". Psychology Today 9 (2): 56
  21. ^ Lessing, Doris (1970). "The Mysterious East". New York Times Review of Books, Oct. 22nd.