Isaac ben Solomon Luria

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Isaac Luria (Gerusalemme, 1534Safed, 25 luglio 1572) fu un rabbino e mistico ebreo, attivo a metà del '500 nella città di Safed, nell'allora Palestina ottomana.

Introduzione[modifica | modifica sorgente]

Il Rabbino Qabbalista Isaac Luria è considerato il più grande e celebre studioso del pensiero mistico ebraico. Sebbene il suo diretto contributo letterario sia stato estremamente esiguo (egli non scrisse che poche opere), per onorarne la fama venne dato il suo nome alla scuola qabbalistica di Safed. Il principale divulgatore delle sue teorie fu Hayim Vital, che ebbe la pretesa di essere riconosciuto come l’interprete ufficiale del sistema lurianico, sebbene fosse da alcuni contestato. Nella lingua ebraica egli veniva chiamato Yitzhak Lurya יִצְחַק לוּרְיָא, Yitzhak Ben Shlomo Ashkenazi, ed anche Yitzhak Ashkenazi. Era anche conosciuto come Ari אֲרִי e He-Ari (“Il Leone”) dall’acronimo di Ashkenazi Rabbi Itzhak (“l’Ashkenazita Rabbi Yitzhak"), e poi Arizal, dove “ZaL” è l’acronimo di Zikhrono Livrakha (“di benedetta memoria” o letteralmente “il ricordo di lui [sia] in benedizione”, un tratto d'onore ebraico riservato ai defunti), e anche come Ari Ha-Kadosh ("il Santo Ari").

La giovane età[modifica | modifica sorgente]

Egli nacque a Gerusalemme nel 1534 dove il padre, un Ashkenazi dell’Europa centrale, era emigrato dopo il matrimonio con una sefardita e morì a Safed, nella Palestina dell’Impero Ottomano, il 25 luglio 1572 (5 Av 5332). Ancora bambino perse il padre e la madre decise di trasferire la famiglia in Egitto, così che il giovane Isaac potesse essere educato dallo zio Mordecai Francis (fratello della madre), un ricco agricoltore che viveva a Il Cairo, e che lo affidò a sua volta ai migliori insegnanti ebrei. Luria si dimostrò un diligente studente della letteratura rabbinica; sotto la guida del Rabbino Bezalel Ashkenazi (meglio conosciuto come autore di Shittah Mekubetzet), divenne abile nel ramo dell’apprendimento ebraico, sebbene fosse ancora piuttosto giovane. Studiò in una Yeshiva sotto la direzione di David Ben Solomon Ibn Abi Zimra. E, secondo la sua stessa testimonianza, Luria avrebbe anche studiato con il qabbalista Kalonymos.

All’età di 15 anni sposò la cugina e, potendo godere di ingenti mezzi finanziari, fu in grado di continuare i suoi studi. Sebbene inizialmente avrebbe potuto intraprendere la carriera negli affari, egli si rivolse presto verso l’ascetismo ed il misticismo. All’incirca all’età di 22 anni, egli divenne assorto nello studio dello Zohar, una grande opera della Qabbalah che era stata recentemente stampata per la prima volta, e di grandi opere qabbalistiche anteriori abbracciando la vita da recluso. Si ritirò sulle rive del Nilo, e per 7 anni si isolò solo con sé stesso, dando tutto di sé sino alla meditazione. Luria faceva visita alla propria famiglia solo durante lo Shabbat, parlava molto raramente, e sempre in ebraico. I Chassidim gli attribuiscono frequenti colloqui col Profeta Elia durante questa vita ascetica, per la quale fu avviato a sublimi dottrine.

La sua dottrina[modifica | modifica sorgente]

La sua concezione del mondo era enormemente influenzata dalle questioni che preoccupavano la comunità dell’epoca traumatizzata a causa delle espulsioni dalla Spagna e dalle azioni dell’Inquisizione. Isaac Luria addusse spiegazioni sorprendenti ma logiche ed intravide il fine della sofferenza del popolo ebraico, il che spiega il successo delle sue tesi e la velocità con la quale si propagarono.

In merito ai massacri, riteneva che la morte fisica non è più di una tappa e che la vita di ognuno sulla terra ha un obiettivo. Spiegò che le mancanze degli uomini macchiavano il Messia e ritardavano la sua venuta. Successivamente un rito di purificazione permetterebbe di accelerarla.

I suoi discepoli[modifica | modifica sorgente]

Nel 1569, l'Arizal si spostò verso la Palestina; e dopo un breve soggiorno a Gerusalemme, dove il suo nuovo sistema qabbalistico sembrava aver riscosso scarso successo, seguendo un richiamo interiore, si spostò verso Safed dove ottenne un rapido successo come poeta mistico, iniziò ad insegnare in accademia ed a predicare nelle sinagoghe. Si interessò in particolar modo alle idee del Rabbi Moses ben Jacob Cordovero, e studiò la Qabbalah con lui fino alla sua morte. A Safed formò anche un circolo di qabbalisti ai quali impartì le dottrine per mezzo delle quali egli sperava di stabilire un nuovo punto di partenza per il sistema morale del mondo. A questo circolo appartenevano lo stesso Rabbi Moses ben Jacob Cordovero, Rabbi Shlomo Alkabetz, Rabbi Joseph Caro, Rabbi Moses Alshech, Rabbi Eliyahu de Vidas, Rabbi Joseph Hagiz, Rabbi Elisha Galadoa e Rabbi Moses Bassola. Luria organizzò a Safed la vita dei suoi discepoli i quali si stabilirono in quartieri isolati. Essi si incontravano ogni venerdì, ed ognuno confessava all’altro i propri peccati. Ben presto Luria ebbe due classi di discepoli: (1) i “novizi”, ai quali spiegava la Qabbalah scolastica, e (2) gli “avanzati” che divennero i custodi del segreto del suo insegnamento e delle sue formule di invocazione e congiura. L’Ari era estremamente venerato dai suoi discepoli, che gli riconobbero numerosi miracoli e lo consideravano un santo (e-lohi “il divino” è un termine onorario riservato a lui soltanto). Il più rinomato fra gli studenti avanzati fu Rabbi Chaim Vital di Calabria che, secondo il proprio maestro, possedeva un'anima che non era stata macchiata dal peccato del primo uomo (Adamo). In sua compagnia Luria visitò la tomba di Rabbi Shimon bar Yochai e di altri eminenti maestri. Si dice che su queste tombe non ci fossero nomi – l’identità di ogni tomba era sconosciuta – e fu grazie alle visioni del profeta Elia che ogni tomba fu riconosciuta. Il circolo qabbalistico dell'Arizal fu gradualmente ampliato e divenne una congregazione a sé e nella quale le sue dottrine mistiche venivano considerate supreme ed influenzavano tutte le cerimonie religiose. Durante lo Shabbat l'Arizal si vestiva di bianco ed indossava una veste quadruplicata a significare le quattro lettere del Nome Ineffabile. La mattina dello Shabbat, per raccogliere lo spirito etereo della regina dello Shabbat, organizzava processioni nei campi vicini, e poi forniva spiegazioni di carattere generico sulla sua dottrina.

I suoi insegnamenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cabala lurianica.

L’Ari era solito realizzare le sue conferenze estemporaneamente e, con l’eccezione di diversi lavori e qualche poema qabbalistico in Aramaico per la tavola dello Shabbat, non scrisse mai molto. Il vero esponente del suo sistema qabbalistico fu Chaim Vital di Calabria. Egli conservò tutti gli appunti delle conferenze che i discepoli dell'Arizal fecero; e da questi appunti furono prodotte numerose opere, la più importante delle quali fu Etz Chayim (L’Albero della Vita) in otto volumi. All’inizio quest’opera venne diffusa in copie manoscritte; ed ognuno dei discepoli dell'Arizal doveva impegnarsi, a pena della scomunica, che non venissero fatte copie non autorizzate destinate ad un paese straniero; così che per un periodo tutti i manoscritti rimasero in Palestina. Più tardi, ad ogni modo, una copia fu portata in Europa e venne pubblicata a Zolkiev nel 1772 da Isaac Satanow. In quest’opera sono esposte sia la parte teorica che la meditazione devozionale della Qabbalah basata sullo Zohar.

Gli insegnamenti sulle Sefirot[modifica | modifica sorgente]

La funzione caratterizzante del sistema dell'Arizal nella parte teorica della Qabbalah e la sua definizione delle Sefirot è la sua teoria degli agenti intermedi, che lui chiamava Partzufim. Prima della Creazione del mondo, egli disse, l’Ein Sof (Senza Fine) riempì lo spazio infinito. Quando il Creatore decise la Creazione, la ideò secondo le Sue caratteristiche, che quindi appartengono ad altri esseri, e di conseguenza dovrebbero manifestarsi nella loro perfezione. L’Ein Sof si ritirerà nella natura del Creatore o, per usare un termine qabbalistico, il Creatore “restringerà” (Tzimtzum) Sé stesso. Da questa “restrizione” scaturirà la “luce infinita”. Quando a sua volta la luce si “concentrò” nel centro apparve uno spazio vuoto circondato da dieci cerchi o vasi (kelim) chiamati Sefirot (“Numeri Cerchiati”) per mezzo dei quali le infinite realtà, formando un’unione assoluta, possono apparire nella loro diversità; nel “mondo finito” non c’era nessuna reale esistenza di sé.

Tuttavia, la luce infinita non ha completamente svuotato il centro; un sottile raggio di luce ha attraversato i cerchi ed è penetrato nel centro. Ma mentre i tre cerchi esterni, formati da materia pura, per la loro vicinanza con l’Ein Sof, sono stati in grado di sopportare la luce, i cerchi più interni non riuscirono a fare questo e scoppiarono. Fu necessario, pertanto, rimuoverli dall’esposizione alla luce. Per questo scopo le Sefirot, furono trasformate in “cifre” (parzufim, dal Greco πρόσωπον = "viso").

La prima Sefirah divenne Keter ("La Corona"), e fu trasformata nella potenziale esistenza delle tre teste del Macroprosopon (Arich Anpin); la seconda Sefirah divenne Chochmah (“La Saggezza"), nel principio attivo maschile chiamato "Padre" (Abba); la terza Sefirah, divenne Binah ("La Comprensione"), nel principio passivo femminile chiamato "Madre" (Imma); le sei Sefirot, scoppiate, nel "figlio maschio" (Ze'ir) che è il prodotto della parte attiva maschile e di quella passiva femminile; la decima Sefirah Malkut, che è ("La Regalità"), nella “figlia femmina”(Bath). Questo procedimento era assolutamente necessario. Il Creatore, all’inizio, aveva creato queste cifre invece delle Sefirot perché così non vi sarebbe stata alcuna forma di male al mondo e di conseguenza nessuna ricompensa né punizione; la fonte del male è nella rottura delle Sefirot o vasi (Shvirat Keilim), mentre la luce di Ein Sof produce solo ciò che è buono.

Queste cinque cifre si trovano in ognuno dei Quattro Mondi: il mondo degli Emanati (Atzilut), la Creazione (Beri'ah), la Formazione (Yetzirah), ed il mondo delle Azioni (Asiyah) che rappresenta il mondo materiale. Il sistema psicologico dell’Ari, sul quale è basata la sua Qabbalah devota e meditativa, è strettamente connesso con le sue dottrine metafisiche. Dalle cinque cifre, disse, scaturivano cinque anime, Nefesh ("Lo Spirito"), Ru'ach ("Il Vento"), Neshamah ("L’Anima"), Chayah ("La vita"), e Yechidah ("Il Singolare"); la prima di esse divenne la più bassa e l’ultima la più alta. (Fonte: Etz Chayim). L’anima dell’uomo è il collegamento fra l’infinito ed il finito e, come tale, ha un carattere multiforme. Tutte le anime destinate alla razza umana furono create assieme ai vari organi di Adamo. Così come esistono organi superiori ed inferiori, ci sono anche anime superiori ed inferiori, tutto questo in accordo con gli organi alle quali sono rispettivamente assegnate. Così ci sono le anime del cervello, le anime dell’occhio, le anime della mano, e così via. Ogni anima umana è una scintilla (nitzotz) di Adamo.

Il primo peccato del primo uomo causò confusione fra i vari ordini delle anime: il superiore mischiato con l’inferiore; il bene con il male; così che persino le anime pure ricevono una miscela di male o, come le chiamava Luria, gli elementi dei “gusci” (Qelipoth). Dalle classi inferiori delle anime proviene il mondo pagano mentre da quelle superiori venne emanato il mondo del popolo d'Israele. Ma, come conseguenza alla confusione, il passato non è stato del tutto spogliato della sua bontà iniziale ma non è neanche completamente libero dal peccato. Questo stato di confusione, che dà un continuo impulso verso il male, finirà con l’arrivo del Messia, che instaurerà il sistema morale del mondo su una nuova base. Fino all’arrivo di questo momento l’anima dell’uomo, a causa delle proprie mancanze, non può tornare alla fonte e deve vagare non solo attraverso i corpi degli uomini e degli animali ma anche attraverso le cose inanimate come il legno, i fiumi e le pietre.

Il ritorno dell’anima[modifica | modifica sorgente]

Alla dottrina del “ghilgulim” (reincarnazione delle anime) Luria aggiunse la teoria del riempimento (ibbur) delle anime; che sta a significare, che se un’anima purificata ha trascurato qualche obbligo morale religioso nel proprio cuore, deve ritornare alla vita terrena, e legare la sua anima ad una persona in vita, ed unirsi ad essa per placare tale oblio. Altre volte, l’anima defunta di un uomo liberato dai peccati, discende ancora sulla terra per supportare un’anima debole che si sente inadeguata nel proprio compito. Questa unione, che si può estendere a tre anime in una vita, può solo avere luogo fra anime di carattere omogeneo, fra quelle anime che sono scintille di uno stesso organo diAdamo. La “Diaspora” (dispersione) di Israele avvenne con l’unico scopo della salvezza delle anime degli uomini; prima le anime purificate degli Israeliti soddisfaranno la profezia di diventare "la luce che illumina i popoli”, poi dovranno condurre alla correzione tutte le anime degli uomini delle altre razze, per salvarle dalle influenze demoniache.

Secondo l'Arizal l’uomo porta sulla sua fronte un segno attraverso il quale si può imparare la natura della propria anima: a quale classe e grado appartiene; il rapporto esistente fra lei ed il mondo superiore; gli spostamenti che ha già compiuto; il mezzo attraverso il quale l’anima può contribuire alla costituzione del nuovo sistema morale del mondo; come può essere liberata dalle influenze malvagie. E’ attraverso l’anima che si giungerà all’unione, e questa unione può diventare effettiva tramite formule di congiura.

Shabbetai Tzvi[modifica | modifica sorgente]

La Qabbalah lurianica fu accusata da alcuni di essere la causa della diffusione del falso Messiah Shabbetai Tzvi. Tuttavia, rimane la principale scuola del misticismo nel Giudaismo e ha un’importante influenza sul Chassidismo e sui qabbalisti sefarditi. In effetti, solo una piccola parte degli Ebrei mistici di oggi appartengono ad altri rami di pensiero nel misticismo dello Zohar. Alcuni qabbalisti ebrei hanno detto che i seguaci di Shabbetai Tzvi rifiutarono fortemente gli insegnamenti di Luria perché il suo metodo smentiva i loro concetti. D’altro canto i Shabbateani usarono i concetti di Rabbi Luria dei “nitzotzot” intrappolati nei “kelippot” e delle anime pure mischiate con le impure, (vedi sopra) per giustificare alcune delle loro azioni contraddittorie.

L’influenza sulla cerimonia[modifica | modifica sorgente]

L'Arizal introdusse il suo sistema mistico negli osservatori religiosi. Per lui ogni comandamento aveva un significato mistico. Lo Shabbat con tutte le sue cerimonie fu visto come l’incarnazione della Divinità nella vita temporale; ed ogni cerimonia avvenuta in quel giorno, veniva considerata come se avesse un’influenza sui mondi superiori. Ogni parola ed ogni sillaba delle preghiere prescritte, contengono nomi nascosti del Creatore sui quali si dovrebbe meditare con devozione mentre le si recitano. Nuove cerimonie mistiche furono ordinate e codificate con il nome di Shulkhan Arukh heAri ("Il Codice della Legge dell’Ari") (confrontare Shulkhan Arukh con Rabbi Joseph Karo).

L’influenza sull’Ebraismo moderno[modifica | modifica sorgente]

Gli insegnamenti dell’Ari sono stati ampiamente accettati nell’Ebraismo Ortodosso, sebbene non tutti i gruppi seguano le abitudini che egli iniziò o riprese. Quelle comunità che tendono molto a minimizzare o evitare l’influenza dell’Ari principalmente sono formate da alcuni Litvish e gruppi Ortodossi Moderni, così come una notevole parte degli ebrei Yemeniti Baladi ed altri che seguono una forma di Giudaismo della Torah in linea con le autorità classiche come Maimonide e Gheonim (vedi Dor Daim) e gli ebrei spagnoli e portoghesi.

I discendenti dei tempi moderni[modifica | modifica sorgente]

Molti membri della comunità ultra-ortodossa di Safed e di Gerusalemme affermano di poter risalire nel loro lignaggio sino a Luria. Il Movimento Lubavitch considera gli insegnamenti e le pratiche dell’Ari come le principali influenze sulle proprie dottrine e pratiche. Inoltre gli odierni mekubalim mizra`him (qabbalisti orientali) seguendo la tradizione di Rabbi Chayim Vital e l’eredità mistica del Rashash e considerano se stessi legittimi eredi dell’Ari ed anche in linea con i suoi insegnamenti.

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