Dio (ebraismo)

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(HE)
« אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה / Eyeh Asher Eyeh »
(IT)
« Io sono quello che sono[1] »
(Esodo 3.14)

La concezione di Dio nell'ebraismo è rigorosamente monoteistica. Dio è un essere unico indivisibile incomparabile che è la causa prima dell'universo e causa ultima di tutta l'esistenza. La tradizione ebraica insegna che il vero "aspetto" di Dio è incomprensibile e inconoscibile, e che è solo l'"apparenza" rivelata di Dio che ha causato l'esistenza dell'universo e interagisce con l'uomo e col mondo. Nell'Ebraismo, l'unico Dio di Israele è il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, che è la guida del mondo, ha liberato Israele dalla schiavitù in Egitto e ha dato loro le 613 mitzvot sul Monte Sinai, come descritto nella Torah. Ha anche dato le Sette Leggi di Noè a tutto il genere umano.

Nella religione ebraica, e nella Torah, Dio è quindi visto come l'Essere supremo, creatore, governatore del mondo e degli uomini, giudice supremo e padre, la cui giustizia è temperata dalla misericordia, i cui propositi sono realizzati da agenti prescelti che possono essere sia angeli, sia individui e/o nazioni. Dio comunica la sua volontà attraverso profeti e altri strumenti stabiliti.

La fede del popolo ebraico è in un primo momento un culto di monolatria (conosciuto anche come enoteismo): ogni popolo ha il suo Dio, ma Hashem, Qadosh BarukhHu, il Dio del popolo ebraico, è l'unico che Israele adora e serve. Sono eco di questa concezione passi biblici come quelli che dicono: "Il Signore è il nostro Dio, il più grande/al di sopra di tutti gli dèi", riferendosi in questo caso ai 70 angeli principi delle 70 Nazioni. Ci si riferisce a lui come il "Dio dei nostri padri", "il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe".

È solo al tempo dell'Esilio babilonese (VI secolo a.C.) che Israele passa dalla monolatria al monoteismo: c'è un solo Dio, tutti gli altri sono apparenza.[senza fonte]

Il Dio degli ebrei è creatore di tutte le cose, che ha plasmato dal nulla. Il profeta Ezechiele, rappresentando la maestosità del "Creatore" e della sua perfetta organizzazione in un simbolico carro celeste, parlò della presenza di quattro creature viventi, cherubini, ai lati di questo carro. Ogni creatura aveva quattro facce che rappresentano i quattro principali archetipi, anche angelici, individuati nel mondo animale; essi vengono poi correlati nell'esegesi ebraica anche a I tredici attributi della clemenza divina. In particolare le figure descritte da Ezechiele sono:

  • una faccia di gufo e/o civetta e/o barbagianni, che simboleggia la profonda sapienza di Dio (Proverbi 2:6);
  • una faccia di toro, che con la sua leggendaria potenza raffigura l'onnipotenza di Dio (Giobbe 37:23);
  • una faccia di leone, simbolo della coraggiosa giustizia di Dio (Deuteronomio 32:4);
  • una faccia d'uomo, simbolo dell'amore di Dio, in quanto l'uomo è l'unica creatura in grado di manifestare intelligentemente questa qualità.

Il Dio degli ebrei "è Dio"[2], impegnato in loro favore (all'inizio), e verso tutti gli uomini (tempi più tardi). Israele nasce come popolo quando sperimenta che Dio lo libera della schiavitù d'Egitto. Da quel momento in avanti Dio è colui che dice "presente" (la radice del nome è la stessa radice del verbo essere coniugato al presente indicativo = Io sono = Io sono qui con te), e gli è accanto per accompagnarlo e salvarlo. Anche le circostanze dolorose, come cadere in mano dei nemici o l'Esilio babilonese, sono interpretate come un'azione di Dio che corregge il suo popolo a causa dei suoi peccati ma ciò solo in alcuni episodi storici infatti il fine della storia, apice della Creazione, riguarda l'era messianica.

In una Berakhah dell'Amidah gli ebrei affermano pregando:

« Tu sei Santo (Attah Qadosh) e il Tuo Nome è Santo... ...ed i santi Ti celebrano ogni giorno per sempre. Benedetto Tu, HaShem, Dio Santo »
(Siddur)

Il Dio d'Israel ha un nome proprio, scritto YHWH (ebraico: יְ*הֹ*וָ*ה – ebr. moderno: Yehovahtiberinese: Yəhōwāh) nella Bibbia ebraica. Il nome YHWH è una combinazione del futuro, presente e passato del verbo "howa" ((HE) הוה) che significa "essere" e tradotto significa letteralmente "L'Uno Autoesistente". Una ulteriore spiegazione del nome fu data a Mosè quando YHWH dichiarò: "Eyeh Asher Eyeh" ((HE) אהיה אשר אהיה) "Io Sono Colui Che È" (Esodo 3.14, tradotto anche " "Io Sono Colui Che Sono") – il nome si riferisce a Dio come Dio è veramente, l'Essenza rivelata di Dio, che trascende l'universo. Rappresenta inoltre la compassione di Dio verso il mondo. Nella tradizione ebraica un altro nome di Dio è Elohim, relativo all'interazione tra Dio e l'Universo, Dio manifestato nel mondo fisico, designando la giustizia di Dio, e significa: "Colui che è la totalità dei poteri, delle forze e delle cause dell'Universo".[3]

Nomi[modifica | modifica sorgente]

Secondo l'Ebraismo ortodosso, i sette nomi di Dio sui quali gli scribi devono prestare particolare attenzione e le cui singole lettere non devono mai essere cancellate, sono: YHWH, El, Eloah, Elohim, Elohay, Shaddai, Tzeva'ot.[4]

YHWH[modifica | modifica sorgente]

Il nome "YHWH" è noto come Tetragramma — letteralmente: "le quattro lettere". Gli ebrei tradizionalmente non lo pronunciano,[5] e si riferiscono a Dio invece con Hashem, letteralmente: "il Nome". Durante la preghiera il nome viene sostituito con Adonai, che potrebbe significare "il [mio] Signore".

Molti biblisti asseriscono che la vocalizzazione dell'ebraico יְהֹוָה (ebr. moderno: Yehovahtiberiense: Yəhōwāh) combini le consonanti YHWH con le vocali di "Adonai" come richiamo mnemonico, per impedire al lettore di pronunciare il nome proprio di Dio YHWH, che è proibito a tutti gli ebrei dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Pertanto, la pronuncia errata di Yəhōwāh sarebbe in realtà una forma ibrida di annotazione, molto probabilmente sviluppata nel Medioevo dagli studiosi masoretici. Nella teologia cristiana a volte si presume che possa essere stata presente nelle tradizioni magiche al di fuori dell'Ebraismo, nella tarda antichità. [6]

Aiuto
YHWH (info file)
Pronuncia di YHWH come Yəhōwāh

D'altro canto, alcuni esegeti sostengono che la pronuncia della combinazione masoretica di consonanti e vocali potrebbe riflettere una tradizione antica, dato che le vocali di "Yehovah" e "Adonai" non sono in realtà esattamente identiche, e molti nomi ebraici teoforici contengono "yeho" (le prime due sillabe di "Yəhōwāh "in ebraico - gio in italiano) all'inizio del nome, come ad esempio Yehoshua (Giosuè), Yehonatan (Gionata) e Yehoshafat (Giosafat);[7] Ciò implica che una vocalizzazione del nome YHWH simile a quella indicata dai diacritici masoretici sia riflessa anche da alcuni nomi ebraici antichi, e sarebbe quindi possibile che rispecchino una vocalizzazione del nome realmente utilizzata.[8]

Divinità[modifica | modifica sorgente]

Divinità[9] è il termine che a volte viene usato dall'Ebraismo per riferirsi a "Dio come Dio è in Se Stesso".

Concezione razionalista[modifica | modifica sorgente]

« "Primo ed Ultimo..."[10] »
(Siddur)

Nella filosofia di Maimonide e di altri filosofi ebrei razionalisti, c'è poco che possa essere basato sulla "Divinità" che non sia quello della sua "esistenza", e anche questo può solo essere asserito ambiguamente.

« Come può quindi essere rappresentata una relazione tra Dio e ciò che è diverso da Dio, quando non vi è alcuna nozione che comprenda in alcun modo entrambi, in quanto l'esistenza di Dio è, a nostro parere, affermata, che Dio sia esaltato, e di ciò che è diverso da Dio solo a titolo di equivocazione assoluta. Non vi è, in verità, nessuna relazione, in nessun modo, tra Dio e qualsiasi delle creature di Dio. »
(Maimonide, Moreh Nevuchim)

Concezione mistica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cabala.

Nel pensiero mistico ebraico (Cabala), il termine "Divinità" di solito si riferisce al concetto di En Sof (אין סוף), che è l'aspetto di Dio che si trova al di là delle emanazioni-strumenti/misure (Sefirot). La "conoscibilità" della Divinità nel pensiero cabalistico non è migliore di quella che è determinata dai pensatori razionalisti. Come dice Rabbi Jacobs (1973), "di Dio, come Dio che è in Se Stesso - En Sof - assolutamente nulla si può dire, e nessun pensiero può comprenderlo".

« En Sof è il luogo dell'"oblio" e del "dimenticare"[11]. Perché? Perché si può ottenere la realtà di tutte le Sefirot dalla profondità della saggezza superna, da dove si può "distillare" una cosa da un'altra. Tuttavia, per quanto riguarda En Sof, non vi è nessun aspetto in nessun luogo dove si possa "cercare" o approfondire; nulla si può sapere di En Sof, poiché è nascosto e celato nel mistero del nulla assoluto. »
(David ben Judah Hehasid[12])

Monoteismo[modifica | modifica sorgente]

La grandezza divina permette di comprendere come egli possa compiere qualunque miracolo e/od opera: vero comunque che egli ha stabilito delle regole e leggi persino ai limiti della natura.

« Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro. »   (Deuteronomio 4.39 [1])

Il Suo Nome Y-H-W-H "può essere unito" soltanto a Lui, Qadosh BarukhHu: ciò è vero anche [se] con l'esistenza di differenti suoi significati trascendenti.

L'Ebraismo si basa su un rigoroso monoteismo: questa dottrina esprime la credenza in un solo Dio indivisibile.[13] Il culto di molteplici dei (politeismo) e il concetto di un Dio singolo con più persone (come nella dottrina della Trinità) sono altrettanto inimmaginabili dall'Ebraismo. La principale e più importante dichiarazione per eccellenza in termini di definizione di Dio è lo Shemà Israel, originariamente apparso nella Bibbia ebraica: "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno", anche tradotto come " Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo" (Deuteronomio 6.4).

« ...Signore dei Mondi, Tu sei Uno [ma] non in senso numerico... »
(Zohar, Petichat Eliahu Hanavì)

Secondo un'esegesi ebraica, attraverso traduzione "congetturale" della Guida dei perplessi attribuita al Maimonide, l'Essenza di Dio, la Volontà divina e la Sua Sapienza "sono Uno"[14]

Una preghiera ebraica di Rabbi Nekhunyà ben Hakanà è:

« ...Per favore, oh Forte, custodisci come la pupilla coloro che ricercano la Tua unità... »

Dio, Primo ed Ultimo, Onnipresente:

« ...la fine nel principio... ...il principio nella fine (cfr Keter)[15] »
(Sefer Yetzirah[16])

Esiste la "concezione" di Dio, dicesi anche è "concepito", come Eterno/Assoluto, Re e Creatore dell'universo e fonte della moralità. Dio ha il potere di intervenire nel mondo. Il termine "Dio" corrisponde quindi ad una vera realtà "ontologica" (cfr Antropomorfismo nella Cabala, Profezia e Sefirot), "Entita`" divina vera, che può essere "compreso" anche per via intellettuale, sebbene "metaforicamente", e non è solo una "proiezione" della psiche umana. Maimonide descrive Dio in questo modo: "C'è un Essere, perfetto in ogni modo possibile, che è la causa ultima di ogni esistenza. L'intera esistenza dipende da Dio e deriva da Dio."

Poiché tutta l'esistenza emana da Dio, la cui esistenza non dipende da altro, alcuni saggi ebrei hanno "percepito" Dio come interpenetrante nell'Universo, quest'ultimo stesso reputato una manifestazione dell'esistenza di Dio. In questo modo l'Ebraismo può considerarsi simile al panenteismo, affermando sempre un monoteismo genuino. La Bibbia ebraica e la letteratura rabbinica classica professano il teismo e rifiutano il deismo. Tuttavia, nelle opere dei filosofi ebrei medievali, come Abraham ibn Daud e Gersonide, forse influenzati dalla filosofia neoaristotelica, si può riscontrare una visione di cosiddetta onniscienza limitata.[17]

Per l'Ebraismo, l'idea di Dio come una dualità o trinità è un'eresia - viene considerata simile al politeismo. "[Dio] causa di tutto, è Uno. Ciò non significa che è il primo di una serie, né che è uno come una specie (che comprende molti individui), né uno come per un oggetto fatto di molti elementi ("in Te non v'è giunzione né disgregazione", infatti "tutto il divino" è necessario in Dio e nulla può esserVi in più né in meno poiché egli "Perfetto Uno"), né come un singolo oggetto semplice che può essere diviso all'infinito (cfr Adon Olam). Dio è invece un'unità dissimile da qualsiasi altra unità possibile." Ciò viene riportato nella Torah: "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno".(6.4)[18]

Sebbene gli ebrei affermino che i concetti trinitari di Dio siano errati, esiste una minoranza che ritiene i non ebrei che credono in tali concetti (Shituf)[19] non colpevoli di politeismo, a patto che rispettino le Leggi noachiche.

« HaShem sarà Re su tutta la Terra; in quel giorno HaShem sarà riconosciuto come Unico ed il Suo nome sarà unico »   (Zaccaria 14.9 [2])

Onniscienza di Dio[modifica | modifica sorgente]

Nella Guida dei perplessi Maimonide spiega come a Dio nulla sia nascosto, che la Sua sapienza infinita imperscrutabile coglie ogni cosa:

« ...A Lui nulla "sfugge"... »
(Siddur, Preghiera ebraica)

Divina Onnipotenza[modifica | modifica sorgente]

La fede ebraica nell'onnipotenza (cfr comunque E-lokim ed E-l Sh..day in Midrash Rabbah e Nomi di Dio nella Bibbia) di Dio è profondamente radicata nella Bibbia:[20]

  • "Perché Sara ha riso dicendo: «Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?» C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore?" Genesi 18.13-14
  • "Date al Signore gloria e potenza." Salmi 29.1

Anche la maggior parte della letteratura rabbinica presenta Dio con gli attributi di onnipotenza, onniscienza e infinita bontà. Questo è ancora il modo principale in cui la maggior parte degli ebrei ortodossi e molti non-ortodossi "vedono" Dio.

La questione della teodicea è stata sollevata nuovamente, soprattutto dopo gli orrori estremi dell'Olocausto, e diverse risposte teologiche sono emerse, che vengono esaminate sotto la voce separata: "Teologia dell'Olocausto". Le questioni centrali prendono in considerazione come Dio sia onnipotente e infinitamente buono, malgrado l'esistenza del male nel mondo, in particolare la Shoah; riguardo a questo approfondimento è possibile esaminare anche il "capitolo" Nequdim.

Sovranità di Dio[modifica | modifica sorgente]

« ...con la mia "mano" ho posto il fondamento della Terra e con la mia "destra" ho misurato i Cieli: quando li chiamo essi s'alzano assieme »   (Isaia 48.13 [3])
« Io sono il Signore tuo Dio »   (Esodo 20.2 [4])

I sono il tuo Creatore, il tuo Legislatore, il tuo Giudice; il Direttore dei tuoi pensieri, dei tuoi sentimenti, delle tue parole e azioni. Ciascuna delle tue possessioni interiori ed esteriori ti sono state elargite dalla Mia mano; ogni respiro della tua vita ti è stato ripartito da Me. Considera te stesso e tutto ciò che è tuo quale Mia proprietà e dedicati interamente a Me, con ogni frazione delle tue possessioni, ogni momento del tuo tempo; con mente, sensi, forza fisica e mezzi, con parola e azione. Sii lo strumento, l'agente della Mia volontà con tutto ciò che hai ricevuto e riceverai; e unisciti quindi liberamente al coro della creazione come Mia creatura, Mio servo, come uomo e come israelita.
(Samson Raphael Hirsch, Horeb, Vol. I, 4.4)

« HaShem sarà/è Re su tutta la Terra... ...in quel giorno sarà/è riconosciuto come Unico ed il Suo Nome Unico »   (Zaccaria 14.9)

"Umiltà" di Dio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ghemilut Chassadim, Imitatio Dei e Mosè.

Considerata per gli individui dote e virtù, l'Umiltà di Dio concerne anche l'amore per i propri figli: questa modalità, affine alla Grazia divina, venne resa manifesta anche quando Egli "visitò" Avraham, dopo il Brit Milah; Dio infatti "desidera" anche le preghiere.

Dio onnipresente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cinque Mondi.

Dio, come ricordano molti versetti biblici, è presente ovunque e provvede; anticamente alcune Nazioni erano convinte che Dio dimorasse in alti "luoghi", "muovesse soltanto le sfere celesti" senza intervenire o provvedere: il popolo ebraico, fondamento della fede ebraica, crede fermamente che Egli sia tanto in Alto quanto in Basso, per questo "giustificando" anche "parte" delle Middot etiche, lo studio della Torah, la preghiera ebraica e l'etica ebraica, da cui sorgono per esempio l'ubbidienza, l'alleanza, le benedizioni nonché il cercarLo e l'ascolto della parola divina, quindi la fede nella profezia e nel miracolo.

Interrelazione umana con Dio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Devequt e Kavanah.

La maggior parte dell'Ebraismo classico considera Dio come personale, il che significa che gli esseri umani hanno un rapporto con Dio e viceversa. Gran parte del midrash e molte preghiere del siddur (libro di devozioni) "raffigurano" un Dio che si interessa all'umanità, "più o meno" allo stesso modo in cui gli esseri umani si interessano a Dio.

Harold Kushner, un rabbino conservatore, scrive che "Dio dimostra il Suo amore per noi, scendendo a colmare il divario immenso tra Lui e noi. Dio manifesta il Suo amore per noi, invitandoci a entrare in un'Alleanza (brit) con Lui, e condividendo con noi la Sua Torah."[21]

Secondo l'Ebraismo, le azioni delle persone non hanno la capacità di influenzare Dio positivamente o negativamente. Il Libro di Giobbe nella Bibbia ebraica afferma:

« Contempla il cielo e osserva, considera le nubi: sono più alte di te. Se pecchi, che gli fai? Se moltiplichi i tuoi delitti, che danno gli arrechi? Se tu fossi/sei giusto, che cosa gli dai o che cosa riceve dalla tua mano? Su un uomo come te ricade la tua malizia, su un figlio d'uomo la tua giustizia! »   (Giobbe 35.5-8 [5])

Qualsiasi convinzione che un intermediario tra l'umanità e Dio possa essere utilizzato, quando necessario o anche opzionalmente, è sempre stata considerata eretica. Maimonide scrive che "Dio è l'unico che possiamo servire e lodare .... Non possiamo agire in questo modo nei confronti di nessun altro al di sotto di Dio, che si tratti di un angelo, una stella, o uno degli elementi .... Non ci sono intermediari tra noi e Dio. Tutte le nostre preghiere devono essere dirette a Dio .... niente altro deve essere mai preso in considerazione."

Alcune autorità rabbiniche differiscono su quest'argomentazione.

Secondo Nachmanide non è permesso chiedere agli angeli di supplicare Dio. Questo argomento si manifesta in particolare nella preghiera selichah chiamata "Machnisay Rachamim", una richiesta a Dio con gli angeli di intercedere. Edizioni moderne delle Selichot includono questa preghiera.

"Natura" di Dio[modifica | modifica sorgente]

Dio non ha fisicità, né corporeità, ed è eterno. Una convinzione corollaria è che Dio è totalmente differente dall'uomo e non può in nessun modo essere considerato antropomorfico, come indicato nei Tredici principi di fede di Maimonide. Tutte le dichiarazioni contenute nella Bibbia ebraica e nella letteratura rabbinica che utilizzano l'antropomorfismo si reputano essere presunti linguistici o metafore, in quanto sarebbe altrimenti impossibile parlare di Dio.

Sapienza di Dio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parola di Dio, Qabbalah, Seder hishtalshelus, Sefirot e Storia degli ebrei.

Dell'era messianica è anche scritto:

« ...ed il Mondo sarà pieno della conoscenza di Dio come l'acqua riempie la superficie degli "Oceani"... »   (Isaia 11.9)

La concezione ebraica sulla sapienza divina - essa viene esplicitamente correlata all'atto tramite la Sua parola inoltre egli è onnisciente e comprendente il tutto, seppur in Lui non vi siano giunzione né disgregazione (cfr Adon Olam) neanche in termini materiali o fisici - permette di credere che possa includere ogni cosa in un unico istante eterno ed infinito ed allo stesso tempo completo e totalizzante, secondo il principio che afferma che a Lui nulla sfugge.

« ...Egli "pensa i pensieri"...[22] (Sefer haBahir»   (2 Samuele 14.14)
« ...i suoi pensieri il re pensava... »
(Midrash, Libro di Giona)
« ...Egli, "il conoscere" ed "il conosciuto" sono il medesimo/Egli, la [Sua] Sapienza e l' "oggetto" della [Sua] Sapienza... »
(La guida dei perplessi, Maimonide)

Anche Maimonide esprime questo principio nel suo testo la guida dei perplessi.
Questo principio non esclude la "concezione" della Sua Grandezza Infinita inoltre la Sua perfezione viene correlata alla perfezione dell'atto creativo nonché alla Sua opera, come viene reso evidente nell'era messianica completata; vero è che egli, malgrado abbia stabilito leggi in Natura ed oltre, avrebbe potuto creare qualsiasi altra "cosa" differente anche per misura e qualità ma egli, Onnipotente, v'ha stabilito limiti, pur nella concessione della Vita del Mondo (cfr Tzimtzum). La stessa concezione del miracolo è contemporaneamente conferma di esso nell'ordinario come nell'eccezione: il fatto che il Mondo continui ad esistere, anche con le proprie leggi, può essere considerato miracoloso nella prospettiva dell'"atto creativo", pur se nell'ordinario... allo stesso modo il miracolo e/o i prodigi, evidenti in quanto manifestazioni non "abitualmente" verificate nel corso "naturale" dell'esistenza, costituiscono già una realizzazione del principio-germoglio della Volontà divina che, in quanto "onni-comprensiva" (cfr comunque anche Mondo Superiore e Mondo Inferiore e Qabbalah), già l'includeva nel disegno provvidenziale (simile a ciò è la concezione del libero arbitrio degli individui, pur se Dio ha già tutto previsto e deciso[23], ed ancora della facoltà di taluni Zaddiqim "in grado" di cambiare decreti o eventi nel legame con Dio, Santo e Benedetto). Prova ne sia l'"accordo" che Dio fece con le acque, nella loro creazione, perché si aprissero per il popolo ebraico al passaggio del mar Rosso, quindi prima che ciò si verificasse: questo viene certamente considerato uno dei miracoli operati da Dio nel corso della storia dell'umanità (cfr "Kuzari" e la "Guida dei perplessi").

« ..."nulla di nuovo" passa "sotto" il sole... »
(Qohelet, Re Salomone)

Confronto controverso[modifica | modifica sorgente]

In Filone d'Alessandria Memra' (= "Ma'amar" o "Dibbur", "Logos"), "la Parola" (cfr anche Sefer Yetzirah), ha il senso di parola o discorso creativo o direttivo, emessa da Dio che manifesta la Sua potenza nel mondo della materia o della mente[24]: assonanza anche con "Mamré" in Parashah del Pentateuco, a proposito delle acque appunto "amare", quando Mosheh disse delle Mitzvot al popolo ebraico.

Filone è il filosofo ebreo che con coraggio, anche se non sempre in modo coerente, tenta di armonizzare l'esistenza sopramondana e la maestà del Dio Unico con il Suo essere il Creatore e Regolatore di tutto. Ripristinando il linguaggio del Tanakh, secondo il quale "dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera" (Salmi 33.6) - passo che è anche alla base dell'uso targumico di Memra (vedi antropomorfismo ) - e nel complesso, ma non sempre, ipotizzando che la "materia" fosse increata, Filone introduce il Logos come l'agente mediatore tra Dio nell‘Alto e il mondo fenomenico terreno.[25] (cfr per chiarimenti Bereshit, Chomer Chayul'ì e Luce celeste).

Dio Creatore ed operatore di miracoli[modifica | modifica sorgente]

« Chi è come Te, Grande per Santità (baQodesh), troppo Temibile "per essere" lodato, Operatore di prodigi(?) »   (Esodo 15.11)

Come Dio interviene in modo "sovrannaturale" operando miracoli, con ciò cambiando l'ordine naturale di una data cosa, popolo o storia, così egli sostiene il Mondo "rinnovandone continuamente la Creazione" affinché esso possa esistere: Nachmanide ricorda che[26] questo assunto è comprovato grazie all'esistenza dello Shabbat, citato tra i Dieci comandamenti con il primo in cui viene citata ancora la "liberazione/redenzione" del popolo ebraico dalla schiavitù nell'antico Egitto quando furono appunto grandi e "terribili i prodigi ed i miracoli".

Nella Guida dei perplessi Maimonide afferma che, accettando in parte/parti della Natura la teoria "causa-effetto", non risulta assolutamente possibile affermare che si possa procedere in senso infinito, secondo questa logica, se non affermando che esiste un Unico Dio Creatore, Primo ed Ultimo. Altrettanto, egli spiega, neanche quindi la Creazione potrebbe essere considerata "eterna" proprio per la stessa logica infatti non si potrebbe parlare di causa, senza effetto, senza ammettere l'esistenza di "una" "Causa Prima", quindi "Auto-esistente", ovvero Dio Creatore.

Dio Eterno, Perfetto ed Immutabile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adon Olam e Shemà.

Poiché Dio è "Auto-esistente" e niente vi fu prima di Lui, Egli è Primo ed Ultimo, Eterno ed Immutabile:

« Prima che il Mondo fosse creato, Lui ed il Suo Nome era/"erano" Uno/Solo/"Soli" »

Come ricorda anche Maimonide quindi Dio è "Increato", "è, era/fu e sempre sarà" in eterno.

Quantunque alcuni non usino recitarlo, come fu per l'Arizal, al termine di Arvit di Shabbat è presente il cantico seguente, in parte così tradotto in italiano:

« Sia esaltato il Dio Vivente e sia lodato. Egli esiste e la Sua esistenza non ha limiti nel tempo. Egli è Uno e non v'è altro unico, come la Sua Unicità. Egli è Ignoto, ed Infinita è la Sua Unità. Non ha forma corporea, e non è un corpo. Niente può essere paragonato alla Sua Santità. Egli ha preceduto ogni cosa creata, è il Primo, ma non ha inizio la Sua priorità. Egli è il Signore dell'Universo, per ogni creatura. Dimostra la Sua Grandezza, e la Sua Regalità. Egli ha ispirato con la Sua profezia, i Suoi eletti e coloro che sono la Sua gloria... ...Egli vede e conosce i nostri segreti, scorge dall'inizio la fine di ogni cosa... ...Benedetto eternamente, il Suo Nome glorioso... ...Torah di Mosheh è verità e così la Sua profezia, sia Benedetto in eterno il Suo Nome glorioso. »
(Yigdal (canto) (Siddur))

Gikatilla insegna[27] che Dio, sia Egli lodato, è "separato" da qualunque "aspetto" del sensibile e da materia e forma; ciò non esclude che Egli sia anche "presente" nel Mondo, nella Sua Creazione.

Predilezione di Dio per il popolo ebraico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chi è ebreo?, Era messianica, Ghiur, Popolo d'Israele, Popolo ebraico e Popolo eletto.
« Canto dei gradini. Alzo gli occhi verso i monti: donde viene il mio aiuto? Il mio aiuto viene da Hashem, Creatore del cielo e della terra. Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; il tuo custode non dormirà. Certo, non dorme né sonnecchia il custode d'Israel. Hashem il tuo custode, Hashem la tua ombra alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. Hashem ti proteggerà da ogni male, custodirà la tua persona. Hashem ti proteggerà quando esci e quando entri, da ora e per sempre »   (Salmo 121)

Dio, Qadosh BarukhHu, Santo e Benedetto, ha scelto il popolo ebraico stipulando differenti forme di Alleanza, elargendo Benedizioni e sempre sostenendone la causa divina anche tramite l'Avodah dello studio della Torah e della preghiera ebraica.

« Io sono del Mio "amato" ed il Suo "desiderio" è rivolto a/verso di me »   (Cant 7:10)

Il Sefer haZohar discute questo versetto del Libro del Tanakh Shir haShirim in merito alla luce celeste concludendo, in rapporto alla metafora della "Santa barba", che tale suggello e rettifica sono con il Messia: tale rivelazione viene confermata nella parte Heikhalot oltre ad essere espressa esplicitamente in quella denominata Idra Rabba Kadusha, ovvero de "la santa maggiore assemblea", entrambe appunto dello Zohar.

Sono elementi spirituali del popolo ebraico la purezza spirituale, la Qedushah, essere liberi (cfr Esodo) per i miracoli e l'elezione da parte di Dio per esso proclamandosene Re e Formatore, come detto:

« Benedetto Tu, Hashem, che ha scelto il Suo popolo Israel con amore »

La Torah viene considerata il "contratto del matrimonio" tra l'Altissimo, Re in Cielo ed in Terra, e gli ebrei.
Ancora il Cantico dei Cantici scritto da re Salomone ne rivela lo stretto legame eterno e mai interrotto.

Dio e le 70 Nazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adamo, Noè e Tavola delle Nazioni.
« Sia benedetto il nome di HaShem, ora e sempre. Dal luogo da cui sorge il sole sino al luogo dove tramonta, sia lodato il nome di HaShem. Elevato sopra tutte le Genti è HaShem, la Sua Gloria è al di sopra dei Cieli. HaShem è il nostro Signore. Quanto è poderoso il Tuo nome su tutta la Terra![28] »
(Siddur Siyakh Yitzkhak)

Molti numeri possiedono uno speciale simbolismo nell'Ebraismo - i 4 bicchieri di vino, i 5 Libri di Mosè, le 12 Tribù d'Israele, i 613 mitzvot, ecc. - ma un numero che forse non è stato considerato troppo speciale è il numero 70.

Il Midrash Alpha Beisa spiega il significato importante di questo numero:

“Dio, che ha settanta Nomi, diede la Torah, che ha settanta nomi, a Israele, che ha settanta nomi (i settanta nomi di Dio a di Israele sono elencati da Ba'al ha-Turim nel suo commentario a Numeri 11.16), e che si originò da settanta persone che andarono giù in Egitto con Giacobbe (elencate in Genesi 46.8-27), e fu scelto tra settanta nazioni (elencate in Genesi 10), per celebrare settanta giorni santi dell'anno (52 Shabbat e 18 festival, inclusi i Giorni Intermedi di Pesach e Succot). La Torah fu trasmessa a settanta anziani (Midrash Yelamdeinu), e tutelata dal Sinedrio dei 70 Saggi (Numeri 11.16) ... Ci sono 70 configurazioni della Torah (Zohar, Genesi 36), che fu tradotta in settanta lingue per renderla comprensibile a settanta nazioni (Sotah 32a), e fu scolpita su settanta pietre dopo che Israele ebbe attraversato il Giordano (Deuteronomio 27.8) verso la Terra Santa. Nella Città Santa di Gerusalemme, che ha settanta nomi, costruirono il Tempio, che ha settanta colonne. Colà, durante il Succot, settanta sacrifici venivano offerti (29.13-34) per il bene delle settanta nazioni del mondo che hanno settanta rappresentanti tra gli angeli celesti.”[29][30]

Il rabbino Judah Loew, noto anche come il Maharal di Praga (1520 c. -1609), scrive che il numero sette rappresenta l'interezza di questo mondo naturale, che fu creato in sette giorni (sei giorni di creazione, completati nello Shabbat) e che dureranno per settemila anni (seimila anni, più uno Shabbat di mille anni - cfr. Talmud Sanhedrin 97a). Inoltre qualsiasi numero per dieci rappresenta il suo pieno potenziale espanso – cosicché settanta di qualcosa rappresenta tutti i potenziali aspetti di tale cosa nel mondo naturale.[31]

Il Maharal di Praga scrive inoltre che il numero 70 è basilare per i punti fondamentali della storia: dopo il Diluvio, settanta nazioni discesero da Noè; settanta lingue emersero alla costruzione della Torre di Babele; la nazione ebraica iniziò con le settanta persone che andarono in Egitto con Giacobbe; e nel Mondo a venire, le settanta nazioni principali riconosceranno Dio come l'Unico e Solo Signore del mondo.

Rabbi Avraham Chaim Feuer, nel suo importante commentario ai Tehillim,[32] cita Rabbi David Feinstein che spiega il significato dei molti paralleli del numero 70 – settanta nazioni, settanta membri della famiglia di Giacobbe, settanta lingue principali, settanta configurazioni della Torah, ecc. – come segue:

Ognuna delle 70 nazioni rappresenta una caratteristica unica, come dicono i Saggi, una eccelleva in guerra, un'altra in dissolutezze, una terza in bellezza, e così via. Tutte queste virtù e tensioni di carattere sono presenti anche in Israele, poiché ogni persona ha doni da sviluppare e tentazioni da superare. Dio vuole che tutte le nazioni si elevino al loro massimo potenziale spirituale. Queste variazioni erano presenti in ciascuno dei membri della famiglia di Giacobbe. E le settanta lingue usate da Mosè hanno in parallelo le settanta configurazioni della Torah; ognuna parla ad una delle settanta caratteristiche con cui Dio ha popolato il mondo. Israele, come modello spirituale e leader del mondo, deve dimostrare in sé che la sua eminenza è alla portata di ogni nazione; che ogni tipo di persona può vivere una vita elevata, guidata dalla Torah. Di conseguenza, una parte significativa della vita ebraica ruota intorno al numero 70 per simboleggiare che ogni virtù nazionale può essere sfruttata a fini sacri.

Un altro parallelo del numero 70 ha a che fare con il punto decisivo finale della storia:

Salmi 20, che inizia con le parole "Lamnatzei’ach Mizmor L’Dovid – Al maestro del coro, un Salmo di Davide.", viene recitato quotidianamente verso la fine del servizio della preghiera Shacharit. In questo Salmo, si chiede a Dio: "rispondici, o Signore, quando ti invochiamo" nei momenti di grande sofferenza e angoscia. Il Gaon di Vilna, nello Yahel Ohr (2:119:2) nota che ci sono settanta parole in questo Salmo, corrispondenti ai settanta anni di travagli e sofferenze - che i testi classici riportano come le "doglie della nascita del Messia" - per il popolo ebraico prima del Messia e della redenzione. L'augurio del Gaon è che tutti meritino di vedere l'era messianica, quando tutte le settanta nazioni del mondo si uniranno con il popolo ebraico - sotto un'unica Torah e un Unico Dio.[33]

Profezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mosè#Tradizione ebraica e Nomi di Dio nella Bibbia#Ein sof.
« ...per la "Vita di" Dio, per la Vita della tua persona »   (2 Re 4.30)

Secondo Nachmanide i principi della conoscenza, della provvidenza, dell'onniscienza e dell'onnipotenza divine sono, nella fede ebraica, anche fondamenti attestanti l'esistenza della profezia infatti l'individuo non ne potrebbe sapere dell'esistenza senza questa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Traduzione di Rav Dario Disegni, in Bibbia ebraica- Pentateuco e Haftaroth, Firenze, Giuntina, 2010, p.95
  2. ^ Tredici attributi della Clemenza divina
  3. ^ "Eyeh asher Eyeh", saggio pdf di Gerardo Sachs sul Nome di Dio, da Jewish Bible Quarterly, Vol. 38, No. 4, 2010.(EN)
  4. ^ Rambam, Hilkhot Yesodey HaTorah, cap. 6 halakhah 2
  5. ^ Gli Ebrei considerano dall'antichità il tetragramma troppo sacro per essere pronunciato. La Halakhah prescrive che "il nome dev'essere pronunciato come Adonai", che anche è considerato un nome sacro, da usarsi solamente durante le preghiere; prescrivendo anche che per farvi riferimento si doveva usare la forma impersonale haShem ("il Nome") - cfr. Stanley S. Seidner,"HaShem: Uses through the Ages." Rabbinical Society Seminar, Los Angeles, 1987. Nelle traduzioni della Bibbia ebraica in altre lingue, normalmente si usa "il Signore" o "l'Eterno"; queste due ultime forme sono usate anche da quasi tutte le traduzioni cristiane dell'Antico Testamento.
  6. ^ Roy Kotansky, Jeffrey Spier, "The 'Horned Hunter' on a Lost Gnostic Gem", The Harvard Theological Review, Vol. 88, No. 3 (luglio 1995), p. 318: "Anche se molti studiosi credono che "Geova" sia una tarda (1100 e.v. circa) forma ibrida derivata dalla combinazione delle lettere latine JHVH con le vocali di Adonai (la versione tradizionalmente pronunciata di יהוה), molti testi magici in semitico e greco stabilisce una prima pronuncia anticipata del nome divino sia come Yehovah che Yahweh".
  7. ^ Il nome "Yehudah" (Giuda), invece, non è propriamente un nome teoforico, in quanto deriva dalla radice ודה, relativa al campo semantico del "confessare, riconoscere, lodare"; il nome, tuttavia, presenta le stesse consonanti del nome divino con l'aggiunta della lettera dalet, è questo è stato motivo di interpretazioni allegoriche e cabbalistiche.
  8. ^ Nehemia Gordon, The Pronunciation of the Name (EN)
  9. ^ In altre lingue, il termine ha connotati semantici simili: cfr. per es. inglese: "Godhead", ingl. antico: Godhād = l'Essere Divino, Dio Vivente.
  10. ^ v Kuzari su Onnipresenza ed Onniscienza
  11. ^ Abnegazione dinanzi a Dio/Abnegazione nella legge ebraica
  12. ^ Cit. in Daniel C. Matt, "Ayin: The concept of nothingness in Jewish mysticism", su The Problem of Pure Consciousness, 1990, Oxford University Press, pp. 121–159.
  13. ^ int. al. "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio.
  14. ^ La Cabala ebraica insegna a tal proposito seppur differentemente per l'esegesi ebraica del confronto in oggetto: "Dio, la Torah ed Israel solo un'"unita`/unica cosa""
  15. ^ "...Ai Tuoi "occhi", 1000 anni sono come [il giorno] di ieri... passato..." (Libro dei Salmi 90.4)
  16. ^ cfr anche Zohar e Kuzari
  17. ^ Gersonide "Opinioni sull'onniscienza".
  18. ^ Maimonide, I 13 principi di fede, Secondo Principio.
  19. ^ Fonti ebraiche usano il termine Shituf (traslitterazione dell'ebraico: שיתוף; anche traslitt. shittuf o schituf; letteralmente "associazione") per il culto e l'adorazione del Dio di Israele in una maniera che l'Ebraismo reputa non essere monoteistica. Il termine connota una teologia che non è completamente politeistica, ma che non viene considerata puramente monoteistica. tale termine è usato principalmente per la Trinità cristiana dalle autorità legali ebraiche che desiderano distinguere il Cristianesimo dal vero e proprio politeismo. Sebbene all'ebreo sia proibito adottare una teologia shituf, i non ebrei possono in qualche modo affermare una tale teologia senza essere considerati idolatri dagli ebrei. Pur tuttavia, se il Cristianesimo sia shituf o proprio politeismo, rimane tuttora in discussione nella teologia ebraica.
  20. ^ "Jewish Beliefs about God" in C/JEEP Curriculum Guide American Jewish Committee (EN)
  21. ^ Rabbi Harold Kushner, To Life! A Celebration of Jewish Being and Thinking, 1993..
  22. ^ Partzufim e Profezia
  23. ^ Pirqei Avot 3:16
  24. ^ Il termine usato specialmente nel Targum quale manifestazione di "Dio", appellativo sostituto di "il Signore": spesso si deve evitare un'espressione antropomorfica (cfr Antropomorfismo nella cabala e Guida dei perplessi)
  25. ^ Jewish Encyclopedia, articolo "Wisdom of God" (EN) URL consultato 15/01/2013
  26. ^ Nahmanide esegeta e cabbalista (pag 247-249), Firenze, ed La Giuntina, 1998
  27. ^ La Cabbala. Introduzione, Testi classici, Spiegazione (a cura di Johann Maier). EDB, Bologna, 2008 ISBN 978-88-10-21508-1 (pag. 63)
  28. ^ vedi anche Libro di Isaia 43.5-6
  29. ^ Michael L. Munk, עולם האותיות: The Sacred Letters As a Guide to Jewish Deed and Thought, Mesorah, 1983, pp. 183-184.
  30. ^ articolo su torchweb (EN) URL consultato 15/01/2013
  31. ^ "Parshas Noach (5772)" su torchweb, cit.
  32. ^ Avraham Chaim Feuer, Schottenstein Ed Tehillim, Artscroll, 2001. ISBN 9781578195626
  33. ^ Parshas Noach (5772), cit..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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