Pesach

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Pesach
Nome originale פסח
Tipo di festa religiosa
Periodo 15-22 di Nisan
Religione Ebraismo
Oggetto della celebrazione Passaggio, Esodo
Oggetti liturgici matzah, vino, piatto del seder
L'Angelo della Morte e il primo Pesach, illustrazione da un libro di Charles Foster del 1897

Pèsach o Pesah (ebraico פסח), detta anche Pasqua ebraica, è una festività ebraica che dura otto giorni (sette nel solo Israele) e che ricorda l'esodo e la liberazione del popolo israelita dall'Egitto; la Pasqua cristiana - pur con nuovi significati cristologici - trae origine da questa festività.

Nella Bibbia ebraica, il nome di Pesach è riservato soltanto al giorno 14 del mese di Nisan, in ricordo del korban fatto dal popolo ebraico e mangiato con Matzot ed erbe amare: questo l'Esodo di liberazione; i successivi sette giorni vengono chiamati Festa dei Pani non lievitati (o Festa dei Pani Azzimi). Questo è confermato dal confronto con il versetto di Numeri 28,16:

« E il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sarà la Pasqua del Signore »   (Numeri 28;16)

e i versetti di Esodo 12,17-20

« E dovete osservare la festa dei pani non lievitati (Matzot) (...) Per sette giorni (...) dovete mangiare pani non fermentati »   (Esodo 12;17-20)

Tranne eccezioni, fuori da Eretz Israel i giorni degli azzimi sono otto: i primi due e gli ultimi due sono di Yom Tov.

Origine della festività[modifica | modifica wikitesto]

Pesach (parola ebraica tradotta lett. in lingua italiana con "passaggio") è parte dei Shalosh Regalim assieme a Shavuot e Sukkot; principio della primavera è anche definita Chag haAviv, appunto Festa della primavera ed è inoltre ritenuta dal popolo ebraico Zman Cherutenu, Tempo della nostra libertà.

Il termine Pesach appare nella Torah.

Dio annuncia al popolo di Israele, nella Terra degli schiavi in Egitto, che Lui lo libererà; Egli dice: "In questa notte io passerò attraverso l'Egitto e colpirò a morte ogni primogenito egiziano, sia fra le genti che tra il bestiame."

Tramite Mosè Dio ordina al popolo di Israele di marcare gli stipiti delle loro porte con del sangue di agnello cosicché: "Io vedrò il sangue e passerò oltre, colpirò invece con il mio castigo l'intero Egitto e a voi non succederà niente".

La frase "passerò oltre" viene resa con la parola Pesach. Da questa trae origine il termine italiano Pasqua. In inglese viene invece utilizzata la traduzione letterale "pass over", contratta in Passover.

Cibi non lievitati[modifica | modifica wikitesto]

I due principali comandamenti legati alla festa di Pesach sono: cibarsi di matzah (pane non lievitato) e la proibizione di nutrirsi di qualsiasi cibo contenente lievito durante l'intero periodo della festività: esso viene chiamato Chametz; in epoca antica ve ne era un terzo: l'offerta dell'agnello nella sera del giorno 14 del mese ebraico di Nisan ed il cibarsi quella stessa notte del sacrificio di Pesach.

I comandamenti sono stati trasformati in una cena particolare, chiamata seder, celebrata nelle prime due sere della festa. Altri usi associati a Pesach sono il cibarsi di erbe amare ed altri alimenti durante la celebrazione del seder. Sebbene parecchie siano le spiegazioni che sono state date al cibarsi di pane azzimo, la più accreditata è che si tratti di un ricordo del pane di cui gli Israeliti si cibarono durante l'Esodo: durante la loro fuga dall'Egitto non ebbero il tempo di far lievitare il pane. Nella celebrazione del Seder, un passo, da recitare con la matzah in mano recita "Questo è il pane dell'afflizione di cui i nostri padri si cibarono in terra d'Egitto..."

Vigilia e celebrazione[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'inizio della festività gli ebrei eliminano da casa ogni minima traccia di lievito e qualsiasi cibo che ne contenga (questo viene indicato con il termine chametz). Questa tradizione viene chiamata "bedikat chametz".

Durante tutto il periodo di Pesach, per la proibizione del lievito Chametz, che inizia in un periodo preciso del mattino del giorno della stessa vigilia, non viene consumato cibo lievitato sostituendo il pane, la pasta e i dolci con le "matzot" ed altri cibi appositamente preparati senza essere lievitati.

Pesach è una festività felice che viene solitamente trascorsa in famiglia.

Anche la vigilia di Pesach viene considerata [quasi] come Chol haMoed.

Il digiuno del primogenito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Digiuni ebraici.

Questo digiuno viene celebrato soltanto dai maschi primogeniti ebrei e deve possibilmente essere interrotto durante il mezzogiorno della vigilia concludendo un trattato del Talmud, solo digiuno delle Festività ebraiche interrotto così.

Il Seder[modifica | modifica wikitesto]

La prima notte in particolare è la più importante, soprattutto in Terra d'Israele perché vige l'obbligo solo di essa. Durante le prime due sere si usa consumare la cena seguendo un ordine particolare di cibi e preghiere che prende il nome di seder, parola che in ebraico significa per l'appunto ordine, durante il quale si narra l'intera storia del conflitto con il faraone, delle 10 piaghe e della fuga finale seguendo l'Haggadah di Pesach.

La celebrazione è colma di gesti visibili ed elementi necessari soprattutto perché i bambini possano osservare ed apprendere.

Scarica l'Haggadah di Pesach secondo l'uso della comunità ebraica di Roma
Scarica l'Haggadah di Pesach (versione traslitterata) secondo l'uso della comunità ebraica di Roma

Durante il seder vengono utilizzate 3 matzot che vengono tenute coperte da un panno e scoperte durante la lettura di alcuni brani. All'inizio della cena, dopo il Qiddush, viene spezzata in due pezzi quella di mezzo: una parte viene conservata sotto la tovaglia per poi essere mangiata dai partecipanti al termine della cena e talvolta conservandone un pezzettino bene avvolto in carta come buon augurio.

I bambini vengono coinvolti molto nel seder, attraverso brani a loro dedicati, immagini e quant'altro. Alcuni usano per l'afikomen farne oggetto di ricerca, come fosse una caccia al tesoro, a cui partecipano spesso tutti i commensali.

Disposizione del piatto[modifica | modifica wikitesto]

Durante la cerimonia un piatto, detto piatto del Seder, è parte centrale della narrazione che precede la cena. Il piatto del seder è di solito decorato ed ha dipinti tutti i principali simboli della festa. Al centro sono poste tre Matzot per ricordare la concitata e precipitosa fuga dall'Egitto. Attorno, nell'ordine, vi sono il karpas, solitamente un gambo di sedano che ricorda la corrispondenza della festività di Pesach con la primavera e la mietitura che, in epoca antica, era essa stessa occasione di festeggiamento (: "maror") o erbe amare che rappresenta la durezza della schiavitù; una zampa arrostita di capretto chiamata zeru'a: rappresenta l'agnello pasquale che gli ebrei sacrificarono nella notte della morte dei primogeniti egiziani; un uovo sodo beitza in ricordo del lutto per la distruzione del Tempio; infine una sorta di marmellata preparata con mele, datteri, mandorle, prugne, noci e, spesso, vino (chiamato "Charoset") che rappresenta la malta usata dagli ebrei durante la schiavitù per la costruzione delle città di Pit'om e Ramses. Oltre ad una prima come Maror, alcuni, specie nell'uso italiano, aggiungono una seconda insalata, conosciuta come lattuga.

Esistono differenti tradizioni sulla disposizione di questi cibi sul piatto del Seder di Pesach, ciò anche secondo gli insegnamenti della Qabbalah.

Ordine[modifica | modifica wikitesto]

La lettura dell'Haggadah di Pesach inizia con un ricordo, un brano in lingua aramaica; poi i bambini chiedono agli adulti quale sia il significato di Pesach. Gli si risponde, si narrano gli eventi relativi all'uscita dall'Egitto, si analizzano i diversi tipi di ebrei: il figlio saggio rappresenta l'ebreo osservante. Il figlio malvagio è invece l'ebreo che sospetta "per male" e rifiuta la sua eredità e la religione ebraica, le sue radici. Il figlio difficile si riconosce nell'ebreo indifferente. Il giovane o semplice, invece, colui che non conosce della propria cultura e tradizione "a sufficienza" per poter prendere parte alla discussione non sapendo quindi come domandare.

Poco dopo vi è il ricordo delle dieci piaghe inflitte da Dio all'Egitto per indurre il Faraone a lasciare liberi gli Ebrei ed un esempio di pilpul, o discussione talmudica in cui, nell'interpretazione rabbinica, il calcolo delle piaghe e delle punizioni da cinque e quattro, dieci, per quaranta, poi cinquanta, sino a duecento o duecentocinquanta per la metafora biblica del "dito" e della "mano" di Dio.

Più avanti, si ripete la promessa eterna.

Nel corso del seder vi è obbligo di bere quattro bicchieri di vino, secondo alcuni cinque, soprattutto nel Minhag italiano, Oltre ad essere composto da diversi brani cantati, termina di solito con canti tradizionali. Nella tradizione italiana i canti sono in italiano e si ricordano Had gadià, la storia del capretto, resa famosa da Angelo Branduardi in una forma ridotta, adattata e modificata (ad esempio sostituisce il capretto con un topolino) con il titolo La fiera dell'est, e il conteggio, cantato, da uno a tredici, dove uno è Dio, fino a tredici attributi divini, passando per ...due Tavole della Legge, tre Patriarchi, Quattro Madri di Israele, cinque libri della Torah, sei libri della Mishnah, sette giorni della settimana, otto i giorni per il Brit Milah, nove mesi di gravidanza, dieci Comandamenti, undici stelle di Giuseppe, dodici tribù...

Birkhat haMazon e Hallel[modifica | modifica wikitesto]

Terminato il pasto, successivo alla prima parte del Seder, si consumano i bicchieri di vino restanti con la recitazione della benedizione dopo il pasto, la Birkhat haMazon, e dell'Hallel dopo cui si permette di bere solo acqua e si proibisce di mangiare altro sino all'alba o dopo la recitazione di Shakhrit.

Col Seder di Pesach si presenta l'unica occasione in cui gli ebrei sono liberi di recitare l'Hallel di sera e/o notte poiché Pesach rappresenta una giornata magnificente di libertà nel corso dell'anno ebraico.

Berakhot necessarie[modifica | modifica wikitesto]

Usi o Minaghim[modifica | modifica wikitesto]

Pesach shenì[modifica | modifica wikitesto]

In ricordo degli ebrei che non erano riusciti a cibarsi del sacrificio di Pesach per impurità rituale, è Mizvah cibarsi di Matzah anche il giorno 14 del mese ebraico di Iyar nella ricorrenza chiamata Pesach Shenì o Pesach Katan; il Pentateuco riporta infatti l'episodio in cui alcuni ebrei posero il quesito a Mosè su questo caso di Halakhah e così fu stabilito da allora. Nel 14 Iyar è permesso cibarsi anche di pane lievitato o di Chametz in genere.

Halakhah sul soggiorno nell'Egitto biblico antico[modifica | modifica wikitesto]

I Maestri ebrei, come anche Maimonide, hanno stabilito per il popolo ebraico di non soggiornare troppo tempo in tutto il luogo dell'"Egitto antico biblico", soprattutto di non farvi congregazioni ebraiche (secondo altri risulta possibile in caso di pericolo fuori da quelle Terre, comunque "per non troppo tempo").

Pesach e Pasqua cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario ebraico.

La celebrazione della Pasqua, almeno sin dal Concilio di Nicea, non coincide esattamente con l'inizio della celebrazione ebraica di Pesach. Secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni e da altri particolari della Passione, sembra che il giorno della morte di Gesù sia corrisposto, per la maggioranza del popolo ebraico del tempo, a quello in cui si immolava l'agnello e si celebrava (alla sera) il primo seder di Pesach, e perciò al giorno ritenuto essere il 14 di Nisan. L'Ultima Cena consumata da Gesù e dai suoi apostoli la sera del giorno precedente, secondo le modalità proprie del seder di Pesach[1], la si comprende come una possibile anticipazione del rito, propria di una parte del popolo ebraico del tempo (come ad esempio gli esseni, per il cui calendario liturgico "solare" il 14 di Nisan doveva cadere sempre di martedì) o come un'anticipazione voluta da Gesù stesso, "non potendo celebrarla l'indomani se non nella sua persona sulla croce" (Giuseppe Ricciotti). Inoltre in ambito cristiano, nella celebrazione della Pasqua, si voleva dare maggiore risalto alla Risurrezione, avvenuta il "primo giorno della settimana", cioè la domenica immediatamente successiva.

In lettere scambiate tra la Chiesa di Roma e quelle d'Asia già nel II secolo, si rintraccia una disputa indicata come pasqua quartodecimana. Le Chiese dell'Asia minore ritenevano che i cristiani dovessero celebrare la Pasqua il 14 di Nisan in tono "penitenziale", ritenendola una tradizione risalente all'apostolo Giovanni, e dando così maggiore risalto alla Passione e morte di Gesù. La Chiesa di Roma, invece, aveva la tradizione di celebrare solennemente la Pasqua la domenica successiva al 14 di Nisan, volendo in questo modo mettere maggiormente in risalto la Risurrezione di Gesù.

Dalla "composizione" di questa disputa prese origine l'attuale struttura del Triduo Pasquale.

La tradizione quartodecimana fu seguita da alcune chiese fino a poco oltre il Concilio di Nicea, che stabilì il criterio per la determinazione della data della Pasqua cristiana: essa doveva cadere la domenica seguente il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, considerato corrispondente al giorno 21 di marzo. Il plenilunio non doveva essere effettivamente osservato, ma individuato approssimativamente mediante il calcolo dell'epatta, elaborato dal monaco Dionigi il Piccolo. In questo modo si slegava la determinazione della data della Pasqua cristiana dalle osservazioni dei fenomeni astronomici (effemeridi) e dalle regole del calendario lunisolare ebraico, non ancora completamente fissate. Soltanto con Maimonide, infatti, si stabilirono regole precise (ed indipendenti dall'osservazione dei fenomeni astronomici) per quanto riguardava il ricorrere del capodanno, la durata dei mesi e l'eventuale aggiunta del tredicesimo mese (we-adar) "intercalare" all'anno ebraico (accorgimento necessario per correggerne la differenza di durata rispetto all'anno tropico).

Anche la maggior parte dei protestanti, con qualche differenza, celebra la Pasqua il giorno stabilito seguendo le regole del Concilio di Nicea, invece di farla corrispondere al 14 di Nisan. Le Chiese ortodosse ed orientali celebrano tutte la Pasqua secondo le regole stabilite a Nicea, anche se, non avendo aderito alla riforma gregoriana del calendario e del metodo di calcolo dell' epatta (epatta "liliana") (ad eccezione della Chiesa ortodossa finlandese), questa finisce per cadere in giorni diversi da quello calcolato dai cattolici (di rito latino) e protestanti.

In conseguenza delle regole stabilite a Nicea (e della riforma "gregoriana" del calendario giuliano e dell'epatta) insieme all'attuale forma del calendario ebraico (per opera di Maimonide), la Pasqua cristiana cade circa nello stesso periodo di Pesach, sebbene venga fatta coincidere sempre con la domenica. Nel caso in cui il primo plenilunio di primavera (calcolato sempre approssimativamente con il metodo dell'epatta) cada proprio di domenica, e che quindi, verosimilmente, coincida con il giorno 14 di Nisan, la celebrazione della Pasqua cristiana (e "gregoriana"), allo scopo di sottolineare il diverso significato, viene rimandata alla domenica successiva.

Per la Chiesa Cattolica la Pasqua supera Pesach per importanza poiché, se Pesach corrisponde al periodo della Passione e morte di Cristo, la Pasqua ne ricorda la Risurrezione. Questa ricorrenza viene infatti ricordata all'inizio del Triduo Pasquale cristiano, nella messa "in coena Domini", il giorno del giovedì santo, così come nella lettura liturgica di brani del libro dell'esodo, in particolare quello della cena con l'agnello immolato e del passaggio degli ebrei del mar Rosso, obbligatoria nella celebrazione della Veglia Pasquale, la sera del sabato santo.

Le ricorrenze nel calendario gregoriano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calcolo della Pasqua.

Nei prossimi anni Pesach cadrà nel calendario gregoriano nei seguenti giorni (tra parentesi, la data corrispondente nel calendario ebraico):

Come per tutte le altre feste ebraiche, l'inizio della festa coincide con il tramonto del giorno precedente.

Ricerca storico-fenomenologica[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista storico-archeologico molti studiosi concordano nell’individuare nella moderna Pesach l’unione di due festività preesistenti e distinte. Una era la Pasqua dell’uccisione dell’agnello e l’altra gli Azzimi del pane non fermentato. La natura di passaggio e spostamento della festa di Pesach riporta ad usi pastorali premosaici, mentre gli Azzimi risalirebbe alla religione Cananea. Nella Bibbia si possono trovare tracce di una celebrazione ancora disgiunta delle due feste fin dopo la penetrazione ebraica nella terra di Canaan.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alla luce dei Vangeli questo non è giustificabile

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rinaldo Fabris, Introduzione Generale alla Bibbia, LOGOS, corsi di studi biblici, 2004, p. 563.
  • Anna Vera Sullam, Unidici stelle risplendenti, Mondadori.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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