Deismo

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William Blake: The Ancient of Days (1794)

Il deismo (dal latino deus) è una filosofia razionalista della religione sviluppatasi nei secoli XVII e XVIII in Gran Bretagna e successivamente in Francia e in Germania. Nato in un'epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intendeva porre fine ai contrasti fra le religioni rivelate in nome di quell'univocità della ragione sentita, in particolare nell'ottica dell'illuminismo, come l'unico elemento in grado di affratellare tutti gli esseri umani.

Il deismo assume a priori l'esistenza di un ente supremo ordinatore dell'universo, indispensabile a spiegarne l'ordine, l'armonia e la regolarità. Nega però sia la necessità di una rivelazione, dalla quale comunque prescinde ritenendo che sia solo per gli incolti, sia la storicità di qualsiasi pretesa rivelazione. Nega anche qualsiasi forma di provvidenza.

La negazione della rivelazione ha come conseguenza il rifiuto di qualsiasi dogma o autorità religiosa. L'uso corretto della ragione consente all'uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa e autosufficiente, capace di spiegare il mondo e l'uomo.

Il deismo può essere definito anche come una teologia fondata non su testi sacri, ma sulla ragione che, ribadendo l'esistenza di Dio, lo configura in termini differenti da quelli della dottrina cristiana. Esso assume anche alcuni elementi del panteismo di Spinoza, ma riconferma l'esternalità di Dio rispetto all'universo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Illuminismo in Inghilterra § Deismo.

Nonostante le difficoltà iniziali a superare la censura, non solo ecclesiastica, per le posizioni di estremo razionalismo, il deismo diventò ben presto una delle principali correnti d'interpretazione filosofica della religione, anticipando tematiche che avrebbero trovato pieno sviluppo con l'illuminismo.

Se l'amico di Cartesio, Marin Mersenne, nel 1624 sente l'urgenza di denunciare il diffondersi del deismo in Europa e pubblica L'impiété des déistes, athées et libertins de ce temps, combatue et renversée de point en point par raisons tirées de la philosophie et de la théologie, Blaise Pascal qualche decennio dopo denunciò come deisti tutti coloro che pretendono di assurgere alla conoscenza di Dio prescindendo dalla rivelazione positiva tramandata dalla tradizione ecclesiastica e contrapporrà al «dio dei filosofi», raggiunto con il lume naturale, il vero Dio rivelato dalla Sacra Scrittura, il dio dei patriarchi, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

David Hume è il critico più geniale dell'antropomorfismo sotteso alla concezione deistica del mondo. Nei suoi Dialoghi sulla religione naturale, sostenendo che «la materia può essere suscettibile di numerose e grandi rivoluzioni durante i periodi infiniti di durata eterna del mondo», contro la tradizione che da Anassagora si estende fino a Hegel e oltre, attacca il privilegio accordato «a questa piccola agitazione del cervello che noi chiamiamo pensiero» facendone il modello di risoluzione di tutti gli enigmi posti dall'esistenza e dal funzionamento dell'universo.

Molti furono i personaggi illustri dell'illuminismo europeo che sostennero le posizioni del deismo: tra i più noti John Locke, Immanuel Kant,[1] Samuel Clarke, John Toland, Matthew Tindal e Anthony Collins.[2] Nel Settecento in molti Paesi il deismo è diffuso in ambienti massonici, tra intellettuali e politici come Voltaire,[3] Gotthold Lessing,[4] Thomas Jefferson, Johann Fichte e Georg Hegel.

In Germania il deista forse più noto, insieme con Adam Weishaupt, il fondatore dell'ordine degli Illuminati, è Hermann Samuel Reimarus, i cui scritti furono pubblicati postumi da Lessing come Frammenti dell'anonimo di Wolfenbüttel[5]. In particolare la pubblicazione del frammento in cui Reimarus contesta l'attendibilità storica della Risurrezione di Gesù, attribuendola a un'invenzione dei discepoli, destò un vivacissimo scandalo. A Lessing fu vietato il diritto di replica: egli utilizzò questo silenzio imposto per portare sul palcoscenico la prosecuzione del confronto con il pastore Goeze, scrivendo il dramma Nathan il saggio, in cui, utilizzando la parabola dei tre anelli, già presente nel Decameron di Giovanni Boccaccio, sviluppò al contempo i temi della tolleranza e della teoria dell'impostura.

Il deismo contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Concezioni religiose di tipo deista sarebbero ancora particolarmente diffuse negli Stati Uniti e in grande espansione. Alcune associazioni di deisti, basandosi su studi sulle dinamiche religiose, stimano la popolazione americana vicina al deismo pari a quasi il 10% del totale, sebbene questa percentuale sia annoverata come parte della categoria non religiosa/atea. Altre stime vorrebbero invece il deismo una minoranza molto più esigua, circa lo 0,02%.[6]

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Critiche alle istituzioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

Facendo leva sulla ragione, i deisti contestano le rivelazioni su cui si fondano le varie confessioni religiose, ritenendo le chiese istituzioni umane dettate da scopi di dominio e non dal possesso della verità. La vera rivelazione è offerta dal lume naturale della ragione e non da comunicazioni dirette e miracolose della divinità a profeti o fondatori di religioni positive.

Per Lord Bolingbroke (1678-1751), la religione, il cristianesimo e le chiese non sono che mezzi al servizio dello Stato per temperare le passioni antisociali presenti nell'uomo. Il cristianesimo è vero solo nella misura in cui la sua dottrina è razionale, mentre la fede ecclesiastica è un'invenzione umana, escogitata a vantaggio di un ordinamento gerarchico, in cui il clero recita una parte ben remunerata, mantenendo al contempo nella miseria, nella superstizione e nell'ignoranza gli strati popolari.

Per Matthew Tindal la religione rivelata è il risultato di imposture umane, evidenti negli antropomorfismi che caratterizzano la divinità preda di passioni umane come l'ira e la gelosia. La religione autentica si fonda su principi puramente morali e pratici, come voleva anche Locke, su un atteggiamento di tolleranza nei confronti degli anticonformisti e degli eterodossi. Tindal in ogni caso identifica la religione autentica negli aspetti razionali del Cristianesimo, ritenuto però come istituito direttamente da Dio all'atto della creazione.

Critiche all'ateismo[modifica | modifica wikitesto]

Il deismo rifiuta decisamente l'ateismo, in quanto incapace di spiegare l'ordine del «grande orologio dell'universo che richiede un grande orologiaio quale suo fattore» (Voltaire).

L'obiezione fondamentale mossa agli atei dai deisti è compendiabile nell'immagine dell'Iliade o dell'Eneide come risultanti da una combinazione puramente casuale delle lettere dell'alfabeto o dei caratteri di stampa. Per usare un'altra immagine: gli atei sono imbarcati su un aereo privo di pilota e, escludendo all'origine una mente onnisciente e onnipotente, non saprebbero spiegare chi ha predisposto il pilota automatico o costruito un aereo capace di volare,

Etica[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto alla base del deismo, quello di una divinità eminentemente creatrice e ordinatrice, è immediatamente utilizzabile, nell'ambito della classificazione tra religioni rivelate e religioni in ottica etnologica, per identificare questi secondi modelli rispetto alle prime. Nella religione rivelata infatti la divinità non esplica solo una funzione creatrice ma anche quella di censore/supervisore etico dell'uomo. Questa modalità di intendere il profilo della divinità è una modalità contingente che si può ritrovare solo su sistemi di culto connessi con modelli sociali di tipo classistico. Il passaggio da modelli deistici a modelli teoetotomistici - corroborato da varie evidenze antropologiche - è stato invocato per spiegare la credenza religiosa riguardo al peccato originale.

Questa trasformazione socio culturale può essere infatti invocata per interpretare il passaggio dalla condizione anteriore alla manducazione del pomo dell'albero - detto per l'appunto della conoscenza del bene e del male - in cui l'uomo, vivendo in contesti deistici non era in grado di sperimentare la condizione di conoscenza di eventuali gesti e scelte da intendere quale opposizione alla volontà della divinità (male) da gesti e atteggiamenti graditi alla stessa (bene). Le forme deistiche, non teoetomistiche, non contemplano infatti alcun concetto di peccato/corruzione/impurità. Questo implica che in esse la sfera etica sia sottratta dall'ambito confessionale, di fede.

L'uomo dunque non può conoscere il bene e il male. È immediata la possibilità di identificare questa valenza nel nome dato all'albero in questione, detto per l'appunto della conoscenza del bene e del male, dall'agiografo. La conoscenza del bene e male, vere e proprie categorie teologiche, è infatti possibile solo in un contesto dove la divinità emani norme e leggi o principi etici a cui l'individuo si deve attenere - pena l'incorrere in sanzioni/condanne.

Molti deisti moderni hanno aderito a valori come il rispetto per la natura, per il prossimo, nonché la tolleranza religiosa.[7]

Vita oltre la morte[modifica | modifica wikitesto]

Il deismo non ha una posizione univoca sull'esistenza di una vita oltre la morte, anche se essa è generalmente ammessa, come pure in alcuni casi è ammessa la reincarnazione.[8] Le associazioni deiste moderne considerano la questione come non rilevante e lasciano ai loro aderenti la facoltà di autodeterminarsi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ DEISMO
  2. ^ Storia delle filosofie - Le filosofie moderne
  3. ^ Voltaire
  4. ^ Lessing | Dialoghi per Massoni
  5. ^ Tr. it. a cura di F. Parente, Bibliopolis, Napoli, 1977.
  6. ^ American Nones: The Profile of the No Religion Population | ARIS 2008
  7. ^ Deism Defined, Welcome to Deism, Deist Glossary and Frequently Asked Questions
  8. ^ http://www.deism.com/images/DeistLESSONSIXTEEN.pdf

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas Paine: The Age of Reason.
  • Matthew Tindal: Christianity as Old as the Creation, Londra, 1730.
  • Gotthart Victor Lechler: Geschichte des englischen Deismus, Tübingen, 1841.
  • Christopher Voigt: Der englische Deismus in Deutschland.
  • Deism, masonry, and the Enlightenment: essays honoring Alfred Owen Aldridge / edited by J.A. Leo Lemay, Newark, University of Delaware Press, 1987
  • Betts, C.J.: Early deism in France: from the so-called "déistes" of Lyon (1564) to Voltaire’s "Lettres philosophiques" (1734), The Hague, M. Nijhoff Publishers, 1984
  • Robert E. Sullivan: John Toland and the deist controversy: a study in adaptation, Cambridge, Mass. - Londra, Harvard University Press, 1982.
  • César Chesneau Du Marsais: Examen de la religion, ou Doutes sur la religion dont on cherche l'éclaircissement de bonne foi. Introduction et édition critique par Gianluca Mori, Oxford, Voltaire Foundation, 1998
  • John Leland: A view of the principal deistical writers 1755-1757; Reprint of the 1757 3d ed., improved, New York-Londra, Garald Publishing, 1978
  • Antony Collins: Discorso sul libero pensiero, a cura di Ida Cappiello, Macerata, Liberilibri, 1990.
  • Mario Sina: L’avvento della ragione. "Reason" e "above Reason" dal razionalismo teologico inglese al deismo, 1976.
  • Alfonso Prandi: Cristianesimo offeso e difeso: deismo e apologetica cristiana nel secondo Settecento, 1975.
  • Massimo Firpo: Il rapporto tra socinianesimo e primo deismo inglese negli studi di uno storico polacco, 1973.
  • Ugo Bonanate: Charles Blount: libertinismo e deismo nel seicento inglese, 1972.
  • Giuseppe Giarrizzo: Fra protestantesimo e deismo: le origini della moderna storiografia inglese sul cristianesimo primitivo. 1, Fra latitudinari e ortodossi: C. Middleton (1683-1751?)
  • Mario Manlio Rossi: Alle fonti del deismo e del materialismo moderno, 1942.
  • Cecilia Motzo Dentice Di Accadia: La supremazia dello Stato. Il deismo inglese (Giorn. crit. 1935).
  • Peter Byrne: Natural religion and the nature of religion: the lagacy of deism, 1989.
  • Martin Mulsow: Monadenlehre, Hermetik und Deismus: Georg Schades geheime Aufklärungsgesellschaft, 1998.
    (a cura di A, Santucci): John Toland e il deismo, Bologna, il Mulino, cop. 2000.
  • Jim Herrick: Against the faith: essays on deists, skeptics and atheists , Buffalo, N. Y. : Prometheus books, 1985.
  • Robert E. Sullivan, John Toland and the deist controversy: a study in adaptations, Cambridge, Mass. - London, Harvard University Press, 1982.
  • James A. Herrick: The radical rhetoric of the English deists [Texte imprimé]: the discourse of skepticism, 1680-1750, Columbia (S.C.): University of South Carolina Press, cop. 1997.
  • C.J. Betts: Early deism in France: from the so-called "déistes" of Lyon, 1564, to Voltaire's " Lettres philosophiques ", 1734

The Hague - Boston - Lancaster, M. Nijhoff, 1984.

  • Stephen Lalor: Matthew Tindal, freethinker: an eighteenth-century assault on religion, Londra, Continuum, cop. 2006.
  • Sulla concezione «artificialista» della natura, base indispensabile del deismo, vedi Sergio Landucci, “I filosofi e Dio“, Roma-Bari, Laterza, 2005.
  • Roberto Verolini: Il Dio Laico: caos e libertà, Roma, Armando, 1999 [1].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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