Clodoveo I

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Clodoveo I (ca. 466 – Parigi27 novembre 511) fu re dei Franchi, appartenente alla dinastia dei merovingi.

Ritratto di Clodoveo I su una moneta di bronzo del 1720.
Ritratto di Clodoveo I su una moneta di bronzo del 1720.

In francese Clovis e in tedesco Chlodwig o Chlodowech, il suo nome deriva dal franco Hlodowig, composto da hlod, «illustre», e wig («battaglia»), e dunque significa «illustre in battaglia»: da esso derivano i nomi Luigi e Ludovico.

Indice

[modifica] Biografia

Clodoveo è conosciuto soltanto attraverso il secondo dei dieci libri della Storia dalla creazione di Adamo all'anno 591 – successivamente intitolata Storia dei Franchi - del vescovo Gregorio di Tours (536597), un notabile gallo-romano i cui intenti di scrittore appaiono volti all’edificazione e all’agiografia piuttosto che alla rappresentazione di fatti documentati con scrupolo storiografico. Il libro II della sua Storia descrive gli avvenimenti del regno di Clodoveo inserendoli in successioni di cinque anni o di multipli di cinque: cosicché, poiché l’unica data che può considerarsi certa nella vicenda storica di Clodoveo è quella della morte, avvenuta il 511, seguendo Gregorio egli sarebbe nato nel 466, sarebbe salito al trono nel 481, a quindici anni, e il suo regno sarebbe durato trenta anni.

Clodoveo nacque da uno dei capi dei Franchi Salii, tribù germaniche stanziate nelle attuali province di Tournai e di Cambrai, Childerico I, e da Basina di Turingia. Childerico era un alleato dei Romani, prima di Ezio contro Attila, poi del generale Egidio contro i Visigoti, e si vide riconoscere da quest’ultimo il controllo politico, se non territoriale, della provincia romana Belgica Seconda, comprendente le attuali province di Reims, di Amiens e di Boulogne, con l’eccezione di un territorio che - ultima énclave romana in Gallia - compreso tra le Mosa e la Loira, aveva Soissons a città più importante ed era controllata da Siagrio, figlio del defunto Egidio.

[modifica] La salita al trono

Il nuovo conflitto che oppose Childerico - che aveva riconosciuto, nel 476, il nuovo potere di Odoacre - a Siagro, alleato dei Visigoti, era ancora in corso quando, nel 481, Childerico morì lasciando il trono al figlio Clodoveo. Questi, opportunamente, nel 484 stipulò un’alleanza con i Franchi stanziati nella vicina regione di Cambrai e, nel 485, con le tribù orientali stanziate nella valle del Reno, dette per questo dei Franchi Ripuarii, sposando la figlia di un loro capo, Cloderico, dalla quale ebbe il figlio Teodorico. Avendo le frontiere assicurate a nord e ad est, Clodovico poté gettare il suo esercito contro Siagro che, sconfitto nel 486 nella battaglia di Soissons e fuggito tra i Visigoti, fu riconsegnato da costoro a Clodoveo, che lo passò per le armi. Ora le tribù franche di Clodovico controllavano tutta la Gallia settentrionale.

[modifica] L'alleanza con il clero cattolico e il principio assolutistico del potere

Gregorio di Tours racconta l’episodio del "vaso di Soissons", accaduto durante la guerra, che testimonia la trasformazione dei rapporti di potere al vertice della società franca: avendo i Franchi saccheggiata una chiesa, il vescovo di Reims chiese la restituzione di un vaso particolarmente prezioso a Clodoveo, che promise a condizione che l’assemblea dei guerrieri – dove avveniva la distribuzione del bottino - gliel’avesse assegnata. Richiesto espressamente il vaso, l’assemblea rispose che poteva prenderla, perché «nessuno può opporsi al tuo volere», affermazione che dimostra la maggiore autorità esercitata dal capo militare della tribù; ma un guerriero si oppose, spezzando il vaso e dicendo che a Clodoveo sarebbe spettata solo la parte di bottino che la sorte gli avesse assegnato, comportamento che dimostra, al contrario, la tradizione di eguaglianza vigente fra i guerrieri. Clodoveo, l’anno dopo, davanti a tutto l’esercito riunito, con un pretesto avrebbe ucciso impunemente il guerriero ribelle, «incutendo gran terrore», episodio che registra l’esistenza del principio del potere assoluto esercitato dal re sulla nobiltà guerriera.

Quanto all’episcopato, esso fu lesto a intravedere in essi la forza dominante, con la quale era opportuno che il clero, grande proprietario terriero, si accordasse, come attesta la lettera di felicitazioni che il vescovo di Reims, Remigio, inviò a Clodoveo, il quale da parte sua, essendo pagano, comprese quanto opportuna, per mantenersi al potere, fosse l’alleanza con la Chiesa cattolica, organizzazione ormai potente e ben strutturata gerarchicamente.

[modifica] L'espansione territoriale

Maestro di Saint-Gilles, San Remigio battezza Clodoveo, ca 1510, Nat. Gall., Washington.
Maestro di Saint-Gilles, San Remigio battezza Clodoveo, ca 1510, Nat. Gall., Washington.

Nel 493 Clodoveo stipula un patto di non-aggressione con il regno dei Burgundi, sancito dal suo matrimonio - il secondo - con la cattolica Clotilde, figlia del re Chilperico II, e nel 496 attacca gli Alemanni, popolazione stanziata alle frontiere orientali, sempre in conflitto con i Franchi Ripuari per il controllo della valle del Reno: Clodoveo s'inserisce nel conflitto contando di ottenere la fine della minaccia alemanna e, insieme, importanti ingrandimenti territoriali. Alleato del re franco di Colonia, Sigiberto lo Zoppo, impegna la battaglia decisiva a Tolbiac: la leggenda narrata da Gregorio sostiene che Clodoveo, in difficoltà, abbia promesso la sua conversione al cattolicesimo in cambio della vittoria, che ottenne, costringendo gli Alemanni ad abbandonare il corso superiore del Reno.

Il 24 dicembre Clodoveo onora la sua promessa - secondo Gregorio - facendosi battezzare a Reims dal vescovo san Remigio. Secondo la tradizione è lo Spirito Santo o un angelo, in forma di colomba, a portare a Remigio la santa Ampolla con l'olio santo per battezzare Clodoveo. La stessa Ampolla verrà poi usata per incoronare i re di Francia da Ludovico il Pio e Carlo X. Tutto il popolo franco è ora, almeno ufficialmente, cattolico e il regno franco confina con popoli cristiano-ariani: a sud-ovest, tra la Loira e i Pirenei, dall'Atlantico a Narbonne, i Visigoti di Alarico II, e a sud-est i Burgundi divisi, dopo la morte di Chilperico II, assassinato dal fratello Gondebaudo, in due gruppi di tribù, con a capo lo stesso Gondebaudo, che risiede a Vienne, e l'altro fratello Godegiselo, stabilito in Svizzera, nell'attuale Ginevra.

Clodovico non tardò a sfruttare la divisione del regno burgundo e l'inimicizia dei due fratelli. Stretta alleanza con Gondegiselo, nel 500 due eserciti attaccano da nord e da sud il regno di Gondebaudo che, battuto a Digione, si rifugia ad Avignone, assediato da Clodoveo, mentre il fratello occupa il suo trono di Vienne. Minacciato da Teodorico e dai Visigoti di Alarico II, Clodoveo è costretto ad accettare una tregua con Gondebaudo, che può così rivolgere le armi contro il fratello Gondegiselo, battendolo e uccidendolo a Vienne; poi, nel 502, stipula con Gondebaudo - che si converte anch'egli al cattolicesimo - un trattato di amicizia suggellato dal matrimonio dei loro rispettivi figli, Teodorico e Suavegota.

L'alleanza fra i due re non può che allarmare il visigoto e ariano Alarico II, che sa dei progetti espansionistici di Clodoveo e il cui regno è agitato dalla fronda del clero cattolico. Opera allora in tre direzioni: con il concilio di Agde, rafforza l'autorità dei vescovi cattolici sulle diocesi; con un nuovo codice giuridico - il Breviario di Alarico II - promulgato nel 506 e ricalcato sul codice di Teodosio II del 438, va incontro alle rivendicazioni della popolazione gallo-romana; cerca infine la mediazione di Teodorico - suo suocero, avendone sposato la figlia Teudigota, il quale è a sua volta cognato di Clodoveo, in quanto marito della sorella di questi, Aldofleda - perché si adoperi per un accordo tra Visigoti e Franchi.

Clodoveo, con il trattato di amicizia stipulato ad Amboise, finse di rassicurare Alarico ma in realtà aveva già preparato la guerra: alleato dei Burgundi di Gondebaudo, dei Franchi Ripuari di Sigiberto lo Zoppo e anche dell'imperatore romano d'Oriente Anastasio, che è in guerra con Teodorico e lo tiene impegnato in Pannonia, nel 507 invase il regno dei Visigoti, sconfiggendoli a Vouillé, presso Poitiers, dove Alarico II è ucciso, si dice, dallo stesso Clodoveo, e l'anno dopo, con la conquista di Tolosa, s'impadronì di tutti i territori dei Visigoti, che vennero ricacciati oltre i Pirenei. Nel 508, a suggello dell'alleanza, Clodovico ricevette dall'imperatore Anastasio I il titolo di console: si fa risalire a quest'anno il trasferimento della capitale nella vecchia Lutezia, ribattezzata Parigi dal nome dei suoi abitanti galli, i Parisii.

Quanto alle tribù dei Franchi Ripuari, stanziati sulla riva destra del Reno, nell’attuale Turingia, Clodoveo fu sbrigativo, facendo assassinare nel 510 il loro capi, Cararico, Ragnacaro e Ricaro, e assicurandosi le loro terre. Fu poi la volta del vecchio alleato Sigiberto lo Zoppo, fatto uccidere – si dice per ispirazione di Clodoveo - dal figlio Cloderico che tuttavia non poté godere il frutto del parricidio, perché fu subito assassinato dai sicari di Clodoveo.

[modifica] Il concilio di Orléans

Interno della Cattedrale di Sainte-Croix a Orléans
Interno della Cattedrale di Sainte-Croix a Orléans

Clodoveo si era guadagnato l'appoggio del clero cattolico, garantendo i suoi vasti possedimenti, concedendo privilegi e autorità, ma non era intenzionato a farsene dominare; nella tradizione dell'Impero romano, egli non si considera il capo della Chiesa del suo regno, ma è intenzionato a mantenere un ruolo di garanzia e di controllo, e lo dimostra convocando nel luglio del 511 un concilio a Orléans. Riuniti nella chiesa di di Sainte Croix, i 32 vescovi presenti - meno della metà dei vescovi delle diocesi del regno - designarono Clodoveo «Rex Gloriosissimus figlio della Santa Chiesa» e gli sottoposero all'approvazione 31 canoni che intendevano imporre leggi del codice romano alle consuetudini franche, proibendo i matrimoni fra consangunei e l'adulterio, l'omicidio per vendetta, la mutilazione e il rapimento.

Altri canoni prevedono una ristrutturazione della Chiesa franca: il clero deve essere approvato dal re, che nomina anche i vescovi, ed è esentato dal servizio militare; i preti sposati possono convivere con le loro mogli, ma devono astenersi dai rapporti sessuali. Viene favorito l'inserimento del clero già ariano nelle strutture cattoliche.

L’alleanza della Chiesa con il potere civile è, insieme con l'unificazione dei territori che costituiscono in gran parte la Francia attuale, è l'atto politico di maggiore rilevanza: destinato a produrre le sue conseguenze per tredici secoli, pone Clodoveo nella veste di fondatore della monarchia francese.

[modifica] La legge salica, l'economia e la struttura della società franca

I Franchi avevano da tempo un insieme di leggi tramandate soltanto oralmente: la loro rielaborazione scritta appartiene al tempo di Clodoveo, sembra intorno al 495 e, dal nome dei Franchi Salii, fu chiamata legge salica.

Divisa in capitoli e paragrafi, in essa si vieta la vendetta personale, sostituita, qualunque sia il delitto, da un’ammenda, pagata dalla sua famiglia, alla famiglia della vittima e stabilita da un tribunale di notabili. Soltanto la violazione della sepoltura e l’abbandono, da parte della donna, del focolare domestico, non possono essere sanate da alcuna ammenda e vengono punite, la prima, con l’esclusione del reo dalla comunità, la seconda, con la morte: la donna viene sepolta viva. La sposa viene acquistata dal futuro sposo al padre, che investe nella dote un terzo della somma ricevuta. L’adulterio della donna è punito con il divorzio e con la sua esclusione dalla comunità.

Legge salica, manoscritto della Biblioteca Nazionale di Parigi
Legge salica, manoscritto della Biblioteca Nazionale di Parigi

Minuzioso appare l'elenco delle ammende graduate a seconda della gravità del reato; si citano i furti di suini, di bovini, di ovini, di caprini, di equini, del pollame, degli alveari, della frutta e, in particolare, dell'uva, delle barche e degli attrezzi da pesca, dei cani da caccia: elementi che indicano le specifiche attività economiche praticate dai Franchi, l'allevamento del bestiame, la caccia, la pesca e anche i prodotti dell'agricoltura - esrcitata con l'aratro trascinato dai buoi - come il lino, le fave, i piselli, le rape e le lenticchie; dalle norme contenute nella legge salica si ricava anche l'utilizzo dei mulini ad acqua. Il commercio è invece pressoché inesistente e si basa ancora, al tempo di Clodoveo, sullo scambio in natura: la moneta - il vecchio solido aureo romano che, fino al 539, viene battuto ancora con l’effigie dell’imperatore d’Oriente regnante - è utilizzata soprattutto per pagare le ammende.

I boschi e prati appartengono alla comunità di villaggio, mentre la terra coltivabile è sfruttata individualmente dal singolo contadino ma non è proprietà privata: non può essere alienata in vita, e alla morte dell'agricoltore viene coltivata dai suoi eredi maschi. La donna, infatti, è esclusa dalla possibilità di ereditare i beni immobili - di qui, il termine di legge salica a indicare l'esclusione dall'ereditarietà al trono delle figlie del re.

Se appare evidente l'originaria struttura per clan della comunità franca, risulta anche il suo progressivo dissolvimento: in un capitolo della legge si ammette che i membri di un villaggio possano stabilirsi in un altro - purché però vi sia il consenso di tutti i membri della comunità - ma è anche possibile ottenere l'autorizzazione per decreto regio al trasferimento in altra comunità, senza possibilità di opposizione da parte dei componenti delle due comunità. Chi si fosse opposto, avrebbe dovuto pagare 200 solidi, un'ammenda elevata. La possibilità di uscire dal proprio clan era sfruttata soprattutto dai ricchi, perché essi sarebbero stati sotto la diretta protezione del re e non sarebbero stati più tenuti a prendersi cura dei parenti più poveri.

La divisione in classi è ancora testimoniata dall'ammontare delle ammende: se l'uccisione di uno schiavo era riscattata con una somma irrisoria, l'uccisione di un semilibero era compensata con 100 solidi, quella di un contadino libero con 200 solidi, quella di un nobile e di un prete con 600, quella di un vescovo con 900 e quella di un appartenente all'alta nobiltà militare con 1800 solidi. Si rileva da questi dati quanto elevato fosse il rango acquisito dal clero e la qualità della stratificazione sociale: servi e schiavi, privi di terra, esercitavano i mestieri artigiani e di supporto all'allevamento - vi erano falegnami, fabbri, gioiellieri e poi stallieri, porcai e vignaiuoli - mentre i piccoli contadini dovevano guardarsi dalla crescita del potere dei nobili trasformatisi in grandi proprietari terrieri, i feudatari, grazie alle terre concesse loro dal re a compenso dei servizi militari prestati. Il re, a sua volta, accresceva il suo potere grazie all'oppoggio dei feudatari e del clero, governando il paese tramite i suoi funzionari, i conti e i suoi aiutanti, in luogo delle vecchie assemblee di tribù. Anche i tribunali popolari di villaggio, pur continuando a esistere, furono sempre più frequentemente presieduti da funzionari regi.

[modifica] Morte e successione di Clodoveo

Il regno franco dopo la morte di Clodoveo
Il regno franco dopo la morte di Clodoveo

Clodoveo muore il 27 novembre 511 e viene sepolto nella basilica parigina dei Saints-Apôtres, sulla collina di Sainte-Geneviève.

I figli Clotario, Clodomiro, Teodorico e Childeberto, in conformità della tradizone franca, si dividono il regno, costituito dall'antica Gallia, con esclusione della Provenza, della Septimania, corrispondente all'antica Gallia Narbonense, e del regno dei Burgundi.

  • Teodorico I (485-534) è re di Austrasia e co-regnante di Orléans
  • Clodomiro (495-524), che sposa Gondiuca di Burgundia, è re di Orléans
  • Childeberto I (496-558), che sposa Ultrogota di Ostrogotia, è re di Parigi
  • Clotario I (497-561) è re di Reims

La figlia Clotilde, che non può regnare secondo la legge salica, va sposa, nel 517, del re visigoto Amalarico. Clodoveo e Clotilde avevano avuto anche un altro figlio, Ingomiro, morto infante nel 494.

La parte più grande, circa un terzo dell'intero regno, si estende tra il Reno e la Loira, e spetta al figlio maggiore Teodorico, nato dalle prime nozze di Clodoveo. la divisione del regno venne pertanto stabilita secondo le norme di diritto privato, fatte scrivere dallo stesso Clodoveo nella legge salica: il regno franco è dunque il patrimonio del re, la nozione di bene pubblico, per altro esistente nella legge di Clodoveo, qui è ignorata semplicemente perché lo Stato è considerato bene privato del re.

Le quattro capitali dei nuovi regni sono tuttavia situate nel centro dell'insieme, relativamente vicine l'una alle altre, come a indicare la tensione esistente fra la tendenza centrifuga che la divisione comportava e la reazione centripeta all'unità: «l'idea di un regno unificato dei Franchi sussisteva negli spiriti» [1]

[modifica] Note

  1. ^ P. Périn – G. Duchet-Suchaux, Clovis et les Mérovingiens

[modifica] Bibliografia

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