Emmanuel Lévinas

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Emmanuel Lévinas (Kaunas12 dicembre 1905 – Parigi25 dicembre 1995) è stato un filosofo lituano naturalizzato francese di origini ebraiche.

Nella sua gioventù ricevette un'educazione ebraica tradizionale, incluso il Talmud. Prese la cittadinanza francese nel 1930.

Levinas aveva incontrato presto la scrittura di Fëdor Dostoevskij: seguiterà a riferirvisi, ma per poi giungere a integrare la traccia di pensatori moderni quali Henri Bergson, Marcel Proust e Paul Valéry, come pure di altri, anteriori, ed ebrei, tra cui Ibn Gabirol e Yehuda Halevy. Avrà inoltre a confrontarsi con la figura di Edmund Husserl, traducendone lui in francese le Meditazioni Cartesiane.

Indice

[modifica] Esperienze belliche

Durante l'invasione tedesca della Francia nel 1940, Levinas, prigioniero di guerra, fu trasferito in un campo sul suolo tedesco vicino ad Hannover e vi rimase fino alla fine della guerra.

Vi fu segregato in speciali baracche per prigionieri ebrei, ai quali era proibita qualunque forma di culto.

Altri prigionieri riferiscono di averlo visto prendere appunti su di un quaderno, che più tardi avrebbe formato le sue dissertazioni di apertura "De l'Existence à l'Existant", un punto di riferimento della rivalutazione e critica della filosofia di Heidegger, e "Le Temps et l'Autre" (entrambi del 1948).

Nello stesso tempo sua moglie fu protetta dalla deportazione grazie agli sforzi del filosofo Maurice Blanchot che rischiò anche il proprio benessere vedendo che Levinas era capace di tenersi in contatto con la sua famiglia diretta grazie alle lettere e ad altri messaggi. Gli altri membri della famiglia non furono così fortunati: sua suocera fu deportata e non fu mai più vista, mentre suo padre e i suoi fratelli furono assassinati in Lituania dalle SS.

[modifica] Filosofia

Dopo la guerra, Levinas divenne un pensatore di punta in Francia, emergendo dal circolo degli intellettuali che circondavano Jean Wahl. La sua opera si basa sull'etica dell'Altro o, come direbbe Levinas, egli ricerca "l'etica come prima filosofia". Per Levinas, l'Altro non è conoscibile e non può esser ridotto ad un oggetto per sé, come è detto dalla metafisica tradizionale (chiamata ontologia da Levinas). Levinas preferisce pensare la filosofia come la 'conoscenza dell'amore' piuttosto che l'amore della conoscenza. Nel suo sistema, l'etica diventa un'entità indipendente dalla soggettività al punto che la responsabilità è intrinseca al soggetto; per questo un'etica di responsabilità precede qualunque 'oggettiva ricerca della verità'. Levinas fa derivare la preminenza della sua etica dall'esperienza dell'incontro con l'Altro. Per Levinas l'incontro faccia a faccia con un altro essere umano è un fenomeno privilegiato nel quale la prossimità dell'altra persona e la distanza sono entrambi fortemente sentiti. Alla rivelazione del volto il primo desiderio naturale di una persona è di uccidere l'Altro. Allo stesso tempo, la rivelazione del volto costringe l'immediato riconoscimento dell'incapacità di una persona di farlo. Ogni uomo deve instantaneamente riconoscere l'inviolabilità e l'autonomia dell'Altro, riconosciuto come "insegnante".

Tra le tante opere di Levinas i testi-chiave includono "Totalité et infini: essai sur l'extériorité" (1961) ("Totalità e infinito: saggio sull'esteriorità", Jaca Book, Milano, 1980) e "Autrement qu'être ou au-delà de l'essence" (1974) ("Altrimenti che essere o aldilà dell'essenza", Jaca Book, Milano, 1983). Entrambi i lavori sono stati tradotti in inglese dal filosofo americano Alphonso Lingis.

Nel tardo pensiero di Levinas seguendo "Totalité et infini", lui ritenne che la nostra responsabilità per l'altro fosse già radicata all'interno della nostra costituzione soggettiva. Questo può esser visto più chiaramente nel più tardo resoconto di ricorrenza (capitolo 4 da "Autrement q'être ou au-delà de l'essence"). Fin qui Levinas affermava che la soggettività era formata da e grazie al nostro nesso soggettivo verso l'altro. Tanto che il suo punto di vista era che la soggettività fosse primordialmente etica e non teoretica. Cioè che la nostra responsabilità per l'altro non era una proprietà derivata della nostra soggettività; al contrario, l'obbligo fonda il nostro io soggettivo dandogli una direzione significativa e un orientamento.

[modifica] Bibliografia italiana

La traccia dell'altro, Pironti, Napoli, 1979.

Totalità e infinito. Saggio sull'esteriorità, Jaca Book, Milano, 1980.

Quattro letture talmudiche, Il Melangolo, Genova, 1982.

Altrimenti che essere o al di là dell'essenza, Jaca Book, Milano, 1983.

Dell'evasione, Elitropia, Reggio Emilia, 1983.

Nomi propri, Marietti, Genova, 1984.

Etica e infinito. Il volto dell'altro come alterità etica e traccia dell'infinito, Città Nuova, Roma, 1984.

Umanesimo dell'altro uomo, Il Melangolo, Genova, 1985.

Dal sacro al santo. La tradizione talmudica nella rilettura dell'ebraismo post-cristiano, Città Nuova, Roma, 1985.

L'al di là del versetto, Guida, Napoli, 1986.

Di Dio che viene all'idea, Jaca Book, Milano, 1986.

Dall'esistenza all'esistente, Marietti, Genova, 1986.

Difficile libertà, La scuola, Brescia, 1986.

Il tempo e l'altro, Il Melangolo, Genova, 1987.

E. Levinas - A. Paperzak, Etica come filosofia prima, Guerini e Associati, Milano,1989.

Trascendenza e intelligibilità, Marietti, Genova, 1990.

Fuori dal soggetto, Marietti, Genova, 1992.

Su Blanchot, Palomar, Bari, 1994.

Alcune riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo, introduzione di G. Agamben, Quodlibet, Macerata 1997

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