Giacomo Casanova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giacomo Casanova ritratto dal fratello Francesco

Giacomo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798) è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo e agente segreto italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.

Di lui resta una produzione letteraria molto vasta ma viene principalmente ricordato come avventuriero e come colui che fece del proprio nome il sinonimo di seduttore e libertino. A questa fama di grande conquistatore di donne contribuì verosimilmente la sua opera più importante: Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l'autore descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.

L'Histoire è stata scritta in francese e dovrebbe quindi far parte della letteratura in questa lingua, sebbene la scelta linguistica sia stata dettata principalmente da motivi di diffusione dell'opera, in quanto all'epoca il francese era la lingua più conosciuta e parlata in Europa. Casanova stesso fece riferimento alla maggiore diffusione di questa lingua nella prefazione dell'Histoire:

(FR)

« J'ai écrit en français, et non pas en italien parce que la langue française est plus répandue que la mienne[1] »

(IT)

« Ho scritto in francese e non in italiano perché la lingua francese è più diffusa della mia »

Certo dell'immortalità della sua opera, se non al fine di garantirsela, Casanova preferì utilizzare la lingua che gli avrebbe consentito di raggiungere il maggior numero possibile di potenziali lettori. Molte opere minori, del resto, le scrisse in italiano, forse perché sapeva bene che esse non sarebbero divenute mai un monumento, come avvenne invece per la sua autobiografia.

Da notare, in questo caso, le analogie con un altro celebre veneziano, coevo al Casanova: Carlo Goldoni, il quale scelse allo stesso modo di scrivere la propria autobiografia in francese.

L'autobiografia del Casanova, a parte il valore letterario, è un importante documento per la storia del costume, forse una delle opere letterarie più importanti per conoscere la vita quotidiana in Europa nel '700. Si tratta di una rappresentazione che, per le frequentazioni dell'autore e per la limitazione dei possibili lettori, riferisce principalmente delle classi dominanti dell'epoca, nobiltà e borghesia, ma questo non ne limita l'interesse in quanto anche i personaggi di contorno, di qualsiasi estrazione, sono rappresentati in modo vivissimo. Leggere quest'opera è uno strumento importantissimo per conoscere il quotidiano degli uomini e delle donne di allora, per comprendere dal di dentro la vita di ogni giorno.

Fra corti e salotti, Casanova sfiorò, quasi senza accorgersene, un momento di svolta epocale della storia. Conobbe molti fra i grandi del suo tempo e ne documentò gli incontri; erano fra questi personaggi come Rousseau, Voltaire, Madame de Pompadour, Mozart, Caterina II di Russia, Federico II di Prussia. Ma Casanova non comprese lo spirito di rinnovamento che avrebbe fatto volare la storia verso direzioni mai percorse prima. Rimase ancorato fino alla morte al vecchio regime e a quella classe dalla quale, per nascita, era stato escluso e della quale cercò disperatamente di far parte, anche quando essa era ormai irrimediabilmente avviata verso il tramonto.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita alla fuga dai Piombi (1725 - 1756)[modifica | modifica wikitesto]

Calle della Commedia (ora Malipiero)

Giacomo Girolamo Casanova nacque a Venezia in Calle della Commedia (ora Calle Malipiero), vicino alla chiesa di San Samuele dove fu battezzato.[3] Il padre era Gaetano Casanova, un attore e ballerino parmigiano con remote origini spagnole[4] e la madre Zanetta Farussi, un'attrice veneziana. Ma la voce popolare lo considerava frutto di una relazione extraconiugale della madre con il nobile Michele Grimani. I genitori erano attori e soprattutto la madre sembra aver avuto successo nella sua professione dato che la troviamo citata da Carlo Goldoni nelle sue Memorie, ove la definì: "....una vedova bellissima e assai valente".[5]

Chiesa di San Samuele, Venezia

Casanova, a parte due sorelle morte piccole, aveva due fratelli, Giovanni Battista e Francesco, entrambi divenuti pittori. Rimasto orfano di padre[6] a soli otto anni ed essendo la madre costantemente in viaggio a causa della sua professione, fu allevato dalla nonna materna Marzia Baldissera in Farussi. Giacomo era da piccolo di salute cagionevole e per questo motivo la nonna lo condusse da una fattucchiera che, eseguendo un complicato rituale, riuscì a guarirlo dai disturbi da cui era affetto. Dopo quell'esperienza infantile, l'interesse per le pratiche magiche lo accompagnerà per tutta la vita ma lui stesso era il primo a ridere della credulità che tanti manifestavano nei confronti dell'esoterismo. All'età di nove anni, fu mandato a Padova, dove rimase fino al termine degli studi. Nel 1737 si iscrisse all'università dove, come ricorda nelle Memorie, si laureò in diritto.[7] Successivamente viaggiò a Corfù e a Costantinopoli.[8]

Nel 1743 rientrò a Venezia e in quello stesso anno la nonna Marzia Baldissera morì.[9] Con la morte della nonna, a cui era legatissimo, si chiuse un capitolo importante della sua vita: la madre decise di lasciare la bella e costosa casa in Calle della Commedia[10] e di sistemare i figli in modo economicamente più sostenibile. Questo evento segnò profondamente Giacomo, togliendogli un importante punto di riferimento. Nello stesso anno fu rinchiuso, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, nel Forte di Sant'Andrea dalla fine di marzo alla fine di luglio. Più che l'applicazione di una pena, fu un avvertimento tendente a cercare di correggerne il carattere.

Messo in libertà, partì, grazie ai buoni uffici materni, per la Calabria, al seguito del vescovo di Martirano[11] che si recava ad assumere la diocesi. Una volta giunto a destinazione, spaventato per le condizioni di povertà del luogo, chiese e ottenne congedo. Viaggiò a Napoli e a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede. L'esperienza si concluse presto a causa della sua condotta imprudente: infatti aveva nascosto nel Palazzo di Spagna, residenza ufficiale del cardinale, una ragazza fuggita di casa.

Targa commemorativa su Palazzo Malipiero

Nel febbraio del 1744 arrivò ad Ancona, dove era già stato sette mesi prima. Durante il primo soggiorno nella città era stato costretto a passare la quarantena nel Lazzaretto dove aveva intessuto una relazione con una schiava greca, alloggiata nella camera superiore alla sua.[12] Fu però durante il suo secondo soggiorno ad Ancona che Casanova ebbe una delle sue più strane avventure: si innamorò di un sedicente cantante castrato, Bellino, convinto che si trattasse in realtà di una donna. Fu solo dopo una corte serrata che Casanova riuscì a scoprire ciò che sperava: il castrato era in realtà una ragazza, Teresa, che, per sopravvivere dopo essere rimasta orfana, si faceva passare per un castrato in modo da poter cantare nei teatri dello Stato della Chiesa, dove era vietata la presenza di donne sul palcoscenico. Il nome di Teresa ricorre spesso nel testo dell'Histoire a testimonianza dei molti incontri avvenuti, negli anni, nelle capitali europee dove Teresa mieteva successi con le sue interpretazioni.[13]

Ritornò quindi a Venezia e per un certo periodo si guadagnò da vivere suonando il violino nel teatro di San Samuele, di proprietà dei nobili Grimani che, alla morte del padre, avvenuta prematuramente (1733), avevano assunto ufficialmente la tutela del ragazzo, avvalorando la voce popolare secondo la quale uno dei Grimani, Michele, fosse il vero padre di Giacomo.

Nel 1746 avvenne l'incontro con il patrizio veneziano Matteo Bragadin, che avrebbe migliorato sostanzialmente le sue condizioni. Colpito da un malore, il nobiluomo fu soccorso da Casanova e si convinse che, grazie a quel tempestivo intervento, aveva potuto salvarsi la vita. Di conseguenza prese a considerarlo quasi come un figlio, contribuendo, finché visse, al suo mantenimento. Nelle ore concitate in cui assisteva Bragadin, Casanova venne in contatto con i due più fraterni amici del senatore: Marco Barbaro[14] e Marco Dandolo,[15] anch'essi gli si affezionarono profondamente e, finché vissero, lo tennero sotto la loro protezione. La frequentazione con i nobili attirò l'interesse degli Inquisitori di Stato e Casanova, su consiglio di Bragadin, lasciò Venezia in attesa di tempi migliori.

Nel 1749 incontrò Henriette, che sarebbe stata forse il più grande amore della sua vita. Lo pseudonimo nascondeva probabilmente l'identità di una nobildonna di Aix-en-Provence, forse Adelaide de Gueidan.[16] Su questa e su altre identificazioni, i "casanovisti" si sono accapigliati per decenni. In linea di massima, come è stato sostenuto da molti studiosi, i personaggi citati nelle Memorie sono reali. Al più, l'autore potrebbe essersi cautelato con qualche piccola accortezza: spesso, trattandosi di donne sposate, alcune sono citate con le iniziali o con nomi di fantasia, talvolta l'età viene un po' modificata per galanteria o per vanità dell'autore che non amava riferire di avventure con donne considerate, con i criteri di allora, in età matura, ma in generale le persone sono identificabili e anche i fatti riferiti sono risultati corretti e riscontrabili. Innumerevoli identificazioni e notizie documentali hanno confermato il racconto.

Se qualche errore c'è stato, lo si deve anche al fatto che, all'epoca in cui furono scritte le Memorie (dal 1789 in poi), erano passati molti anni dai fatti e, per quanto l'autore si possa essere aiutato con diari o appunti, non era affatto facile incasellare cronologicamente gli eventi. Ogni tanto l'autore si faceva però trascinare dalla sua visione teatrale delle cose e non rinunciava appunto a qualche "colpo di teatro". Il che, peraltro, contribuisce a rendere la lettura più piacevole.

Il problema dell'attendibilità del racconto casanoviano è tuttavia molto complesso: ciò che è veramente difficile o, in molti casi, addirittura impossibile da valutare è se i rapporti che Casanova riferisce di aver intrattenuto con i personaggi siano rispondenti alla realtà dei fatti. Taluni studiosi hanno ritenuto che nel corpus delle Memorie siano stati inseriti dei passaggi totalmente romanzati e di pura invenzione, basati comunque su personaggi storicamente esistiti ed effettivamente presenti nel luogo e nel tempo della descrizione.

Il caso più eclatante è quello che riguarda la relazione di Casanova con suor M.M.[17] e i conseguenti rapporti con l'ambasciatore di Francia De Bernis. Si tratta di una delle parti più valide dell'opera dal punto di vista letterario e stilistico. Il ritmo del racconto è serratissimo e la tensione emotiva dei personaggi di straordinario realismo. Secondo alcuni studiosi il racconto è assolutamente veritiero e si è ripetutamente tentata l'identificazione della donna, secondo altri il racconto è di pura fantasia e basato sulle confidenze del cuoco dell'ambasciatore (tale Rosier) che effettivamente Casanova conosceva molto bene. La diatriba tra le varie tesi continuerà ma, comunque stiano le cose, il valore dell'opera non cambia perché ciò che perde il Casanova memorialista lo guadagna il Casanova romanziere.[18]

Rientrato a Venezia nella primavera del 1750, nel giugno successivo decise di partire per Parigi. A Milano si incontrò con l’amico Antonio Stefano Balletti, [19] figlio della celebre attrice Silvia, e proseguirono insieme alla volta della capitale francese. Durante il viaggio, a Lione, Casanova aderì alla Massoneria.[20] Non sembra che la decisione fosse ascrivibile a inclinazioni ideologiche, ma piuttosto al pragmatico desiderio di procurarsi utili appoggi. [21] Raggiunse qualche risultato, infatti molti personaggi incontrati nel corso della sua vita, come Mozart[22] e Franklin erano massoni e alcune facilitazioni ricevute in varie occasioni sembrerebbero dovute ai benefici derivanti dal far parte di un'organizzazione ben radicata[23] in quasi tutti i paesi europei. Giunti a Parigi, [24] Balletti presentò Casanova alla madre la quale lo accolse con familiarità e la generosa ospitalità della famiglia Balletti si protrasse per i due anni in cui visse nella capitale francese. [25] Durante la permanenza si applicò allo studio del francese, che sarebbe divenuto la sua lingua letteraria oltre che, in molti casi, epistolare.[26]

Ritornato a Venezia dopo il lungo soggiorno parigino e altri viaggi a Dresda, Praga e Vienna,[27] nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1755, fu arrestato e ristretto nei Piombi. Come d'uso all'epoca, al condannato non venne notificato il capo d'accusa, né la durata della detenzione cui era stato condannato.[28] Ciò, come in seguito scrisse, si rivelò dannoso, poiché se avesse saputo che la pena era di durata tutto sommato sopportabile, si sarebbe ben guardato dall'affrontare il rischio mortale dell'evasione e soprattutto il pericolo della possibile successiva eliminazione da parte degli inquisitori i quali, spesso, arrivavano ad operare anche molto lontano dai confini della Repubblica. Questi magistrati erano l'espressione più evidente dell'arbitrarietà del potere oligarchico che governava Venezia. Erano insieme tribunale speciale e centrale di spionaggio.

Sui motivi reali dell'arresto si è discusso parecchio. Certo è che il comportamento di Casanova era tenuto d'occhio dagli inquisitori e rimangono molte riferte[29] (rapporti delle spie al soldo degli Inquisitori) che ne descrivevano minutamente i comportamenti, soprattutto quelli considerati socialmente sconvenienti. In definitiva l'accusa era quella di "libertinaggio" compiuto con donne sposate, di spregio della religione, di circonvenzione di alcuni patrizi e in generale di un comportamento pericoloso per il buon nome e la stabilità del regime aristocratico. Di fatto, Casanova conduceva una vita alquanto disordinata ma né più né meno di tanti rampolli delle casate illustri: come questi giocava, barava e aveva anche delle idee abbastanza personali in materia di religione e, quel che è peggio, non ne faceva mistero.

L'arresto di Casanova (illustrazione per Storia della mia fuga)

Anche la sua adesione alla Massoneria, che era nota agli Inquisitori, non gli giovava, così come la scandalosa relazione intrattenuta con "suor M.M.", certamente appartenente al patriziato, monaca nel convento di S. Maria degli Angeli in Murano, e amante dell'ambasciatore di Francia abate De Bernis.[30] Insomma, l'oligarchia al potere non poteva tollerare oltre che un individuo ritenuto socialmente pericoloso restasse in circolazione.

Tuttavia gli appoggi, di cui certamente poteva disporre nell'ambito del patriziato, lo aiutarono notevolmente, sia nell'ottenere una condanna "leggera" che durante la reclusione, e forse addirittura ne agevolarono l'evasione. La contraddizione è solo apparente, perché Casanova fu sempre un personaggio ambivalente: per estrazione e mezzi faceva parte di una classe subalterna, anche se contigua alla nobiltà, ma per frequentazioni e protezioni poteva sembrare far parte, a qualche titolo, della classe al potere. A questo riguardo va anche considerato che il suo presunto padre naturale, Michele Grimani, apparteneva a una delle famiglie più illustri dell'aristocrazia veneziana, annoverando ben tre dogi e altrettanti cardinali. Questa paternità fu rivendicata da Casanova stesso nel libello Né amori né donne e sembra che anche la somiglianza di aspetto e di corporatura dei due avvalorasse parecchio la tesi.

Dalla fuga dai Piombi al ritorno a Venezia (1756 - 1774)[modifica | modifica wikitesto]

Presunto ritratto di Giacomo Casanova, attribuito a Francesco Narici, in passato attribuito ad Anton Raphael Mengs o al suo allievo Giovanni Battista Casanova (fratello di Giacomo)[31]

Appena riavutosi dallo shock dell'arresto, Casanova cominciò ad organizzare la fuga. Un primo tentativo fu vanificato da uno spostamento di cella. Ma nella notte fra il 31 ottobre e il 1º novembre 1756, mise in atto il suo piano: passando dalla cella alle soffitte, attraverso un foro nel soffitto praticato da un compagno di reclusione, il frate Marino Balbi,[32] uscì sul tetto e successivamente si calò di nuovo all'interno del palazzo da un abbaino. Passò quindi, in compagnia del complice, attraverso varie stanze e fu infine notato da un passante, che pensò fosse un visitatore rimasto chiuso all'interno e chiamò uno degli addetti al palazzo[33] il quale aprì il portone, consentendo ai due di uscire e di allontanarsi fulmineamente con una gondola.[34]

Si diressero velocemente verso nord. Il problema era seminare gli inseguitori: infatti la fuga gettava un'ombra sull'amministrazione della giustizia di Venezia ed era chiaro che gli Inquisitori avrebbero tentato di tutto per riacciuffare gli evasi. Dopo brevi soggiorni a Bolzano (dove i banchieri Menz lo ospitarono e aiutarono economicamente), Monaco di Baviera (dove Casanova finalmente si liberò della scomoda presenza del frate), Augusta e Strasburgo, il 5 gennaio 1757 arrivò a Parigi, dove nel frattempo il suo amico De Bernis era divenuto ministro e quindi gli appoggi non gli mancavano.

Illustrazione da Storia della mia fuga

Rinfrancato e trovata una sistemazione, iniziò a dedicarsi alla sua specialità: brillare in società, frequentando quanto di meglio la capitale potesse offrire. Conobbe tra gli altri la marchesa d'Urfé[35] nobildonna ricchissima e stravagante, con la quale intrattenne una lunga relazione, dilapidando cospicue somme di denaro che lei gli metteva a disposizione, soggiogata dal suo fascino e dal consueto corredo di rituali magici.

Molto fantasioso, come al solito, si fece promotore di una lotteria nazionale, allo scopo di rinsaldare le finanze dello stato. Osservava che questo era l'unico modo di far contribuire di buon grado i cittadini alla finanza pubblica. L'intuizione era talmente valida che ancora adesso il sistema è molto praticato. L'iniziativa venne autorizzata ufficialmente e Casanova venne nominato Ricevitore il 27 gennaio 1758.

Nel settembre dello stesso anno, De Bernis fu nominato cardinale; un mese dopo Casanova fu incaricato dal governo francese di una missione segreta in Olanda.[36]

Al suo ritorno fu coinvolto in un'intricata faccenda riguardante una gravidanza indesiderata di un'amica, la scrittrice veneziana Giustiniana Wynne. Di madre italiana e padre inglese, Giustiniana era stata al centro dell'attenzione per la sua rovente relazione con il patrizio veneziano Andrea Memmo. Questi aveva cercato in tutti i modi di sposarla, ma la ragion di stato (lui era membro di una delle dodici famiglie - cosiddette apostoliche - più nobili di Venezia) glielo aveva impedito, a causa di alcuni oscuri trascorsi della madre di lei, e in seguito allo scandalo che ne era sortito i Wynne avevano lasciato Venezia.[37] Giunta a Parigi, trovandosi in stato interessante e di conseguenza in grosse difficoltà, la ragazza si rivolse per aiuto a Casanova, che aveva conosciuto a Venezia e che era anche ottimo amico del suo amante. La lettera con cui implorava aiuto è stata ritrovata[38] ed è singolare la schiettezza con cui la ragazza si rivolge a Casanova, dimostrando una fiducia totale in quest'ultimo,[39] tenuto conto dell'enorme rischio a cui si esponeva (e lo esponeva) nel caso in cui il messaggio fosse caduto nelle mani sbagliate.

Casanova si prodigò per darle aiuto, ma incorse in una denuncia per concorso in pratiche abortive, presentata dall'ostetrica Reine Demay in combutta con un losco personaggio, Louis Castel-Bajac, per estorcere denaro in cambio di una ritrattazione. Benché l'accusa fosse molto grave, Casanova riuscì a cavarsela con la consueta presenza di spirito e fu prosciolto, mentre la sua accusatrice finì in carcere. L'amica abbandonò l'idea di interrompere la gravidanza e in seguito partorì nel convento in cui si era rifugiata. Ceduti i suoi interessi nella lotteria, Casanova si imbarcò in una fallimentare operazione imprenditoriale, una manifattura di tessuti, che naufragò anche a causa di una forte restrizione delle esportazioni derivante dalla guerra in corso. I debiti che ne derivarono lo condussero per un po' in carcere (agosto 1759). Come al solito, il provvidenziale intervento della ricca e potente marchesa d'Urfé, lo tolse dall'incomoda situazione.

Gli anni successivi furono un intenso continuo peregrinare per l'Europa. Si recò in Olanda, poi in Svizzera, dove incontrò Voltaire. In seguito in Italia, a Genova, Firenze e Roma.[40] Qui viveva il fratello Giovanni, pittore, allievo di Mengs. Durante il soggiorno presso il fratello fu ricevuto dal papa Clemente XIII.

Nel 1762 ritornò a Parigi, dove riprese ad esercitare pratiche esoteriche insieme alla marchesa d'Urfé, fino a che quest'ultima, resasi conto di essere stata per anni presa in giro con l'illusione di rinascere giovane e bella per mezzo di pratiche magiche, troncò ogni rapporto con l'improvvisato stregone che, dopo poco tempo, lasciò Parigi, dove il clima che si era creato non gli era più favorevole, per Londra, dove fu presentato a corte.

Nella capitale inglese conobbe la funesta Charpillon,[41] con cui cercò di intessere una relazione. In questa circostanza anche il grande seduttore mostrò il suo lato debole e questa scaltra ragazza lo portò fin sull'orlo del suicidio. Non che fosse un grande amore, ma evidentemente Casanova non poteva accettare di essere trattato con indifferenza da una ragazza qualsiasi. E più lui vi s'intestardiva, più lei lo menava per il naso. Alla fine riuscì a liberarsi di questa assurda situazione e si diresse verso Berlino. Qui incontrò il re Federico il Grande, che gli offrì un modesto posto d'insegnante nella scuola dei cadetti. Rifiutata sdegnosamente la proposta, Casanova si diresse verso la Russia e giunse a San Pietroburgo nel dicembre del 1764. [42]

L'anno successivo si recò a Mosca e in seguito incontrò l'imperatrice Caterina II,[43] anche lei annessa alla straordinaria collezione di personaggi storici incontrati nel corso delle sue infinite peregrinazioni. Merita una riflessione la straordinaria facilità con cui Casanova aveva accesso a personaggi di primissimo piano, che certo non erano usi ad incontrarsi con chiunque. Evidentemente la fama lo precedeva regolarmente e, almeno per effetto della curiosità suscitata, gli consentiva di penetrare nei circoli più esclusivi delle capitali.

Un po' la questione si autoalimentava, nel senso che in qualsiasi luogo si trovasse, Casanova si dava sempre un gran da fare per ottenere lettere di presentazione per la destinazione successiva. Evidentemente ci aggiungeva del suo: aveva conversazione brillante, una cultura enciclopedica fuori del comune e, quanto ad esperienze di viaggio, ne aveva accumulate infinite, in un'epoca in cui la gente non viaggiava un granché. Insomma Casanova il suo fascino lo aveva, e non lo spendeva solo con le donne.

Nel 1766 in Polonia avvenne un episodio che segnò profondamente Casanova: il duello con il conte Branicki.[44] Questi, durante un litigio a causa della ballerina veneziana Anna Binetti,[45] lo aveva apostrofato chiamandolo poltrone veneziano. Il conte era un personaggio di rilievo alla corte del re Stanislao II Poniatowski e per uno straniero privo di qualsiasi copertura politica non era molto consigliabile contrastarlo. Quindi, anche se offeso pesantemente dal conte, qualsiasi uomo di normale prudenza si sarebbe ritirato in buon ordine; Casanova, invece, che evidentemente non era solo un amabile conversatore e un abile seduttore, ma anche un uomo di coraggio, lo sfidò in un duello alla pistola. Faccenda assai pericolosa, sia in caso di soccombenza che in caso di vittoria, in quanto era facile attendersi che gli amici del conte ne avrebbero rapidamente vendicato la morte.

Targa commemorativa del soggiorno di Casanova a Madrid.

Il conte ne uscì ferito in modo gravissimo, ma non abbastanza da impedirgli di pregare onorevolmente i suoi di lasciare andare indenne l'avversario, che si era comportato secondo le regole. Seppur ferito abbastanza seriamente a un braccio, Casanova riuscì a lasciare l'inospitale paese.

La buona stella sembrava avergli voltato le spalle. Si diresse a Vienna, da cui fu espulso.[46] Tornò a Parigi dove, alla fine di ottobre, lo raggiunse la notizia della morte di Bragadin il quale, più che un protettore, era stato per Casanova un padre adottivo. Pochi giorni dopo (6 novembre 1767) fu colpito da una lettre de cachet del re Luigi XV, con la quale gli veniva intimato di lasciare il paese.[47] Il provvedimento era stato richiesto dai parenti della marchesa d'Urfé, i quali intendevano mettere al riparo da ulteriori rischi le pur cospicue sostanze di famiglia.

Si recò quindi in Spagna, ormai alla disperata ricerca di una qualche occupazione, ma anche qui non andò meglio: fu gettato in prigione con motivi pretestuosi e la faccenda durò più di un mese. Lasciò la Spagna e approdò in Provenza, dove però si ammalò gravemente (gennaio 1769).[48]

Fu assistito grazie all'intervento della sua amata Henriette che, nel frattempo sposatasi e rimasta vedova, aveva conservato di lui un ottimo ricordo. Riprese presto il suo peregrinare, recandosi a Roma,[49] Napoli, Bologna, Trieste. In questo periodo si infittirono i contatti con gli Inquisitori veneziani per ottenere l'agognata grazia, che finalmente giunse il 3 settembre 1774.

Dal ritorno a Venezia alla morte (1774 - 1798)[50][modifica | modifica wikitesto]

Ritornato[51] a Venezia dopo diciott'anni, Casanova riannodò le vecchie amicizie, peraltro mai sopite grazie ad un'intensissima attività epistolare. Per vivere, si propose agli Inquisitori come spia, proprio in favore di coloro che erano stati tanto decisi prima a condannarlo alla reclusione e poi a costringerlo a un lungo esilio. Le riferte di Casanova non furono mai particolarmente interessanti e la collaborazione si trascinò stancamente fino ad interrompersi per "scarso rendimento". Probabilmente qualcosa in lui si opponeva ad esser causa di persecuzioni che, avendole provate in prima persona, conosceva bene.

L'ultima abitazione veneziana di Casanova

Rimasto senza fonti di sostentamento, si dedicò all'attività di scrittore, utilizzando la sua vasta rete di relazioni per procurare sottoscrittori alle sue opere.[52] All'epoca si usava far sottoscrivere un ordinativo di libri prima ancora di aver dato alle stampe o addirittura terminato l'opera, in modo da esser certi di poter sostenere gli elevati costi di stampa. Infatti la composizione avveniva manualmente e le tirature erano bassissime. Nel 1775 pubblicò il primo tomo della traduzione dell'Iliade. La lista di sottoscrittori, cioè di coloro che avevano finanziato l'opera, era davvero notevole e comprendeva oltre duecentotrenta nomi fra quelli più in vista a Venezia, comprese le alte autorità dello stato, sei Procuratori di San Marco in carica[53] due figli del doge Mocenigo, professori dell'università di Padova e così via.[54] Va rilevato che, per essere un ex carcerato evaso e poi graziato, aveva delle frequentazioni di altissimo livello. Il fatto di far parte della lista non era tenuto segreto, ma in una città piccola, in cui le persone che contavano si conoscevano tutte, era di pubblico dominio; dunque le adesioni dimostravano che, malgrado le sue vicissitudini, Casanova non era affatto un emarginato. Anche qui è opportuna una riflessione sull'ambivalenza del personaggio e sul suo eterno oscillare tra la classe reietta e quella privilegiata.

In questo stesso periodo iniziò una relazione con Francesca Buschini, una ragazza molto semplice e incolta che per anni avrebbe scritto a Casanova, dopo il suo secondo esilio da Venezia, delle lettere (ritrovate a Dux) di un'ingenuità e tenerezza commoventi,[55] utilizzando un lessico molto influenzato dal dialetto veneziano, con evidenti tentativi di italianizzare il più possibile il testo. Questa fu l'ultima relazione importante di Casanova che rimase molto attaccato alla donna: anche quando ne fu irrimediabilmente lontano, rattristato profondamente dal crepuscolo della sua vita, teneva una fitta corrispondenza con Francesca, oltre a continuare a pagare, per anni, l'affitto della casa in Barbaria delle Tole,[56] in cui avevano convissuto, inviandole, quando ne aveva la possibilità, lettere di cambio con discrete somme di denaro.

Negli anni successivi pubblicò altre opere e cercò di arrabattarsi come meglio poté. Ma il suo carattere impetuoso gli giocò un brutto scherzo: offeso platealmente in casa Grimani da un certo Carletti, col quale aveva questionato per motivi di denaro, si risentì perché il padrone di casa aveva preso le parti del Carletti. Decise a questo punto di vendicarsi componendo un libello, Né amori né donne, ovvero la stalla ripulita in cui, pur sotto un labile travestimento mitologico, facilmente svelabile, sostenne chiaramente di essere lui stesso il vero figlio di Michele Grimani, mentre Zuan Carlo Grimani sarebbe stato "notoriamente" frutto del tradimento della madre (Pisana Giustinian Lolin) con un altro nobile veneziano, Sebastiano Giustinian.

Probabilmente era tutto vero, anche perché in una città in cui le distanze tra le case si misuravano a spanne, si circolava in gondola e c'erano stuoli di servitori che ovviamente spettegolavano a più non posso, era impensabile poter tenere segreto alcunché. Comunque anche in questo caso l'aristocrazia fece quadrato e Casanova fu costretto all'ultimo definitivo esilio. Tuttavia la questione non passò inosservata se si ritenne opportuno far circolare un libello anonimo, con cui si replicava allo scritto casanoviano, intitolato "Contrapposto o sia il riffiutto mentito, e vendicato al libercolo intitolato Ne amori ne donne ovvero La stalla ripulita, di Giacomo Casanova".[57]

Ritratto del 1788
Annotazione della morte di Casanova nei registri di Dux

Lasciò Venezia nel gennaio 1783 e si diresse verso Vienna. Per un po' fece da segretario all'ambasciatore veneziano Sebastiano Foscarini, poi, alla morte di questi,[58] accettò un posto di bibliotecario nel castello del conte di Waldstein a Dux, in Boemia. Lì trascorse gli ultimi tristissimi anni della sua vita, sbeffeggiato dalla servitù,[59] ormai incompreso, e considerato il relitto di un'epoca tramontata per sempre.

Da Dux, Casanova dovette assistere alla Rivoluzione francese, alla caduta della Repubblica di Venezia, al crollare del suo mondo, o perlomeno di quel mondo a cui aveva sognato di appartenere stabilmente. L'ultimo conforto, oltre alle lettere numerosissime degli amici veneziani che lo tenevano al corrente di quanto accadeva nella sua città, fu la composizione della Histoire de ma vie, l'opera autobiografica che assorbì tutte le sue residue energie, compiuta con furore instancabile quasi per non farsi precedere da una morte che ormai sentiva vicina.

Scrivendola, Casanova riviveva una vita assolutamente irripetibile, tanto da entrare nel mito, nell'immaginario collettivo, una vita «opera d'arte».[60] Morì il 4 giugno del 1798.[61]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il duello, ed. 1914
  • 1780 - Opuscoli miscellanei - Il duello - Lettere della nobil donna Silvia Belegno alla nobildonzella Laura Gussoni. Venezia.
  • 1781 - Le messager de Thalie. Venezia.
  • 1782 - Di aneddoti viniziani militari ed amorosi del secolo decimoquarto sotto i dogadi di Giovanni Gradenigo e di Giovanni Dolfin. Venezia.
  • 1782 - Né amori né donne ovvero la stalla ripulita. Venezia.
  • 1784 - Lettre historico-critique sur un fait connu, dependant d'une cause peu connu... Amburgo (Dessau).
  • 1784 - Expositionne raisonée du différent, qui subsiste entre le deux Républiques de Venise, et d'Hollande. Vienna.
  • 1785 - Supplément à l'Exposition raisonnée. Vienna.
  • 1785 - Esposizione ragionata della contestazione, che susiste trà le due Repubbliche di Venezia, e di Olanda. Venezia.
  • 1785 - Supplemento alla Esposizione ragionata.... Venezia.
  • 1785 - Lettre a monsieur Jean et Etienne Luzac.... Vienna.
  • 1785 - Lettera ai signori Giovanni e Stefano Luzac.... Venezia.
  • 1786 - Soliloque d'un penseur, Prague chez Jean Ferdinande noble de Shonfeld imprimeur et libraire.
  • 1787 - Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise qu'on appelle les Plombs. Ecrite à Dux en Bohème l'année 1787, Leipzig chez le noble de Shonfeld.
  • 1788 - Icosameron ou histoire d'Edouard, et d'Elisabeth qui passèrent quatre vingts ans chez les Mégramicres habitante aborigènes du Protocosme dans l'interieur de notre globe, traduite de l'anglois par Jacques Casanova de Seingalt Vénitien Docteur èn lois Bibliothécaire de Monsieur le Comte de Waldstein seigneur de Dux Chambellan de S.M.I.R.A., Prague à l'imprimerie de l'école normale. Praga. (romanzo di fantascienza)
  • 1790 - Solution du probleme deliaque démontrée par Jacques Casanova de Seingalt, Bibliothécaire de Monsieur le Comte de Waldstein, segneur de Dux en Boheme e c., Dresde, De l'imprimerie de C.C. Meinhold.
  • 1790 - Corollaire a la duplication de l'Hexaedre donée a Dux en Boheme, par Jacques Casanova de Seingalt, Dresda.
  • 1790 - Demonstration geometrique de la duplicaton du cube. Corollaire second, Dresda.
  • 1792 Lettres écrites au sieur Faulkircher par son meilleur ami, Jacques Casanova de Seingalt, le 10 Janvier 1792.
  • 1797 - A Leonard Snetlage, Docteur en droit de l'Université de Gottingue, Jacques Casanova, docteur en droit de l'Universitè de Padoue. Dresda.

Opere postume[modifica | modifica wikitesto]

  • 1886 - Le Polemoscope, a cura di Gustave Kahn, Paris, La Vogue.
  • 1960-1962 - Histoire de ma vie, F.A. Brockhaus, Wiesbaden e Plon, Parigi. Edizioni italiane basate sul manoscritto originale: Piero Chiara (a cura di), traduzione Giancarlo Buzzi - Giacomo Casanova, Storia della mia vita, ed. Mondadori 1965. VII voll. di cui uno di note, documenti e apparato critico. Piero Chiara e Federico Roncoroni (a cura di) - Giacomo Casanova, Storia della mia vita, Milano, Mondadori "I meridiani" 1983. III voll. Ultima edizione: Milano, Mondadori "I meridiani", 2001.
  • 1968 - Saggi libelli e satire di Giacomo Casanova, a cura di Piero Chiara, Milano. Longanesi & C.
  • 1969 - Epistolario (1759 - 1798) di Giacomo Casanova, a cura di Piero Chiara, Milano. Longanesi & C.
  • 1978 - Rapporti di Giacomo Casanova con i paesi del Nord. A proposito dell'inedito "Prosopopea Ecaterina II (1773-74). a cura di Enrico Straub. Venezia. Centro tedesco di studi veneziani.
  • 1985 - Examen des "Etudes de la Nature" et de "Paul et Virginie" de Bernardin de Saint Pierre, a cura di Marco Leeflang e Tom Vitelli. Utrecht, 1985. Edizione italiana: Analisi degli "Studi della natura" e di "Paolo e Francesca" di Bernardin de Saint Pierre, a cura di Gianluca Simeoni, Bologna, Pendragon, 2003, ISBN 88-8342-202-3
  • 1990 - Pensieri libertini, a cura di Federico di Trocchio (sulle opere filosofiche inedite rinvenute a Dux), Milano, Rusconi.
  • 1993 - Philocalies sur les sottises des mortels, a cura di Tom Vitelli. Salt Lake City.
  • 1993 - Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original, suivi de textes inédits. Édition présentée et établie par Francis Lacassin. (ISBN 2-221-06520-4). Éditions Robert Laffont. Si tratta dell'edizione in 12 volumi (3 tomi) del manoscritto originale in francese. Da considerare, allo stato (2012), l'edizione critica di riferimento.
  • 1997 - Iliade di Omero in veneziano Tradotta in ottava rima. Canto primo. Riproduzione integrale del manoscritto a fronte, Venezia, Editoria Universitaria.
  • 1998 - Iliade di Omero in veneziano Tradotta in ottava rima. Canto secondo. Riproduzione integrale del manoscritto a fronte. Venezia, Editoria Universitaria.
  • 2005 - Dell'Iliade d'Omero tradotta in veneziano da Giacomo Casanova. Canti otto. Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna.
  • 2005 - Iliade di Omero in veneziano. Tradotta in ottava rima. Riproduzione integrale del manoscritto a fronte. Venezia, Editoria Universitaria, ISBN 978-88-88618-47-0
  • 2005 - Dialoghi sul suicidio. Roma, Aracne, ISBN 88-548-0312-X
  • 2006 - Iliade di Omero in idioma toscano. Riproduzione integrale dell'edizione Modesto Fenzo (1775-1778). Venezia, Editoria Universitaria.
  • 2013 - Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati et Marie-Françoise Luna avec la collaboration de Furio Luccichenti et Helmut Watzlawick. Collection Bibliothèque de la Pléiade (n° 132), Gallimard. ISBN 9782070117123
  • 2013 - Histoire de ma vie, tome I. Édition établie par Jean-Christophe Igalens et Érik Leborgne, Laffont, Bouquins. ISBN 2-221-13135-5

Valore letterario e fortuna dell'opera casanoviana[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Longhi, Giacomo Casanova. Presunto ritratto (ubicazione Venezia o Firenze, collezione privata).[62][63][64]

Sul valore letterario e la validità storica dell'opera di Giacomo Casanova si è discusso parecchio.[65] Intanto bisogna distinguere tra l'opera autobiografica e il resto della produzione. Malgrado gli sforzi fatti per accreditarsi come letterato, storico, filosofo e addirittura matematico, Casanova non ebbe in vita, e tantomeno da morto, nessuna notorietà e nessun successo.[66] Successo che arrise invece all'opera autobiografica, anche se si manifestò in tempi molto posteriori alla morte dell'autore.

Disegno di un busto di Giacomo Casanova, ubicato in origine a Dux, oggi al Museo delle Arti Decorative di Vienna

La sua produzione fu spesso d'occasione, cioè di frequente i suoi scritti furono creati per ottenere qualche beneficio. Principale esempio è la Confutazione della Storia del Governo Veneto d'Amelot de la Houssaye, scritta in gran parte durante la detenzione a Barcellona nel 1768, che avrebbe dovuto servire, e infatti così fu, a ingraziarsi il governo veneziano e ad ottenere la tanto sospirata grazia.[67]

Lo stesso si può dire per opere scritte nella speranza di ottenere qualche incarico da Caterina II di Russia o da Federico II di Prussia. Altre opere, come l'Icosameron, avrebbero dovuto sancire il successo letterario dell'autore ma così non fu. Il primo vero successo editoriale fu ottenuto dall'Historia della mia fuga dai Piombi che ebbe una diffusione immediata e varie edizioni, sia in italiano che in francese ma il caso è praticamente unico e di proporzioni limitate a causa delle dimensioni dell'opera costituita dal racconto dell'evasione. Sembra quasi che Casanova tollerasse le sue creature autobiografiche e il loro successo, continuando a inseguire, con opere non autobiografiche, un successo letterario che non arrivò mai.

Questo aspetto fu acutamente osservato da un memorialista contemporaneo, il principe Charles Joseph de Ligne, il quale scrisse[68] che il fascino di Casanova stava tutto nei suoi racconti autobiografici, sia verbali che trascritti, cioè sia la narrazione salottiera che la versione stampata delle sue avventure. Tanto era brillante e trascinante quando parlava della sua vita[69]- osserva de Ligne - quanto terribilmente noioso, prolisso, banale quando parlava o scriveva su altre materie. Ma sembra che questo, Casanova, non abbia mai voluto accettarlo. E soffriva tremendamente di non avere quel riconoscimento letterario o meglio scientifico a cui ambiva.

Da ciò si può comprendere l'astio nei confronti di Voltaire, che nascondeva una profonda invidia e una sconfinata ammirazione. Quindi anche contro la volontà dell'autore, quasi invidioso dei suoi figli più fortunati ma meno prediletti, le opere autobiografiche avrebbero potuto essere un grande successo editoriale quando egli era ancora in vita. Ma ciò avvenne in misura molto ridotta per vari motivi: principalmente perché questo filone fu iniziato tardi. Si pensi ad esempio che la narrazione della fuga dai Piombi, che costituì per decenni il cavallo di battaglia del Casanova salottiero, fu pubblicata soltanto nel 1787.

Inoltre l'opera "vera", cioè quella in cui aveva trasfuso tutto sé stesso, l'Histoire, fu scritta proprio negli ultimi anni di vita e il motivo è semplice: infatti lui stesso affermò, in una lettera del 1791[70] indirizzata a quel Zuan Carlo Grimani, da lui offeso molti anni prima e che era stato la causa del secondo esilio: "... ora che la mia età mi fa credere di aver finito di farla, ho scritto la Storia della mia vita...". Cioè sembra che per mettere su carta tutto in forma definitiva, l'autore dovesse prima ammettere con sé stesso che la storia era terminata e di futuro davanti da vivere non ce n'era più. Ammissione questa sempre dolorosa per chiunque, in particolare per un uomo che aveva creato una vita-capolavoro irripetibile.

Ma un altro aspetto, questo strutturale, ha ritardato la fortuna dell'opera autobiografica: l'Histoire era all'epoca assolutamente impubblicabile. Non è un caso che la prima edizione francese del manoscritto, acquistato[71] dall'editore Friedrich Arnold Brockhaus di Lipsia nel 1821, fu pubblicata, dal 1826 al 1838, però in una versione notevolmente rimaneggiata da Jean Laforgue, il quale non si limitò a "purgare" l'opera, sopprimendo passi ritenuti troppo audaci, ma intervenne a tappeto modificando anche l'ideologia dell'autore, facendone una sorta di giacobino avverso alle oligarchie dominanti. Ciò non corrispondeva affatto alla verità storica, perché di Casanova si può dire che era ribelle e trasgressivo, ma politicamente era un fautore dell'ancien régime, come dimostrano chiaramente il suo epistolario, opere specifiche e la stessa Histoire.[72] Per l'edizione definitiva delle memorie si dovette attendere fino a quando la casa Brockhaus decise di pubblicare, insieme all'editore Plon di Parigi (dal 1960 al 1962), il testo originale in sei volumi curato da Angelika Hübscher. Ciò fu dovuto all'impianto generale dell'opera, di un cinismo (a detta dell'autore e degli smaliziati contemporanei, come de Ligne) assolutamente impresentabile.[73] Quello che essi chiamarono cinismo sarà considerato, due secoli dopo, modernità.

Casanova è già uno scrittore di costume "moderno". Non teme di rivelare situazioni, inclinazioni, attività, trame e soprattutto confessioni che erano all'epoca, e tali rimasero ancora più di un secolo, assolutamente irriferibili. Naturalmente il primo problema, ma questo limitato a pochi anni dopo la morte dell'autore, fu quello di aver citato personaggi di primissimo piano, con circostanze molto precise del loro agire. Le memorie sono affollate all'inverosimile dagli attori principali della storia europea del Settecento, sia quella politica che culturale. Probabilmente si farebbe prima a dire di chi Casanova non ha scritto, e chi non ha incontrato, tanto vasto è stato il panorama delle sue frequentazioni.

Ma questo, come si è detto, è marginale. L'altro problema, questo insuperabile, fu la sostanziale "immoralità" dell'opera casanoviana. Ma ciò deve intendersi come contrarietà alle abitudini, ai tic, alle ipocrisie della fine del Settecento e, ancor di più, del successivo secolo, ancora più fobico e per certi versi molto meno aperto di quello che l'aveva preceduto. Casanova ha precorso i tempi: era troppo avanti per diventare un autore di successo. E forse se ne rendeva perfettamente conto. Nella lettera a Zuan Carlo Grimani, ricordata in precedenza, Casanova, parlando dell'Histoire, scrive testualmente: ... questa Storia, che verrà diffusa fino a sei volumi in ottavo e che sarà forse tradotta in tutte le lingue... E poi, richiede una risposta ... perché io possa porla nei codicilli che formeranno il settimo volume postumo della Storia della mia vita. Tutto questo è avvenuto puntualmente.

La fortuna dell'opera casanoviana, presso i protagonisti di vertice della scena letteraria mondiale, è stata ristretta solo all'opera autobiografica ed è stata vastissima. Iniziando da Stendhal,[74] al quale fu attribuita la paternità dell'Histoire, a Foscolo il quale mise addirittura in dubbio l'esistenza storica del Casanova,[75] Balzac,[76] Hofmannstahl,[77] Schnitzler,[78] Hesse,[79] Màrai.[80] Molti furono solo lettori e quindi influenzati in modo inconscio, altri scrissero opere ambientate nell'epoca di Casanova e di cui egli era protagonista.

È impossibile elencare gli innumerevoli riferimenti, nella letteratura moderna, a questa figura che ha finito per diventare un'antonomasia. In Italia l'interesse si è manifestato tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. È interessante notare che la prima edizione italiana della Historia della mia fuga dai Piombi fu curata nel 1911 da Salvatore di Giacomo, il quale studiò anche i ripetuti soggiorni napoletani dell'avventuriero e su questo argomento scrisse un saggio.[81] Seguirono Benedetto Croce[82] e via via molti altri fino a Piero Chiara.[83]

Un capitolo a parte andrebbe dedicato ai "casanovisti" cioè a tutti quelli che si sono occupati e si occupano, più o meno professionalmente, della vita e dell'opera del Casanova. Proprio a questa legione di sconosciuti si debbono infinite identificazioni di personaggi, revisioni e importantissimi ritrovamenti di documenti. Molto dell'opera casanoviana è ancora inedito, Nell'Archivio di Stato di Praga rimangono circa 10.000 documenti che attendono di essere studiati e pubblicati, oltre un numero imprecisato di lettere che probabilmente giacciono in chissà quanti archivi di famiglia sparsi per l'Europa. La grafomania dell'avventuriero fu veramente impressionante: la sua vita ad un certo momento divenne totalmente e ossessivamente dedicata alla scrittura[84]

Riguardo al mito del seduttore, Casanova, insieme a Don Giovanni, ne è stato l'incarnazione. Il paragone è d'obbligo ed è stato tema di numerose opere critiche.[85] Le due figure finirono addirittura per fondersi benché antitetiche. A parte il fatto che il veneziano era un personaggio reale e l'altro romanzesco, i due caratteri sono agli antipodi: il primo amava le sue conquiste, si prodigava con generosità per renderle felici e cercava sempre di uscire di scena con un certo stile, lasciando dietro di sé una scia di nostalgia. L'altro invece rappresenta il collezionista puro, più mortifero che vitale, assolutamente indifferente all'immagine di sé e soprattutto agli effetti del suo agire, concentrato unicamente sul numero delle vittime della sua seduzione.[86]

L'interpretazione del suo mito, sarebbe fornita proprio dal libretto del Don Giovanni di Mozart, scritto da Lorenzo Da Ponte, in cui Leporello, il servo di Don Giovanni, in un'aria notissima recita: Madamina il catalogo è questo, delle belle che amò il padron mio... e prosegue snocciolando le innumerevoli conquiste, diligentemente registrate. Il fatto che alla redazione del libretto sembra abbia partecipato anche Casanova - come è stato sostenuto basandosi su documenti trovati a Dux,[87] sul fatto che da Ponte e Casanova si frequentassero e che l'avventuriero fosse sicuramente presente la sera in cui a Praga andò in scena la prima dell'opera mozartiana (29 ottobre 1787) - è tutto sommato marginale. Quel che è certo è che Casanova si misurò col mito di don Giovanni e ne costruì uno ancora più grande, certamente più positivo e soprattutto reale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'affermazione si legge nella prefazione dell'Histoire (Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original,....Ed. Laffont, cit. in bibl. Vol I, pag 10). Quindi la scelta sarebbe stata orientata soltanto dalla possibilità di maggiore diffusione dell'opera. Ma il pensiero dell'autore viene chiarito, ampliato e approfondito nella cosiddetta “Prefazione rifiutata” (Pensieri libertini, a cura di F. Di Trocchio, cit. in bibl. Pag. 55), Casanova dice Ho scritto in francese, perché nel paese dove mi trovo, questa lingua è più conosciuta di quella italiana; perché, non essendo la mia un'opera scientifica, preferisco i lettori francesi a quelli italiani; e perché lo spirito francese è più tollerante di quello italiano, più illuminato nella conoscenza del cuore umano e più rotto alle vicissitudini della vita. Come si vede, la scelta andava ben al di là di un problema di diffusione.
  2. ^ Casanova visse a lungo in Francia e conobbe personalmente molti protagonisti del movimento illuminista tra cui Voltaire e Rousseau. Inoltre, in patria, frequentò membri dell'oligarchia aristocratica dominante appartenenti all'ala progressista, come Andrea Memmo. In più aveva anche aderito alla Massoneria il che lo pose a contatto con tutta una serie di personaggi portatori di idee progressiste. Malgrado tutto questo egli fu, e si definì sempre, un conservatore, legato a doppio filo con la classe nobiliare cui non apparteneva ma si sentiva di appartenere in pectore ritenendosi il figlio naturale di Michele Grimani. Allo scoppio della Rivoluzione francese e nel periodo che seguì, scrisse numerosissime lettere (cfr. Epistolario a cura di P.Chiara cit. in bibliografia) in cui deprecava in modo reciso l'accaduto e soprattutto non riconobbe mai, negli eventi, la paternità culturale del movimento illuminista. Ad esso aveva assistito come spettatore ma non ne aveva mai percepito la dirompente potenzialità. Non condivideva nessuna delle posizioni che ad esempio Montesquieu espresse nei confronti dell'iniquo sistema già dal 1721 (cfr. Montesquieu, Lettres Persanes) e riteneva che, pur con qualche modifica, il governo della classe nobiliare fosse il migliore possibile. Un attento e approfondito esame della posizione politica del Casanova è stato compiuto da Feliciano Benvenuti (Casanova politico, atti del convegno: Giacomo Casanova tra Venezia e l'Europa, 16.11.1998, a cura di Gilberto Pizzamiglio, fondazione Giorgio Cini, Venezia, ed. Leo S. Olschki, 2001, pag. 1 e seg.).
  3. ^ Molte opere enciclopediche o letterarie, ancora in tempi attuali, recano erroneamente i nomi di battesimo Giovanni Giacomo. Sono oscuri i motivi di questo errore che probabilmente è stato originato allorché, nel 1835, fu pubblicata l'opera Biografia degli italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII e de' contemporanei (a cura di Emilio De Tipaldo, Venezia, Alvisopoli, 10 voll. 1834-1845). L'autore della voce relativa al Casanova, Bartolomeo Gamba, intestò appunto la voce, erroneamente, a Giovanni Giacomo Casanova. Quando, nel 1931, l'Enciclopedia Treccani inserì anch'essa la voce su Casanova, l'errore fu ripetuto e da allora continua periodicamente e persistentemente a riapparire. Fortunatamente ogni dubbio può essere risolto verificando il documento relativo al battesimo del Casanova che è stato conservato. Documento: Atto di nascita di Giacomo Casanova
    Addì 5 aprile 1725
    Giacomo Girolamo fig.o di D. Gaietano Giuseppe Casanova del q.(uondam) Giac.o Parmegiano comico, et di Giovanna Maria, giogali, nato il 2 corr. battezzato da P. Gio. Batta Tosello sacerd. di chiesa de licentia, P. Comp. il signor Angelo Filosi q.(uondam) Bartolomeo stà a S. Salvador. Lev. Regina Salvi. (In Storia della mia vita, Mondadori 1965, vol. VII pag. 24)
  4. ^ Secondo la genealogia posta all'inizio delle Memorie, la famiglia paterna sarebbe stata originaria dell'Aragona, di Saragozza per l'esattezza. Casanova afferma che dalla città spagnola, l'avo Don Jakob Casanova era fuggito nel 1429 in seguito al rapimento di una monaca, Donna Anna Palafox, e si era rifugiato a Roma dove ottenuto, dopo un anno di carcere, il perdono papale e la dispensa dei voti, si era unito in matrimonio con la rapita. A questo riguardo è interessante la tesi di Jean-Cristophe Igalens (G. Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition établie par Jean-Christophe Igalens et Érik Leborgne, Laffont 2013, pag. XL , op. cit. in Opere postume) il quale sostiene che la genealogia inserita dal Casanova all'inizio delle Memorie sia del tutto fantasiosa. Si tratterebbe di una sorta di parodia di ciò che facevano regolarmente i memorialisti aristocratici dell'epoca i quali, all’inizio dell’opera, enunciavano il loro antico lignaggio, quasi a ricercare una legittimazione per il fatto di esporre, in un’opera letteraria, le vicende di cui erano stati protagonisti, almeno quelle pubbliche poiché le private rientravano nell’ambito dell’autobiografia. La tesi appare fondata se si considera che la ricostruzione genealogica proposta dal C. risale addirittura al 1428, cioè a tre secoli dalla sua nascita ed è relativa a un cognome, praticamente un toponimo, estremamente comune.
  5. ^ Fonte: Carlo Goldoni, Memorie, Einaudi, Torino, 1967, pag.158.
  6. ^ Il padre, Gaetano Giuseppe Giacomo Casanova (Parma 1697-Venezia 18 dicembre 1733), era di origine parmense. Era arrivato a Venezia a sedici anni, nell'aprile del 1713, al seguito di un'anziana attrice, Giovanna Calderoni detta "la Fragoletta" (nata nel 1662), di cui si era invaghito (Fonte: Helmut Watzlawick, Le vrais débuts d'une actrice in L'intermédiare des casanovistes, Genéve, Année XX, 2003, pag.49 e seg.). In seguito si era fidanzato con Zanetta Farussi figlia di un calzolaio, che sposò il 27 febbraio 1723. Come attore non fece una gran carriera, in questo surclassato dalla moglie. Era un grande appassionato ed esperto di ottica, scienza che studiava in un laboratorio che aveva allestito nella casa di Calle della commedia. Morì in seguito a un'operazione mal riuscita che era stata effettuata nel tentativo di risolvere una grave infezione all'orecchio. Documento: atto di morte di Gaetano Casanova 18 dicembre 1733. Gaetano Casanova parmegiano q. Giacomo d'anni 36 ammalato g. 15 da febre e convulsione, habitante nella nostra contrà per el corso d'anni 10 finì di vivere questa notte all'hore 13. Med. Monticelli e Zambelli. Sarà fatto sepellir da sua consorte.
  7. ^ La questione dell'effettivo conseguimento del titolo accademico è molto controversa. Casanova descrive nelle Memorie gli anni passati all'università di Padova sostenendo di essersi laureato. Analoga affermazione risulta anche dalla dedica dell'opera, del 1797, a Leonard Snetlage il cui frontespizio reca scritto A Leonard Snetlage, Docteur en droit de l'Université de Gottingue, Jacques Casanova, docteur en droit de l'Universitè de Padoue. Inoltre da documenti risulta che il Casanova abbia lavorato nello studio dell'avvocato Marco Da Lezze, dal che si era presunto che, compiuti gli studi e conseguita la laurea, fosse andato a compiere il praticantato presso il Da Lezze. Per primo Pompeo Momenti ebbe a dubitare che il Casanova si fosse mai laureato (Fonte: P.Molmenti, Carteggi casanoviani, vol.I pag. XVII, nota 1). Se non che i successivi studi del Brunelli, il quale aveva reperito documenti che dimostravano in modo certo l'avvenuta immatricolazione al primo anno e le successive iscrizioni (Immatricolazione 29 novembre 1737 col numero 122, iscrizione al secondo anno 26 novembre 1738, fede di terzeria del 20 gennaio, 22 marzo e I maggio 1739. Fonte: Bruno Brunelli, Casanova studente, in “Il Marzocco” 15 aprile 1923, pag 1-2), avevano convinto tutti gli autori dell'effettivo conseguimento del titolo accademico. In tal senso, tra i tanti, anche James Rives Childs (Casanova, cit. in bibl. Pag. 32). Nel 1970 Enzo Grossato pose in dubbio il conseguimento del titolo rifacendosi ai registri di laurea che non menzionano il nome del veneziano (Fonte E.Grossato, Un bizzarro allievo dello Studio Padovano. Giacomo Casanova, in Padova e la sua provincia, 16, 1970, n°2. pag 3-6). Dello stesso avviso Piero Del Negro il quale rileva che oltre ai registri consultati dal Grossato anche un ulteriore codice, il “Registro dottorati 1737 usque ad 1747”, non riporta il nome del Casanova (Fonte: P.Del Negro, Giacomo Casanova e l'università di Padova, estratto da Quaderni per la storia dell'università di Padova n°25, 1992). Aggiunge a sostegno ulteriori considerazioni quali il fatto che il Casanova non abbia parlato del titolo se non in epoca tarda, quando ormai ricostruire la circostanza sarebbe stato difficile per chiunque. Inoltre pone anche l'affermazione del Casanova in rapporto con la stampa, avvenuta nel 1787, delle memorie di Carlo Goldoni il quale aveva con certezza conseguito il titolo nel 1731 e si era successivamente iscritto al collegio degli avvocati di Venezia. Casanova, che stava redigendo le Memorie, non voleva sentirsi da meno del Goldoni al quale lo legavano trascorsi di vita, d'ambiente e varie analogie: era anche lui un veneziano emigrato all'estero e l'opera autobiografica di entrambi fu scritta in francese.
  8. ^ Aprile, maggio 1741 secondo la cronologia delle Memorie. Cfr. Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LVIII in Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.
  9. ^ La data della morte è, secondo la ricostruzione di Gugitz, 18 marzo 1743. Data ripresa anche da Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXIII e LXIV in Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.
  10. ^ Sull'ubicazione esatta della casa natale di Casanova e di quella in cui trascorse l'infanzia dal 1728 al 1743, anno della morte della nonna materna Marzia, si è discusso moltissimo. Certo è che al momento del matrimonio Gaetano e Zanetta Casanova non disponevano di un reddito tale da sostenere un spesa come quella affrontata, dal 1728 in poi, di 80 ducati annui. Quindi molto probabilmente, dopo il matrimonio avvenuto il 27 febbraio 1724, i coniugi andarono a vivere a casa della madre di Zanetta, Marzia Baldissera, che era vedova essendo mortole il marito Girolamo Farussi poche settimane avanti il matrimonio della figlia. E questa con ogni probabilità fu la casa in cui Casanova nacque il 2 aprile 1725 con l'assistenza della levatrice Regina Salvi. L'identificazione esatta della casa natale è assai ardua ma comunque è stata tentata. Il casanovista Helmuth Watzlawick ha identificato la casa di Marzia Baldissera con l'attuale civico 2993 di Calle delle muneghe. Questa sarebbe dunque la casa natale di Casanova (Fonte: Helmuth Watzlawick, House of childhood, house of birth; a topographical distraction, in Intermédiaire des Casanovistes, Genève Année XVI 1999, pag. 17 e seg.). I coniugi Casanova si trasferirono nella casa di Calle della Commedia al ritorno dalla fortunata tournée londinese quando rientrarono a Venezia col secondogenito Francesco nato a Londra il primo di giugno 1727. Tale abitazione risulta essere stata di gran rappresentanza, su tre livelli, con un salone al secondo piano che fu usato in occasione di feste. L'affitto di 80 ducati annui era circa il doppio della media che veniva corrisposta nel vicinato per appartamenti evidentemente meno lussuosi. A questo punto sembrerebbe tutto chiaro, si tratta solo di trovare in Calle della commedia un'abitazione che corrisponda alla descrizione: grandezza, salone al secondo piano e camera al terzo, nonché corrispondenza con la proprietà che si sa essere stata con certezza della famiglia Savorgnan. L'unica che potrebbe corrispondere alla descrizione è quella sita nell'attuale Calle Malipiero (già Calle della Commedia) al civico 3082. Ma su questo non tutti gli studiosi concordano, tanto che la lapide apposta in calle Malipiero dice "In una casa di questa calle, già Calle della Commedia, nacque il 2 aprile 1725 Giacomo Casanova" senza alcun altro più specifico elemento. Alcuni sostengono che a causa di rimaneggiamenti interni non è più possibile identificare la struttura originaria. Uno studioso dell'argomento, Federico Montecuccoli degli Erri, ha pubblicato (L'intermédiaire des Casanovistes, Genève Année XX, 2003, pag.3 e seg.) un'analisi molto approfondita basata sulle cosiddette "Condizioni" cioè sulle dichiarazioni dei redditi immobiliari che venivano presentate dai proprietari. All'epoca, per verificare l'esattezza dei dati dichiarati, si procedeva ad un'ispezione diretta casa per casa effettuata, in ogni parrocchia, dal parroco. Egli procedeva con un certo ordine chiedendo a ognuno il titolo di possesso. I proprietari dichiaravano il titolo di proprietà e gli affittuari dovevano o esibire il contratto oppure giurare le condizioni contrattuali. Poiché è stato ritrovato il documento in cui la madre di Zanetta, Marzia, giurava per la figlia, nel frattempo trasferitasi per lavoro a Dresda, che il contratto prevedeva un affitto di 80 ducati annui e che l'immobile era di proprietà Savorgnan, conosciamo con certezza i dati contrattuali e la residenza indicata sull'atto cioè Calle della Commedia. Purtroppo le modifiche urbanistiche e catastali intervenute non consentono con certezza l'identificazione, anche perché all'epoca non esistevano dati catastali precisi. Secondo lo studioso citato, l'abitazione è da identificarsi con la casa al civico 3089 della Calle degli orbi che all'epoca potrebbe essere stata designata come Calle della Commedia. Corrisponderebbero sia l'aspetto fisico che la proprietà. Comunque tutte queste ipotesi si muovono entro un fazzoletto di spazio di poche centinaia di metri infatti è certo che i Casanova abitavano, per motivi di lavoro, nei pressi del Teatro San Samuele, di proprietà dei Grimani. Documento: Calle della Commedia 324|casa|Giovanna Casanova comica al presente s'attrova in Dresda, giurò Marzia sua Madre|N.H Zuanne e F.llo Co. Savornian|d.ti 80 (annui) Registro dell'anno 1740 Atti della Parrocchia di S.Samuele.
  11. ^ Bernardino de Bernardis (1699-1758), nato a Fuscaldo da Giambattista e Teodora Ferrari, paolotto, vicario generale in Polonia (1739-1743), nominato vescovo di Martirano il 16 maggio 1743, consacrato il 22 dicembre 1743 (Fonti: 1- G.Casanova Storia della mia vita, ed. Mondadori 2001, vol.III pag.1182 nota. 2- A.Valeri, Casanova a Roma cit. in bibl. pag. 7)
  12. ^ Si è mantenuta la cronologia quale risulta dal testo delle Memorie. L'autore ha qui, come in altri casi, confuso le date o fuso insieme più viaggi. In realtà la permanenza nel Lazzaretto era durata dal 26 (o 27) ottobre 1743 al 23 (o 24) novembre 1743. Quindi l'intervallo tra i due viaggi è stato di tre mesi non di sette. Come affermato dall'autore, il soggiorno si svolse nel Lazzaretto "Vecchio" in quanto quello "Nuovo", pur terminato nel febbraio del 1743, iniziò a funzionare solo nel 1748 allorché la Reverenda Camera Apostolica se ne prese carico. Sull'argomento si veda: Furio Luccichenti, Quattro settimane nel Lazzaretto in L'Intermédiaire des Casanovistes Genève, Année XXVIII, anno 2011 pag. 7 - 11. In tale studio viene ricostruita la situazione dei lazzaretti di Ancona e confrontato il racconto casanoviano con le risultanze di archivio relative ai progetti e all'iconografia degli edifici adibiti alle quarantene. La cronologia della permanenza è stata stimata dall'autore nel periodo 26.10/23.11.1743. Un'altra cronologia differisce di un giorno soltanto: 27.10/24.11.1743 (J. Casanova, Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original, suivi de textes inédits. Editore Robert Laffont, Vol. I, Cronologia, pag. XXX, cit. in bibl.) Il progetto di ristrutturazione del Lazzaretto "Vecchio", datato 1817, si conserva nell'Archivio di Stato di Roma (Collezione Mappe e Piante, Parte I, Cart. 2, n° 87/I, II, III.). Esso consente di verificare lo stato del fabbricato all'epoca della permanenza del Casanova.
  13. ^ Il personaggio di Teresa/Bellino ripropone una tematica ricorrente cioè la questione dell’aderenza alla realtà dei fatti riportati nell'Histoire e il considerare il personaggio descritto come realmente esistito. L’identificazione di Teresa con Angela Calori, nota virtuosa, cioè cantante, di gran successo, si basa su ricerche effettuate già dai casanovisti del passato, come Gustavo Gugitz, il quale però ritenne che il personaggio fosse in realtà una costruzione letteraria. Teresa viene spesso citata nell'Histoire sotto il nome fittizio di Teresa Lanti, maritata con Cirillo Palesi, nome anch’esso fittizio. Ma molte delle notizie, date e fatti riferiti nel racconto casanoviano non quadrano con quelli attribuibili alla Calori. Quest’ultima è anche ricordata direttamente nell'Histoire allorché Casanova riferisce di averla incontrata a Londra e di aver provato, vedendola, le stesse sensazione avute in occasione di un incontro, a Praga, con Teresa/Bellino, il che ha indotto taluni a considerare questo fatto una prova che la Teresa delle memorie fosse effettivamente la Calori. Molti studiosi (tra gli altri Furio Luccichenti) propendono per l’assemblaggio d’invenzione, cioè pensano che Casanova abbia costruito il personaggio di cui parla con elementi derivanti da più persone diverse il che non esclude che l’autore possa essersi ispirato, in larga misura, anche alla Calori. Comunque gli studiosi non demordono: Sandro Pasqual (Sandro Pasqual, L'intreccio, Casanova a Bologna, 2007, pag. 33 e seguenti, cit. in bibl.) ha ipotizzato trattarsi non della Calori ma di un’altra famosa cantante bolognese: Vittoria Tesi, nota per il suo fascino androgino e per aver interpretato spesso en travestie parti maschili. La tendenza a romanzare del Casanova sarebbe in questo caso particolarmente stimolata dall’ambiente e dai ruoli dei personaggi descritti. Infatti egli ebbe sempre fortissimi legami col mondo teatrale, essendo figlio di attori e avendo frequentato tutta la vita teatri e teatranti. Curiosamente ogni volta che rappresenta un personaggio femminile che ha a che fare col teatro, sia cantante o ballerina, lo descrive, salvo rarissimi casi, in modo particolarmente negativo. Come se, pur attratto da quel mondo, ne disprezzasse profondamente gli interpreti, attribuendo, soprattutto a quelli femminili, le peggiori inclinazioni alla falsità, all’avidità, al calcolo. Una delle eccezioni è appunto Teresa/Bellino, il che farebbe propendere per l’idealizzazione, cioè per la non rispondenza alla realtà del personaggio, peraltro nascosto, come si è detto, sotto un nome fittizio. Sul rapporto tra l'Histoire e il mondo del teatro si veda di Cynthia Craig, Representing anxiety. The figure of the actress in Casanova’s Histoire de ma vie. L’intermédiaire des casanovistes, Genève, Année 2003 XX.
  14. ^ Marco Barbaro (19 luglio 1688- 25 novembre 1771), patrizio veneziano del ramo Barbaro di San Aponal, figlio di Anzolo Maria, morto senza figli lasciò a Casanova un legato di sei zecchini al mese. (Fonte: Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original, suivi de textes inédits. Editore Robert Laffont cit. in bibl. vol.I pag. 997, che rinvia a Salvatore di Giacomo, Historia della mia fuga dai Piombi, Milano 1911, pag. 174.)
  15. ^ Marco Dandolo (1704-1779) patrizio veneziano del ramo Dandolo di San Giovanni e Paolo. Documento: Testamento di Marco Dandolo 28 marzo 1779 in Archivio di Stato di Venezia. Legato testamentario "...Raccomando alla loro bontà la persona di Giacomo Casanova, che mi fu in tutta la sua vita attaccato col cuore, e amoroso alla mia persona, e che ha mostrato in ogni tempo la più comendabile gratitudine a' miei pochi benefizj. Dichiaro che a lui appartengono tutti i mobili, che sono nella stanza in cui dorme.......... Al suddetto Giacomo Casanova lascio il mio orologio d'oro e le mie quattro possate d'argento......." (Fonte: L'Histoire de ma vie di Giacomo Casanova, a cura di Michele Mari, cit. in bibliografia, pag.29 nota 104).
  16. ^ L'identificazione di "Henriette" insieme a quella di "Suor M.M." è stato uno degli argomenti più dibattuti dai casanovisti. Il motivo di tante accanite ricerche è connesso con la centralità sentimentale di questi due personaggi nella vita di Casanova. Il nome di Henriette ricorre di continuo nelle Memorie e la sua identità è stata mascherata accuratamente dall'autore. Tra le identificazioni che si sono susseguite quelle più autorevoli sono da ascrivere a:
    1. John Rives Childs (1960) che sostenne trattarsi di Jeanne-Marie d'Albert de Saint Hyppolite nata il 22 marzo 1718, sposata a Jean-Baptiste Laurent Boyer de Fonscolombe, nipote di Joseph de Margalet proprietario del castello di Luynes che si trova nella zona descritta da Casanova come quella di residenza di Henriette.
    2. Helmut Watzlawick (1989) che sostiene trattarsi di Marie d'Albertas nata a Marsiglia il 10 marzo 1722.
    3. Louis Jean André (1996) che avrebbe identificato Henriette in Adelaide de Gueidan (1725-1786).
    Quest'ultima ricostruzione è sostenuta da un apparato critico impressionante che attraverso una raccolta minuziosa di elementi: lettere, atti, iconografia, topografia della zona, conduce a una notevole verosimiglianza dell'identificazione. Immagini del castello di Valabre, residenza della famiglia De Gueidan, che secondo André corrisponderebbe perfettamente alla descrizione datane da Casanova senza nominarlo, sono visibili qui. Manca ancora però la prova inoppugnabile, una lettera o un qualsiasi manoscritto del Casanova stesso che consenta l'identificazione certa.
  17. ^ Molti studiosi hanno tentato l'identificazione di suor M.M. Lo studio più completo sull'argomento si deve a Riccardo Selvatico che la identifica con Marina Morosini (R. Selvatico, Note casanoviane - Suor M.M. Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti T. CXLII (1983-84) pag. 235-266.
  18. ^ Sul rapporto tra romanzo e autobiografia nelle Memorie si veda tra gli altri L'Histoire de ma vie di Giacomo Casanova a cura di Michele Mari, pag. 237 e seguenti, cit. in bibliografia.
  19. ^ Balletti era il nipote della Fragoletta, l’attempata attrice amata dal padre di Giacomo Gaetano, al seguito della quale era arrivato in giovane età a Venezia. (Fonte: Charles Samaran, Jacques Casanova, Vénitien, une vie d'aventurier au XVIII siècle, Pag. 26, note 1,2,3. Cit. in bibl. con rinvio a un passaggio delle Memorie di Goldoni )
  20. ^ Casanova fu iniziato nella loggia loggia Amitié amis choisis, probabilmente su presentazione di Balletti (Fonte: Jean-Didier Vincent, Casanova il contagio del piacere, cit. in bibl. pag. 145, nota 35).
  21. ^ A proposito dell'adesione alla Massoneria, Casanova, in un passo delle Memorie osserva: Ogni giovane che viaggia, che vuol conoscere il mondo, che non vuol essere inferiore agli altri e escluso dalla compagnia dei suoi coetanei, deve farsi iniziare alla Massoneria, non fosse altro per sapere superficialmente cos'è. Deve tuttavia fare attenzione a scegliere bene la loggia nella quale entrare, perché, anche se nella loggia i cattivi soggetti non possono far nulla, possono tuttavia sempre esserci e l'aspirante deve guardarsi dalle amicizie pericolose. Da G. Casanova, Storia della mia vita ed. Mondadori 2001, Vol I pag. 728. Cit. in bibliografia.
  22. ^ L’affiliazione di Mozart alla Fratellanza Massonica avvenne il 14 dicembre del 1784, nella loggia “Zur Wohltätigkeit” (Alla Beneficenza) di Vienna (Fonte: Lidia Bramani, Mozart massone e rivoluzionario, pag. 56. Bruno Mondadori, 2005)
  23. ^ Si veda di Pierre-Yves Beaurepaire, Grand Tour’, ‘République des Lettres’ e reti massoniche : una cultura della mobilità nell’Europa dei Lumi », in Storia d’Italia, Annali 21, La Massoneria, a cura di Gian Mario Cazzaniga, Torino, Giulio Einaudi, 2006, p. 32-49
  24. ^ cfr. Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXIII e LXIV in Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.
  25. ^ Nel novembre del 1750, Casanova ricevette i gradi di Compagno e Maestro nella loggia di S. Giovanni di Gerusalemme (cfr. Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXIII e LXIV in Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.)
  26. ^ Malgrado la diuturna applicazione, il fatto di aver avuto eccellenti maestri come Crebillon e di aver potuto fare ampia pratica durante la permanenza in Francia, il francese di Casanova non fu mai ritenuto sufficientemente perfetto nella forma scritta, soprattutto a causa dei numerosi “italianismi” che si riscontrano numerosissimi nelle Memorie. Casanova riferisce con dovizia di particolari il suo incontro con Crebillon e la successiva intensa frequentazione allo scopo di imparare la lingua. Ammette anche i suoi limiti infatti scrive: Per un anno intero andai da Crebillon tre volte alla settimana…… ma non riuscii mai a liberarmi dei miei italianismi (Fonte: G. Casanova, Storia della mia vita. Mondadori, edizione 2001 cit. in bibl. Vol. 1 ,pag. 745).
  27. ^ cfr. Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXIII e LXIV in Casanova, Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl,
  28. ^ L'imputazione e la sentenza:
    21 agosto 1755
    Venute a cognizione del Tribunale le molte riflessibili colpe di Giacomo Casanova principalmente in disprezzo publico della Santa Religione, SS. EE. lo fecero arrestare e passar sotto li piombi.
    Andrea Diedo Inquisitor.
    Antonio Condulmer Inquisitor.
    Antonio Da Mula Inquisitor.
    L'oltrascritto Casanova condannato anni cinque sotto li piombi.
    Andrea Diedo Inquisitor.
    Antonio Condulmer Inquisitor.
    Antonio Da Mula Inquisitor.
    (Venezia - Archivio di Stato - Inquisitori di Stato - Annotazioni - B. 534, p. 245)
  29. ^ Riferte di Giovanni Battista Manuzzi, confidente degli Inquisitori di Stato
    Incaricata la mia obbedienza dal Venerato Comando di riferire chi sia Giacomo Casanova, generalmente rilevo ch'è figlio di un comico e di una commediante; viene descritto il detto Casanova di un carattere cabalon, che si fa profittare della credulità delle persone come fece col N.H. Ser Zanne Bragadin, per vivere alle spalle di questo o di quello...
    Giovanni Battista Manuzzi, 22 marzo 1755.
    ...Mi sovvenne allora che lo stesso Casanova parlato mi avea ne' giorni passati della Setta de' Muratori, raccontandomi i onori e vantaggi che si hanno ad essere nel numero de' confratelli, che vi aveva dell'inclinazione il N.H. Ser Marco Donado per essere arrolato a detta Setta...
    Giovanni Battista Manuzzi, 12 luglio 1755.
  30. ^ Secondo il casanovista Pierre Gruet, il motivo fondamentale dell'arresto di Casanova è da ricercare proprio nella relazione con suor M.M. che, se l'identificazione con Marina Morosini è corretta (sul punto si veda R. Selvatico, Note casanoviane - Suor M.M. Atti dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti T. CXLII (1983-84) pag. 235-266), apparteneva ad una delle più potenti famiglie del patriziato veneziano. I Morosini avrebbero quindi fatto pressioni sugli inquisitori per far cessare la scandalosa situazione. Cfr. Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original,....Ed. Laffont, cit. in bibl. Vol I, pag 1065.
  31. ^ Riguardo alla paternità del quadro in questione, la precedente attribuzione a Mengs (risalente a Johann Joachim Winckelmann) è stata praticamente abbandonata dalla critica e, allo stato delle ricerche, il quadro è probabilmente attribuibile a Francesco Narici (1719-1783), pittore di origine genovese attivo a Napoli. La tela fu scoperta nel 1952 a Milano da un restauratore di Bologna: Armando Preziosi, il quale sosteneva di aver trovato tra la cornice, sicuramente coeva, e il quadro, un biglietto manoscritto che recava le parole Jean-Jacques Casanova 1767. Il fatto che il soggetto rappresentato possa effettivamente essere Giacomo Casanova, si basa su una serie di dati che sono: l’osservazione delle fattezze, soprattutto il naso; il fatto che essendo il quadro a grandezza naturale consenta di ipotizzare trattarsi di un uomo della stessa statura di Casanova che è nota; il fatto che i tratti assomiglino in maniera sorprendente all'altro quadro, di mano del fratello Francesco, di sicura attribuzione, sia per l'autore che per il soggetto. Inoltre l'insieme del ritratto: l'amorino, i libri, fanno pensare a una simbologia molto affine al personaggio di Casanova che, pur nello stile di vita brillante e mondano, teneva sempre a porsi come un letterato. Il quadro passò, nel 1993, da Preziosi alla collezione privata del casanovista Giuseppe Bignami di Genova. Per documentarsi sull'argomento si veda: Giuseppe Bignami, Aggiornamenti e proposte sull'iconografia casanoviana, in L'intermédiaire des casanovistes vol. XI, 1994, pagg. 17-23. Il mondo di Giacomo Casanova.... (catalogo della mostra a Ca' Rezzonico, 1998, cit. in bibl.). Giuseppe Bignami, Casanova tra Genova e Venezia, La Casana, n° 3 luglio-settembre 2008, pag. 25-37. Una summa dell'iconografia casanoviana, che si compone di nove opere di cui soltanto due di sicura attribuzione, è consultabile in Casanova, la passion de la liberté, catalogo della mostra organizzata dalla BNF, 2011, Parigi, Coédition Bibliothèque nationale de France / Seuil, pag.68-71
  32. ^ Marino Balbi (1719-1783), monaco somasco. Era un patrizio veneziano appartenente a una casata barnabota cioè a una di quelle famiglie patrizie che avevano perso ogni ricchezza e i cui membri erano ridotti a vivere di espedienti. Erano detti barnabotti in quanto gravitavano intorno a Campo San Barnaba (Fonte: L'histoire de ma vie di Giacomo Casanova, a cura di Michele Mari, pag. 22, citato in bibliografia).
  33. ^ Si trattava di un certo Andreoli, custode del palazzo, che il Casanova vide approssimarsi, da una fessura del portone, "in parrucca nera e con un mazzo di chiavi in mano". Sul punto, per maggiore approfondimento, si veda il commento di Riccardo Selvatico Cento note per Casanova a Venezia, a cura di Furio Luccichenti, ed. Neri Pozza 1997, pag. 316.
  34. ^ Sentenza di condanna a carico di Lorenzo Basadonna, carceriere del Casanova
    Lorenzo Basadonna era custode delle Prigioni de Piombi, che esisteva nei camerotti per difetti del suo ministero, da quali ne provenne la fuga al primo novembre decorso da Piombi stessi del P. Balbi somasco, e di Giacomo Casanova, che vi erano condannati, per tenui motivi di contrasto con Giuseppe Ottaviani pur condannato ne' camerotti, ne commise la interfezione. Presi dal Tribunale gl'essami per rilevare l'origine, e i modi del non ordinario avvenimento, risultò infatti per la confessione stessa del reo il caso per proditorio in ogni sua circostanza. Tutto che però meritasse il supplizio maggiore, la clemenza del Tribunale con pieni riflessi di carità e di clemenza è devenuta alla sentenza qui contro estesa''.
    Alvise Barbarigo Inq.r
    Lorenzo Grimani Inq.r
    Bortolo Diedo Inq.r
    1757 – 10 giugno.
    Lorenzo Basadonna sia condannato ne' Pozzi per anni dieci.
    Alvise Barbarigo Inq.r
    Lorenzo Grimani Inq.r
    Bortolo Diedo Inq.r
    Venezia, Archivio di Stato, Inquisitori di Stato, Annotazioni, R. 535 c.83.
  35. ^ Jeanne Camus de Pontcarré marchesa d'Urfé 1705-1775, sposò nel 1724 Louis-Christophe de Lascaris d'Urfé de Larochefoucauld marchese di Langeac dal quale ebbe tre figli. Rimase vedova nel 1734 (Fonte: G.Casanova Storia della mia vita, ed. Mondadori 2001, vol.II pag.1634 nota)
  36. ^ Del viaggio in Olanda come incaricato di una missione diplomatica descritto da Casanova, vi è un riscontro obiettivo: il passaporto, ritrovato a Dux, rilasciatogli il 13 ottobre 1758 da Matthys Lestevenon van Berkenroode (1715-1797) ambasciatore d'Olanda a Parigi dal 1750 al 1762 (Fonte: G.Casanova Storia della mia vita, ed. Mondadori 2001, vol.II pag.1639 nota). Il documento originale è riprodotto in Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Texte intégral du manuscrit original,.... Ed. Laffont, cit. in bibl. Vol II, Appendice Documents pag. 1193 e seg.
  37. ^ Dopo il naufragio dei progetti matrimoniali di Giustiniana, la madre Anna Gazini (che aveva sposato, dopo la nascita della primogenita, sir Richard Wynne) decise di lasciare Venezia per evitare che i pettegolezzi danneggiassero le altre due figlie, Mary Elizabeth nata nel 1741 e Teresa Susanna nata nel 1742. La partenza avvenne il 2 ottobre 1758 (Fonte: Andrea di Robilant, Un amore veneziano, Milano, Mondadori, 2003, pag. 23 e seg. e pag. 120 e seg.).
  38. ^ La lettera autografa di Giustiniana Wynne è andata all'asta all'Hôtel Drouot (Parigi) il 12 ottobre 1999. Il collezionista che l'ha acquistata e che ha voluto mantenere l'anonimato, ne ha però consentito la pubblicazione integrale (cfr. Helmut Watzlawick, L'Intermédiaire des Casanovistes anno 2003 pag. 25)
  39. ^ «...siete filosofo, siete onesto, avete la mia vita nelle mani, Salvattemi se c'è ancora rimedio, e se potete...»
  40. ^ Fonte: Frédéric Manfrin in Casanova, la passion de la liberté, Parigi, Coédition Bibliothèque nationale de France / Seuil, 2011, Chronologie, pag. 221.
  41. ^ Marie Anne Geneviéve Augspurger detta La Charpillon (circa 1746-1778) nota cortigiana londinese (Fonte: G.Casanova Storia della mia vita, ed. Mondadori 2001, vol.III pag.117 nota).
  42. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XVII pag. 271. Casanova passò la frontiera russa a Riga sotto il nome di Farussi, cognome della madre (cfr. Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXXIV in Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.)
  43. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XIX pag. 273, 274. Secondo quanto affermato nelle Memorie, Casanova incontrò varie volte la sovrana, sottoponendole vari progetti ma senza alcun risultato.
  44. ^ Franciszek Ksawery Branicki conte di Korczak (17301819). Sul contesto storico in cui si muoveva Branicki, che era un rappresentante della nobiltà filorussa, la cui collusione con la potente nazione vicina rappresentò un vero e proprio tradimento, si può consultare la voce dedicata a Tadeusz Kościuszko in particolare il paragrafo "Ritorno in Polonia".
  45. ^ Anna Binetti (cognome di nascita Ramon) celebre ballerina, nota in tutta Europa. Sposò nel 1751 il ballerino Georges Binet. Dopo il ritiro dalle scene (circa 1780) si dedicò all'insegnamento della danza a Venezia (Fonte: G.Casanova Storia della mia vita, ed. Mondadori 2001, vol.III pag.1183 nota)
  46. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XIX pag. 288.
  47. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XIX pag. 293. Cfr. anche, per la data di morte di Bragadin e la data in cui la notizia fu appresa da Casanova (26 ottobre), Helmut Watzlawick, Chronologie, pag. LXXVII in Histoire de ma vie, tome I. Édition publiée sous la direction de Gérard Lahouati, 2013, cit. in bibl.)
  48. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XIX pag. 301.
  49. ^ I soggiorni romani di Casanova furono tre: il primo dal 1º settembre 1743 al 23 febbraio 1744; il secondo dal dicembre 1760 al 5 febbraio 1761; il terzo dal 14 maggio 1770 a fine maggio 1771. I personaggi descritti, numerosissimi, sono noti alle cronache del tempo e quindi è possibile ritenere veridico il racconto che consente riscontri obiettivi. Uno dei riscontri è costituito da un documento che certifica la presenza a Roma del Casanova durante la Quaresima del 1771. Documento:

    Stato delle anime 1771, in Registri parrocchiali di S.Andrea delle Fratte
    Piazza di Spagna – Casa del Conservatorio di S.Eufemia
    Francesco Poletti............anni 51
    M. Angela moglie.............anni 40
    Margarita figlia zitella.....anni 16
    Tommaso figlio...............anni 20
    Vincenzo figlio..............anni 14
    Anna Proli serva.............anni 40

    Piggionanti

    Giovanni Nicolao Fedriani....anni 22
    Giuseppe fratello............anni 18
    D. Giacinto Cerreti..........anni 37
    Il signor Giacomo Casanova...anni 46

    L'immobile in questione è quello, antistante l'Ambasciata di Spagna, sito nella piazza all'attuale numero civico 32. L'abitazione del Casanova era al secondo piano. (Fonte: A.Valeri Casanova a Roma cit. in bibl.)

  50. ^ La narrazione delle Memorie casanoviane cessa alla metà di febbraio del 1774. Si è a lungo discusso circa l'esistenza di ulteriori capitoli che dovrebbe essere comprovata dal titolo originale dell'opera: Histoire de ma vie jusqu'à l'an 1797, come risulta dalla prima pagina della prefazione. Tuttavia ciò rimane solo un'ipotesi perché non è stato mai trovato un manoscritto riguardante il periodo successivo al 1774. Va quindi considerato che, fino alla data in questione, la fonte primaria delle vicende di Casanova sono le sue Memorie, dopo il termine temporale delle medesime ci si è basati su epistolari o notizie di altro tipo: scritti di contemporanei, registrazioni amministrative, notizie apparse su gazzette. Alcuni autori hanno tentato una ricostruzione cronologica dei fatti utilizzando i documenti disponibili, tra cui il Brunelli (Bruno Brunelli, Vita di Giacomo Casanova dopo le sue memorie, cit. in bibl.) e il Bartolini (Elio Bartolini, Casanova dalla felicità alla morte 1774 - 1798, cit. in bibl.). Evidentemente le notizie riguardanti il periodo compreso temporalmente nelle Memorie sono enormemente più numerose di quelle relative al periodo successivo. Circa l'attendibilità e la precisione delle notizie riportate nelle Memorie il dibattito è stato amplissimo ma numerosissimi riscontri ne hanno comprovato la sostanziale veridicità.
  51. ^ Il viaggio da Trieste a Venezia iniziò il 10 settembre 1774, la data è verificabile da una notizia apparsa sulla Gazzetta Goriziana “Sabato 10 corrente è passato per qua il signor Giacomo Casanova di Saint Gall celebre per li diversi famosi incontri da lui avuti, girando l’Europa; come non meno per le opere da lui stampate, fra le quali abbiamo già annunziato in un nostro foglio la Storia delle vicende di Polonia; ha egli inaspettatamente ottenuto il suo perdono e dopo venti anni si è restituito a Venezia sua patria”. (fonte: Rudj Gorian Editoria e informazione a Gorizia nel Settecento: la “Gazzetta goriziana” , Trieste, Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia 2010, pag. 221-223).
  52. ^ È da osservare che la notorietà del personaggio era grande e che anche della sua attività di scrittore, oltre che di avventuriero, si parlava molto, negli ambienti intellettuali, ancor prima del suo rientro a Venezia. In una lettera datata Venezia 9 novembre 1771, Elisabetta Caminer, rivolgendosi a Giuseppe Bencivenni Pelli, scrive "...È dunque costì quel famoso Casanova che ha fatto tante pazzie e alcune cose buone? Io lo conosco assai di nome, e mio padre lo conosce anche di persona. Ditemi, in che le sue maniere sono diverse dalle vostre? Qual tuono è il suo? Voi già sapete la sua prodigiosa fuga da' piombi di Venezia. Stampa egli codesta sua Storia della Polonia? Avete voi letta la sua confutazione dell'opera di Amelot della Houssaye?..." (Fonte: Rita Unfer Lukoschik, (a cura di) Lettere di Elisabetta Caminer (1751-1796), organizzatrice culturale, Edizioni Think Adv, Conselve, Padova, 2006).
  53. ^ Si tratta di Lorenzo Morosini, Alvise Emo, Pietro Pisani, Nicolò Erizzo, Andrea Tron, Sebastiano Venier.
  54. ^ L'elenco completo dei sottoscrittori è consultabile in: G. Casanova, Storia della mia vita ed. Mondadori 1965, a cura di Piero Chiara, vol VII. (pag.293 e seg.)
  55. ^ Delle lettere di Casanova alla Buschini non resta nulla ma poiché spessissimo la Buschini, nel testo, ripete le notizie inviatele e le richieste di notizie rivoltele, è facile ricavare, almeno in parte, il testo delle lettere ricevute. A Dux sono state reperite da Aldo Ravà 38 lettere di Francesca Buschini che coprono il periodo dal luglio del 1779 all'ottobre del 1787. Di queste, 33 sono state riportate nel volume Lettere di donne a Giacomo Casanova a cura di Aldo Ravà, Milano, Treves 1912 cit. in bibl. L'edizione critica più recente delle lettere di Francesca Lettres de Francesca Buschini à G. Casanova, 1996, è stata edita a cura di Marco Leeflang, Utrecht, Marie-Françose Luna, Grenoble, Antonio Trampus, Trieste, cit. in bibl. La corrispondenza consente di ricostruire gli anni successivi al secondo esilio di Giacomo Casanova. Attraverso esse si vive il dramma umano della Buschini la quale, col passare degli anni, era sempre più avvolta da una cupa povertà, da dolori familiari causati dal fratello, che praticamente viveva alle sue spalle e dalla madre, che col tempo diveniva sempre più intollerante. Quando Casanova dovette sospendere i suoi aiuti in denaro, essendo ormai nell'impossibilità materiale di inviarne, la Buschini si ritrovò letteralmente in mezzo alla strada dovendo lasciare l'appartamento di Barbaria delle Tole, non avendo più la possibilità di pagare l'affitto. Nessuna notizia ulteriore ci è giunta ma la sua testimonianza di lenta emarginazione è oltremodo toccante.
  56. ^ Il nome della calle deriva dalla presenza, in tempi antichi, di falegnamerie che riducevano in tavole (tole, in dialetto veneziano) i tronchi d'albero. La calle si trova nelle immediate vicinanze del Campo SS. Giovanni e Paolo. L'ultima abitazione veneziana di Giacomo Casanova, è sita in Barbarìa delle Tole, al civico 6673 del sestiere di Castello. L'identificazione certa è stata ricavata da una lettera a Casanova di Francesca Buschini, ritrovata a Dux (odierna Duchcov, Repubblica Céca), datata 13 dicembre 1783. L'appartamento occupato da Casanova e dalla Buschini (di proprietà della nobile famiglia Pesaro di S.Stae), affittato a 96 lire venete a trimestre, corrisponde alle tre finestre del terzo piano situate sotto la soffitta che si vede in alto a sinistra (vedi foto). La lettera in questione spedita dalla Buschini a Casanova ormai in esilio, faceva riferimento alla casa antistante "È morto la molgie del maestro di spada che mi stà in fasa di me quela casa in mezzo al brusà, giovine e anche bela la era..."(testo originale tratto dall'edizione critica delle lettere di F.Buschini a cura di Marco Leeflang, Utrecht, Marie-Françose Luna, Grenoble, Antonio Trampus, Trieste, Lettres de Francesca Buschini à G. Casanova, 1996, cit. in bibl.) Poiché tutti i caseggiati antistanti erano andati distrutti a causa di due successivi incendi, avvenuti nel 1683 e nel 1686, l'area era rimasta praticamente priva di fabbricati e destinata a giardino. Un solo fabbricato, quello appunto dinanzi al 6673, era ancora esistente (Fonte: A.Ravà, Lettere di donne a Giacomo Casanova, cit. in bibl. p.176 e nota. Fonte dell'ammontare del canone: A.Ravà op. cit. lettera del 31.12.1783, p. 178). In seguito la situazione non ha subito modifiche di rilievo, l'edificio in questione, antistante al 6673, si trova tra il ramo primo e il ramo secondo "Del brusà" e quindi l'identificazione appare fondata e verificabile. (Fonte: J. Marsan, Sui passi di Casanova a Venezia, cit. in bibl. pag 121).
  57. ^ Fonte: G. Casanova, Analisi degli studi sulla natura... a cura di G. Simeoni. Ed. Pendragon 2003, pag. 9. Il testo del libello è stata oggetto di una pubblicazione a tiratura limitata a cura di Furio Luccichenti, ed. Il collezionista 1981. Si è ipotizzato che il Grimani abbia incaricato della redazione della replica Girolamo Molin, tuttavia il libello non fu mai dato alle stampe all'epoca ma fu fatto circolare in forma manoscritta (Fonte: Bruno Brunelli, Vita di Giacomo Casanova dopo le sue memorie, cit. in bibl. pag.68 nota 9).
  58. ^ Foscarini morì il 23 aprile del 1785.
  59. ^ Il conflitto con la servitù del castello divenne con gli anni sempre più acuto, tanto da far giudicare insostenibile la permanenza al castello del maggiordomo Georg Feldkirchner, che fu infatti rimosso dall'incarico. La diatriba fu poi oggetto dell'opera Lettres écrites au sieur Faulkircher... (vedi in bibliografia) nella quale Casanova trasfuse tutto l'astio accumulato per le persecuzioni - a suo dire - subite.
  60. ^ Il concetto è ripreso da un passo di Piero Chiara (cfr. G. Casanova, Storia della mia vita ed. Mondadori 1965, a cura di Piero Chiara, vol VII. pag.13, 14) ...Ma il Casanova è quello che è, e non vuole essere altro; vero eroe del suo tempo per l'audacia, la sincerità con la quale lo visse, allo sbaraglio, senza temere i colpi di spada o di pistola, il carcere o l'esilio, pur di consumare fino all'ultimo l'avventura della sua esistenza in un'epoca in cui la vita era un'opera d'arte e si poteva farne, con vera gioia, un capolavoro dei sensi.....
  61. ^ Circa il problema dell'identificazione del luogo di sepoltura di Giacomo Casanova, le notizie sono piuttosto vaghe e non ci sono, allo stato, che ipotesi non documentate. Tradizionalmente si riteneva che fosse stato sepolto nel cimitero della chiesetta attigua al castello Waldstein. Ma era una pura ipotesi. Il casanovista Helmut Watzlawick ha pubblicato (cfr. L'intermédiaire des casanovistes, anno XXIII, 2006 pag. 38) una breve nota intitolata Lieu de sepolture de Casanova, in cui riferisce la notizia, comunicatagli da uno studioso tedesco, Hermann Braun, di una testimonianza sull'argomento individuata nell'opera di un memorialista e storico coevo al Casanova: Johann Georg Meusel (1743-1820), professore di storia a Erlangen. Meusel, nella sua opera Archiv für Künstler und Kunst-Freunde (Dresda, 1805 vol.I parte seconda, pag. 172) fa il seguente commento: «L'aîne, Jacques Casanova, Docteur en Droit de Padoue et bibliothécaire de Comtes de Waldstein-Warthemberg, à Dux en Bohème, où il mourût aussi, immortalisé par un monument plein de goût que le Comte lui a fait ériger dans son jardin, où il le faisait aussi enterrer selon son propre désir.» Pare quindi evidente che la sepoltura fosse ubicata all'interno del parco del castello e il conte vi avesse fatto erigere un monumento “pieno di gusto” in memoria del suo bibliotecario. Il conte Waldstein aveva certamente dell'affetto per Casanova, oltre al legame derivante dalla comune appartenenza alla Massoneria, se è vero che gli conferì un incarico formale di bibliotecario ma in pratica, visto lo scarso impegno che comportava, una pensione, che lo mantenne per lunghi anni provvedendo a tutti i suoi bisogni e che spesso dovette far fronte ai suoi debiti, talvolta cospicui, con gli editori. È quindi più che logico che abbia deciso di onorarne la memoria con una sepoltura degna e con un monumento funebre. Inoltre il Meusel è conosciuto come un biografo scrupoloso e non avrebbe avuto motivo per inventare un dettaglio facilmente verificabile da parte dei suoi lettori, tra i quali Francesco Casanova, fratello minore di Giacomo e famoso pittore, al quale Meusel dedicò, nella medesima opera, un contributo biografico e che era ancora in vita al tempo della redazione dell'opera. Come sostiene Watzlawick, per avere la prova certa, bisognerebbe revisionare la contabilità del castello al momento della morte del Casanova, cercando la traccia dei pagamenti effettuati per la sepoltura e l'erezione del monumento.
  62. ^ Opere di Longhi - Casanova - Ubication: Firenze
  63. ^ Miti e personaggi della modernità: Dizionario di storia, letteratura, arte, musica e cinema, edizioni Bruno Mondadori, 2014: «Nell'arte. Di Casanova esistono alcuni ritratti, tra cui un dipinto giovanile a opera del fratello, uno di Longhi che lo raffigura all'epoca della maturità (Collezione Gritti, Venezia), e un terzo attribuibile a Mengs» (NDR: oggi quest'ultimo è attribuito a Francesco Narici)
  64. ^ Il quadro, conservato nella collezione Gritti di Venezia, o a Firenze secondo altri, e qua riprodotto in bianco e nero in una fotografia eseguita forse negli anni '30, sarebbe stato eseguito presumibilmente nel 1774 allorché Casanova rientrò a Venezia dall'esilio. Sembra si trattasse di un lavoro a olio su tavola di dimensioni sconosciute donato dall'artista a un membro della famiglia Gritti. Successivamente passò a Francesco Antonio Gritti di Treviso, zio materno dell'avvocato Ugo Monis di Roma che lo ereditò dalla sorella di Francesco Antonio, Maria Gritti Rizzi. Nel 1934 il quadro faceva ancora parte della collezione di Monis. Molto dubbia l'identificazione del Casanova nel soggetto ritratto che apparentemente non sembra superare la quarantina mentre, all'epoca in cui dovrebbe essere stato eseguito il ritratto, Casanova era vicino ai cinquant'anni. Una summa dell'iconografia casanoviana, che si compone di nove opere di cui soltanto due di sicura attribuzione, è consultabile in Casanova, la passion de la liberté, catalogo della mostra organizzata dalla BNF, 2011, Parigi, Coédition Bibliothèque nationale de France/Seuil, pag.68-71. Su Alessandro Longhi si veda l'amplissimo studio di Paolo Delorenzi (consultabile su Università di Ca' Foscari online). In particolare a pag. 237 vengono riassunte le vicende del ritratto con richiami bibliografici a Ver Heyden De Lancey C., Les portraits de Jacques et de François Casanova, «Gazette des Beaux-Arts», p. VI, 11 (1934), pp. 99-107, Bernier G., Beau garçon, Casanova?, «L‟OEil», 258-259 (1977), pp. 10-14.
  65. ^ La questione è stata oggetto di un cospicuo dibattito sul quale spesso ha pesato il giudizio moralmente negativo circa la personalità dell'autore. Soprattutto al primo apparire di opere critiche sulla questione, cioè alla fine dell'Ottocento, primi del Novecento, si tendeva a separare la indiscussa validità storica delle Memorie, nel loro complesso, dal giudizio di riprovazione morale nei confronti dell'autore e dei passi delle memorie ritenuti sconvenienti. Posizione questa ad esempio assunta da Benedetto Croce il quale si occupò ripetutamente di personaggi e vicende casanoviane (si veda: Personaggi casanoviani in Aneddoti e profili settecenteschi, ed. Sandron 1914) pur definendo le Memorie "un libro osceno" (B.Croce, Salvatore di Giacomo e il canto del grillo in "la Critica" vol. XXXXVI 1938, pag. 392). Col tempo il valore storico e letterario cominciò ad avere sempre più numerosi sostenitori, come Ettore Bonora il quale scrisse ...fissati i loro limiti. i Mémoires restano un libro eccezionale, rappresentativo quant'altri mai del mondo settecentesco, un libro che, per la sua stessa ricchezza di materiali quanto pochi altri, può rivelare a un lettore paziente lo spirito della vecchia società che la Rivoluzione doveva distruggere (E.Bonora Letterati, memorialisti e viaggiatori del Settecento, pag 717, citato in bibliografia). Fonte: T. Iermano, Le scritture della modernità, citato in bibliografia.
  66. ^ Emblematico a questo riguardo è il caso del romanzo utopistico Icosameron (Praga, 1788) che costituì un tale insuccesso editoriale da minare definitivamente la già non florida situazione finanziaria del Casanova. Malgrado gli sforzi dei volenterosi sottoscrittori, si accumulò una perdita di duemila fiorini, secondo una nota autobiografica rinvenuta a Dux, di ottocento zecchini secondo una lettera a Pietro Antonio Zaguri. Cifre comunque di grande rilievo che costrinsero l'incauto scrittore e improvvisato editore a ricorrere a prestiti usurari, dando in pegno i pochissimi beni residui e perfino capi di vestiario (Fonte: Elio Bartolini Vita di Giacomo Casanova, ed. Mondadori 1998, pag. 389 e seg.).
  67. ^ Fonte: Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, cit. in bibl. Cap. XX pagg. 303, 304, 305. La redazione della Confutazione fu soltanto uno dei tanti elementi della lunga strategia che condusse all'ottenimento del perdono da parte delle autorità della Repubblica e il consenso al ritorno in patria dell'esule, il che avvenne peraltro anni dopo. La pubblicazione dell'opera fu sicuramente appoggiata da Girolamo Zulian il quale, pur privo di parentele influenti, stava compiendo un percorso politico lusinghiero e attraverso il sostegno a Casanova si aspettava di ottenere dai patrizi che lo appoggiavano, alcuni dei quali molto influenti come i Memmo e il procuratore Lorenzo Morosini, di essere aiutato a sua volta nel prosieguo della carriera. Zulian era anche vicino ad ambienti massonici il che spiegava ulteriormente il suo agire. Sul gruppo di patrizi che sosteneva le ragioni di Casanova ed era fautore del perdono si veda Piero Del Negro, Il patriziato veneziano nell'Histoire de ma vie, in L'Histoire de ma vie di Giacomo Casanova, a cura di Michele Mari, cit. in bibliografia, pag.25, 26 nota 90. Si veda inoltre la lettera di Casanova a Zulian scritta da Lugano nel luglio del 1769, Epistolario (1759-1798) di Giacomo Casanova, a cura di Piero Chiara, cit. in bibl. pag. 105,106.
  68. ^ Il brano, un ritratto in prosa, fu intitolato dall'autore Aventuros. De Ligne riuscì a cogliere con straordinaria esattezza e rendere con estrema obiettività gli elementi del carattere del Casanova. Il passo può essere consultato qui (Mémoires et mélanges historiques et littéraires, tomo IV pag.291, ed. Ambroise Dupont et C. Parigi 1828).
  69. ^ Su come Casanova esercitasse il suo fascino sull'uditorio, con il racconto delle sue avventure, vi è una testimonianza assai qualificata, per lo spessore del personaggio, che è stata lasciata da Alessandro Verri il quale, in una lettera al fratello Pietro, inviata da Roma nel 1771, scrive: ...V'è un certo uomo straordinario per le sue avventure, per nome il signor Casanova, Veneziano: egli è attualmente in Roma. Egli ha molto spirito e vivacità; ha viaggiato tutta l'Europa...Fu posto nei camerotti a Venezia...gli riuscì di fuggire...Egli racconta questa dolorosa anecdota della sua vita, successagli quindici anni or sono, con tanto interesse e forza, come se gli fosse accaduta ieri... Alla risposta del fratello, che avanzava dei dubbi sulla veridicità del racconto, Alessandro replicava: ...Ultimamente gliel'ho sentita raccontare da lui stesso. Egli ha tutta l'apparenza di dire la verità: scioglie le obiezioni, ed ha un'eloquenza naturale ed ha una forza di passione che v'interessa infinitamente.. Fonte: Riccardo Selvatico Cento note per Casanova a Venezia, a cura di Furio Luccichenti ed. Neri Pozza 1997.
  70. ^ La lettera, datata Dux 8 aprile 1791 è consultabile in: G. Casanova, Storia della mia vita ed. Mondadori 1965, a cura di Piero Chiara, vol VII. pag. 340
  71. ^ Alla morte di Casanova, il manoscritto originale dell'Histoire, unitamente a quattro saggi, passò a Carlo Angiolini che nel 1787 aveva sposato Marianna, figlia della sorella di Giacomo, Maria Maddalena. Quest'ultima aveva lasciato Venezia raggiungendo la madre Zanetta a Dresda, dove aveva sposato l'organista di corte Peter August. Il manoscritto e i quattro saggi furono venduti, nel 1821, all'editore Brockhaus. Il 18 febbraio 2010, il ministro francese della cultura, Frédéric Mitterrand, ha annunciato l'acquisto del manoscritto dell'Histoire e degli altri carteggi di proprietà di Hubertus Brockaus, da parte della Bibliothèque nationale de France.
  72. ^ Molti studiosi hanno analizzato, parola per parola, l'adattamento operato da Laforgue giungendo alla conclusione che si è trattato di una vera e propria riscrittura. Un'interessante analisi della questione è quella operata da Philippe Sollers (Il mirabile Casanova, cit. in bibliografia, pag. 12 e seguenti). L'autore procede per exempla, indicando il passo com'era stato scritto da Casanova e la versione di Laforgue, mettendo in luce la raffinatezza e la meticolosità con cui era stata operata la trasformazione (o meglio manomissione) dell'intera biografia, al duplice fine di ammorbidire i passaggi ritenuti troppo licenziosi e modificare l'ideologia dell'autore, attenuando o eliminando le affermazioni che mostravano, ad esempio, l'animosità nei confronti del popolo francese e dei crimini (tali Casanova li giudicava) di cui si era reso responsabile durante la rivoluzione. In un passo delle Memorie, Casanova esprime chiaramente il suo punto di vista sull'argomento:
    « Ma si vedrà che razza di dispotismo è quello di un popolo sfrenato, feroce, indomabile, che si raduna, impicca, taglia teste e assassina coloro che non appartenendo al popolo osano mostrare come la pensano. »
    (G. Casanova, Storia della mia vita, Mondadori 2001, vol. I pag. 733, cit. in bibliografia)
  73. ^ Illuminante, a questo riguardo, il passo di una lettera datata 20 febbraio 1792, inviata da Casanova a Giovanni Ferdinando Opiz (1741-1812) in cui lo scrivente dichiara: Per ciò che riguarda le Mie Memorie, più l'opera va avanti più mi convinco che è fatta per essere bruciata. Da questo potete capire che fin quando saranno in mie mani non verranno certo pubblicate. Sono di una tale natura di non far passare la notte al lettore; ma il cinismo che vi ho messo è tanto spinto che passa i limiti posti dalla convenienza all'indiscrezione (Fonte: Epistolari 1759-1798 di Giacomo Casanova, a cura di Piero Chiara, ed Longanesi & C. 1969, pag.334)
  74. ^ Stendhal fa, nella sua opera, numerosi riferimenti a Casanova e all'Histoire cfr. Promenades dans Rome, Paris, Levy, 2 voll., I pag. 100, pag. 180-185 ; II, pag. 53. Sul punto si veda anche Furio Luccichenti Il casanovismo fra Ottocento e Novecento in L’histoire de ma vie di Giacomo Casanova, a cura di Michele Mari cit. in bibl. pag. 383.
  75. ^ Foscolo, durante il soggiorno londinese, recensiva opere di autori italiani. A proposito dell'Histoire casanoviana scrisse, in due diverse occasioni (sulla Westminster review dell'aprile 1827 e sulla Edinburgh review del giugno dello stesso anno), che il protagonista era di pura fantasia e le vicende narrate completamente inventate.
  76. ^ Balzac si ispirò largamente alle Memorie casanoviane utilizzando personaggi, nomi ed episodi per l’ambientazione veneziana delle sue opere, come nel caso di Facino Cane o per desumere spunti narrativi, come nel caso di Sarrasine. Sul punto si veda Raffaele de Cesare Balzac e Manzoni e altri studi su Balzac e l'Italia, Mondadori 1993 ISBN 88-343-0449-7 pagg.5,17,31,86,87,307. Molte parti del libro, comprese le pagine indicate con relativa note, sono consultabili on line. Sempre sui collegamenti tra l’opera casanoviana e Sarrasine si veda L’histoire de ma vie di Giacomo Casanova, a cura di Michele Mari, cit. in bibl. pag. 95 nota 5 con rimando a J.R. Childs, Casanova. Biographie nouvelle, pag. 64. Ed. Jean-Jacques Pauvert, Paris 1962
  77. ^ Hofmannstahl nel 1898 è a Venezia e scrive al padre: ..mi sono comprato le Memorie di Casanova dove spero di trovare un soggetto. Il soggetto fu il Casanova stesso, rappresentato nella commedia L'avventuriero e la cantante (1899) (Fonte: L'avventuriero e la cantante con postfazione di Enrico Groppali, ed. SE 1987).
  78. ^ Schnitzler scrisse varie opere ispirate alla vita dell'avventuriero, tra cui Le sorelle ovvero Casanova a Spa (ed. Einaudi 1988) e Il ritorno di Casanova (ed.Adelphi 1975).
  79. ^ Hesse scrisse il racconto La conversione di Casanova (ed. Guanda 1989) che fu pubblicato nel 1906.
  80. ^ Màrai scrisse il romanzo La recita di Bolzano (ed. Adelphi 2000), pubblicato a Budapest nel 1940, che ha come protagonista l'avventuriero veneziano.
  81. ^ Salvatore di Giacomo "Casanova a Napoli" in Nuova antologia 1922.
  82. ^ Benedetto Croce "Aneddoti di varia letteratura", Napoli 1942. "Di un cantastorie del Settecento e di un luogo delle Memorie di Giacomo Casanova" opera il cui autografo di sei pagine è andato all'asta a Milano il 21.5.92.
  83. ^ Piero Chiara curò per Mondadori (1965) la prima edizione italiana basata sul manoscritto originale delle Memorie, scrisse un saggio Il vero Casanova, Mursia (1977) e molti articoli sull'argomento.
  84. ^ Scrive Casanova in una lettera all'Opiz Scrivo dall'alba alla sera e posso assicurarvi che scrivo anche dormendo, perché sogno sempre di scrivere. (Fonte: Piero Chiara Il vero Casanova, Mursia 1977, pag.209).
  85. ^ Tra le altre si veda Margherita Sarfatti Casanova contro Don Giovanni, ed. Mondadori (1950), citata in bibliografia.
  86. ^ La tesi, condivisa dai maggiori commentatori, è esposta in modo articolato da Francis Lacassin (Jacques Casanova de Seingalt - Histoire de ma vie. Ed. Robert Laffont, 1993, Vol. I, Préface, pag. X).
  87. ^ La partecipazione, comunque molto limitata, di Casanova alla composizione del libretto di Da Ponte per l'opera mozartiana Don Giovanni, è ritenuta molto probabile da vari commentatori. L'elemento fondamentale è un autografo, rinvenuto a Dux, che contiene una variante del testo che si è ipotizzato facesse parte di una serie di interventi operati in accordo con Da Ponte e forse anche con lo stesso Mozart. Di questo avviso Piermario Vescovo (Il mondo di Giacomo Casanova, pag. 187, aa. vv., ed. Marsilio 1998, citato in bibl.). Un'analisi particolarmente approfondita si deve ad Andrea Fabiano il quale esamina, in dieci tesi, tutti i motivi che rendono probabile la partecipazione (Giacomo Casanova tra Venezia e l'Europa, a cura di G. Pizzamiglio, ed. Leo S. Olschki 2001, pag. 273 e seg.). In sostanza è stato osservato che Da Ponte e Casanova si conoscevano e frequentavano, che Casanova era certamente presente a Praga nei giorni che precedettero la prima, che sia lui che Mozart erano massoni, che una serie d'incidenti aveva procrastinato la rappresentazione, costringendo a varie modifiche del testo per manifesta insoddisfazione di alcuni cantanti, che Casanova era stato sempre molto vicino per gusti e frequentazioni al mondo teatrale e autore egli stesso di opere di teatro quindi perfettamente in grado di apportare le modifiche necessarie. Inoltre sembra assai improbabile che, rientrato a Dux, si mettesse a ipotizzare varianti al testo del libretto per puro passatempo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Lettere a G.C. raccolte da Aldo Ravà
  • AA. VV., Il mondo di Giacomo Casanova, Venezia, Marsilio, 1998, ISBN 88-317-7028-4.
  • AA. VV., Casanova, la passion de la liberté, Parigi, Coédition Bibliothèque nationale de France / Seuil, 2011, ISBN 978-2-7177-2496-7.
  • Robert Abirached, Casanova o la dissipazione, Palermo, Sellerio, 1977.
  • Louis Jean André, Memoires de l'Academie des sciences, agriculture, arts & belles lettres d'Aix. Tome 6. Aspects du XVIII° siecle aixois, Aix-en-Provence, Ed. Académie d'Aix, 1999, ISBN 2-906280-07-0.
  • Maurice Andrieux, Venise au temps de Casanova, Paris, Hachette, 1969.
  • Luigi Baccolo, Casanova e i suoi amici, Milano, Sugar, 1972.
  • Luigi Baccolo, Vita di Casanova, Milano, Rusconi, 1979.
  • Orazio Bagnasco, Vetro, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-45299-4.
  • Elio Bartolini, Casanova dalla felicità alla morte (1774/1798), Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-37174-9.
  • Elio Bartolini, Vita di Giacomo Casanova, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-45064-9.
  • Alberto Boatto, Casanova e Venezia, Bari, Laterza, 2002, ISBN 88-420-6756-3.
  • Virgilio Boccardi, Casanova. La Venezia segreta, Venezia, Filippi editore, 2000.
  • Ettore Bonora, Letterati memorialisti e viaggiatori del Settecento, Napoli, Riccardo Ricciardi, 1951.
  • Annibale Bozzòla, Casanova illuminista, Modena, Editrice modenese, 1956.
  • Giampiero Bozzolato, Casanova: Uno storico alla ventura. Istoria delle turbolenze della Polonia, Padova, Marsilio, 1974.
  • Giampiero Bozzolato, Proposta per una revisione storiografica: Giacomo Casanova, Bari, Dedalo, 1967.
  • Giampiero Bozzolato, P. Boranga, Nuovi contributi agli studi casanoviani, Bari, Dedalo, 1968.
  • Bruno Brunelli, Un'amica del Casanova, Palermo, Sandron, 1923.
  • Bruno Brunelli, Figurine padovane nelle Memorie di Giacomo Casanova, Padova, Penada, 1934.
  • Bruno Brunelli, Vita di Giacomo Casanova dopo le sue memorie (edizione postuma a cura di Furio Luccichenti), Roma, Intermédiaire des casanovistes (all. al fascicolo XIV), 1997.
  • Bruno Capaci, Le impressioni delle cose meravigliose. Giacomo Casanova e la redenzione imperfetta della scrittura, Venezia, Marsilio, 2002, ISBN 88-317-8045-X.
  • Bruno Capaci, Gianluca Simeoni, Giacomo Casanova: una biografia intellettuale e romanzesca, Napoli, Liguori, 2009, ISBN 88-207-4328-0.
  • Giuseppe Cengiarotti, Gli ultimi anni di Giacomo Casanova in Boemia. Note storiche 1785-1798, Firenze, Atheneum, 1990, ISBN 88-7255-005-X.
  • Piero Chiara, Il vero Casanova, Milano, Mursia, 1977.
  • Giovanni Comisso, Agenti segreti di Venezia 1707-1797, Milano, Bompiani, 1945.
  • A. Compigny des Bordes, Casanova et la marquise d'Urfé: la plus curieuse aventure galante du XVIII siècle: d'après les mémoires et des documents d'archives inédits: 1757-1763, Paris, Librairie ancienne H. Champion, E. Champion, 1922.
  • Stefano Cosma, Il castello di Spessa a Capriva del Friuli, una lunga vacanza di Giacomo Casanova, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2004, ISBN 88-8345-162-7.
  • Benedetto Croce, Personaggi casanoviani in Aneddoti e profili settecenteschi, Palermo, Sandron, 1914.
  • Carlo Curiel, Gustavo Gugitz; Aldo Ravà, Patrizi e avventurieri, dame e ballerine in cento lettere inedite o poco note, Milano, Corbaccio, 1930.
  • Carlo Curiel, Trieste settecentesca, Palermo, Sandron, 1922.
  • Marina Cvetaeva, Phoenix, Milano, Archinto, 2001, ISBN 88-7768-304-X.
  • Lorenzo Da Ponte, Memorie, Milano, Garzanti, 1976.
  • Gino Damerini, Casanova a Venezia, Torino, ILTE, 1957.
  • Alessandro D'Ancona, Casanova a Venezia, Firenze, Sansoni, 1974.
  • Alessandro D'Ancona, Casanoviana, Roma, Crescenzi Allendorf, 1992.
  • Charles Joseph de Ligne, Aneddoti e ritratti, Palermo, Sellerio, 1979.
  • M. A. Fabbri Dall'Oglio, A. Fortis, Il gastronomo errante Giacomo Casanova, Roma, Ricciardi & Associati, 1998, ISBN 88-87525-03-X.
  • Federico Di Trocchio, Romano Forleo, Casanova e le ostetriche, Torino, Centro scientifico, 2000, ISBN 88-7640-466-X.
  • Stefano Feroci, Sulle orme di Casanova nel Granducato di Toscana, Signa, Masso delle Fate Edizioni, 2009, ISBN 88-6039-149-0.
  • Giorgio Ficara, Casanova e la malinconia, Torino, Einaudi, 1999, ISBN 88-06-14621-1.
  • Lydia Flem, Casanova. L'uomo che amava le donne, davvero, Roma, Fazi, 2006, ISBN 88-8112-715-6.
  • Louis Furnberg, Mozart e Casanova, Palermo, Sellerio, 1993, ISBN 88-389-0975-X.
  • Roberto Gervaso, Casanova, Milano, Rizzoli, 1974.
  • Luca Goldoni, Casanova romantica spia, Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84547-7.
  • Herman Hesse, La conversione di Casanova, Milano, Guanda, 1989, ISBN 88-7746-386-4.
  • Gert Hofmann, Casanova e l'attrice, Parma, Guanda, 1993, ISBN 88-7746-627-8.
  • Toni Iermano, Le scritture della modernità, Napoli, Liguori, 2007, pp. 116 e seg., ISBN 88-207-4136-9.
  • Nancy Isenberg, Caro Memmo, mon cher frére, Treviso, Elzeviro, 2010, ISBN 88-87528-24-1.
  • Marco Leeflang, Utrecht, Marie-Françoise Luna, Grenoble, Antonio Trampus, Trieste (a cura di), Lettres de Francesca Buschini à G. Casanova, 1996.
  • Angelo Mainardi, Il demone di Casanova, Roma, Tre editori, 1998, ISBN 88-86755-08-2.
  • Angelo Mainardi, Casanova l'ultimo mistero, Roma, Tre editori, 2010, ISBN 88-86755-57-0.
  • Michele Mari (a cura di), L'histoire de ma vie di Giacomo Casanova, Dip. di Filologia Moderna, Letteratura italiana. Quaderni di Acme 100, Milano, Cisalpino, 2008, ISBN 978-88-323-6097-4
  • Jacques Marsan, Sui passi di Casanova a Venezia, Milano, Idealibri, 1994, ISBN 88-7082-262-1.
  • Carlo Meucci, Casanova finanziere, Milano, Mondadori, 1932.
  • Andrei Miller, Casanova innamorato, Milano, Bompiani, 2000, ISBN 88-452-4391-5.
  • Pompeo Molmenti, Epistolari veneziani del secolo XVIII, Palermo, Sandron, 1914.
  • Pompeo Molmenti, Carteggi casanoviani. Vol I, Lettere di G.Casanova e di altri a lui. Palermo, Sandron, 1916.
  • Pompeo Molmenti, Carteggi casanoviani. Vol II, Lettere del patrizio Zaguri a G.Casanova. Palermo, Sandron, 1918.
  • Federico Montecuccoli degli Erri - Cammei casanoviani. Ginevra 2006.
  • Giacomo Nanni, Casanova: histoire de ma fuite, Parigi, Ed. de l'Olivier, Cornélius, 2013, ISBN 978-2-8236-0114-5.
  • Vittorio Orsenigo (a cura di) A Giacomo Casanova. Lettere d'amore di Manon Balletti - Elisa von der Recke, Milano, Archinto 1997, ISBN 88-7768-211-6
  • Giuseppe Ortolani, Voci e visioni del Settecento veneziano (TXT), Bologna, Zanichelli, 1926. URL consultato il 1º giugno 2010.
  • Sandro Pasqual, L'intreccio, Casanova a Bologna, Faenza, Tratti/Mobydick, 2007, ISBN 88-8178-365-7.
  • Gilberto Pizzamiglio (a cura di), Giacomo Casanova tra Venezia e l'Europa, Firenze, Leo S. Olschki 2001 ISBN 88-222-5011-7
  • Aldo Ravà (a cura di), Lettere di donne a G. Casanova, Milano, Fratelli Treves, 1912.
  • Emilio Ravel, L'uomo che inventò se stesso, Milano, La Lepre Edizioni ISBN 978-88-96052-29-7, 2010.
  • James Rives Childs, Casanova, Milano, AREA, 1962.
  • James Rives Childs, Casanoviana. An annotated world bibliography, Vienna, Nebehay, 1956.
  • Charles Samaran, Jacques Casanova, Vénitien, une vie d'aventurier au XVIII siècle, Parigi, Calmann-Lévy, 1914.
  • Margherita Sarfatti, Casanova contro Don Giovanni, Milano, Mondadori, 1950.
  • Giuseppe Scaraffia, Il mantello di Casanova, Palermo, Sellerio, 1989, ISBN 88-389-0535-5.
  • Arthur Schnitzler, Il ritorno di Casanova, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0776-7.
  • Riccardo Selvatico, Cento note per Casanova a Venezia 1753-1756, Vicenza, Neri Pozza, 1997, ISBN 88-7305-483-8.
  • Francesca Serra, Casanova autobiografo, Venezia, Saggi Marsilio, 2001, ISBN 88-317-7759-9.
  • Francesco Sgarlata, I pensieri di Casanova. Vademecum del libertino contemporaneo, Mariano del Friuli, Edizioni della Laguna, 2006, ISBN 88-8345-218-6.
  • Philippe Sollers, Il mirabile Casanova, Milano, Il saggiatore, 1998, ISBN 88-428-0790-7.
  • Lorenzo Somma, Casanova. Il seduttore, l'artista, il viaggiatore, Villorba, edizioniAnordest, 2012, ISBN 88-96742-11-0.
  • Judith Summers, Casanova's women. The great seducer and the women he loved, Londra, Bloomsbury, 2006, ISBN 1-59691-122-0.
  • Antonio Valeri, Casanova a Roma, Roma, Enrico Voghera Editore, 1899.
  • Sebastiano Vassalli, Dux, Casanova in Boemia, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 978-88-06-16278-8.
  • Jean-Didier Vincent, Casanova il contagio del piacere, Venezia, Canal & Stamperia Editrice, 1998, ISBN 978-88-86502-61-0.
  • Eugenio Vittoria, G. Casanova e gli Inquisitori di Stato, Venezia, EVI, 1973.
  • Angelandrea Zottoli, Giacomo Casanova, Roma, Tumminelli, 1945.
  • Stefan Zweig, Tre poeti della propria vita: Casanova, Stendhal, Tolstoj, Milano, Sperling & Kupfer, 1945.

Consultazione del manoscritto originale dell'Histoire[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 18 febbraio 2010, il ministro francese della cultura, Frédéric Mitterrand, ha annunciato l'acquisto del manoscritto dell'Histoire e degli altri carteggi di proprietà di Hubertus Brockaus, da parte della Bibliothèque nationale de France. Il manoscritto può essere consultato qui.

Rivista di studi casanoviani[modifica | modifica wikitesto]

  • L'intermédiaire des casanovistes - annuale a cura di M. Leeflang (Utrecht), F. Luccichenti (Roma), M.F. Luna (Grenoble), E. Straub (Berlino), A. Trampus (Trieste), T. Vitelli (Salt Lake City), H. Watzlawick (Vernier).

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • 1998 Praga, Palazzo Lobkowicz, "Casanova v Čechách" (Casanova in Boemia). Catalogo: Casanova v Čechách, Praga, Gema Art 1998.
  • 2010 Francia "Casanova for ever, 33 expositions Languedoc-Roussillon". Catalogo: Casanova For Ever, Emmanuel Latreille (dir.), Parigi, Editions Dilecta, 2010. ISBN 978-2-916275-72-7.

Filmografia su Casanova[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 29 ottobre 2005 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki

Controllo di autorità VIAF: 61543231 LCCN: n80095815 SBN: IT\ICCU\CFIV\016950