Ragion di Stato

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La ragion di Stato (detta anche interesse nazionale) è l'insieme degli obiettivi e delle ambizioni di un paese in campo economico, militare o culturale. Si tratta di un'importante nozione di relazioni internazionali, in cui il perseguimento dell'interesse nazionale è alla base della scuola realista. L'interesse nazionale di uno Stato presenta molteplici sfaccettature. Di primaria importanza è la sopravvivenza e la sicurezza dello Stato; altresì importante è la ricerca del benessere, della crescita economica e del potere. Molti stati, soprattutto in quest'epoca, ritengono essenziale la tutela della cultura nazionale. La ragion di Stato viene invocata per giustificare un atto dello stato o dei suoi rappresentanti, che si decide debba restare segreto, per evitare una guerra, una rivoluzione, una pandemia, delle dimissioni, o qualsiasi altro avvenimento possa minare la sopravvivenza dello Stato. La ragion di Stato si concretizza nella maggior parte dei casi nel segreto di stato. Si tratta di realizzare un'azione contraria a certi interessi o ideali dello Stato, dei suoi alleati e/o dei cittadini per evitare conseguenze peggiori a questi ultimi. L'atto che è necessario secretare è in alcuni casi violento, spesso si tratta di un sacrificio per evitarne uno peggiore. Della ragione di stato si abusa poiché viene invocata anche quando non si dovrebbe, alcune volte per capriccio, per evitare un semplice inconveniente.

I servizi segreti[modifica | modifica wikitesto]

Il diritto internazionale riconosce largamente il principio di integrità territoriale in ogni parte del mondo: quindi solo i servizi segreti possono agire avvalendosi della ragion di stato.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente della Russia mantenne il silenzio a seguito della tragedia del sottomarino "Kursk" e per questo fu fortemente criticato. Esistono solo delle congetture fantasiose secondo cui dietro quella sciagura si nasconde la mano degli Stati Uniti, congetture che non appena vengono sollevate sono puntualmente soffocate dai vertici russi. Siccome una rivelazione del genere avrebbe potuto provocare un inasprimento delle tensioni tra le due potenze tale da rendere plausibile un ritorno alla minaccia nucleare, il silenzio del Cremlino e la determinazione nel mettere a tacere i media ricorrendo ad una guerra di nervi possono essere interpretati come una manifestazione in piena regola della ragione di Stato. Questo è solo uno dei possibili esempi di ricorso alla ragione di Stato, per il quale tuttavia non esistono prove concrete che lo dimostrino, proprio perché per definizione la ragione di Stato ha la precedenza su ogni altra considerazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La teoria della ragion di Stato è una teoria filosofica e politica secondo la quale ogni azione dello Stato, se necessaria per il bene dello Stato stesso, è legittima, indipendentemente dalla sua moralità.

Chi realmente ideò questo termine fu Giovanni Botero nel suo testo Della Ragion di Stato del 1589. La teoria esposta da Botero fu malinterpretata, infatti egli sosteneva che la ragion di Stato fosse conciliabile con la morale. All'espressione di Botero fu quindi applicata l'ideologia machiavellica, dando vita alla concezione attuale.

Niccolò Machiavelli nel Principe delineò i caratteri di un buon capo di governo ma fu Botero a sostenere che la ragion di stato si sostanziava nella prudenza e soprattutto nella sapienza che era l'unica via per poter conservare lo stato.

Benedetto Croce la definì come nuova scienza. In realtà, la ragion di stato è la norma dell'azione politica, la legge motrice dello Stato.

Il primo paese ad aver ricorso alla ragion di stato è la Francia durante la guerra dei trent'anni quando, nonostante fosse un paese cattolico, intervenne a fianco dei protestanti per bloccare l'ascesa del Sacro Romano Impero. In breve tempo la nozione di interesse nazionale dominò la scena politica europea che nei secoli successivi divenne terreno di aspra competizione. Gli stati potevano ormai apertamente entrare in guerra soltanto per difendere i propri interessi. Il mercantilismo può essere considerato la giustificazione economica del perseguimento con metodi aggressivi dell'interesse nazionale.

Una politica estera volta alla raggiungimento dell'interesse nazionale è la base della scuola realista di relazioni internazionali. La scuola realista visse il suo apice in occasione del Congresso di Vienna con la pratica dell'equilibrio delle forze, che consisteva nel soppesare gli interessi nazionali di diverse potenze maggiori e minori. Metternich è stato ritenuto il principale artefice e teorico di questa pratica, ma in realtà si fece né più né meno di ciò che aveva già fatto il suo predecessore Kaunitz il quale aveva rotto con la maggior parte delle tradizionali alleanze asburgiche creandone nuove relazioni internazionali basandosi non più su religione o tradizione, bensì sull'interesse nazionale.

Tali nozioni furono molto criticate dopo la sanguinosa débacle della Prima guerra mondiale ed il concetto di equilibrio delle forze fu sostituito dall'idea di sicurezza collettiva, secondo cui tutti i membri della Società delle Nazioni avrebbero considerato un'aggressione nei confronti di uno stato membro un'aggressione a tutti, scoraggiando così per sempre l'uso della violenza. L'esperienza della Società delle Nazioni naufragò, sia perché gli Stati Uniti non vollero aderirvi, sia perché in pratica la dissuasione reciproca dell'uso della forza non sempre combaciava con l'interesse nazionale.

La Seconda guerra mondiale portò ad una rinascita del pensiero realista e neorealista mentre i teorici di relazioni internazionali ribadivano l'importanza del potere nella governance mondiale. Molti esperti di relazioni internazionali accusarono la Società delle Nazioni per il suo idealismo (opposto al realismo) e per la sua incapacità di evitare la guerra, proprio mentre imputavano la nascita del fascismo in Italia e del nazismo in Germania a quelle politiche mercantilistiche che miravano a proteggere la propria nazione a scapito delle altre. Con la teoria della stabilità egemonica, il concetto di interesse nazionale statunitense venne ampliato per includere il mantenimento delle rotte marittime aperte e il mantenimento e la promozione del libero scambio.

Oggi il concetto di interesse nazionale è spesso associato ai realisti politici che vogliono distinguere le loro politiche da quelle "idealistiche" che mirano a introdurre principi morali in politica estera, oppure a promuovere soluzioni basate sulle istituzioni multilaterali, che possono minare l'indipendenza dello Stato. Poiché in tutti i paesi ci sono forti disaccordi su cosa sia di interesse nazionale e cosa non lo sia, spesso quest'espressione viene invocata per giustificare sia politiche pacifiste e isolazionistiche, sia politiche belliche e interventistiche.

Tra i principali realisti degli ultimi tempi ricordiamo il Segretario di Stato USA Henry Kissinger, che era un grande ammiratore di Metternich.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]