Carl Schmitt
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Carl Schmitt, in realtà Karl Schmitt (Plettenberg in Westfalia, 11 luglio 1888 – Plettenberg-Pasel, 7 aprile 1985), è stato un giurista e filosofo politico tedesco, nato in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Westfalia prussiana e protestante.
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[modifica] Vita e opere
Laureatosi nel 1910 e ottenuto nel 1915 il dottorato in diritto all'Università di Strasburgo (allora parte della Germania) e nel 1916 la libera docenza, pubblicò nel 1921 Die Diktatur (La dittatura, sulla costituzione della Repubblica di Weimar), nel 1922 Politische Theologie (Teologia politica, ostile alla filosofia del diritto di Hans Kelsen), nel 1923 Die geistesgeschichtliche Lage des heutigen Parlamentarismus (La situazione storico-intellettuale del parlamentarismo odierno, sull'incompatibilità fra liberalismo e democrazia di massa) e nel 1926 Der Begriff des Politischen (Il concetto di politico, sul rapporto amico/nemico come criterio costitutivo della dimensione del 'politico').
Dopo aver insegnato in varie università tedesche, divenne professore all'Università di Berlino nel 1933, qualifica che sarebbe stato costretto ad abbandonare nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Aveva aderito al partito nazista il 1 maggio 1933, e a novembre dello stesso anno era divenuto presidente della Vereinigung der nationalsozialistischen Juristen (Unione dei giuristi nazionalsocialisti); nel giugno 1934 divenne direttore della Deutsche Juristen-Zeitung (Rivista dei giuristi tedeschi). Nel dicembre 1936 fu tuttavia accusato di opportunismo sulla rivista delle SS e dovette rinunciare a giocare un ruolo da protagonista nel regime.
Catturato dalle truppe americane alla fine della guerra, rischiò di essere imputato al processo di Norimberga, ma fu rilasciato nel 1946 e tornò a vivere nella cittadina natale, dove continuò a lavorare privatamente e a pubblicare nel campo del diritto internazionale.
[modifica] Pensiero
Come giurista e studioso Schmitt è uno dei più noti, ma anche discussi, teorici tedeschi di diritto pubblico e internazionale. Le sue idee hanno attratto e continuano ad attrarre l'attenzione di molti filosofi e studiosi di politica, tra cui Walter Benjamin, Leo Strauss, Jacques Derrida, Gianfranco Miglio, Giorgio Agamben.
Il suo pensiero, le cui radici affondano nella religione cattolica, ruotò attorno alle questioni del potere, della violenza e dell'attuazione del diritto. Tra i concetti chiave ci furono, nella loro lapidaria formulazione, lo “stato d'eccezione” (Ausnahmezustand), la “dittatura” (Diktatur), la “sovranità" (Souveranität) e il “grande spazio” (Großraum), e le definizioni da lui coniate, come “teologia politica” (Politische Theologie), “custode della costituzione” (Hüter der Verfassung), “compromesso di formula dilatorio” (dilatorischer Formelkompromiss), “la realtà della costituzione” (Verfassungswirklichkeit), o formule dualistiche come “legalità e legittimità” (Legalität und Legitimität), “legge e decreto” (Gesetz und Maßnahme), “amico e nemico” (Freund und Feind) e "decisionismo.
Le sue opere si accostano, oltre al diritto pubblico e internazionale, ad altre discipline, quali la politologia, la sociologia, le scienze storiche, la teologia e la filosofia (con particolare riguardo agli aspetti ontologici del diritto).
Schmitt oggi viene certamente descritto come un “terribile giurista”, un teorico discusso e ostile alle democrazie liberali, ma è allo stesso tempo indicato come un “classico del pensiero politico” (Herfried Münkler), non ultimo per l'influenza esercitata sul diritto pubblico e sulla scienza del diritto nella prima Repubblica Federale Tedesca (per esempio riguardo al “voto di sfiducia costruttivo” e ai solidi vincoli posti in caso di modifica costituzionale).
In Italia, dopo un periodo di diffidenza dovuta ai suoi legami con il nazismo, il suo pensiero è ricorrentemente oggetto di attenzione, soprattutto con riferimento ai problemi giuridici e filosofico-politici della globalizzazione (Danilo Zolo, Carlo Galli, Giacomo Marramao), alla crisi delle categorie giuridiche moderne (Pietro Barcellona, Massimo Cacciari, Pietro Costa, Emanuele Castrucci), ai processi di transizione costituzionale e all’esperienza paradigmatica della Repubblica di Weimar (Gianfranco Miglio, Fulco Lanchester, Angelo Bolaffi).
Schmitt è stato decisamente influenzato, nella formazione del suo pensiero, da filosofi politici e teorici dello Stato come Thomas Hobbes, Jean Bodin, Emmanuel Joseph Sieyès, Niccolò Machiavelli, Jean-Jacques Rousseau, Louis de Bonald, Joseph de Maistre, Juan Donoso Cortés, ma anche da contemporanei come Georges Sorel, Vilfredo Pareto, Ernst Jünger e Martin Heidegger.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Opere di Schmitt
- Le categorie del «Politico», Il Mulino, 1998
- Ex Captivitate Salus. Esperienze degli anni 1945-47, Adelphi, 1987
- Teoria del partigiano. Integrazione al concetto del politico, Adelphi, 2005
- Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus publicum europaeum», Adelphi, 1991
- Donoso Cortés - Interpretato in una prospettiva paneuropea, Adelphi, 1995
- Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi, 2002
- Dialogo sul potere, Il Nuovo Melangolo, 2006
- Risposte a Norimberga, Laterza, 2006
- Teologia politica. Vol. 2: La leggenda della liquidazione di ogni teologia politica, Giuffré, 1992
- Dottrina della Costituzione, Giuffré, 1984
- Amleto o Ecuba. L'irrompere del tempo nel gioco del dramma, il Mulino, 1983
- Romanticismo politico, Giuffré, 1981
- Democrazia e liberalismo. Referendum e iniziativa popolare Hugo Preuss e la dottrina tedesca dello Stato, Giuffré, 2001
- Il concetto discriminatorio della guerra, Laterza,2008.
- La tirannia dei valori, Adelphi 2008 e Morcelliana, 2008.
- La dittatura, Settimo Sigillo, 2006.
[modifica] Opere su Schmitt
- Luigi Iannone, Junger e Schmitt. Dialogo sulla modernità, Armando editore, Roma, 2009.
- Carlo Galli, Lo sguardo di Giano. Saggi su Carl Schmitt, il Mulino, Bologna 2008
- Riccardo Cavallo, Le categorie politiche del diritto. Carl Schmitt e le aporie del moderno, Bonanno, Acireale-Roma 2007
- Michele Nicoletti, Trascendenza e potere. La teologia politica di Carl Schmitt, Brescia 2002
- Carlo Galli, Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno, il Mulino 1996
- Jacob Taubes, In divergente accordo. Scritti su Carl Schmitt, a cura di E. Stimilli, Quodlibet, 1996
- Marcello Staglieno, Spengler,Thomas Mann, Carl Schmitt, in «Estetica» 1991.
- Sul Destino (con inediti) a cura di Stefano Zecchi, assieme a saggi di F. Volpi, D.Felken, G.Moretti,G.Gurisatti (Il Mulino, 1991
- Geminello Preterossi, Carl Schmitt e la tradizione moderna, Laterza, 1996
- Emanuele Castrucci, Introduzione alla filosofia del diritto pubblico di Carl Schmitt, Giappichelli 1991
- Racinaro R., Tradizione e modernità nel pensiero politico di Carl Schmitt", Roma-Napoli1987
- Pier Paolo Portinaro, La crisi dello jus publicum europaeum. Saggio su Carl Schmitt, Edizioni di Comunità, 1982
- La politica oltre lo Stato: Carl Schmitt, a cura di Giuseppe Duso, con saggi di P. Schiera, M. Tronti, G. Miglio, G. Duso, G. Marramao, A. Brandalise, A. Biral, C. Galli, G. Zaccaria, M. Montanari, Arsenale, Venezia 1981
[modifica] Collegamenti esterni
- [Carl Schmitt Studien, http://www.carl-schmitt-studien.blogspot.com].
- (ES) Sociedad de Estudios Políticos de la Región de Murcia, società per il realismo politico, editrice de la rivista "Empresas políticas".
- (FR) "La volonté de tradition" Cinq réflexions sur l'anti-traditionalisme allemand de l'entre-deux-guerres, par Till R. Kuhnle
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