Dottrina Monroe

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James Monroe in un ritratto del 1832 ca.
« Oggi [...] le terre anche loro son libere, salvo alcuni scampoli come le colonie francesi e inglesi, e il campicello di Monroe, chiuso da un leggiadro filo spinato. »
(Carlo Emilio Gadda, La meccanica, 1929)

La Dottrina Monroe, elaborata da John Quincy Adams e pronunciata da James Monroe al messaggio annuale al Congresso il 2 dicembre 1823, esprime l'idea della supremazia degli Stati Uniti nel continente Americano. Monroe affermò in quel discorso che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato alcuna intromissione negli affari americani, ad eccezione delle colonie americane di proprietà europea, da parte delle potenze del vecchio continente (cfr. colonizzazione europea delle Americhe). Essa sanciva, di conseguenza, la volontà degli USA di non intromettersi nelle dispute fra le potenze europee, e fra ciascuna potenza europea e le rispettive colonie d'oltremare.

Considerata la primissima formulazione teorica dell'imperialismo statunitense, essa sarà ripresa in occasione dell'annessione del Texas a seguito della guerra messicana. La dottrina, dapprima intesa dai suoi ideatori come una proclamazione ideale degli USA contro il colonialismo, in seguito fu rivista da Theodore Roosevelt e intesa nel senso dell'affermazione da parte degli USA di praticare una propria forma di egemonia nel continente americano (cfr. corollario Roosevelt). In seguito essa sarà recuperata anche come fondamento, insieme con il Manifest Destiny, dell'idea di protettorato sull'area centroamericana e caraibica, e infine durante la guerra fredda per giustificare i continui, e spesso illegittimi, interventi politici e militari (cfr. golpe militari) statunitensi in America centrale e meridionale (cfr. questione cubana).

Storia[modifica | modifica sorgente]

A quel tempo in Europa la parentesi della Rivoluzione francese, proseguita nel periodo napoleonico, si era conclusa e le forze della Restaurazione si erano ricompattate nella coalizione anti-liberale definita Santa Alleanza. Monroe sostenne che l'Europa non avrebbe dovuto più accampare pretese non solo sugli Stati Uniti, ma su tutto il continente americano, compresa l'America latina, che in quel tempo aveva avviato tentativi di affrancamento dalla madrepatria spagnola, attraverso una serie di rivolte sfociate poi in guerre d'indipendenza. Stringendo rapporti commerciali e diplomatici con Messico, Colombia, Brasile, Venezuela e Cile, gli Stati Uniti decisero di istituire un rapporto privilegiato con i paesi liberatisi dalla dominazione coloniale, a danno dei quali non avrebbero accettato interventi da parte della Santa Alleanza diretti a reprimere i movimenti di indipendenza. Alla fine, pur tuttavia, influì più la diplomazia britannica e il potere dissuasivo della sua marina da guerra che la "chiassata arrogante"[1] di Monroe.

Thomas Jefferson definì l'inizio di questa dottrina come "una cordiale amicizia con l'Inghilterra" (soprattutto dopo la guerra anglo-americana di dieci anni prima). Egli espose il pensiero che:

« La Gran Bretagna è la nazione della terra che ci può maggiormente danneggiare; e avendola al nostro fianco non dovremo più nulla da temere. »
(Thomas Jefferson)

La dottrina Monroe, elaborata dopo l'indipendenza degli Stati Uniti, garantiva agli Stati Uniti un giusto isolazionismo basato sulla speciale relazione con la madrepatria inglese. La Gran Bretagna, potenza mondiale e a quel tempo detentrice del massimo potere marittimo, era la sola che poteva permettere agli USA di godere dell'equilibrio di potenza continentale e quindi di mantenersi "isolati", senza subire intromissioni nella propria sfera d'influenza e senza allo stesso tempo neppure interferire, essi stessi, in alcun modo nelle vicende del vecchio continente.

Il messaggio implicito di Monroe era che da quel momento in poi il continente americano non sarebbe stato più oggetto di futura colonizzazione. Gli USA avrebbero considerato ogni tentativo di estendere il sistema politico continentale europeo a qualsiasi territorio dell’emisfero occidentale come pericoloso per la loro pace e sicurezza e che ogni tentativo di controllo del destino degli stati americani sarebbe stato interpretato come esplicita manifestazione di inimicizia contro gli USA. Con un linguaggio più moderno, la dottrina Monroe annunciava al mondo che gli USA erano propensi a preservare la propria integrità territoriale, soprattutto contro le pretese e le rivendicazioni sulla costa nordoccidentale del Pacifico, e l'indipendenza politica degli stati del Nuovo Mondo e che, al postutto, un intervento europeo non sarebbe stato gradito.

La dottrina Monroe attraversò una crisi temporanea durante la guerra civile americana, allorché, approfittando del conflitto fra gli stati nordamericani, Napoleone III col pretesto di esigere il pagamento di debiti intraprese una spedizione in Messico e fondò un Impero messicano ponendo sul trono del paese Massimiliano d'Asburgo come imperatore. Tale impresa va inquadrata nel progetto dell'imperatore francese di fondare un blocco latinoamericano cattolico da contrapporre agli Stati Uniti anglosassoni e protestanti. Terminata la guerra civile tuttavia gli Stati Uniti si ricompattarono e di fronte alle forti richieste del Segretario di Stato William H. Seward, Napoleone III non poté che richiamare il contingente francese dal Messico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maldwyn Allen Jones, Storia degli Stati Uniti, Milano 2005, pp. 146-147.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Samuel Flagg Bemis, John Quincy Adams and the Foundations of American Foreign Policy, 1949.
  • (EN) Leonard Axel Lawson, The Relation of British Policy to the Declaration of the Monroe Doctrine, Columbia University, 1922.
  • (EN) Frederick Merk, The Monroe Doctrine and American Expansionism, 1843-1849, New York, Knopf, 1966.
  • (EN) Gretchen Murphy, Hemispheric Imaginings: The Monroe Doctrine and Narratives of U.S. Empire, Duke University Press, 2005. Il contesto culturale della doctrine.
  • (EN) Dexter Perkins, The Monroe Doctrine, 1823-1826, 3 voll., 1927.
  • Nico Perrone, Il manifesto dell'imperialismo americano nelle borse di Londra e Parigi, in Belfagor (rivista), 1977, III. Le reazioni delle borse europee.
  • (EN) Joel S. Poetker, The Monroe Doctrine, Columbus, Ohio, Charles E. Merrill Books, 1967.
  • Walter Russell Mead, Il serpente e la colomba, Storia della politica estera degli Stati Uniti d'America, Garzanti 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]