Dittatura

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« È meglio la peggiore delle democrazie che la migliore di tutte le dittature »
(Sandro Pertini)

La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo stato.

In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di chi o di un ristretto gruppo di persone detentore di un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l'autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa.

Indice

[modifica] Cenni storici

Il termine dittatura ha origine nella Repubblica romana, dove indicava l'ufficio del dittatore e la durata di quell'ufficio. Infatti la carica dell'antico dittatore romano - che assumeva il potere prevalentemente in tempo di guerra - era circoscritta nel tempo durando circa sei mesi. Il dittatore era un capo militare (un dux), nominato dai consoli su proposta del Senato; i consoli non potevano nominarsi dittatori, e il Senato poteva in ogni momento far decadere il mandato del dittatore. La nomina di un dittatore aveva luogo solo in circostanze particolarmente delicate o pericolose per lo stato romano, in cui era necessario che una sola persona prendesse le decisioni, al posto del senato. Furono nominati dittatori ad esempio Cincinnato, durante la guerra contro gli Equi e Quinto Fabio Massimo durante la seconda guerra punica, entrambi momenti in cui era a rischio l'esistenza stessa di Roma.

Un esempio di dittatura con forti motivazioni etiche, su basi teologiche e morali, è quella instaurata da Oliver Cromwell in Gran Bretagna tra il 1645 e il 1658, nata dalla ribellione al Sovrano Carlo I, giustiziato nel 1649 con l'accusa di immoralità, tirannia, tradimento e omicidio.

L'accezione negativa di dittature è nata con la Rivoluzione francese: il Terrore giacobino instaurato da Robespierre fu chiamato "dittatura" con riferimento a un regime politico tirannico. Karl Marx riteneva che tutti i regimi politici fossero in fin dei conti delle dittature, e per questo parlava della necessità di instaurare una dittatura del proletariato come fase propedeutica per il passaggio dal capitalismo al comunismo. Questa idea fu poi alla base dell'affermazione del Comintern secondo cui non vi era differenza tra fascismo e sistemi rappresentativi occidentali.

[modifica] Classificazione delle dittature

Le dittature si classificano[senza fonte] in base a due variabili: l'intensità e l'ideologia. L’intensità prende in considerazione la raffinatezza e l’efficacia del potere, il rapporto tra forza e consenso, il grado di pluralismo, il ricorso alla mobilitazione di massa. L’ideologia prende in considerazione l’atteggiamento sociale e i valori di fondo della dittatura, l’atteggiamento verso l’ordine politico-sociale esistente, il tipo di rappresentanza di classe.

In base all'intensità generalmente si distingue tra autoritarismo, cesarismo e totalitarismo.

Nell'autoritarismo il mantenimento e consolidamento del potere si basa in via prevalente o esclusiva sulla repressione, poiché, instaurandosi in società tradizionali, il regime non vive la necessità di coinvolgere le masse tramite ricorso frequente e costante alla propaganda. Lascia quindi una certa libertà e autonomia, non avvertendo l’esigenza di controllare tutti gli aspetti della società. Talvolta rappresenta il tentativo di alcune élite conservatrici di bloccare il processo di modernizzazione, talaltra il tentativo del ceto dominante di favorire la modernizzazione traghettando la società verso un nuovo ordine. In base all'ideologia si distingue tra franchismo (autoritarismo reazionario), pretorianesimo (autoritarismo apolitico), terzomondismo (autoritarismo rivoluzionario).

Il cesarismo è la categoria in cui Max Weber e Antonio Gramsci facevano ricadere le dittature del loro tempo. Questi regimi non si basano solo su strumenti di repressione, ma anche sul consenso. Sono incentrati sulla figura di un capo carismatico e su un forte apparato statale. All’ideologia si sostituisce il carisma del capo. Caratteristica di questa dittatura è la mediazione tra interessi contrastanti. Il termine deriva dalla dittatura di Cesare nell’antica Roma. In base all'ideologia si parla di sultanismo (cesarismo reazionario), peronismo (cesarismo apolitico, definizione talora considerata ambigua), bonapartismo (cesarismo rivoluzionario, quello di Napoleone I e Napoleone III).

Il totalitarismo è il tipo più moderno di regime dittatoriale. Il concetto è sviluppato nelle Origini del Totalitarismo di Hannah Arendt. Ritiene l'autrice che il totalitarismo necessiti di tre fattori per potersi sviluppare: una società industriale di massa, la persistenza di un’arena mondiale divisa e lo sviluppo della tecnologia moderna. Secondo la Arendt gli elementi distintivi del totalitarismo sono l’ideologia e l’uso del terrore, e la massima espressione del medesimo il lager (Germania nazista) e il gulag (Unione Sovietica), dove avviene la cancellazione dell’individualità tramite un dominio assoluto sulle persone.

Per approfondire, vedi la voce Totalitarismo.

[modifica] Dittature attuali

Attualmente in tutto il mondo vi sono 27 dittature riconosciute internazionalmente e sono le seguenti:

Kim Jong Il, Corea del Nord

Than Shwe, Myanmar

Alexander Lukashenko, Bielorussia

Raul Castro, Cuba

Hu Jintao, Cina

Isaias Afewerki, Eritrea

Idriss Déby, Ciad

Faure Gnassingbé, Togo

Paul Biya, Camerun

Moussa Dadis Camara, Guinea

Joseph Kabila, Congo Democratico

Islam Karimov, Uzbekistan

Nursultan Nazarbayev, Kazakistan

Hun Sen, Cambogia

Maumoon Abdul Gayoom, Maldive

Hosni Mubarak, Egitto

Zine El Abidine Ben Ali, Tunisia

José Eduardo dos Santos, Angola

Abdelaziz Bouteflika, Algeria

Non Duc Manh, Vietnam

Muammar Gheddafi, Libia

Choummaly Sayasone, Laos

Robert Mugabe, Zimbabwe

Mahmud Ahmadinejad, Iran

Bashar al-Asad, Siria

Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, Guinea equatoriale

[modifica] Errori comuni

Secondo alcuni analisti vengono dichiarati Stati dittatoriali alcuni Paesi retti da una assolutismo monarchico, e vengono di seguito citati:

Re Abd Allah dell'Arabia Saudita, Arabia Saudita

Sultano Qabus dell'Oman, Oman

Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani del Qatar, Qatar

Sceicco e Presidente[1] Khalifa bin Zayed Al Nahayan E.A.U.

Re Mswati III dello Swaziland, Swaziland

Sultano Hassanal Bolkiah del Brunei, Brunei

Re Jigme Wangchuck del Bhutan, Bhutan

Altro errore comune è attribuire la dittatura iraniana alla Guida Suprema Alì Khamenei, mentre, essendo lo Stato iraniano una repubblica islamica, non può essere chiamato dittatore perché secondo la Costituzione questo è una carica a vita. Inoltre la Costituzione è stata approvata prima della sua presa del comando, quindi non può essere accusato di averla modificata a proprio favore, come farebbe un dittatore.

[modifica] Note

  1. ^ Gli Emirati Arabi Uniti sono una Monarchia elettiva assoluta federata di monarchie assolute.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Voci generali

[modifica] Totalitarismi del Novecento

[modifica] Dati sulle vittime delle dittaure

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