Michelle Obama

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Michelle Obama
Michelle Obama 2013 official portrait.jpg

First lady degli Stati Uniti d'America
In carica
Inizio mandato 20 gennaio 2009
Predecessore Laura Bush

Dati generali
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Alma mater Princeton University
Harvard Law School
Firma Firma di Michelle Obama
Michelle LaVaughn Robinson Obama

Michelle LaVaughn Robinson Obama (Chicago, 17 gennaio 1964) è un'avvocato statunitense e attuale first lady degli Stati Uniti d'America, moglie del 44º presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama[1], nonché prima donna afroamericana a ricoprire il ruolo di First lady.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Michelle LaVaughn Robinson nasce a Chicago (Illinois) il 17 gennaio 1964 dall'unione di Fraser Robinson (19351991), impiegato comunale ed iscritto al Partito Democratico americano e da Marian Shields Robinson (1937), segretaria presso lo Spiegel Catalog Store. La famiglia è inoltre formata dal fratello Craig Robinson, allenatore di pallacanestro della Oregon State University.

Diplomatasi nel 1981, lascia Chicago per intraprendere gli studi che la porteranno a laurearsi presso la Princeton University e la prestigiosa Harvard Law School. Tornata a Chicago, lavora come avvocato associato nella società di rappresentanze legali Sidley Austin. In seguito viene nominata membro dello staff del primo cittadino della sua città natale, Richard M. Daley, partecipando al tempo stesso nello staff del Medical Center dell'Università di Chicago.

Il suo incontro con Barack Obama è avvenuto quando lei lavorava come stagionale presso la società Sidley Austin. La loro relazione iniziò con un pranzo di lavoro e poi con un incontro per l'organizzazione di comunità in cui lui per la prima volta fece colpo su di lei.[2] Il primo appuntamento della coppia fu per vedere il film di Spike Lee Do the Right Thing.[3] Si sono sposati nell'ottobre 1992,[2] ed hanno avuto due figlie, Malia Ann (nata nel 1998) e Natasha, soprannominata Sasha, (nata nel 2001).[4] Dopo l'elezione di Barack al Senato degli Stati Uniti, la famiglia Obama ha scelto di non trasferirsi a Washington, D.C., sede degli uffici del marito, bensì di continuare a vivere nel South Side di Chicago, per restare fedeli alle proprie origini. Durante la campagna elettorale per l'elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d'America si era impegnata a fare campagna elettorale solo per due giorni alla settimana, a stare fuori la notte solo una volta alla settimana, e a essere a casa dalle sue due figlie entro la fine del secondo giorno.[5]

Barack e Michelle Obama

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Michelle Obama a Tallahassee, Florida

Mentre stava ancora frequentando la scuola di legge, viene nominata consigliere associato presso l'ufficio di Chicago del gruppo di legali , lavoro nel quale lei per la prima volta incontrò suo marito. Si occupò di questioni relative al marketing e alla proprietà intellettuale. In seguito ricoprì posizioni pubbliche nell'amministrazione comunale di Chicago come assistente del sindaco, e come assistente e commissario per lo sviluppo e la formazione. Nel 1993 divenne direttore esecutivo presso l'ufficio di Chicago di Public Allies, una organizzazione non-profit che incoraggiava i giovani a lavorare in gruppi non-profit e in agenzie governative che si occupavano di questioni sociali. Lavora in questo ruolo per circa quattro anni e creò un gruppo per la raccolta fondi, tuttora operante nonostante i dodici anni d'assenza della sua fondatrice. Nel 1996 operò come Associate Dean of Student Services alla University of Chicago, per la quale contribuì a sviluppare il Centro Servizi Comunitari. Nel 2002 iniziò a lavorare per la University of Chicago Hospitals, dapprima come executive director per gli affari comunitari e, a cominciare da maggio 2005, come Vice Presidente della Community and External Affairs.

Con l'ascesa di suo marito a politico di rilevanza nazionale, entra ufficialmente a far parte della cultura popolare. Nel maggio 2006, la rivista Essence la colloca tra le "25 donne più ispiratrici del mondo". Nel settembre 2007, la rivista 02138 la pone al 58º posto nella "The Harvard 100," una lista dei più influenti ex allieve di Harvard; suo marito risulta al quarto posto nella medesima classifica. Nel luglio del 2008 comparve sulla copertina di Vanity Fair (edizione internazionale) nella lista delle persone meglio vestite al mondo; il suo nome appare anche nella lista della rivista People delle persone meglio vestite del 2008 ed è stata segnalata per il suo look "classico e sicuro". Gli attributi di eleganza di Michelle vengono indicati come vanto per il ruolo di First Lady da diversi giornali e riviste mondiali del settore.

Michelle Obama alla Convention Democratica di Denver
Michelle Obama all'Università del Nuovo Messico

Elezioni presidenziali del 2008[modifica | modifica sorgente]

La campagna per l'elezione di Barack Obama[modifica | modifica sorgente]

Sebbene Michelle abbia fatto campagna per aiutare suo marito fin dall'inizio della sua attività politica stringendo le mani a molte persone e facendo delle raccolte di fondi, non ha mai considerato questa attività come preponderante nella sua vita. Mentre faceva la campagna per l'elezione del marito presso la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti i dirigenti dell'Università di Chicago le avevano chiesto se c'era una cosa in particolare che le piaceva nel fare campagna elettorale. Dopo averci pensato sopra un poco, rispose che visitare così tanti salotti le aveva fornito nuove idee sull'arredamento degli interni.

Nel maggio del 2007, tre mesi dopo che il marito presentò la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, ella ridusse drasticamente le proprie responsabilità professionali per sostenere Barack durante la campagna presidenziale.[6].

Michelle Obama parla ad un evento della campagna elettorale a Plymouth, New Hamsphire

Nel 2007, Michelle ha fatto comizi elettorali per la campagna presidenziale del marito in varie località degli Stati Uniti. Jennifer Hunter del Chicago Sun-Times scrisse di uno dei suoi discorsi in Iowa: "Michelle era una palla di cannone, esprimeva una passione determinata per la campagna del consorte, parlando dritto al cuore con eloquenza ed intelligenza."[7] Impiegò uno staff tutto femminile di assistenti per il suo ruolo politico.[8] Confidò che aveva fatto un accordo per cui suo marito avrebbe smesso di fumare in cambio del suo supporto per la campagna elettorale.[9] Sul suo ruolo nella campagna elettorale del marito lei ha detto: "Non sono un consigliere particolare."[10][11][12].

I coniugi Obama con Joe Biden e la moglie Jill Biden a Springfield, Illinois

Critiche per la frase "For the first time in my life"[modifica | modifica sorgente]

Il 18 febbraio 2008, Michelle affermò a Milwaukee, Wisconsin: "For the first time in my adult life, I am proud of my country because it feels like hope is finally making a comeback." ("Per la prima volta nella mia vita adulta, io sono fiera del mio paese perché sento che la speranza sta finalmente ritornando".) Più tardi quella sera stessa lei ripeté il discorso a Madison (Wisconsin), dicendo "For the first time in my adult lifetime, I'm really proud of my country, and not just because Barack has done well, but because I think people are hungry for change." ("Per la prima volta nella mia vita adulta, io sono veramente fiera del mio paese, e non perché Barack abbia lavorato bene, ma perché penso che la gente sia affamata di cambiamento".)[13] Diversi commentatori criticarono i suoi discorsi,[14] sostenendo che "chiunque avesse ascoltato le sue parole ... avrebbe capito che si riferiva alla nostra politica."[15] Nel giugno del 2008, Laura Bush affermò che le parole di Michelle Obama fossero state travisate dai media "Io penso che lei probabilmente intendesse dire che "era più fiera", e che ogni cosa che si dice in campagna elettorale, viene vagliata dai media e in molti casi liberamente interpretata."[16]

Durante la campagna elettorale, i media hanno etichettato Michelle come una "donna nera arrabbiata,"[17][18][19] ed alcuni siti web hanno cercato di propagandare questa percezione,[20] costringendola a rispondere:

"Barack e io siamo stati di pubblico dominio per molti anni e ci siamo fatti la pelle dura durante il percorso. Quando si è fuori a fare campagna, ci saranno sempre delle critiche. Io prendo tutto così come viene e alla fine della giornata so che arriverò alla fine."[21]

Ai tempi della Convention democratica del 2008 in agosto, i media osservarono che la presenza di Michelle era cresciuta lentamente, focalizzandosi sulle preoccupazioni della gente piuttosto che gettarsi nelle sfide, e preferendo rilasciare interviste a shows come The View e pubblicazioni come Ladies' Home Journal piuttosto che apparire in programmi di news. Il cambiamento si applicò anche al suo abbigliamento, privilegiando sempre di più vestiti 'normali' al posto dei suoi iniziali completi firmati. Il cambio del look fu deciso per allegerire la percezione che si aveva di lei, e a questo fu dato ampio rilievo nella stampa.[22]

Discorso alla Convenzione Democratica 2008[modifica | modifica sorgente]

Michelle fu vista come un'oratrice carismatica fin dall'inizio della Corsa alla Casa Bianca.[23]Rilasciò il discorso inaugurale durante la prima serata della convention il 25 agosto, durante il quale cercò di descrivere sé stessa e la sua famiglia come la materializzazione del Sogno Americano.[24]. Descrisse il marito come un uomo di famiglia e sé stessa come non diversa da molte altre donne; raccontò anche dei contesti sociali da cui lei e suo marito provenivano. Michelle sostenne che entrambi credevano "che si lavora duramente per ciò che si vuole raggiungere nella vita, poiché la vostra parola è il vostro legame, e voi fate ciò che dite di voler fare, trattate le persone con dignità e rispetto, anche se non li conoscete di persona, e anche se non siete d'accordo con loro."[25] Sottolineò anche il proprio amore per il paese, in risposta alle critiche a sue precedenti affermazioni sul fatto di sentirsi orgogliosa del proprio paese per la prima volta.[26]

Il discorso fu in generale ben accolto ed ebbe ripercussioni positive.[27] L'opinionista politico Andrew Sullivan, lo descrisse come "uno dei migliori, più commoventi, intimi, impressionanti, umili, e bei discorsi che io abbia sentito sul palco di una convention."[28] Secondo il giornalista Ezra Klein di The American Prospect, il discorso era "costruito intelligemente e ben esposto"[29] e Michelle appariva "genuina e, francamente, familiare."[29].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frederick, Don, Barack Obama, 44th president of the United States in Los Angeles Times, 4 novembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2008.
  2. ^ a b Scott Fornek, Michelle Obama: 'He Swept Me Off My Feet' in Chicago Sun-Times, 3 ottobre 2007. URL consultato il 2 dicembre 2007.
  3. ^ Biography for Michelle Obama, IMDb.com, Inc.. URL consultato il 15 febbraio 2008.
  4. ^ Ground Support, Newsweek, 29 gennaio 2007.
  5. ^ Mother, wife, superstar, Pasadena Weekly, 5 giugno 2008.
  6. ^ Bennetts, Lisa, First Lady in Waiting in Vanity Fair, CondéNet, 27 dicembre 2007. URL consultato il 12 febbraio 2008.
  7. ^ Jennifer Hunter, Michelle gets stronger all the time in Chicago Sun-Times, 21 agosto 2007. URL consultato il 14 febbraio 2008.
  8. ^ Langley, Monica, Michelle Obama Solidifies Her Role in Wall Street Journal, Dow Jones & Company, Inc., 11 febbraio 2008. URL consultato il 12 febbraio 2008.
  9. ^ Michelle Obama on Campaign, Family in Wall Street Journal, Dow Jones & Company, Inc., 11 febbraio 2008. URL consultato il 12 febbraio 2008.
  10. ^ Robin Roberts, Michelle Obama: 'I've Got a Loud Mouth', ABCNews Internet Ventures, 22 maggio 2007. URL consultato il 12 febbraio 2008.
  11. ^ Carly Zakin, Michelle Obama plays unique role in campaign, MSNBC, 30 luglio 2007. URL consultato il 12 febbraio 2008.
  12. ^ Michelle Obama: I'm his wife, not adviser, Sioux City Journal, 22 maggio 2007. URL consultato il 3 aprile 2008.
  13. ^ Jake Tapper, Jake, Michelle Obama: "For the First Time in My Adult Lifetime, I'm Really Proud of My Country" in Political Punch, 18 febbraio 2008. URL consultato il 18 febbraio 2008.
  14. ^ Associated Press, Michelle Obama Explains Pride Remark in Chicago Sun Times, 20 febbraio 2008. URL consultato il 20 febbraio 2008.
  15. ^ Halperin, Mark, "Obama's Chief Strategist David Axelrod on Michelle Obama's Remarks" in TIME, 20 febbraio 2008. URL consultato il 20 febbraio 2008.
  16. ^ "Laura Bush Defends Michelle Obama Against Patriotism Attack" in The Huffington Post, 9 giugno 2008. URL consultato il 9 giugno 2008.
  17. ^ Powell, Michael and Jodi Kantor, After Attacks, Michelle Obama Looks for a New Introduction in The New York Times, The New York Times Company, 18 giugno 2008. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  18. ^ " A First Lady of a different kind," cnn.com May 23, 2008.
  19. ^ "'FOX News Watch,' June 14, 2008," Fox News June 14, 2008.
  20. ^ Dowd, Maureen, Mincing Up Michelle in The New York Times, The New York Times Company, 11 giugno 2008. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  21. ^ "20 Questions with Michelle Obama," momlogic.com July 31, 2008.
  22. ^ Stanley, Alessandra, Michelle Obama Shows Her Warmer Side on ‘The View’ in The New York Times, The New York Times Company, 19 giugno 2008. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  23. ^ Parsons, Christi, Bruce Japsen and Bob Secter, Barack's rock - Sen. Obama 's blunt, tough partner, Michelle , helps shape her husband's politics and life and is integral to his White House run in Chicago Tribune, Newsbank, 22 aprile 2007. URL consultato il 13 ottobre 2008.
  24. ^ Adam Nagourney, Appeals evoking American Dream rally Democrats, The New York Times, 26 agosto 2008. URL consultato il 27 agosto 2008.
  25. ^ Brian Naylor, Interpreting Michelle Obama's speech, National Public Radio, 26 agosto 2008. URL consultato il 27 agosto 2008.
  26. ^ Abdon M. Pallasch, Michelle Obama celebrates Chicago roots, Chicago Sun-Times, 26 agosto 2008. URL consultato il 26 agosto 2008.
  27. ^ Suellentrop, Chris. "Michelle Obama's high note." The New York Times, August 25, 2008. Retrieved on 2008-08-27.
  28. ^ Sullivan, Andrew. "The Daily Dish." The Atlantic Monthly, August 25, 2008. Retrieved on 2008-08-27.
  29. ^ a b Klein, Ezra. "Michelle Obama." The American Prospect, August 25, 2008. Retrieved on 2008-08-27.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

Contributrice di: "Health care" di David M. Haugen; Detroit: Greenhaven Press/Gale,2008. ISBN 978-0-7377-4006-6 ISBN 0-7377-4006-X ISBN 978-0-7377-4007-3 ISBN 0-7377-4007-8

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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