Cultura di massa

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Per cultura di massa si può intendere la cultura collegata alla società di massa, ovvero le pratiche e i valori condivisi dalle fasce sociali più ampie delle moderne società occidentali, che vengono trasmesse principalmente dai mass media.[1]. L'espressione assume spesso una connotazione contrastiva verso la "cultura alta", o d'élite, appannaggio delle fasce sociali dominanti nel campo simbolico della cultura. In un'accezione parzialmente differente, tale espressione può indicare anche elementi culturali di nicchia e non ampiamente diffusi, ma che percorrono comunque i canali di propagazione dei mass media (ad esempio un fumetto o un brano musicale conosciuti solo da una ristretta cerchia di individui non strettamente interrelati tra loro).

Non si deve confondere la cultura di massa con la «cultura popolare», concetto che in italiano è assimilabile al termine folclore.

L'espressione «cultura di massa» è divenuta centrale in ambito culturale nel corso del Novecento, in particolare nel secondo dopoguerra, ed è strettamente connessa ad una visione della cultura popolare contemporanea determinata dai mass media, in primis nelle forme principali di espressione del cinema e della televisione[2]. In questo senso grande impatto hanno avuto le teorizzazioni di Theodor W. Adorno e degli altri filosofi della Scuola di Francoforte, che riprendendo il concetto gramsciano di "egemonia culturale" vedevano nella cultura industriale che diviene cultura di massa lo strumento principale della perpetuazione dell'egemonia culturale delle classi superiori. Anche in relazione a queste considerazioni gli elementi culturali classificabili come elementi di cultura popolare sono spesso oggetto di pesanti critiche, che li etichettano come superficiali, consumistici, sensazionalistici o vuoti di contenuti. Successivi approcci teorici, come ad esempio quelli dei cultural studies, criticano invece la visione della cultura di massa come diffusione unidirezionale di contenuti culturali omologati, mettendo l'accento sulla rielaborazione attiva e creativa effettuata dai fruitori.

Nella letteratura scientifica ci si riferisce tradizionalmente alla popular culture come a qualcosa di nettamente distinto dal folclore, tracciando una separazione tra ciò che si rifà ad una tradizione arcaica o agli usi e costumi tradizionali (folklore) e ciò che è "moderno", e costantemente genera e disfa nuovi modelli e tendenze, in particolare mediante l'industria culturale (pop culture). In tale ottica, nell'epoca preindustriale la cultura popolare coincideva sostanzialmente con il folclore. Negli ultimi decenni del Novecento si sono diffusi approcci teorici che mettono in discussione la validità scientifica di una separazione effettuata secondo tali criteri, criticando la concettualizzazione delle tradizioni come elementi cristallizzati e storicamente immutati.

Note [modifica]

  1. ^ Wu Ming, prefazione di Cultura Convergente, di Henry Jenkins, Apogeo, Milano 2007
  2. ^ Fabio Dei, Beethoven e le mondine. Ripensare la cultura popolare, Roma, Meltemi Editore srl, 2007, pp. 126-127. ISBN 88-8353-559-6
    «Nella tarda (o post) modernità si verifica un ulteriore mutamento di prospettiva. La produzione industriale di immagini e gli straripanti flussi della loro diffusione tramite i mass-media mettono a disposizione una quantità senza precedenti di simboli culturalmente significativi, spendibili nella dimensione del dramma sociale».

Voci correlate [modifica]