Kitsch

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Il termine kitsch /'kiʧ/ ha origini tedesche, ed era inizialmente usato per descrivere oggetti di cattivo gusto. Il kitsch è spesso associato a tipi di arte sentimentali, svenevoli e patetici; il termine può comunque essere utilizzato per descrivere un oggetto artistico che presenta una qualsiasi mancanza: una delle caratteristiche di questo tipo di arte consiste, infatti, nel tendere ad essere una imitazione sentimentale superficiale e teatrale. Si sottolinea spesso la mancanza, negli oggetti chiamati kitsch, del senso di creatività ed originalità propri dell'autentica arte. Una definizione generica adottata nell'architettura e nel design indica come kitsch qualsiasi oggetto la cui forma non derivi dalla funzione.

Esempio di un oggetto kitsch contemporaneo

In realtà l'evoluzione del termine è stata ampia e, sebbene ancora oggi conservi quel significato, connotazioni meno "superficiali" sono state attribuite ad esso. Ne deriva che artisti o artigiani possono deliberatamente ricorrere al kitsch come forma di espressione. Prodotti contemporanei caratterizzati nelle intenzioni o negli esiti da risultati esteticamente ambigui vengono spesso definiti trash.

Avant-Garde and Kitsch di Clement Greenberg[modifica | modifica wikitesto]

Clement Greenberg nel 1939 scrive e pubblica un saggio intitolato Avant-garde and kitsch in cui definisce i movimenti di avanguardia e del modernismo come i migliori mezzi per resistere alla cultura del consumismo e quindi della produzione kitsch.

Esempio di portapenne kitsch

Greenberg sostiene che lo sviluppo delle avanguardie artistiche non sia avvenuto per motivi diversi da quelli di difesa degli standard estetici: motivazioni che rendono palese l'opposizione di tali tendenze artistiche rispetto a quel fenomeno culturale tipico dell'Occidente di quegli anni e che rispondeva alla definizione di: popolare, commerciale, illustrativo, basso, un fenomeno che l'autore definisce come kitsch.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Partendo dall'analisi di Clement Greenberg, si possono trarre delle conclusioni più generalizzate sul concetto di kitsch che bene si adattano ai discorsi successivi. I testi di carattere kitsch sono immediatamente comprensibili, e ciò rende la loro fruizione aperta a tutti. La narratività estremizzata e banale delle opere del kitsch impedisce un differente livello di interpretazione, magari più elevato: i concetti descritti non nascondono nulla, si esauriscono in se stessi ed anche un'analisi approfondita non ne ritroverebbe di più profondi. In questo modo sono cancellate tutte le ambiguità, lasciando spazio solamente ad un'espressione diretta e chiara di un concetto comunque spesso semplice e per nulla articolato. Il messaggio è veicolato dal produttore all'osservatore senza possibilità alcuna di errore o di fraintendimento; colui che "crea" un testo kitsch inserisce già nell'atto di produzione anche l'interpretazione finale, lo scopo ultimo del messaggio stesso. Il kitsch porta quindi con sé una connotazione fortemente sentimentale. Milan Kundera a questo proposito scrive:

« Nel regno del Kitsch impera la dittatura del cuore. I sentimenti suscitati dal Kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il Kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato invece alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nella memoria.

…un mondo dove la merda è negata e dove tutti si comportano come se non esistesse. Questo ideale estetico si chiama Kitsch. […] Il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell'esistenza umana è essenzialmente inaccettabile.[1] »

L'interpretazione non solo non trova nelle "opere" altro significato da quello subito visibile, ma non vi trova nemmeno la necessità di essere espressa. Ed ancora, non soltanto il significato è quello che appare, ma si compie un passo ulteriore, che consiste nell'annientamento del bisogno di uno sguardo critico.
Anche le liriche di Guido Gozzano sono descrittive (ironicamente) di un certo ambiente piccolo borghese in cui abbondano oggetti kitsch ("le buone cose di pessimo gusto"): si veda la descrizione del salotto all'inizio de "L'amica di nonna Speranza".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kundera, p. 256.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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