Avant-garde and kitsch

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Avant-garde and kitsch è il titolo di un saggio di Clement Greenberg, pubblicato dall'autore nel 1939 sulla rivista Partisan Review.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Greenberg sostiene che lo sviluppo delle Avanguardie artistiche non sia avvenuto per motivi diversi da quelli di difesa degli standard estetici.

il kitsch è accademico, e tutto ciò che è accademico è kitsch” (vedi citazione 1). Con questa discussa affermazione, egli evidenzia la sua considerazione dell'arte accademica del periodo: l'autore la ritiene fortemente incentrata su regole e dettami che si proponevano come via verso una formulazione artistica e culturale più facilmente comprensibile ed esprimibile. A quest’arte accademica egli oppone l'essenza estetica delle Avanguardie. In netta opposizione ad esse, Greenberg parla poi di "rear-garde”: un fenomeno culturale tipico dell'Ovest industrializzato, un fenomeno che risponde agli aggettivi di “popolare, commerciale, illustrativo, basso”, un fenomeno che in lingua tedesca è espresso in una sola parola: kitsch. Il kitsch trova la sua prima corrispondenza nella letteratura universale, nelle illustrazioni, nelle pubblicità e nelle copertine delle riviste, nei fumetti ed anche nella produzione cinematografica Hollywoodiana. Il prerequisito fondamentale per questo tipo di manifestazione “artistica”, sottolinea l'autore, è la disponibilità di tradizioni culturali completamente mature ed assodate, che contengano tutti quei valori, estetici ma non soltanto, da cui il kitsch può attingere, prendere in prestito per poi trasformare in mezzi adatti al conseguimento dei “suoi scopi”.

La critica di Greenberg a questa cultura che lui ritiene di livello infimo, seppure comunque un prodotto della medesima società in cui nascono anche le Avanguardie, va anche oltre: egli la ritiene responsabile di una generalizzata insensibilizzazione estetica. L'autore, inoltre, carica il suo discorso di connotazioni politiche contemporanee sottolineando l'opera di repressione e distruzione delle correnti artistiche moderniste in Germania ed in Unione Sovietica, sostituite da forme culturali manovrate dal l'altro, come l'Arian-art ed il Realismo socialista. In particolare egli osserva come il kitsch sia diventato la forma di arte dominate in Unione Sovietica negli ultimi anni (Greenberg scrive nel 1939, ed in Unione Sovietica quelli erano i primi anni del Realismo socialista), si legga a tal proposito la citazione numero 3. Greenberg fa un'ulteriore puntualizzazione a queste parole di Macdonald, notando che l'imposizione dello Stato non è sufficiente da sola a veicolare i gusti delle masse, egli sostiene che la familiarità dell'osservatore con l'oggetto della rappresentazione artistica sia fondamentale. In questo ragionamento egli conclude asserendo che un contadino ignorante dell'Unione Sovietica degli anni trenta possa ritrovare nel Realismo socialista quello stesso valore culturale che un occidentale colto può notare in una tela di Picasso.

Citazioni interessanti per l'analisi[modifica | modifica sorgente]

  1. All kitsch is academic, and conversely, all that is academic is kitsch—C. Greenberg, “Avant garde and Kitsch” (1939)
  2. [avant-garde culture] calls for neither approval nor disapproval [...] avant-garde moves—C. Greenberg, “Avant-garde and Kitsch” (1939)
  3. [...] the attitude of the masses [to art] remains essentially dependent on the nature of the education afforded them by their states. [...] Why after all should ignorant peasants prefer Repin (a leading exponent of Russian academic kitsch in painting) to Picasso, whose abstract technique is at least as relevant to their own primitive folk art as is the former’s realistic style? No, if the masses crowd into the Tretyakov (Moscow’s museum of contemporary Russian art: kitsch), it is largely because they have been conditioned to shun ‘formalism’ and to admire ‘socialist realism’.—Dwight Macdonald citato in C. Greenberg, “Avant garde and Kitsch” (1939)