Art Nouveau

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Categoria:Storia dell'arte
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Art Nouveau, noto anche come stile floreale o stile Liberty, è il nome con cui è conosciuto in Italia un movimento artistico-filosofico, attivo nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, che influenzò arti figurative, architettura e arti applicate.

Il nome Art Nouveau (Nuova arte) nacque in Francia, dove il movimento era noto anche come Style Guimard, Style 1900 o Scuola di Nancy; anche in Gran Bretagna fu noto come Art Nouveau insieme alle definizioni in lingua di Modern Style o Studio Style, mentre in Germania prese il nome di Jugendstil, in Austria Sezessionstil, nei Paesi Bassi Nieuwe Kunst (traduzione di Art Nouveau in olandese), in Polonia Secesja, in Svizzera Style sapin o Jugendstil, in Serbia e Croazia Secesija, in Russia Modern e, in Spagna, Arte modernista o Modernismo catalano.

Il nome Liberty che si diffuse in Italia deriva dai magazzini londinesi di Arthur Liberty, che esponevano regolarmente oggetti d'arte e tessuti disegnati in stile Art Nouveau alla fine del XIX secolo.

Storia dello stile Floreale[modifica | modifica sorgente]

« L'opera di tutti e quattro fu messa assieme, giudicata e studiata attraverso la sola qualità ovviamente comune a tutti: la novità; così ebbe origine il nome Art Nouveau[1] »
(Henry van de Velde)
Alfons Mucha, Frutta, 1897.

Il nome fu coniato da Henry van de Velde[2]. L'Art Nouveau si configurò come stile ad ampio raggio, che abbracciava i più disparati campi – architettura, decorazione d'interni, gioielleria, mobiliario e tessuti, utensili e oggettistica, illuminazione, arte funeraria, eccetera. Il movimento trae le sue origini dall'ideologia estetica anglosassone delle Arts and Crafts, che aveva posto l'accento sulla libera creazione dell'artigiano, come unica alternativa alla meccanizzazione e alla produzione in serie di oggetti di dubbio valore estetico. L'Art Nouveau, rielaborando questi assunti, aprì la strada al moderno design e all'architettura moderna. Un punto importante per la diffusione di quest'arte fu l'Esposizione Universale svoltasi a Parigi nel 1900, nella quale il nuovo stile trionfò in ogni campo. Ma il movimento si diffuse anche attraverso altri canali: la pubblicazione di nuove riviste, come L'art pour tous, e l'istituzione di scuole e laboratori artigianali. Lo stile raggiunse probabilmente il suo apogeo durante l'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902, in cui furono esposti i progetti di designer provenienti dai maggiori paesi europei, tra cui gli oggetti e le stampe dei famosi magazzini londinesi di Arthur Lasenby Liberty. Il nuovo stile assume nelle cittadine o nelle metropoli di provincia un carattere di ribellione, provocatorio e antiaccademico. A Monaco, Darmstadt e Weimar in Germania le secessioni spesso assumono una sfumatura antiprussiana, in contrapposizione anche allo scenografico, pomposo e spesso di cattivo gusto stile "guglielmino"; a Bruxelles, dove si hanno le prime manifestazioni mature del nuovo movimento, soprattutto come esigenza di uscire dall'ombra della grande e lontana Parigi. Il caso di città come Nancy, Glasgow e Chicago è leggermente differente: sono infatti seconde città che ambiscono ad un ruolo più importante nel paese dal punto di vista economico ed industriale. Conosceranno infatti tutte e tre verso la fine del XIX secolo un intenso sviluppo e registreranno un vertiginoso aumento demografico. Stessa situazione per una città come Barcellona, a cui però si aggiunge il fattore nazionalistico che in un certo senso accomuna il modernismo catalano alle espressioni dello Jugendstil in Finlandia. Comunque, anche se il movimento dell'Art Nouveau si pone in rottura con la tradizione, non sono estranei i motivi dell'arte tradizionale del posto, che verranno accolti più o meno ovunque, soprattutto a Barcellona, Monaco e in Finlandia. L'Art Nouveau, comunque, non sarà estraneo alle grandi capitali come Praga, dove abbiamo la grande figura di Mucha, Parigi, dove avrà luogo l'Esposizione del 1900 e Guimard progetterà le stazioni della metropolitana, Berlino, dove nel 1898 nascerà la secessione attorno alla figura di Munch, e Vienna, dove gli artisti della secessione daranno un nuovo aspetto alla città.

La pittura[modifica | modifica sorgente]

L'albero della vita (particolare) di Gustav Klimt, 1905-1909.

Una delle caratteristiche più importanti dello stile è l'ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto «a frusta». Semplici figure sembravano prendere vita e evolversi naturalmente in forme simili a piante o fiori. Come movimento artistico l'Art Nouveau possiede alcune affinità con i pittori Preraffaelliti e Simbolisti, e alcune figure come Aubrey Beardsley, Alfons Mucha, Edward Burne-Jones, Gustav Klimt, e Jan Toorop possono essere collocate in più di uno di questi stili. Diversamente dai pittori simbolisti, tuttavia, l'Art Nouveau possedeva un determinato stile visivo; e al contrario dei Preraffaelliti che prediligevano rivolgere lo sguardo al passato, l'Art Nouveau non si formalizzava nell'adoperare nuovi materiali, superfici lavorate, e l'astrazione al servizio del puro design.

L'architettura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Modernismo (architettura).

L'Art Nouveau in architettura e design d'interni superò lo storicismo eclettico che permeava l'epoca vittoriana. Gli artisti dell'Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni tra gli elementi del Rococò,[senza fonte] come le decorazioni a fiamma e a conchiglia, al posto dei classici ornamenti naturalistici vittoriani. Prediligevano invece la Natura per fonte di ispirazione ma ne stilizzarono evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l'aggiunta di alghe, fili d'erba, insetti.

Design e artigianato[modifica | modifica sorgente]

Particolare della porta d'ingresso del villino Florio a Palermo.

Caratteristiche le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a predilezione vegetale o floreale. Le immagini orientali, soprattutto le stampe giapponesi, con forme altrettanto curvilinee, superfici illustrate, vuoti contrastanti, e l'assoluta piattezza di alcune stampe, furono un'importante fonte di ispirazione. Alcuni tipi di linee e curve divennero dei cliché, poi adoperati dagli artisti di tutto il mondo. Altro fattore di grande importanza è che l'Art Nouveau non rinnegò l'uso dei macchinari come accadde in altri movimenti contemporanei, come quello di Arts & Crafts, ma vennero usati e integrati nella creazione dell'opera. In termini di materiali adoperati la fonte primaria furono certamente il vetro e il ferro battuto, portando ad una vera e propria forma di scultura e architettura.

Decorazione. Privat-Livemont, sgraffito su un edificio di Bruxelles, c. 1900

La lavorazione del vetro fu un campo in cui questo stile trovò una libera e grandiosa forma espressiva— per esempio, i lavori di Louis Comfort Tiffany a New York o di Emile Gallé e i fratelli Daum a Nancy in Francia.

Un vaso di Daum c. 1900.

In gioielleria l'Art Nouveau ne rivitalizzò l'arte, con la natura come principale fonte di ispirazione, arricchita dai nuovi livelli di virtuosismo nella smaltatura e nell'introduzione di nuovi materiali, come opali o pietre semipreziose. L'aperto interesse per l'arte giapponese e l'ancora più specializzato entusiasmo per la loro abilità nella lavorazione dei metalli, promosse nuove tematiche e approcci agli ornamenti. Per i primi due secoli l'accento fu posto sulle gemme, specialmente sul diamante, e il gioielliere o l'orafo si occupavano principalmente di incastonare pietre, per un loro vantaggio puramente economico. Ma ora stava nascendo un tipo di gioielleria completamente differente, motivato più da un'artista-designer che da un gioielliere in sola qualità di incastonatore di pietre preziose.

Furono i gioiellieri di Parigi e Bruxelles che crearono e definirono l'Art Nouveau in gioielleria, e fu in queste città che vennero creati gli esempi più rinomati. La critica francese dell'epoca fu concorde nell'affermare che la gioielleria stava attraversando una fase di trasformazione radicale, e che il disegnatore di gioielli francese René Lalique ne era il fulcro. Lalique glorificò la natura nella sua arte, estendendone il repertorio per includere nuovi aspetti— libellule o erba—, ispirati dall'incontro tra la sua intelligenza e l'arte giapponese.

I gioiellieri si dimostrarono molto acuti nel richiamarsi con il nuovo stile ad una nobile tradizione guardando indietro, al Rinascimento, con i suoi monili in oro lavorato e smaltato, e la visione del gioielliere come artista prima che artigiano. Nella maggior parte delle opere di quel periodo le pietre preziose retrocessero in un secondo piano. I diamanti furono per lo più utilizzati con un ruolo secondario, accostati a materiali meno noti come il vetro, l'avorio e il corno.

Letteratura e musica[modifica | modifica sorgente]

Nel campo letterario, i caratteri più importanti sono: il preziosismo, l'esotismo, l'allusione a mondi del passato ormai scomparsi (il Medioevo cavalleresco, le corti dei re Luigi in Francia, le monarchie cinesi e giapponesi), l'opposizione al positivismo e l'interesse verso la teosofia. Nella narrativa, rigetta il realismo optando per la novella storica e il racconto di esperienze di allucinazioni e pazzia, per la descrizione di raffinati ambienti di Boemia, introducendo il personaggio della donna fatale che conduce gli uomini al piacere e alla morte.
In questa direzione si colloca anche l’esperienza musicale wagneriana, che soprattutto nel dramma mistico Parsifal preannuncia i caratteri dell’Arte Nuova, sia come linguaggio musicale, sia come soggetto, sia come scenografia. Alcuni critici quali Rubens Tedeschi e alcuni libri come il Dizionario dell’Opera di Piero Gelli affermano che la suggestione scenografica del secondo atto (il giardino di Klingsor) influenzò in qualche modo la nascita del cosiddetto “stile floreale”. Come scrisse Claude Debussy - che pochi anni più tardi si distinse come protagonista sulla scena musicale dell’Art Nouveau e dell’Impressionismo - “il Parsifal è uno dei più bei monumenti sonori che siano stati elevati alla gloria della musica”.

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[modifica | modifica sorgente]

Vari monumenti Liberty, grazie al loro valore culturale, sono stati riconosciuti dall'UNESCO nell'elenco dei patrimoni dell'umanità: il centro storico di Riga, con “la più bella collezione di edifici Art Nouveau in Europa”, nella lista per la “qualità e quantità della sua architettura Art Nouveau/Jugendstil”[3]; quattro delle case di Bruxelles progettate da Victor Horta come “opere del genio creativo umano”, “esempi eccezionali di arte e architettura liberty che brillantemente illustrano il passaggio dal XIX al XX secolo di arte, pensiero e società”[4]; e i lavori di Antoni Gaudí.[5] Alcune testimonianze, anche notevoli, di arte e architettura floreale, sono presenti in altri beni mondiali inclusi dall'UNESCO, tra i numerosi centri storici di Istanbul, Venezia, Trieste, Napoli, Roma, Firenze, Siracusa[6], Rio de Janeiro, Città del Messico, Praga, Graz, Salisburgo, L'Avana, Oporto, Tbilisi, Salamanca e Valparaíso.

Copertina della rivista berlinese Pan.

Riviste[modifica | modifica sorgente]

Principali esponenti dell'Art Nouveau[modifica | modifica sorgente]

Grafica. Théophile-Alexandre Steinlen, Tournée du Chat Noir, 1896.
Architettura. Charles Rennie Mackintosh, Scuola d'Arte di Glasgow, 1897-1909.
Architettura. Pietro Fenoglio, Casa Fenoglio-Lafleur (1902) a Torino, 1902.

Tra i protagonisti dell'Art Nouveau è possibile citare:

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Pittura, illustrazione, grafica, pubblicità[modifica | modifica sorgente]

Mobili, arredamento, interni[modifica | modifica sorgente]

Lavorazione del vetro[modifica | modifica sorgente]

Murali e mosaici[modifica | modifica sorgente]

Altre arti decorative[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per tutti e quattro van de Velde, oltre se stesso, intende Victor Horta, Paul Hankar e Gustave Serrurier-Bovy, in: (DE) Henry van de Velde, Die Renaissance im modern Kunstgewerbe, Lipsia, 1903.
  2. ^ Henry van de Velde, Die Renaissance im modern Kunstgewerbe, Lipsia, 1903.
  3. ^ (EN) Historic Centre of Riga in UNESCO World Heritage List, 1997. URL consultato il 13 gennaio 2014.
  4. ^ (EN) Major Town Houses of the Architect Victor Horta (Brussels) in UNESCO World Heritage List, 2000. URL consultato il 13 gennaio 2014.
  5. ^ (EN) Works of Antoni Gaudí in UNESCO World Heritage List, 2005. URL consultato l'8 aprile 2014.
  6. ^ Eugenio Rizzo, Maria Cristina Sirchia e Paolo Portoghesi (prefazione), Sicilia Liberty, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2007. ISBN 978-88-7758-771-8.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Otto Wagner, Moderne architektur, Vienna, 1896-1902 trad. it. Architettura moderna e altri scritti, Bologna, 1980.
  • Henry van de Velde, Die Renaissance im modern Kunstgewerbe, Lipsia, 1903.
  • Robert Schmutzler, Art Nouveau, New York & Londra, 1962 trad. it. Art Nouveau, Milano, 1966.
  • Leonardo Benevolo, Storia dell'architettura moderna, 29ª ed., Bari, Laterza Editore [1973], 4 giugno 2009. ISBN 978-88-420-8622-2.
  • (EN) Alastair Duncan, Art Nouveau - World of Art, New York, Thames & Hudson Publishers, 1994. ISBN 978-0-500-20273-7 .
  • (EN) Vivienne Couldrey, The Art of Louis Comfort Tiffany, Londra, Wellfleet Press, 1996. ISBN 978-1-55521-447-0.
  • Eugenio Rizzo e Maria Cristina Sirchia, Liberty - Album del nuovo stile, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2008. ISBN 978-88-7758-827-2.
  • Lara-Vinca Masini, Liberty - Art Nouveau, 5ª ed., Milano, Giunti Editore, 2009. ISBN 978-88-09-06229-0.

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